Eboli: I Tecnici comunali D’Acunto e Fine Assolti con formula piena

Eboli. I tecnici comunali D’Acunto e Fine sono stati “assolti con formula piena”: Non hanno procurato nessun ingiusto vantaggio.

I due Geometri Comunali erano stati indagati e rinviati a giudizio a seguito di diverse denunce per «falso ed abuso d’Uffico in concorso (artt.479, 476, 323, 81 e 110 del C.P.)», per il rilascio di un Permesso di Costruire relativamente al condono n°100 di cui alla Legge n°326/03. Ai titoli roboanti di Stampa allora nessuna notizia oggi.

Angelo D'Acunto-Antonio Fine

Angelo D’Acunto-Antonio Fine

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

EBOLI – I responsabili dell’Ufficio Tecnico del Comune di Eboli, Geometri Angelo D’Acunto e Antonio Fine sono stati assolti con formula piena, con la famosa frase di rito “assolto perché il fatto non sussiste“. È stata la Procura della Repubblica in data 4 luglio 2018 ha chiederne l’assoluzione e nella stessa data il Collegio Giudicante presieduto dal Giudice Dott. Vincenzo Ferrara e composto dalla Dott.ssa De Luca e dal Dott. Giocoli, ha emesso la sentenza.

Sbatti il mostro in prima pagina“!? Si dice quando la Stampa, facendo il suo lavoro ma spesso senza verificare e approfondire bene “sbatte” in prima pagina fatti e persone e spesso ne reitera senza alcuna ragione la pubblicazione contribuendo a “costruire” una sorta di condanna mediatica per la quale la “sentenza” di colpevolezza viene emessa dalle notizie di articoli di stampa o reportage tv o radiofonici. In questa vicenda a finire in prima pagina con un’accusa di “falso ed abuso d’Uffico in concorso (artt.479, 476, 323, 81 e 110 del C.P.)” sono i due tecnici comunali, i quali, loro malgrado, finirono sulla graticola e ci sono rimasti dal 2011 con la “sentenza mediatica” emessa da questo o quel giornalista, che nel tempo ha acquisito la notizia, magari dalla Procura o dagli atti di prima indagine prodotte dalle varie forze dell’Ordine.

Comune di Eboli

Comune di Eboli

Oggi purtroppo, della notizia dell’assoluzione di D’Acunto e Fine non vi è traccia alcuna in nessuno foglio, in nessun quotidiano, in nessun sito web, in nessuna trasmissione radiofonica o TV, tanto per loro l’atto di colpevolezza e di condanna mediatica, è già avvenuto nel momento in cui è stata diffusa la notizia degli avvisi originari di garanzia, di come si è svolto e di come si è concluso il processo non vi è nessuna traccia di notizia: Niente. E nemmeno lo stesso Comune ne ha fatto menzione.

Nella fattispecie la vicenda nacque da una denuncia che fu presentata dalla Sig.ra Paolicelli, vedova Visconti, ex proprietaria “espropriata” del bene in questione perché oggetto di fallimento, e per questo in data 20/06/2011, in seguito ad istruttoria del Geom. Angelo D’Acunto, in qualità di Responsabile del Procedimento e del suo collega Antonio Fine, in qualità di Responsabile dello Sportello per l’Edilizia del Comune di Eboli, veniva rilasciato al Sig. Giovanni Lanzetta il Permesso di Costruire relativamente al condono n°100 di cui alla Legge n°326/03.

Con quel Permesso e il relativo versamento nelle casse del Comune di Eboli di circa €.34.000,00 tra oneri concessori ed oblazione, venivano sanate opere consistenti nella “chiusura di volumetrie, variazioni al piano interrato, frazionamento del piano rialzato con creazione di due unità immobiliari abitative e difformità dei prospetti” realizzate precedentemente su fabbricato abitativo esistente in Loc. Grataglie di proprietà Lanzetta.

Tribunale-di-salerno

Tribunale-di-salerno

Nell’ambito di una approfondita istruttoria dell’istanza di Permesso, i Tecnici Comunali accertarono da un Verbale di Sopralluogo del Comando Vigili Urbani, che il frazionamento in due unità immobiliari abitative era già in essere al 13/12/2001 e cioè, prima del 31/03/2003, data ultima per rientrare nei termini del condono di cui alla Legge n°326/03. In seguito al rilascio del Permesso di Costruire di condono n°100 del 20/06/2011, sono state presentate una serie di denunce dalla ex proprietaria dell’abitazione in questione, “espropriata” del bene oggetto di fallimento.

A seguito di quelle denunce, la Procura della Repubblica ha aperto un indagine e nel 2015 dispose il rinvio a giudizio dei Geomm. D’Acunto e Fine per i reati di “falso ed abuso d’Uffico in concorso (artt.479, 476, 323, 81 e 110 del C.P.)“, in quanto, secondo la tesi dell’accusa, “avrebbero procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale al Sig. Lanzetta, sanando abusi successivi al 31/03/2003”.

Nel corso del dibattimento, dalle testimonianze e dagli atti prodotti e dalla loro attenta lettura, la difesa condotta dall’Avv. Mario Conte, ha dimostrato invece che i Tecnici Comunali Geomm. Angelo D’Acunto ed Antonio Fine avevano operato bene considerando l’abuso da sanare esistente già al 13/12/2001 e cioè, prima del 31/03/2003 (data ultima per rientrare nei termini del condono della Legge n°326/03) e per questo non vi era stato nessun ingiusto vantaggio al Sig. Lanzetta.

A noi di “POLITICAdeMENTE non può che far piacere, anche perché tutte le volte che dalla notizia si passa ai processi, per rispetto delle persone direttamente e a vario titolo coinvolte e per non alimentare quel processo sommario “mediatico” che oltre ad inbarbarire i giudizi di merito, può essere anche di intralcio alle indagini stesse, contribuendo così all’accrescimento della inciviltà giuridica, si astiene dal pubblicare qualsiasi cosa non sia chiaramente documentabile, accertata e conseguentemente “definita” da sentenze che concludono i processi.

Di qui ci riportiamo alle diverse dimissioni avvenute nell’ambito del Comune di Eboli, e precisamente a quelle della Dirigente del Settore Patrimonio Ing. Lucia Rossi, comprendendone appieno le ragioni. Ragioni che sicuramente sono riconducibili all’esercizio delle funzioni che sono in carico di funzionari e dirigenti vari, concludendo che a fronte di poche centinaia di euro per il carico di lavoro e di responsabilità, e allo stillicidio di continui avvisi di reato e conseguenti rinvii a giudizio a cui si è sottoposti, includendovi le tensioni e i continui dibattimenti processuali solo ed esclusivamente riconducibili alle responsabilità del proprio lavoro quotidiano, non ne vale la pena.

E non ne vale affatto la pena. Non ne vale la pena anche se si aggiunge le conseguenze che spesso si pagano a causa delle tensioni che si creano tra le Amministrazioni del momento e le opposizioni e il continuo ricorso agli organi inquirenti che nella molteplicità dei casi seguono procedure accertabili in loco più che nei Palazzi di Giustizia immaginando costi e conseguenze.

E adesso chi restituisce quell’onore ai due malcapitati Geometri comunali D’Acunto e Fine, macchiato nel corso del tempo e messo in discussione dall’infamante dubbio palesato in diversi articoli di Stampa? Potranno essere mai ripagati da una azione di informazione ripetuta con la stessa frequenza da altri articoli che ne raccontano la chiusura del Processo e l’Assoluzione? Sicuramente NO, ma resta quella magra soddisfazione che la verità dei fatti ha fatto emergere nel corso del dibattimentale che è culminata con l’assoluzione con quella fatidica frase: “…..assolto perché il fatto non sussiste“.

Eboli, 12 luglio 2018

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. C’è da dire innanzitutto che i media andrebbero responsabilizzati e sorvegliati mantenendo comunque la liberta di stampa e nel caso di falso dovrebbero pagare la penale secondo legge. Ma al di la dei due geometri prima inquisiti e poi assolti e nulla da replicare, bisognerebbe cambiare la legge e far funzionare meglio secondo regole migliorate il settore tecnico dei comuni e dei privati. mi spiego non basta presentare delle perizie giurate e non controllarle se rispondono al vero perche la legge prevede che le responsabilità giuridiche sono del tecnico dichiarante. Ecco perchè l’Italia e nello specifico Eboli e poi ancora di più il suo centro amntico nonè piu antico perche pieno di abusi edilizi e schifezze varie. ma chi ha avvallato tutto questo i tecnici e gli abiotanti di Roma ,Milano o altro, sono gli stessi responsabili del comune di Eboli ciechi e sordi che negli anni e precisamente 38 anni hanno riempito il territorio pieno di abusi e trasformando il centro antico in un falso storico di cattivo gusto. Allora si cambiano prima le leggi o prima gli uomini che li applicano?

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