La Corsa è finita: Il Paese nelle “mani” dell’orgoglio di Berlusconi

Berlusconi è leader indiscusso  del centro-destra, chi lo conosce sa che non mollerà la presa. Lo scontro è tra antipolitica e politica, nuovo e vecchio, berlusconismo e realismo. Naturamente lui è il “nuovo”.

Con lo strappo vengono fuori nuovi leader: Bocchino, Viespoli, Della Vedova, Granata, Ronchi; al posto degli impresentabili La Russa, Gasparri, Santanché, fascisti sciacquati nel liberalismo democratico.

Giorgio Napolitano Silvio Berlusconi

ROMA – Chi conosce Silvio Berlusconi sa bene che non mollerà tanto facilmente la presa. Ormai lo abbiamo imparato a conoscere e purtroppo si è fatto conoscere anche dal resto del mondo. Non è abituato. Così come non è abituato a ricevere fermi o ad avere ostacoli lungo il suo cammino. Non gradisce affatto che qualcuno possa sopraffarlo e per questo deve avere sempre l’ultima parola.

In ogni caso sembrerebbe che il suo tempo sia passato e sembrerebbe che quel suo castello di celluloide gli stia crollando addosso facendosi sommergere da veline ed escort, proprio mentre sembrava non ci fossero più ostacoli e mentre gli oppositori, seppur fastidiosi, non potessero organizzare una minima azione che potesse impensierirlo, non avendo tra l’altro, un valido concorrente da contrapporgli.

Circondato da: Una turba di mezze calzette, di villani rifatti, di incompetenti, di procacciatori”, come li definisce Ernesto Galli Della Loggia nel suo articolo pubblicato su POLITICAdeMENTE dal titolo “Solitudine di un leader“, Berlusconi è lontano dalla realtà mille miglia. Quella gente che lo circonda è gente inutile, ma forse è così che vuole che siano quelli che gli devono girare in torno.

Berlusconi_Duce

Sulla base di queste sue scelte pensava di mettere a tacere tutti, e pensava di mettere a tacere anche Gianfranco Fini, colpevole di svolgere un ruolo Istituzionale quanto meno in maniera corretta, senza truccare le carte come avrebbe voluto facesse, ma soprattutto che facesse lavorare il Parlamento a ratificare le scelte e provvedimenti, che in solitudine cesaristica partoriva, e un Consiglio dei Ministri totalmente asservito faceva suo.

Ci provò anche con Pier Ferdinando Casini, che subito ne prese le distanze e volò per altri lidi più indipendenti ed autonomi. Per Casini fu più facile, non essendosi fatto intruppare nel Partito/non Partito, prenderne le distanze, anche lui perse un bel po’ di “colonnelli”.

Tutte quelle resistenze, tutti quei richiami e le correzioni alle sortite improvvisate del Cavaliere, oltre che le continue spallate che il Presidente Fini era costretto a mettere in atto, non erano per niente gradite, ma erano necessarie per arginare in qualche modo gli “uomini del Presidente“, intenti nelle missioni più impossibili per accorciare l’iter scavalcando i regolamenti, modificare Leggi per cercare di adattarle a “giubbotto” salva tutto, che mettesse al sicuro e al riparo la figura del loro Capo.

Alle insubordinazioni di Fini ci pensarono i suoi uomini, tanto che in breve tempo cercarono di accerchiarlo ed isolarlo, fino ai dossier di quel giornalaccio di Vittorio Feltri della famiglia Berlusconi, che quotidianamente lo tenevano sulla graticola per ridurlo al silenzio.

Si pensava che il tempo non fosse a favore del Presidente della Camera, invece in quei tempi che a tutti sembravano lunghi, ma evidentemente necessari, si sono registrate molte verità come per esempio che i suoi colonnelli, i così detti governativi, lo avevano abbandonato per approdare alla corte del “cesare”, a lidi più sicuri ma anche meno impegnativi, senza dare conto a nessuno, visto che il PdL non esiste, se non al capo scodinzolando nei momenti opportuni.

Fini_Berlusconi e lo strappo

Così, in una guerra di nervi, si preparava lo strappo, che si è consumato poi lunedì scorso, con il ritiro dal Governo, della delegazione finiana e quella strettamente legata a Fini del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo e al voto di fiducia alle due Camere di metà dicembre.

Lo strappo ha fatto emergere anche la grinta di Italo Bocchino, la misura di Benedetto Della Vedova, la correttezza di Pasquale Viespoli, il legalismo di Fabio Granata, la lealtà di Andrea Ronchi, e insieme a loro sono emersi nuovi leader, rispetto a quelli che erano la “truppa” originaria di Fini: I fascisti sciacquati nel liberalismo democratico.

Facce nuove al posto di quelle consumate e legate alla destra più estrema convertitasi in un battibaleno alla destra democratica non appena misero piede nel Governo all’indomani della prima vittoria di Berlusconi. Facce imbarazzanti come quella di Ignazio La Russa, del parolaio Maurizio Gasparri, del sornione Altero Matteoli, della sguaiata Daniela Santanché, tutti passati alla corte del “Re Sole“, tutti a gareggiare e spallare fino a soppiantare, in molti casi, gli uomini più servili e i pretoriani più agguerriti.

Visto che  il “Capo” è riuscito a fare deputati e Senatori, il suo avvocato, il suo commercialista, la sua visagista, i suoi dipendenti e tante altre persone a spese del Paese, perché non andare sul sicuro e mollare Fini?

Non vedevano l’ora di aggrapparsi al carro berlusconiano e ora che il loro leader ne ha preso le distanze, non solo non si sono mossi dalle loro posizioni comode, ma addirittura sono quelli che sono più agguerriti e quelli che hanno più “bava” alla bocca contro Gianfranco Fini che invece ha dimostrato di mal sopportare l’ubbidienza verso il “capo dei capi”.

In ogni caso Fini e Casini a parte, Berlusconi comunque è il leader indiscusso  del centro-destra, ed è riconosciuto sia dai suoi del tutto asserviti, che dalla Lega Sud, che asservita non è ma che usa Berlusconi, come una testa di ariete, tutto intento a rincorrere i Magistrati e le Leggi ad personam, per realizzare i propri disegni mescolati da finte richieste secessioniste per coprire invece le più grandi manovre clientelari per i suoi elettori.

Comunque due forze messe insieme da obiettivi per niente confliggenti, che stanno insieme e rappresentano entrambe uno strumento di contrasto al partitismo tradizionale di ispirazione alla prima Repubblica. Quindi la Lega e Berlusconi rappresentano qualcosa: La lega, il progetto federalista per fare clientela, fottere il Sud e il resto del Paese; Berlusconi e il suo partito, rappresentante il “gaglioffismo” imperante tra gli imprenditori del Nord, rivestito di liberismo economico e politico; entrambi rappresentano ognuno per le sue prerogative, l’antipolitica, tutti insieme contro quella che rappresentano i Partiti e i loro apparati, quelli della “politica politicante“, quelli del “teatrino della politica“, i “professionisti della Politica“, come spesso venivano etichettati gli uomini che rappresentavano quei partiti da Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini a tanti altri.

Berlusconi visto dal newsweek
Berlusconi visto dal newsweek

E quindi ben presto lo scontro si è materializzato tra la Politica e l’antipolitica, la politica rappresentata da tutti i partiti (il vecchio), l’antipolitica da Berlusconi in primis e dalla lega Nord (il nuovo), e di pari passo cresceva il fanatismo dei seguaci della Lega e il berlusconismo dei seguaci di Berlusconi. Una miscela esplosiva.

Sulla base di questo manicheismo neo-politico anche la società si è divisa e si è diviso il consenso elettorale: da una parte Berlusconi e i suoi; dall’altra i partiti. Si è diviso anche il giudizio: da una parte chi insegue ancora i partiti e i residuali ideologici, e chi non inseguendo nulla se non quello che rappresenta il leader/Berlusconi, le sue sortite, le sue stranezze, le sue trasgressioni, le sue goliardie e le sue “deviazioni” come la stessa Moglie ha etichettato le sue abitudini, sono ormai pronti a giustificare tutto del suo leader, anche le storie di Noemi Letizia, della Ruby, di Nadia Macrì, di Patrizia D’addario e tutto quello che di poco morale ci potrebbe essere dietro, in una sorta di “giustificazionismo amorale“.

Ma che cosa risulta essere più pericoloso Berlusconi o il berlusconismo?

Intanto è pericoloso Berlusconi che non vorrà darla per vinta a Fini e alla “politica politicante“, e farà di tutto per ostacolare i progetti dei suoi nemici, anche a costo di forzature istituzionali, come quella di non accettare una sua sostituzione, o dettare l’agenda al Presidente della Repubblica, o magari con la bizzarria di sciogliere solo una Camera, pur di restare al comando di una barca che fa acqua da tutte le parti per non cedere al suo esagerato egocentrismo e il Paese va giù, sempre più giù. Il suo Orgoglio è più importante di tutto e anche se la corsa è finita, il Paese è ancora nelle sue mani o meglio è nelle “mani” del suo orgoglio.

4 commenti su “La Corsa è finita: Il Paese nelle “mani” dell’orgoglio di Berlusconi”

  1. Ottima analisi.L’unica cosa su cui non concordo è che forse però il berlusconismo è più pericoloso di Berlusconi. Per il resto Silvio non mollerà mai, a non mollerà perché non può dimostrare di aver fallito e che ci sia chi lo può sostituire, specie in mezzo ai suoi. Adesso lui non vuole mollere perché è terrorizzato dai sondaggi e farà tutto il possibile per cercare di recuperare, ma solo se la carretta la guida lui.

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  2. credo che per soggetti ignobili non ci siano paragoni,anche con personaggi che hanno fatto di peggio e di piu sono ignobili e basta .
    Non abbiamo piu uno stato democratico,si comanda e basta si decide e basta si paga e bastasi subisce e basta.
    IO DICO BASTA ! Posso ancora dirlo quindi difenderò fino alla morte il mio diritto.

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  3. E’ proprio finita. Si stanno sbranando. Cirielli, Mussolini, Cosentino, Lernher, tutti addosso alla Carfagna, per farsi spazio. Che schifo.

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