I “QUIRINABILI”

Tutti i “quirinabili” di centrosinistra e i contatti riservati con Berlusconi.

Le strategie e i rapporti tra il leader di Forza Italia e Alfano per decidere se procedere uniti nella partita per l’elezione del nuovo capo dello Stato. Tra i nomi: Mattarella

Silvio Berlusconi-Angelino Alfano

Silvio Berlusconi-Angelino Alfano

di Francesco Verderami
da (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

ROMA – Il mito dell’incomunicabilità ha segnato per vent’anni la storia delle relazioni tra Berlusconi e i suoi avversari. Ma anche prima dell’avvento di Renzi, quando c’era da scegliere il capo dello Stato, ai maggiorenti del centrosinistra non faceva velo contattare il Cavaliere. E l’usanza continua, perché ai quirinabili i suoi voti servono per scalare il Colle. Non c’è quindi da stupirsi se – alla vigilia della grande corsa – al leader di Forza Italia giungono segnali da quei dirigenti del Pd che mirano al soglio laico della Repubblica. Fassino, per esempio, di recente ha voluto sapere se davvero il Cavaliere fosse ostile a una sua eventuale candidatura, visto che anche il sindaco di Torino è considerato un quirinabile. Ognuno, al momento, muove per sé o fa il proprio gioco. E per un Veltroni che parla con Gianni Letta c’è sempre un D’Alema che tenta di far scoccare nuovamente la scintilla con Berlusconi, così da provare a mettere il bastone fra le ruote a Renzi. Venti anni dopo, e in avverse circostanze politiche per entrambi, il gioco si ripete. Ma se ne aprono anche altri. Basta incontrarsi.

Oggi che Mattarella è accreditato tra i quirinabili, oggi che l’ex ministro della Dc e dell’Ulivo viene inserito nei pronostici, oggi forse potrebbe fargli gioco l’incontro avuto con Berlusconi proprio alla vigilia dell’ultima corsa alla presidenza della Repubblica. Mentre il Parlamento s’impantanava sui nomi di Marini e Prodi, e prima che si ricorresse al bis di Napolitano, il colloquio avvenne in gran segreto. Fu la prima volta, non si sa se sia stata anche l’ultima. Di sicuro il Cavaliere tornò a casa con un giudizio sull’interlocutore diverso da quello che aveva prima di uscire: «È persona seria e pacata». Chissà se ha ripetuto la stessa cosa giorni fa, quando Mattarella ha ricevuto una nomination per il Colle dallo staff di palazzo Chigi.

Perché – nonostante le manovre dei quirinabili – spetterà a palazzo Chigi dare le carte, e nel frattempo verificare se i numeri ci sono. Renzi – dopo una sorta di crash test – è convinto che sulla presidenza della Repubblica supererà la prova «entro la quinta votazione»: «Sommando i voti del Pd, quelli di Forza Italia e quelli di Area popolare, siamo sempre ampiamente sopra il margine, nonostante i franchi tiratori del Pd, di Forza Italia e di Area popolare…». Sarà, nel frattempo si è voluto cautelare nel partito, trovando un compromesso con la minoranza interna sul Jobs act, e ponendo l’intesa con Alfano e mettendo a subbuglio Ncd.

Ed ecco il punto. Se è vero che Renzi era e resta il dominus del gioco, e se è vero che per il Colle avrà comunque bisogno dei voti di Forza Italia e di Area popolare, c’è da capire come si muoveranno i due partiti di estrazione moderata: agiranno d’intesa o si muoveranno separatamente? Il rischio, nell’ultimo caso, è di consegnarsi all’irrilevanza nella scelta. Di subirla non di condizionarla. Tanto più ora che Berlusconi deve fare i conti con l’area fittiana e Alfano deve gestire un forte malumore all’interno dei suoi gruppi parlamentari.

Al momento l’intesa appare lontana, e gli scontri sulla legge elettorale e le polemiche sulla riforma del mercato del lavoro allargano il fossato, sebbene da entrambi i partiti inizino a sentirsi gli stessi concetti. Romani – a nome di Berlusconi – avverte che «sarebbe difficile considerare presidente di garanzia una personalità proveniente dal Pd». E Sacconi – scottato dall’esito sul Jobs act – sottolinea il «no a un capo dello Stato proveniente dalla tradizione comunista come quello uscente».

Una posizione che comunque può far gioco a Renzi per eliminare alcuni quirinabili del suo partito, quelli che «di professione fanno i candidati alla presidenza della Repubblica». E tra questi il premier ha citato il nome di Veltroni. Ma la partita del centrodestra è un’altra e forse ha ragione il ministro Lupi quando dice che «al momento è tutto prematuro». Intanto ci sarà un motivo se Alfano ha lanciato dei segnali al Cavaliere, spiegando che dal Quirinale può «passare una ricostruzione dei rapporti sul piano politico». Chissà se ne hanno riparlato l’altra sera al telefono, con la scusa degli auguri Natale

Roma, 27 dicembre 2014

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