Eboli: Una Città Ostaggio di una crisi Politica senza Verità

GC e PRC: “Tenere la città bloccata per difendere equilibri di potere è una responsabilità grave, di cui qualcuno dovrà rispondere. Eboli è una Città in ostaggio. la strada è una sola: dimettersi e restituire la parola ai cittadini, permettendo a Eboli di tornare al voto già in primavera”. 

Giovani Comunisti – Rifondazione

POLITICAdeMENTE

EBOLI – «La crisi politico-amministrativa che sta paralizzando il Comune di Eboli non è più una semplice difficoltà di maggioranza: è diventata una questione democratica che riguarda direttamente il presente e il futuro della città. – si legge in una nota stampa congiunta dei Giovani Comunisti e del Partito della Rifondazione Comunista Circolo Valle e Piana del Sele – Da settimane assistiamo a una crisi che si consuma nelle stanze del potere, lontano dai cittadini, avvitata su giochi di equilibrio interni alla maggioranza, senza spiegazioni, senza trasparenza e senza una prospettiva chiara.

Intanto Eboli resta ferma, sospesa, mentre cresce la sfiducia e la rassegnazione.

Il segnale più grave e inquietante di questo stato di cose è il mancato svolgimento del Consiglio Comunale di seconda convocazione del 30 dicembre, convocato per discutere e riconoscere debiti fuori bilancio non affrontati nella seduta precedente.

Un fatto politicamente gravissimo, sul quale è calato un silenzio assordante.

A Eboli servono 9 consiglieri per rendere valida una seduta di seconda convocazione. Se il Consiglio non si è tenuto, significa una cosa sola:

il Sindaco Conte oggi non è in grado nemmeno di garantire il numero minimo di consiglieri della sua maggioranza.

Questa non è una difficoltà tecnica. È una crisi di governo della città.

Trascinare questa situazione significa mettere seriamente a rischio finanziamenti, progetti e opportunità decisive per Eboli: PNRR, fondi PRIUS, interventi strutturali attesi da anni. Significa esporre il Comune a contenziosi e nuovi costi, a causa del mancato riconoscimento dei debiti, con conseguenze che ricadranno direttamente sulle tasche dei cittadini.

Mentre tutto questo accade, dai giornali emergono solo notizie di trattative, veti incrociati, rimpasti e scambi di incarichi.

Un copione vecchio, già visto in altre stagioni politiche, che nulla ha a che fare con il bene comune e molto con la conservazione del potere. Di programmi, di scelte, di visione per la città non si parla. Eppure Eboli avrebbe bisogno, oggi più che mai, di discutere pubblicamente di nodi decisivi:

  • Il PUC, che non può essere imposto dall’alto né scritto nelle segrete stanze, ma deve nascere da un confronto vero con la città.
  • I fondi PRIUS, una straordinaria occasione che rischia di essere compromessa da ritardi e incertezze, con la possibile perdita di milioni di euro e con vent’anni di immobilismo sull’area Pezzullo.
  • Il centro storico, abbandonato da anni, simbolo di una città che rinuncia alla propria identità e alla propria storia.
  • La fascia costiera, ridotta a terreno di interventi episodici, senza una visione complessiva di sviluppo, tutela e lavoro.

Su questi temi servirebbe una discussione pubblica, aperta, conflittuale se necessario, ma finalmente onesta e rivolta al futuro. Non l’ennesimo rimpasto di giunta, non l’ennesimo accordo di palazzo.

Il Sindaco Conte ha il dovere politico di dire la verità alla città: dire se esiste ancora una maggioranza in grado di governare, dire quali sono le scelte che intende compiere, dire con chi e per fare cosa.

Se il Sindaco ritiene di avere la forza di rilanciare il confronto politico su questi contenuti, lo faccia ora, davanti ai cittadini. – Conclude la nota del Partito della Rifondazione Comunista e dei Giovani Comunisti – Se invece questa forza non c’è più, la strada è una sola: dimettersi e restituire la parola ai cittadini, permettendo a Eboli di tornare al voto già in primavera, evitando lunghi e dannosi commissariamento. Tenere la città bloccata per difendere equilibri di potere è una responsabilità grave, di cui qualcuno dovrà rispondere.

Eboli non può più aspettare.

Eboli, 10 gennaio 2026

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