È morto Antonio Cestaro, coscienza storica del Mezzogiorno

È morto il Prof. Antonio Cestaro, maestro della storiografia meridionale e coscienza storica del Mezzogiorno. Aveva 93 anni.

Nato a Eboli nel 1924, il Prof. Cestaro era Storico, professore emerito di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Salerno. Dopo una lunga malattia, s’è spento in mattinata nella sua casa di via Mazzini a Battipaglia. Le esequie si terranno oggi, venerdì 11 agosto, alle ore 16.30, nella Parrocchia “S. Maria della Speranza”.

Antonio Cestaro

Antonio Cestaro

di Giuseppe Falanga per POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

BATTIPAGLIA – È morto il professor Antonio Cestaro, maestro della storiografia cattolica meridionale. Aveva 93 anni. Dopo una lunga malattia, s’è spento in mattinata nella sua casa di via Mazzini a Battipaglia. Le esequie si terranno oggi, venerdì 11 agosto, alle ore 16.30 nella Parrocchia “S. Maria della Speranza”.

Storico, professore emerito di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Salerno, aveva insegnato per diversi anni nello stesso ateneo che ebbe come primo rettore l’altra autorevole ‘voce storica’ del Mezzogiorno, il suo collega e co-autore di molti volumi: Gabriele De Rosa.

E proprio con il collega stabiese – scomparso nel dicembre del 2009 – Cestaro aveva fondato il Centro Studi per la Storia del Mezzogiorno, fucina di ricerche e progetti culturali che riuscì a calamitare tanti giovani studiosi con l’intento di contribuire con l’ausilio della ricerca storica all’animazione culturale del meridione. Aveva insegnato, oltre che a Salerno, anche nell’Università di Potenza, penetrando nella complessa realtà lucana cui avrebbe dedicato pagine di eloquente analisi storica e sociale. Più tardi, nella maturità, tenne corsi di studi anche al Seminario Metropolitano “Giovanni Paolo II” di Pontecagnano Faiano.

Nato ad Eboli nel 1924, Antonio Cestaro è stato in intellettuale partecipe del destino della sua terra, studioso attento della questione meridionale, espressione vigile e vigorosa di quel cattolicesimo politico che, tra impegno democratico e missione popolare, tentò di risolvere quella questione.

I suoi studi avevano attraversato territori disparati dell’indagine storiografica, recuperando con acume e rigore tante fonti della ricerca a lungo rimaste ‘mute’, a iniziare dai documenti sepolti negli archivi ecclesiastici e civili – dai registri parrocchiali ai primi repertori anagrafici comunali – agendo nel solco della ricerca socio-religiosa che all’analisi geo-storica dei contesti locali affiancava la disamina delle prassi religiose e sociali in uso soprattutto nelle comunità rurali del Mezzogiorno moderno.

La dice lunga il fatto che nei mesi successivi al sisma del 1980 s’era premurato di visitare con i suoi più stretti collaboratori i paesini terremotati dell’entroterra irpino, rovistando tra i cumuli di macerie, alla ricerca dei faldoni e dei vecchi incartamenti delle chiese parrocchiali: con la sua tenacia avviava a piccoli passi una difficile ricostruzione, ad iniziare da quella civile e culturale. Coinvolse i suoi studenti in una serie di seminari e convegni, assegnando ricerche e tesi di laurea.

Da quelle ‘missioni’ sarebbe uscito nel 1985 – a quattro mani col De Rosa – il volume “Il recupero dei beni archivistici e bibliografici nelle zone terremotate della Basilicata e della Campania: bilancio e prospettive di ricerca”, ben 400 pagine edite dalle Edizioni di Storia e Letteratura, casa editrice fondata durante il secondo conflitto mondiale da Don Giuseppe De Luca, figura-chiave nella formazione culturale del giovane Cestaro.

Grazie al proficuo sodalizio con De Rosa, avvalendosi di un incessante quanto animato confronto con altri studiosi o con gli studenti – da Francesco Malgeri a Francesco Volpe, da Antonio Lerra a Giovanni Libertazzi – le ricerche di Cestaro s’erano così andate concentrando sulle dinamiche di sviluppo della rete amministrativa e diocesana, trattenendo sullo sfondo la circostanza tipica generata dalla diffusione della chiesa ricettizia, illuminando le controverse relazioni tra il clero e le confraternite laicali, tra le mire pastorali delle chiese locali e le istanze di emancipazione della società civile; sullo stato nascente di alcune comunità agricole meridionali (come per l’appunto quella borbonica di Battipaglia); sulla ricezione nel Sud dei decreti cinquecenteschi del Concilio di Trento, fino a ritrarre figure eminenti della vita religiosa meridionale, da Geronimo Seripando, passando per l’eclettico Juan Caramuel, a Nicola Monterisi.

A Potenza aveva dato impulso determinante alla fondazione e all’animazione dell’Associazione per la Storia sociale del Mezzogiorno e dell’Area mediterranea, che aveva il suo fulcro propulsore nello studiolo al n. 14 di Piazza Vittorio Emanuele. Dell’Associazione aveva diretto, ancora con Gabriele De Rosa, la “Rassegna storica lucana”.

Dal 1987 al 1989 Cestaro s’attivò nell’organizzazione del ciclo di seminari sul tema “Il Mezzogiorno fra l’età giacobino e il Decennio francese”, conclusosi con lo storico convegno tenuto a Maratea nel giugno del 1990. Una mobilitazione straordinaria di docenti e di giovani studenti partecipanti: alcuni avrebbero più tardi intrapreso con successo, lungo traiettorie diverse, la via accademica della ricerca storica, come Giuseppe Foscari e Nicola Oddati, Enrica Delle Donne e Adriana Di Leo.

Dall’interesse per la terra lucana nacque inoltre la poderosa “Storia della Basilicata”, edita da Laterza in tre volumi.

Nel 1993, in onore del maestro, quanti con lui avevano condiviso anni di diffusa e capillare indagine nei ‘sotterranei’ socio-religiosi dell’Italia meridionale diedero alle stampe il bel volume “Studi di storia del Mezzogiorno offerti ad Antonio Cestaro da colleghi ed allievi”, per i tipi delle Osanna Edizioni di Venosa.

Tra i testi che costellano la sua copiosa bibliografia, ci si limita a ricordare: “La stampa cattolica a Napoli. Dal 1860 al 1904” (1965); “Le diocesi di Conza e di Campagna nell’età della Restaurazione” (1971);

“Strutture ecclesiastiche e società nel mezzogiorno: studi e ricerche dal XV al XIX secolo” (1978); “L’applicazione del Concilio di Trento nel Mezzogiorno. Testi e documenti” (1986); “Juan Caramuel vescovo di Satriano e Campagna (1657 – 1673). Cultura e vita religiosa nella seconda metà del Seicento” (1992); ”Studi e ricerche di storia sociale e religiosa (1996); “Geronimo Seripando e la Chiesa del suo tempo nel V centenario della nascita” (1997). Cestaro ha curato, tra l’altro, i volumi “Chiesa e società nel Mezzogiorno moderno e contemporaneo” (1995); “L’episcopato meridionale e la rivoluzione del 1799” (1999); “Eboli nell’Ottocento. Economia, società e cultura” (2004); “Giovanni Libertazzi. Un uomo, una storia” (2005). Nel 1983 aveva pubblicato con De Rosa per Minerva Italica quel “Mito Storia Civiltà” su cui migliaia di alunni delle scuole medie hanno acquisito conoscenze storiche essenziali.

Ad Antonio Cestaro il merito di aver formato la coscienza storica del cattolicesimo meridionale, alimentandola con argomenti sociali e politici che, proposti con novità di contenuto e rigore di metodo nel XX secolo, restano attuali nel successivo.

POLITICAdeMENTE con tutto il suo staff e il suo animatore si associano al dolore che ha colpito la famiglia Cestaro: i figli Mariella e Vincenzo; il genero Antonio Manzo; la nuora Stefania Vecchio; e tutti i nipoti. Il Prof. Antonio Cestaro lascia un vuoto incolmabile, sebbene ricco di studi e di riferimenti storiografici, frutto del suo incessante e costante lavoro, sapendo tra l’altro infondere ai suoi allievi quella passione che solo un maestro sapeva trasmettere.

Battipaglia, 11 agosto

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