Sommersa da fango e acqua dopo le ultime piogge: territori diventati fragili, manutenzione assente, cittadini esposti. Eboli per miracolo risparmiata dalle tragedie: fino a quando? Urgono lavori urgenti di messa in sicurezza!

Marco Naponiello per POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese
EBOLI – Basta una pioggia notturna, tra il 5 e il 6 febbraio, per trasformare strade periferiche e di prossimità al centro in corsi d’acqua improvvisati, con buche colme di fango, carreggiate dissestate e deflussi incontrollati che mettono a rischio automobilisti e residenti.
Le immagini parlano da sole e raccontano una fragilità che non può più essere archiviata come evento eccezionale.
Le situazioni più evidenti si registrano in via delle Vigne, con una strada dissestata e pozzanghere larghe quanto voragini, e in località Epitaffio dove c’è stato la caduta di un albero che fortunatamente non ha creato danni grazie anche all’intervento civico di un residente che si è improvvisato vigile urbano.
Aree queste già segnate da una storica carenza di manutenzione ordinaria, ma il ragionamento vale in tutta la città, dove i bordi delle strade diventano fiumi, le cunette non assolvono più alla loro funzione e l’acqua meteorica non trova sfogo.
A ciò si aggiungono criticità croniche in altri quartieri della città, come rione Pescara, dove da anni si formano vere e proprie “cascate” come in via Pumpo, ai piedi delle palazzine popolari, senza che si sia mai intervenuti in modo strutturale.
Il tema non è la pioggia in sé. Non siamo di fronte a eventi estremi paragonabili a quelli che colpiscono il Nord del Paese. Eboli, paradossalmente, è un territorio che la natura ha finora risparmiato: nonostante i cambiamenti climatici, nonostante il sisma del 1980, nonostante una storia geologicamente complessa. Vale ancora, amaramente rovesciato, il detto popolare: benedetta da Dio, maledetta dagli uomini.
Ed è proprio l’azione – o meglio, l’inazione – dell’uomo a rendere oggi il territorio vulnerabile.
Consumo di suolo, cementificazione spesso disordinata, assenza di cura del verde, grate e tombini ostruiti, alberi non manutenuti che diventano potenziali spade di Damocle sulla sicurezza dei cittadini. In alcune zone, i residenti collegano il peggioramento del deflusso delle acque anche ai lavori dell’Alta Velocità, che avrebbero alterato l’assetto dei terreni e la naturale permeabilità del suolo, senza adeguate opere compensative.
A fronte di tutto questo, la domanda è inevitabile: come si sta tutelando il territorio?
E soprattutto: perché non si intercettano e utilizzano risorse disponibili, dai fondi PNRR ai programmi di riqualificazione urbana e di mitigazione del rischio idrogeologico, che potrebbero essere destinati de plano alla manutenzione diffusa, alla pulizia sistematica delle reti di raccolta delle acque meteoriche, alla messa in sicurezza delle periferie?
L’amministrazione comunale guidata dall’avvocato Mario Conte, in carica dal 18 ottobre del 2021, è chiamata a dare risposte concrete. L’impressione, sempre più diffusa tra i cittadini, è che l’immobilismo dell’ultimo anno e mezzo stia producendo effetti che non sono più solo politici o amministrativi, ma incidano direttamente sulla sicurezza quotidiana e sulla sopravvivenza urbana. Non è accettabile che una pioggia, seppur intensa, provochi allagamenti, danni a locali seminterrati e condizioni di pericolo sulle strade.
Eboli è una città che, per conformazione, “ha pendenze” e dovrebbe naturalmente favorire il deflusso delle acque. Se ciò non avviene, la responsabilità non è del cielo ma della terra così come è stata trattata e/o trascurata.
Finché la natura continuerà a risparmiare questo territorio, si potrà parlare di fortuna. Ma la fortuna non è una politica pubblica. E affidarsi ad essa, senza una strategia seria di manutenzione e prevenzione, significa giocare con il futuro e con l’incolumità dei cittadini.
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boli, 8 febbraio 2026






