76^ Giornata Internazionale delle vittime degli incidenti sul lavoro. Lombardi (Federcepicostruzioni): “86 denunce di infortunio mortale nell’edilizia in appena 7 mesi. 9 in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Un incremento del 13,4% che mette in discussione l’efficacia di un sistema della sicurezza sul lavoro sempre più complesso, costoso e burocratizzato, ma ancora incapace di produrre risultati soddisfacenti nella prevenzione degli incidenti“.

POLITICAdeMENTE
ROMA / SALERNO – In occasione della Giornata internazionale dedicata alla memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro, Federcepicostruzioni denuncia i limiti strutturali dell’attuale modello di prevenzione e chiede una profonda revisione di regole, procedure, organismi e strumenti di intervento.
«Abbiamo costruito negli anni un sistema nel quale proliferano organismi, strutture, incarichi, certificazioni, procedure e adempimenti, mentre gli incidenti mortali, spesso di operai anziani o non contrattualizzati, continuano a insanguinare i cantieri», afferma Antonio Lombardi, presidente nazionale di Federcepicostruzioni. «Un sistema che rischia di misurare la sicurezza sulla quantità di documenti prodotti anziché sulla reale riduzione dei rischi. Non possiamo continuare a confondere la burocrazia con la prevenzione. Le poltrone di organi autoreferenziali, gli orpelli amministrativi e le rendite di posizione non salvano vite umane. Servono interventi concreti, verificabili, capaci di rendere più sicuro il lavoro quotidiano nei cantieri».
I numeri certificano il fallimento delle risposte tradizionali
I dati INAIL relativi ai primi sette mesi del 2026 evidenziano una situazione particolarmente preoccupante per l’edilizia. Le denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro nel settore delle costruzioni sono passate dalle 67 del periodo gennaio-luglio 2025 alle 76 dello stesso periodo del 2026, con un incremento del 13,4%.
Un andamento in controtendenza rispetto al dato nazionale complessivo, che nello stesso periodo registra 422 denunce mortali in occasione di lavoro, escludendo gli studenti, contro le 432 dell’anno precedente.
Le denunce di infortunio in occasione di lavoro, considerate complessivamente, raggiungono quota 256.471, con un aumento del 4,9%. Considerando anche gli incidenti in itinere e quelli degli studenti, il totale delle denunce sale a 368.085, con 595 casi mortali denunciati.
Si tratta di dati provvisori, che non coincidono necessariamente con gli infortuni definitivamente accertati, ma che evidenziano un segnale inequivocabile: nel settore delle costruzioni il numero delle denunce mortali continua a crescere, nonostante un apparato normativo, amministrativo e di controllo particolarmente articolato.
«È proprio questo il paradosso sul quale dobbiamo interrogarci», osserva Lombardi. «Le imprese sono chiamate a confrontarsi con un numero crescente di adempimenti, obblighi documentali, corsi, certificazioni e procedure. Si moltiplicano le figure coinvolte nella gestione della sicurezza e i costi amministrativi, ma i risultati sul piano della riduzione degli incidenti mortali restano drammaticamente insufficienti. È legittimo domandarsi se le risorse economiche e organizzative mobilitate dal sistema vengano impiegate nel modo più efficace».
Campania in zona rossa: 41 vittime e un’emergenza che non può diventare ordinaria
Particolarmente preoccupante è la situazione della Campania, ancora classificata in zona rossa dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, in base all’incidenza dei decessi in occasione di lavoro rispetto alla popolazione occupata.
Nei primi sette mesi del 2026 la regione registra 41 vittime in occasione di lavoro, confermandosi tra i territori nei quali il rischio di mortalità lavorativa supera la media nazionale.
Un dato che assume una rilevanza particolare per il settore delle costruzioni, caratterizzato da lavorazioni complesse, cantieri temporanei, presenza di numerose piccole e medie imprese e articolate catene di affidamento dei lavori.
«La Campania ha un tessuto imprenditoriale composto in larga misura da piccole e medie aziende, che rappresentano una componente essenziale dell’economia regionale», sottolinea Lombardi. «Non possiamo pensare di migliorare la sicurezza semplicemente caricando queste imprese di ulteriori costi e complicazioni amministrative. Dobbiamo metterle nelle condizioni di investire concretamente in macchinari più sicuri, attrezzature moderne, formazione qualificata e organizzazione del lavoro. La prevenzione non deve diventare un privilegio delle imprese più strutturate».
Il grande equivoco: scambiare gli adempimenti per sicurezza
Secondo Federcepicostruzioni, una delle principali criticità dell’attuale sistema è rappresentata dalla crescente distanza tra il rispetto formale degli obblighi e la concreta efficacia delle misure di prevenzione. La predisposizione di documenti, piani, attestati, registri e certificazioni è diventata una componente sempre più impegnativa dell’attività delle imprese, senza che sia stato adeguatamente verificato il rapporto tra complessità amministrativa e risultati effettivamente conseguiti.
«Sia chiaro: nessuno mette in discussione la necessità di regole rigorose, né gli obblighi di legge che devono essere rispettati senza eccezioni», precisa Lombardi. «Ma dobbiamo avere il coraggio di distinguere ciò che serve realmente a prevenire un incidente da ciò che finisce per rappresentare soltanto un passaggio burocratico. Un documento perfettamente compilato non può fermare una caduta dall’alto. Un attestato non garantisce, da solo, la capacità di utilizzare in sicurezza un macchinario. Una certificazione non sostituisce l’addestramento pratico e la corretta organizzazione del cantiere».
Federcepicostruzioni sollecita pertanto una verifica approfondita dell’efficacia degli obblighi e degli strumenti oggi previsti, finalizzata a eliminare duplicazioni, semplificare procedure ridondanti e concentrare risorse e controlli sulle condizioni di rischio effettivo.
«Il parametro deve essere uno soltanto: quanti incidenti riusciamo a evitare, non quanti adempimenti riusciamo a produrre».
Basta sovrastrutture e rendite di posizione: servono trasparenza e risultati misurabili
La Federazione richiama inoltre l’attenzione sulla proliferazione di organismi, strutture, incarichi e livelli organizzativi che gravitano intorno al sistema della sicurezza.
«Attorno alla prevenzione si è sviluppato un apparato articolato, con una molteplicità di soggetti, funzioni e attività», afferma Lombardi. «È necessario verificare che ciascuna componente produca un beneficio concreto, evitando sovrapposizioni, duplicazioni e impieghi improduttivi delle risorse. Non possiamo permettere che la sicurezza diventi soprattutto un sistema di poltrone, consulenze, adempimenti e rendite di posizione».
Federcepicostruzioni propone una ricognizione dell’efficacia delle attività svolte dai diversi soggetti coinvolti nella prevenzione, con criteri trasparenti di valutazione dei risultati e maggiore attenzione al rapporto tra risorse impiegate e benefici prodotti nei luoghi di lavoro.
«Non chiediamo di abbassare il livello delle tutele», puntualizza il presidente. «Chiediamo esattamente il contrario: meno sovrastrutture inutili e più sicurezza reale. Meno risorse assorbite dalla burocrazia e più investimenti destinati a prevenire concretamente gli incidenti. Ogni euro speso deve avere una finalità precisa e un risultato verificabile».
La cronaca dimostra che i rischi concreti sono ancora quelli di sempre
Le tragedie e gli incidenti verificatisi nelle ultime settimane confermano la persistenza di pericoli che il settore conosce da decenni.
A Caivano, nel Napoletano, un operaio ha perso la vita dopo una caduta durante lavori su un capannone industriale. A Filago, in provincia di Bergamo, un imprenditore edile di 62 anni è morto schiacciato da un escavatore. A Milano, un giovane lavoratore di 21 anni è rimasto gravemente ferito a seguito del crollo di una parete.
Episodi differenti, sui quali spetta alle autorità competenti accertare le circostanze e le eventuali responsabilità, ma che evidenziano la centralità di rischi ben noti: cadute dall’alto, movimentazione dei mezzi, cedimenti strutturali e interferenze tra lavorazioni.
«I rischi che continuano a provocare vittime sono spesso concreti, individuabili e prevenibili», osserva Lombardi. «Eppure una parte considerevole dell’attenzione viene ancora assorbita dalla verifica formale degli adempimenti. Dobbiamo riportare al centro il cantiere reale, le sue condizioni operative, le attrezzature utilizzate e la preparazione effettiva di chi vi lavora».
Le proposte di Federcepicostruzioni: una riforma che parta dalle imprese
Per Federcepicostruzioni, una riforma credibile deve perseguire sei obiettivi prioritari.
Semplificazione normativa e amministrativa. Eliminare duplicazioni, sovrapposizioni e procedure prive di un dimostrabile valore preventivo, mantenendo integralmente gli obblighi sostanziali di tutela della salute e della sicurezza.
Revisione e razionalizzazione degli apparati. Valutare l’efficacia degli organismi e degli strumenti di prevenzione, evitando sovrastrutture e destinando maggiori risorse alle attività che producono risultati concreti nei cantieri.
Incentivi economici e fiscali alle imprese virtuose. Rafforzare i contributi per l’acquisto di macchinari sicuri, dispositivi di protezione, sistemi anticaduta, tecnologie di monitoraggio e strumenti innovativi, privilegiando le piccole e medie imprese che dimostrano investimenti effettivi.
Formazione pratica, qualificata e verificabile. Superare la formazione meramente documentale, valorizzando l’addestramento operativo, le esercitazioni e la verifica reale delle competenze acquisite dai lavoratori e dai responsabili delle attività.
Controlli mirati sui rischi sostanziali. Rafforzare l’efficacia della vigilanza attraverso verifiche basate sul rischio effettivo, contrastando le situazioni di irregolarità e valorizzando i comportamenti virtuosi delle imprese.
Qualificazione del mercato e contrasto alla concorrenza sleale. Premiare l’affidabilità tecnico-professionale, la regolarità e gli investimenti nella sicurezza, impedendo che la competizione sul prezzo penalizzi le imprese che operano correttamente.
«La sicurezza non migliora moltiplicando indiscriminatamente gli obblighi e i costi a carico delle aziende», evidenzia Lombardi. «Migliora quando le imprese dispongono delle condizioni economiche, organizzative e tecnologiche necessarie a prevenire concretamente i rischi. Per questo chiediamo un sistema che accompagni e sostenga chi investe, anziché considerare ogni impresa soltanto come un soggetto da sottoporre a nuovi adempimenti».
L’impegno concreto di Federcepicostruzioni attraverso il CCNL Edilizia
«La sicurezza dei lavoratori rappresenta un principio fondamentale anche del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il settore edile sottoscritto da Federcepicostruzioni, Confimi Edilizia,Finco, Federterziario, UGL e CEUQ, che attribuisce particolare attenzione alla prevenzione degli infortuni, alla formazione, alla tutela della salute e alla diffusione di una cultura della sicurezza nei cantieri», sottolinea il presidente Antonio Lombardi.
«Il nostro impegno non si limita alle proposte rivolte alle istituzioni, ma trova concreta espressione anche nella contrattazione collettiva. Siamo convinti che la sicurezza debba essere garantita attraverso strumenti efficaci, formazione qualificata e responsabilizzazione di imprese e lavoratori, evitando che gli adempimenti meramente formali sottraggano risorse alla prevenzione reale».
La sicurezza non può diventare un ostacolo burocratico alla competitività
Un ulteriore elemento critico riguarda il rapporto tra il costo della sicurezza, le condizioni del mercato e la sostenibilità economica dell’attività imprenditoriale.
Secondo Federcepicostruzioni, soprattutto le piccole e medie imprese rischiano di subire un progressivo incremento dei costi amministrativi e organizzativi senza ricevere un adeguato sostegno per gli investimenti realmente necessari.
«Non esiste alcuna contrapposizione tra sicurezza e impresa», chiarisce Lombardi. «Un imprenditore serio ha tutto l’interesse a garantire condizioni di lavoro sicure, proteggere i propri dipendenti ed evitare incidenti che rappresentano, prima di tutto, tragedie umane e, insieme, conseguenze gravissime per l’attività aziendale. Ma dobbiamo distinguere i costi della prevenzione, che sono investimenti indispensabili, dai costi della burocrazia improduttiva, che sottraggono risorse senza necessariamente migliorare la tutela».
Federcepicostruzioni richiama anche la necessità di una maggiore attenzione agli affidamenti pubblici e privati, affinché il prezzo più basso non diventi un fattore di penalizzazione per le imprese che investono nella qualità, nella legalità e nella sicurezza.
«Non possiamo continuare a pretendere standard sempre più elevati dalle imprese senza interrogarci sulle condizioni economiche nelle quali sono chiamate a operare. La sicurezza deve diventare un elemento qualificante della competitività, non un labirinto di procedure che finisce per gravare soprattutto sulle aziende più piccole».
«Onorare le vittime significa cambiare un sistema che non produce risultati adeguati»
Per Federcepicostruzioni, la Giornata internazionale dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro deve rappresentare soprattutto un’occasione per interrogarsi sull’efficacia delle politiche e degli strumenti messi in campo negli ultimi decenni.
«Non abbiamo bisogno dell’ennesima celebrazione, dell’ennesimo convegno o dell’ennesimo organismo destinato ad aggiungersi a quelli già esistenti», conclude Antonio Lombardi. «Abbiamo bisogno di una valutazione seria e rigorosa di ciò che funziona e di ciò che non funziona. Se, nonostante la complessità dell’apparato normativo e burocratico, gli incidenti mortali nell’edilizia continuano ad aumentare, significa che le risposte adottate finora non sono sufficienti e che occorre cambiare metodo».
«Le imprese sono pronte a fare la propria parte, a investire in innovazione e formazione e ad assumersi pienamente le proprie responsabilità. Ma chiedono alle istituzioni di abbandonare una logica fondata sulla continua moltiplicazione degli adempimenti e di costruire finalmente un sistema orientato ai risultati».
«La sicurezza non si fa con le poltrone, non si garantisce con gli orpelli burocratici e non si misura in tonnellate di carta. Si costruisce nei cantieri, ogni giorno, con competenze, investimenti, tecnologie e responsabilità. Il miglior modo per ricordare chi ha perso la vita lavorando è impedire che altre persone debbano morire per guadagnarsela.»
Roma / Salerno, 13 ottobre 2026




