Raviele (PD): Battipaglia non ha bisogno né di Padroni né di uomini soli al comando

La politica non è una questione di protettorati, ma di appartenenza, valori e responsabilità collettiva. Anna Raviele (Segreteria provinciale PD Salerno): “Battipaglia non ha bisogno di padroni. ma nemmeno di uomini soli“.

Anna Raviele

POLITICAdeMENTE

BATTIPAGLIA – «C’è un equivoco di fondo nel dibattito politico che si sta sviluppando intorno al futuro amministrativo di Battipaglia. – scrive in una nota politica l’ex segretaria cittadina Anna Raviele e ora componente della Segreteria Provinciale del PD Salerno – Ed è un equivoco che merita di essere chiarito: confondere l’autonomia di una comunità con l’autosufficienza della sua classe dirigente.

Confondere la libertà delle scelte politiche con il rifiuto dei partiti. – sottolinea la Raviele – La nostra Costituzione, all’articolo 49, riconosce ai cittadini il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere, con metodo democratico, alla determinazione della politica nazionale.

Non è una previsione marginale. È una delle architravi della nostra democrazia. – rincara la dose Anna Raviele – I partiti sono corpi intermedi, strumenti attraverso i quali i cittadini organizzano le proprie idee, trasformano i bisogni individuali in istanze collettive e partecipano alla costruzione delle decisioni pubbliche.

Sminuire il ruolo dei partiti significa mettere in discussione quella funzione sociale e democratica che i Costituenti vollero riconoscere all’organizzazione politica. – prosegue l’ex segretaria cittadina ora componente della segreteria provinciale PD Anna Raviele – Naturalmente i partiti non sono infallibili. Possono sbagliare, possono allontanarsi dalle comunità, possono persino tradire la propria missione quando diventano luoghi di gestione del potere anziché di elaborazione politica.

Ma la risposta alla crisi dei partiti non può essere la loro delegittimazione.

Al contrario, deve essere la loro rigenerazione.

Perché una cosa è rivendicare che le scelte per Battipaglia debbano nascere dal confronto con il territorio, altra cosa è immaginare che quel territorio possa costruire il proprio futuro prescindendo dalle organizzazioni politiche e dalle relazioni istituzionali che esse rappresentano.

L’autonomia non è isolamento. E l’appartenenza non è sudditanza. – prosegue ancora Anna Raviele sottolineando con forza come l’impegno civico possa essere un arricchimento e non sostituzione all’azione dei Partiti – Battipaglia non è un’isola. È una città che ha bisogno di ritrovare centralità nella provincia di Salerno, nella Regione Campania e nelle politiche di sviluppo del Mezzogiorno.

Le grandi questioni che ne condizionano il futuro — la sanità, le infrastrutture, la mobilità, l’ambiente, il lavoro, le politiche sociali — non si risolvono dentro i confini comunali, né attraverso la sola autorevolezza personale di un candidato sindaco. – precisa la Raviele – Richiedono relazioni, interlocuzioni, capacità di costruire alleanze istituzionali e di incidere nei luoghi in cui si assumono le decisioni e si destinano le risorse. Richiedono una rete. Ed è precisamente a questo che devono servire i partiti.

La stagione del civismo e del movimentismo ha avuto una sua ragione storica. È stata, in larga misura, una risposta alla crisi della Prima Repubblica, alla perdita di credibilità dei partiti tradizionali e alla crescente distanza tra cittadini e istituzioni. – avverte la Raviele – Ha rappresentato, in molti casi, una preziosa occasione di partecipazione e di rinnovamento.

Ma quella stagione non può diventare una condizione permanente della politica. – avverte – A distanza di oltre trent’anni, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che essere civici non è più sufficiente.

Non basta dichiararsi liberi dalle appartenenze per essere autonomi. Non basta rivendicare di rappresentare esclusivamente la propria città per avere una visione del suo futuro. E non basta contrapporre genericamente i cittadini ai partiti per costruire un progetto politico credibile.

Anzi, troppo spesso l’assenza di un’identità politica riconoscibile ha finito per trasformare il civismo in un contenitore indistinto, nel quale le differenze si annullano e le alleanze si costruiscono non intorno alle idee, ma intorno alle convenienze del momento. – continua Raviele a nome della Segreteria provinciale PD Salerno – È il paradosso di una politica che, in nome del superamento delle appartenenze, rischia di rinunciare proprio a ciò che dovrebbe renderla riconoscibile: una visione della società.

Perché non tutte le idee di città sono uguali.

C’è chi considera la sanità pubblica un diritto da difendere e chi la interpreta prevalentemente attraverso le logiche del mercato. Chi ritiene che lo sviluppo debba partire dal lavoro, dalla giustizia sociale e dalla sostenibilità ambientale e chi affida ogni risposta alla sola iniziativa individuale. Chi considera le disuguaglianze una questione politica e chi le ritiene inevitabili. – continua Anna Raviele nelle sue motivazioni politiche che sono volte alla difesa della politica e dei Partiti, ma anche delle modalità e le forme che segnano le diversità dell’azione politica degli stessi – Sono differenze profonde. E non possono essere cancellate dietro la rassicurante formula del «bene della città», perché il bene comune non è un concetto neutrale: dipende anche dai valori attraverso i quali si sceglie di perseguirlo.

È arrivato il momento di tornare a essere partigiani. Partigiani delle proprie idee, dei propri valori, della propria visione di società.

Non nel senso di alimentare divisioni sterili, ma in quello più alto di assumere una posizione, dichiarare da quale parte si sta e avere il coraggio di risponderne davanti ai cittadini.

E i partiti, quando assolvono alla propria funzione, servono esattamente a questo: a dare continuità alle idee oltre le ambizioni individuali, a costruire una responsabilità collettiva che sopravviva alle singole candidature, a tenere insieme la dimensione locale con quella provinciale, regionale e nazionale.

Questo non significa consegnare la scelta del futuro sindaco a qualche segreteria lontana dalla città. Significa, al contrario, pretendere che le scelte siano il risultato di un confronto politico vero, nel quale i territori abbiano voce e i livelli istituzionali contribuiscano, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo, alla costruzione di un progetto condiviso. – aggiunge ancora la Raviele – Le imposizioni sono sbagliate. Ma lo è altrettanto trasformare ogni interlocuzione politica sovracomunale in un’ingerenza e ogni appartenenza in un vincolo da cui liberarsi.

Perché una classe dirigente autorevole non è quella che non ha bisogno di confrontarsi con nessuno. È quella capace di confrontarsi con tutti senza rinunciare alla propria identità.

Battipaglia ha già pagato un prezzo troppo alto alla frammentazione politica, ai personalismi e alla difficoltà di costruire una prospettiva collettiva duratura.

Oggi non ha bisogno dell’ennesima contrapposizione tra presunti uomini liberi e presunti apparati di partito. Ha bisogno di una politica adulta, organizzata, riconoscibile. Di partiti capaci di aprirsi alla società, di coinvolgere le migliori energie civiche e di costruire, insieme a esse, un progetto di governo fondato su contenuti, competenze e valori condivisi.

La sfida non è scegliere tra civismo e partiti. È superare l’idea che la politica possa ridursi alla somma di individualità, per quanto autorevoli. – aggiunge la Raviele – Perché una comunità non diventa più libera quando rinuncia alle appartenenze. Diventa più forte quando quelle appartenenze si trasformano in partecipazione, rappresentanza e responsabilità.

Battipaglia non ha bisogno di padroni. E su questo non si discute.

Ma non ha nemmeno bisogno di una politica che, per proclamarsi libera da tutto e da tutti, finisca per essere priva di identità, di radici e di una visione riconoscibile. Ha bisogno di scelte coraggiose, di alleanze fondate sui valori e di una classe dirigente capace di mettere la forza di un progetto collettivo davantialle ambizioni dei singoli.

Perché il vero coraggio, oggi, non è dichiararsi al di sopra dei partiti. È avere il coraggio di scegliere da che parte stare. – conclude Anna Raviele Segreteria Provinciale PD Salerno – La politica senza valori diventa convenienza. La politica senza partiti rischia di diventare personalismo. E Battipaglia non ha bisogno di nuovi protagonisti: ha bisogno di un progetto capace di cambiare il suo futuro».

Battipaglia, 31 ottobre 2026

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