Adozioni & Natura: Il Diritto alle origini Biologiche

Il Diritto degli adottati a conoscere le proprie Origini: Un riconoscimento che ancora attende risposta.

Il diritto di accesso alle informazioni biologiche, ritorna prepotentemente nel dibattito politico parlamentare, diritto sancito dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo e successivamente con Sentenza dalla Corte Costituzionale.

manifestazione pro origini

manifestazione pro origini

di Marco Naponiello
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

SALERNO – Il nostro secolo è stato definito il secolo dei diritti, infatti si cerca di individuare sempre nuove situazioni soggettive meritevoli di partico­lare difesa giuridica e si va così sempre più dila­tando la sfera dei diritti individuali, ed ora comprendendovi situazioni giuridiche un tempo trascurate.

Il diritto di accesso alle informazioni biologiche, ritorna prepotentemente nel dibattito politico con i disegni di legge n 784 e 1874  presentati alla Camera dei Deputati,  inoltre è un diritto sancito dalla Corte Europea dei diritto dell’uomo e successivamente dalla Corte Costituzionale con Sentenza del 22/11/2013 n° 278

Lo affermavano già gli antichi Giureconsulti romani: Adoptio enim naturma imitatur, ovvero l’adozione imita la natura; il motivo del contendere è ancora vivo in Italia,chi è nato e dato in adozione dopo un parto anonimo non vede riconosciuta la conoscenza dei genitori, invero madre, biologici. La discussione etica, giuridica e politica si anima sia per le proposte di Legge e i disegni di Legge giacenti nelle nostre Camere, sia per le considerazioni fatte nell’ultimo decennio dalle scienze molecolari (bio-medica e bio-genetica) applicate alla fecondazione assistita in chiave omologa ed eterologa, nonché per la conoscenza  ad hoc dalla ricerca di patologie geneticamente trasmissibili. Il tutto si riverbera in dibattiti etici, frammisti a convinzioni e convenzioni politiche, datate e per questo maggiormente odiose

Marco Naponiello

Marco Naponiello

Sono maturi i tempi per una rivisitazione normativa, applicando l’interpretazione evolutiva, ovvero legata ai tempi cui si vive (in base alla legge 4 maggio 1983, n. 184), attraverso l’adozione, il minore abbandonato era inserito stabilmente e definitivamente in una nuova famiglia, non aveva legami con la pregressa,  sicché tutto quanto avvenuto in precedenza perdeva importanza, in primis perdevano rilevanza i rapporti di fatto tra il minore e la famiglia di origine, (rimanevano teoricamente i soli impedimenti civilistici matrimoniali, erano completamente recisi) vietando la cosiddetta “doppia genitorialità” dell’adottato.

C’è da dire che, il diritto di conoscere le proprie origini in capo al minore, e non solo è già entrato nel nostro ordinamento con il nuovo testo dell’art.28 della legge 184/83 così come modificato e introdotto nel 2001 dalla nuova legge 149 di riforma dell’adozione. Tale diritto, pertanto, è stato già riconosciuto dal legislatore, in virtù di una “rivoluzione  copernicana” dell’istituto, considerando motivi etici e psicologici, in passato ne degni di nota. Si parla ancora della “maledizione dei canto anni”, nel senso che solo a cento anni dalla nascita  secondo i dettami della Legge  183/84 ed il Codice della Privacy, si matura il diritto soggettivo alla conoscenza delle origini biologiche, un assurdo e poi saranno pochi i casi di longevità. Mio intendimento e di fare notare al gentile lettore,di come nel 21° secolo,quello hi-tech e della multimedialità, una parte estremamente numerosa di figli adottivi, quelli non riconosciuti dopo il parto, siano preclusi ab aeterno, da ogni possibilità di conoscenza. Una tale discrasia giuridica, concretizza una evidente discriminazione in seno alla stessa categoria di cittadini, contrastante col dettato costituzionale art. 3, quella dei figli adottivi rispetto ai figli cosiddetti “normali”.

Il diritto di accesso dell’adottato alle informazioni sulle proprie origini, come si vede, è ancora sottoposto ad una serie di cautele variamente commisurate alla sua età ed alle ragioni della ricerca che, ormai è accertato, non risponde soltanto a pur legittime esigenze psicologiche. Occorre trovare,  in particolare, una soluzione che ponga fine alla preclusione pressoché assoluta per gli adottati non riconosciuti alla nascita. Per certi versi affini a queste problematiche, sono i nuovi scenari provenienti dalla fecondazione medicalmente assistita che, in diversi casi, viene effettuata anche fuori Italia, quindi anche con il ricorso a gameti eterologi, ovvero prelevati al di fuori della coppia intesa. I nati dalle varie tecniche di procreazione assistita dai medici avranno il medesimo statuto dei figli legittimi o dei figli naturali per il solo fatto che la coppia abbia chiesto di essere sottoposta a fecondazione? È questa, una domanda non retorica, presente anche tra le righe di un altro Disegno di Legge, presentato dal Senatore  Poretti il cui enunciato vieta alla madre del nato da procreazione assistita avvalersi del diritto a rimanere nell’anonimato.

Altrettanto affini sono gli scenari che si preparano nei campi della ricerca genetica , che studiano molte malattie comuni, come ad esempio l’Alzheimer, l’asma, l’artrite, il cancro, le malattie cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione,  l’obesità, il Parkinson e le malattie psichiatriche. La diagnostica molecolare è,  in merito, una nuova disciplina che sfrutta le tecnologie biomolecolari per conoscere le malattie ed assistere gli individui a rischio, anzi è ormai uno dei segmenti a più forte crescita dell’industria attuale della salute.  Certo, il trattamento completo di queste malattie a componente genetica allo stato dell’arte è ancora una aspettativa,  perché esse non originano da un singolo difetto genetico o cromosomico, ma sono il risultato di innumerevoli concause spesso additivi, derivanti, oltre che da una predisposizione genetica, dallo stile di vita, dall’ambiente e dalla cultura e via seguitando.

Ora,  se disporre della possibilità di tantissimi campioni biologici, o studi statistici, di persone affette o portatrici o predisposte a patologie su base genetica, o che manifestano variabilità alla risposta dei farmaci, è giustamente ritenuto importante e da perseguire, non dovrebbe a fortiori esserlo quello dei soggetti adolescenti o adulti di disporne, mediante la conoscenza della propria identità biologica originaria (non soltanto quella dei genitori adottanti, a seguito di parto avvenuto in anonimato), sempre allo scopo di evitare, oltre che possibili relazioni incestuose, anche patologie a componente genetica sui futuri propri nati?  Conoscere preventivamente, pur con le dovute cautele, attraverso l’identità del proprio genitore biologico, il proprio dato, anche genetico, non solo aiuterà a predire la suscettibilità individuale ad una manifestazione normale o patologica, ma potrà avere un impatto significativo sul proprio gruppo familiare fino ad estendersi alle generazioni future, assumendo così un valore culturale, in quanto aiuterà il gruppo umano a far luce sulla comprensione dell’eziopatogenesi di molte malattie che riguardano estesi gruppi di persone.

 

Anche per questo, nella II Commissione giustizia della Camera dei deputati è in esame, dal gennaio 2010, il Progetto di Legge 2919 In esso, tuttavia, si progetta ancora la prospettiva di attendere fino a 40 anni per far valere, senza autorizzazione del giudice, un pieno diritto a ricevere ogni informazione in ordine alla propria origine e all’identità dei propri genitori biologici, mentre per l’adottato che abbia compiuto 25 anni viene ancora posta un’eccezione, ovvero per l’ipotesi in cui l’adottato non sia stato riconosciuto alla nascita dalla madre naturale, oppure anche uno solo dei genitori biologici abbia dichiarato di non voler essere nominato (in tali casi l’adottato che ha compiuto i 25 anni dovrebbe, secondo il Progetto di Legge, comunque rivolgersi al tribunale per i minorenni che potrebbe consentire l’accesso alle sole informazioni di carattere sanitario,  se sussistano ragioni legate alla salute psico-fisica del richiedente e, solo dopo aver appurato che i genitori biologici non siano viventi, risultino irreperibili, oppure abbiano fornito il loro assenso, potrebbe consentirne l’accesso a tutte le informazioni sulle origini dell’adottato).

Forse,  è ancora poco, pur se si possono capire certe riluttanze dei genitori adottanti. Si dovrebbe fare uno sforzo ulteriore

Vorrei accommiatarmi con il rimarcare  la consapevolezza, da parte di tutte le persone che hanno vissuto una tale esperienza, del grande valore mai sopito dell’istituto dell’adozione come veicolo di affetto,  di crescita e di cultura,  e che l’esigenza di conoscere le proprie origini non si pone in contrasto col radicato senso di appartenenza al nostro concetto tradizionale di famiglia.

Salerno, 14 novembre 2014

6 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Um Esempio:
    buonasera a tutti… volevo raccontarvi la mia storia e avere dei consigli anche se è molto difficile pensare di prendere una decisione.
    Sono di origine colombiana, e quando sono stata adottata in pratica ero appena nata, sono arrivata in italia quando avevo solo 40 giorni di vita. Ho saputo questa notizia quando avevo 6 anni e sinceramente nn mi ha mai creato problemi, perchè ho sempre pensato che i genitori sono quelli che ti crescono e no quelli che ti mettono al mondo.
    Il rapporto con i miei è abbastanza conflittuale, abbiamo molti anni di differenza e su certe cose sono molto rigidi, inoltre essendo figlia unica, sono cresciuta come in una palla di vetro.
    Negli anni crescendo ne ho risentito solo per una cosa, il fatto di essere adottata, quando tra amici magari si parlava quanto quella si assomigliava con madre, o quanto quello assomigliava al padre, e mi è sempre mancata sta cosa, perchè io nn assomiglio a nessuno, essendo olivasta di pelle e secondo molte persone che conosco sembra che ho dei tratti molto marcati che fanno pensare che sono di origine straniere. Ma il problema è un altro, per caso cercando della foto ho trovato i documenti sulla mia adozione, trovando il mio cognome originale e il nome della madre biologica e anche dei fratelli e nonno biologici, l’età e la motivazione. però ho fatto correre la cosa, come se nn fosse importante, invece ultimamente ci ho riguardato e mi è venuta voglia di cercarla, e così per caso l’ho cercata su facebook.
    Quando ho scritto il nome mi è comparsa questa donna e per sicurezza che fosse lei, ho cercato anche i suoi fratelli tanto per vedere se la concidenza oltre del luogo dove abita combacieva anche con le parentele, ed è stato così.
    Il tratto fisico che non mi lascia dubbi sul fatto che sia lei, è che io ho le orecchie leggermente a sventola e cavolo ce le ha anche lei. Ecco io nn so che fare, se provare a parlarci, e perchè mi ha dato i adozione, perchè vedendo le foto su fb ho visto che ha due figli grandi della mia età e forse uno pure più grande.
    Allo stesso momento pensare di contattarla mi sembra di tradire i miei genitori, anche se nn ci vado tanto d’accordo, però se nn fosse per loro io starei nella miseria. Non so che fare, se parlare di questa cosa con i miei, o fare a modo mio e contattarla di nascosto… boh!! grazie di avermi ascoltato.
    CIAOO

  2. Ho letto con grande interesse il contributo dell’Avv. Naponiello, e vorrei capire da dove nasce la “tempestività ed attualità” di questa discussione che affronta molti problemi etici legati alla problematica del rapporto fra figli e loro origini, tra prcreazione naturale e medicalmente assistita, e l’etica professionale in GENETICA UNANA e DELLE POPOLAZIONI, Questo argomento nel suo complesso è così attuale che è stato anche argomento di discussione il giorno 10 nov scorso alla Presidenza Della Regione Campania con l’On Caldoro ed il suo “capo-struttura” dr. Ferdinando Romano. Abbiamo segnalato che nel nel PIANO SANITARIO DELL’ASL di SA ( ATTO AZIENDALE delibera “squillante n° 600 del 2013) il problema della PMA ( Procreazione Medicalamente Assistita) non è stato nemmeno sfiorato, il che significa che questa SUA ( di M.N.) tematica non fà parte della programmazione sanitaria per i prossimi anni della nostra ASL. E’ altissimo il numero di coppie che hanno bisogno di rivolgersi a pratiche procreative ( IO NON USEREI IL TERMINE FECONDAZIONE) siano esse omologhe o eterologhe. Per questo abbiamo proposto una modifica dell’Atto ancora non approvato, candidando l’Ospedale di Eboli alla realizzazione di un CENTRO PROVINCIALE PER LA PMA, proprio per l’esistenza di una Struttura di Biologia Molecolare dove da alcuni anni vengono eseguite tecniche di PCR (Polimerase Chain Reaction) e PCR- Real Time e tecniche affini tipo Blot e Reverse – Blot. ARGOMENTI QUESTI INTERESSANTISSIMI …grazie MARCO..

    • A lei Dottore,per la stima e l’amicizia che davvero contraccambio con animo grato.
      Questi è un tema a me caro visto che anche io appartengo alla schiera dei bimbi adottati,i quali ricercano le loro origini,non tanto per fini affettivi,sarei un ingrato a tal proposito,ma per cautele di profilassi,visti i progressi della genetica in tal campo,potrebbero rivelarsi fondamentali.
      Cordialità

  3. La civiltà di una nazione si dovrebbe misurare in base al riconoscimento di tali diritti della persona,afferenti alla sfera della salute psicologica e fisica,ma un finto perbenismo, dato trattasi di figli adottivi e nati in un ambiente “illegale”,nasconde il vero e premia il falso,una simulazione in piena regola

  4. Articolo toccante.

  5. Cari amici,su Facebook vi é il comitato sulle origini biologiche,iscrivetevi e firmate nel d’entro le petizioni.
    Grazie

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