Battipaglia Politica- Italia dei Valori contro la privatizzazione dell’Acqua

L’acqua è un bene prezioso e non può essere oggetto di rilevanza economica

Massimiliano Casillo

BATTIPAGLIA – Il consigliere comunale di Battipaglia Michele Di Benedetto in collaborazione con l’assessore all’ambiente Massimiliano Casillo e con i militanti del circolo cittadino IdV “Giancarlo Siani, presenterà nella prossima seduta della I commissione consiliare una bozza di delibera per la modifica dello statuto comunale, nella quale il S.I.I. venga indicato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

“In questo modo” – commenta Di Benedetto“verrà posto un forte argine alla privatizzazione dell’acqua a livello normativo. Considero questa proposta un atto doveroso, che dovrebbe prescindere da qualsivoglia collocazione politica, in quanto la privatizzazione rappresenterebbe un danno per i cittadini battipagliesi. Spero, quindi, che su questa modifica dello statuto comunale ci sia la piena convergenza da parte di tutte le forze presenti in consiglio comunale. Viceversa, coloro che la ostacolino dovranno prendersi le proprie responsabilità”.

Luciano Ceriello

“A partire dal primo maggio e fino a luglio saremo in tutte le piazze della provincia al fine di raccogliere le firme per i tre referendum proposti da Italia dei Valori”. – aggiunge il Coordinatore Provinciale di IdV Luciano Ceriello“Con queste sottoscrizioni intendiamo abrogare la legge di conversione del Decreto Ronchi, estendendo a livello nazionale quello che il coordinamento cittadino di Battipaglia sta facendo a livello locale. Inoltre, porremo all’attenzione dei cittadini altre due questioni oggetto dei quesiti referendari: la costruzione di centrali nucleari, decisa dal governo in assoluto spregio del referendum che nel 1987 sancì il bando di tale forma di produzione di energia dal territorio nazionale, e la legge sul cosiddetto “Legittimo Impedimento”, ennesima norma ‘ad castam’ che pone un ristretto numero di potenti al di sopra delle leggi”.

La legge 166/2009, conversione del decreto 135/2009 conosciuto come “Decreto Ronchi” prevede che la gestione del servizio idrico integrato (S.I.I.), ovvero l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili di fognatura e di depurazione delle acque reflue, venga messo sul mercato entro il 2011. La privatizzazione del S.I.I. rappresenta un piatto ricco per le multinazionali che operano nel settore, con un giro d’affari stimato attorno agli 8 miliardi di euro.

L’esperienza di numerose realtà locali ha però dimostrato che la gestione privata delle acque sovente comporta una riduzione del livello di servizio a fronte di un aumento delle tariffe. A titolo di esempio, ad Agrigento si ha un costo medio annuo della bolletta pari a 445 euro contro i 243 della media nazionale per un servizio che non assicura la continuità di erogazione idrica nell’arco dell’anno. Nella stessa provincia, il comune di Menfi ha deciso di non far parte della società che gestisce il S.I.I. del capoluogo. Il risultato di questa scelta ha garantito un servizio eccellente ed un costo medio annuo della bolletta pari a 150 euro.

Sulla base di queste esperienze, peraltro ampiamente diffuse sul territorio nazionale, Italia dei Valori si sta battendo a livello locale ed in sede nazionale affinché questo servizio, indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi, non venga considerato come un ennesimo strumento di profitto.

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Questo blog da tempo ha aderito alla campagna “salva l’acqua”, ponendo in primo piano i pericoli e l’importanza che assume l’acqua nel futuro del Mondo, campagna che trova nei suoi più accaniti sostenitori padre Alex Zanotelli che ne ha fatto una vera e propria bandiera.

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Continuando nel solco dei miei precedenti interventi ed approvando incondizionatamente la scelta coraggiosa dell’Italia dei valori (aggettivo “azzeccatissimo” questo su di un tema esiziale come l’acqua pubblica,)proviamo, perciò, a ricostruire i principali cambiamenti rispetto alla legislazione attuale.
    L’articolo 15, del decreto legge numero 135 /2009 intanto, rende obbligatorio il ricorso alla gare per la concessione della gestione dei servizi pubblici locali (oltre all’acqua, ci sono anche rifiuti e trasporto pubblico locale). L’unica alternativa possibile è l’affidamento a società per azioni “miste” tra pubblico e privato, ma la legge impone un tetto massimo del 30% alla partecipazione degli enti locali al capitale societario.
    Un altro comma dell’articolo 15, spezza le gambe a tutte le gestioni in house (ovvero gli affidamenti diretti a società per azioni a totale controllo pubblico), 58 ad oggi in Italia. Dovranno cessare per decreto alla data del 31 dicembre 2011.
    Fin qui il testo di legge, che incontra il sostegno di maggioranza e opposizione. Poche le voci fuori dal coro, come quella del senatore del Pd Luigi Zanda, che nel suo intervento in aula ha motivato così la sua contrarietà al provvedimento: “Ritengo grave un principio generale come quello che questa disposizione introduce nel nostro ordinamento, ossia la liberalizzazione e sostanziale privatizzazione della gestione dell’acqua in assenza di un sistema di garanzia indipendente e adeguato. Presidente, il nostro Paese ha subito gravi conseguenze per privatizzazioni e liberalizzazioni fatte in modo affrettato e gestite in modo quanto meno discutibile. Paghiamo ancora la privatizzazione delle autostrade con aumenti di tariffe assolutamente sproporzionati e assenza totale di investimenti”.
    Simo ad un bivio topico, se deroghiamo ad alcune regole basiche della società diventerà tutto opinabile e anche realizzabile

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