Presto un'Istituto di Conciliazione per le controversie

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato Stampa dell’Associazione Nazionale per la Conciliazione & l’Arbitrato. La Conciliazione, è un modo per risolvere una controversia affidando ad un terzo indipendente (il conciliatore) il compito di agevolare il raggiungimento di un accordo tra le parti. Il conciliatore è un esperto ma non è un giudice, ossia non è chiamato a dare ragione o torto ad una parte o all’altra. Nella conciliazione disciplinata dalla legge (ossia che viene svolta attraverso gli “organismi di conciliazione”) l’accordo può essere omologato dal Tribunale e diventare titolo esecutivo.

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COMUNICATO STAMPA

A.N.P.A.R.

(Associazione Nazionale per la Conciliazione & l’Arbitrato)

conciliazione_fotoLA CONCILIAZIONE: UN METODO EFFICIENTE DI COMPETITIVITA’ PER LE IMPRESE

ROMA – Con il rinvio del Consiglio dei Ministri del 23/10, non si è potuto procedere all’esame del Decreto Legislativo, che dava attuazione all’articolo 60 della legge n. 69 del 2009, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali. Cittadini, ancora in attesa di poter disporre dell’istituto della Conciliazione, idoneo a tutelare ogni loro tipo di diritto disponibile. Non più un tentativo facoltativo di conciliazione ma, un’alternativa obbligatoria per le parti prima di ricorrere al processo. Le parti, dovranno, prima esperire il tentativo di conciliazione obbligatorio, che è un modo più rapido e conveniente rispetto il giudizio ordinario, attraverso un Organismo di Conciliazione iscritto nell’apposito Registro, tenuto presso il Ministero della Giustizia e da questi “vigilato” e poi, procedere in caso di mancata sottoscrizione del verbale, per il giudizio ordinario.

Per chiarezza, va detto che non necessariamente, il cittadino deve rivolgersi alle Camere di Commercio o agli Ordini Professionali, per esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione, per tutelare un loro diritto o risolvere una controversia. Infatti, molti “media” fanno confusione, e passano informazioni sbagliate ai cittadini quando scrivono che solo detti enti sono titolari di questo diritto, così non è perchè la maggior parte delle Camere di Commercio e Ordini Professionali non sono iscritti nel Registro, consultabile sul sito del Ministero della Giustizia, come lo sono gli Organismi Privati. E’ opportuno dunque, accertarsi della loro legittimità prima di avviare una procedura conciliativa.

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Le Camere di Commercio e Ordini Professionali se, non sono iscritti, NON POSSONO esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione. Il tentativo obbligatorio di conciliazione è affidato da detti Organismi riconosciuti a conciliatori specializzati iscritti nell’Elenco tenuto presso il Ministero della Giustizia. Infine, per diventare conciliatore specializzato bisogna frequentare un corso obbligatorio di 40 ore. “Il tentativo obbligatorio di conciliazione” ha dichiarato il presidente dell’Associazione Nazionale per la Conciliazione & l’Arbitrato ( A.N.P.A.R.), Dott. GIOVANNI PECORARO-così come concepito è di una potenzialità tale che in brevissimo tempo, porterà ad una riduzione di controversie civili di oltre il 70% , un più 20% rispetto alla previsione del 2009. La condizione, affinché si verifichi questa previsione” -, dice sempre PECORARO – “è quella che, il Decreto deve essere attuato così come messo a punto dall’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia presieduto dalla Dott.ssa AUGUSTA IANNINI e dalla Dott.ssa DE VIRGILIIS e sul quale vi è piena concordanza con quanto affermato nel corso dell’anno dal Ministro ANGELINO ALFANO -.

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A.N.P.A.R.

(Associazione Nazionale per la Conciliazione & l’Arbitrato)

http://www.anpar.it

info@anpar.it <mailto:info@anpar.it>

23 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Io sono un conciliatore professionista ma è DA SEGNALARE l’accesso alle c.c.ia.a. e’ proibitivo per i nuovi conciliatori oltre tutto la materia CONCILIATIVA è ancora “in itinere” e tale cultura abbisognera’ di tempo per espandersi in Italia,oltre alla SCONCERTANTE problematica delle tabelle degli onorari talmente RISIBILI , da disincentivare tale professione come permanente.Ma le procedure A.D.R. (alternative dispute resolutions ) mutuate dal “common law”, giocoforza diverranno sempre maggiormnete pregiudiziali ai contenziosi ordinari,auspicando che agevolino oltre la macchina giudiziaria STATUALE, anche l’ssorbimento REPENTINO, di nuovi professionisti…chi vivra’ vedra’. DR.Marco Naponiello Conciliatore Professionista dal 7/03/2009

  2. Gentilissimi,
    vorrei rivolgervi le seguenti domande in merito alla figura del “Conciliatore specializzato”:
    1. la sede per svolgere tale attività dovrà essere all’interno di un Tribunale?
    2. la scelta del “Conciliatore specializzato” x od y, in un tentativo di conciliazione, da chi è stabilita, ed in base a quali criteri?
    3. Se la legge dispone che tale figura è obbligatoria, poi da chi viene pagato? dal Ministero della Giustizia? quindi diventerà un impiegato civile dello Stato?
    4. Oppure lo pagano le parti oggetto della conciliazione ed in che misura?

    Chiedo scusa di tali domande che, magari, appariranno ingenue, ma vorrei saperne di più su tale figura che viene da qualche parte definita “affascinante”.
    Si ringrazia della cortese attenzione
    Giuseppe Presti

  3. Caro Giuseppe sono un conciliatore professionista, ma per darti la possibilita’ di rendertene conto da solo, ti consiglio di andare sul sito :http://www.anpar.it/,li troverai tutte le risposte,sia come potenziale fruitore, sia come potenziale conciliatore…E’ IL FUTURO!

  4. Gentilissimo Dott. Naponiello, mentre la ringrazio del cortese riscontro alle mie domande, colgo l’occasione per formularle i miei più sinceri Auguri di Buon Natale..
    Inoltre mi permetto di inviarle la nota sottosegnata – molto lunga per la verità e di cui chiedo scusa – con preghiera di poterne fare oggetto del suo autorevole intervento.
    Ancora grazie ed auguri
    rag. Giuseppe Presti
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    I lavoratori e la trappola dell’arbitrato
    di Luciano Gallino, da Repubblica, 15 dicembre 2009

    L’ articolo 35 della Costituzione, primo comma, recita: «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni». Questa speciale tutela è resa necessaria dal riconoscimento che in tutte le fasi del rapporto di lavoro – l’ assunzione all’ inizio, poi le condizioni in cui si effettua la prestazione lavorativa, sino alla cessazione del rapporto per licenziamento o altri motivi – il lavoratore rappresenta dinanzi al datore di lavoro la parte sostanzialmente più debole. Tale interpretazione è stata ribadita da una lunga serie di sentenze dell’ Alta Corte e della Cassazione. Può dirsi pertanto che gran parte del corpo del diritto del lavoro, nonché i dispositivi volti a rendere effettivo tale diritto, abbiano tra i loro fondamenti il suddetto articolo.
    Ma adesso è in arrivo il disegno di legge n. 1167, approvato dal Senato a fine novembre e trasmesso alla Camera per il voto definitivo previsto a gennaio. Il dl. n. 1167 è un orrendo coacervo di 52 articoli che affrontano le materie più disparate, tra cui l’ età pensionabile dei dirigenti medici e il congedo di maternità, i gruppi sportivi delle Forze Armate e l’ albo delle imprese artigiane. Però nel bel mezzo del testo compaiono tre articoli, dal 32 al 34, che sembrano concepiti apposta per indebolire ancora la parte che è già costitutivamente la più debole nel rapporto di lavoro – appunto il lavoratore.
    Nel perseguire tale scopo il disegno di legge segue varie strade. La prima consiste nel potenziamento di istituti come l’ arbitrato e la conciliazione per risolvere le controversie di lavoro, a scapito della via giudiziaria. Che cosa siano questi istituti è noto. Quando due soggetti sono in lite, ma vorrebbero evitare i tempi e i costi di una causa in tribunale, designano congiuntamente un arbitro nella persona di uno o più professionisti competenti nella materia oggetto della lite, e al suo parere si attengono, anche se non sono d’ accordo. Nel caso della conciliazione essi cercano invece di addivenire a un accordo, vuoi trattando tra loro, vuoi accettando o richiedendo l’ intervento di un terzo. Ora, sia l’ arbitrato che la conciliazione configurano un rapporto sociale ragionevolmente equilibrato allorché i soggetti in conflitto si trovano in una posizione di potere analoga e dispongono di mezzi economici simili. Per contro i due istituti configurano un rapporto decisamente squilibrato se uno dei soggetti, per dire, è un imprenditore che al momento di assumere qualcuno può scegliere tra centinaia o migliaia di candidati, e l’ altro è un giovane o un disoccupato che ha un bisogno disperato di trovare un’ occupazione.

    È qui che scatta la trappola del dl. 1167. Esso prevede infatti (art. 33, comma 9) che al momento di sottoscrivere un contratto di lavoro davanti a una delle tante commissioni locali cui è attribuito il compito di certificare se il contratto stesso definisce un’ occupazione alle dipendenze oppure un lavoro autonomo (tipo collaboratore a progetto), di durata determinata oppure indeterminata e altre condizioni, il lavoratore deve compiere una scelta drastica. Deve cioè aderire, o rifiutare, un compromesso con il quale s’ impegna, nel caso sorgano future controversie di lavoro, a rinunciare al ricorso al giudice a favore di una procedura di arbitrato o di conciliazione. Dei quali, stante lo squilibrio socio-economico che sussiste tra le due parti, si può agevolmente prevedere l’ esito. Tanto che la stessa Corte costituzionale si è più volte pronunciata contro il ricorso all’ arbitrato nelle controversie di lavoro.

    Stante questo dispositivo introdotto dal dl. 1167, il ricorso alla giustizia del lavoro diventerà un lusso,o un rischio, che pochi lavoratori vorranno permettersi. In ogni caso, la neo occupata o l’ ex disoccupato i quali abbiano rifiutato di firmare all’ atto dell’ assunzione il suddetto compromesso, e volessero correre il rischio, o permettersi il lusso, di adire al giudice del lavoro perché qualcosa non va nel loro contratto, troveranno un giudice che a loro favore, se il disegno di legge in questione diventa legge, potrà fare ben poco. Questo perché al potenziamento dell’ arbitrato fa riscontro il depotenziamento del giudice. Difatti l’ art. 32 (commi 1 e 2) del disegno stesso statuisce che esso giudice, a fronte di una controversia di lavoro, deve limitarsi unicamente a stabilire se il contratto tra il datore di lavoro e il lavoratore sia stato stipulato in forma legittima o no. La nuova legge gli vieta espressamente di intervenire in merito a valutazioni tecniche, organizzative e produttive. In tal modo la possibilità per il giudice di esercitare giustizia, e per il lavoratore di ottenerla, è definitivamente mutilata. Il punto critico al riguardo è che la iniziale legittimità formale di un contratto di lavoro è solamente uno dei tanti aspetti del rapporto che esso istituisce tra il datore e il lavoratore.

    Dopo un po’ , capita di scoprire che le mansioni affidate a quest’ ultimo, gli orari che è tenuto a rispettare, i mezzi di produzione che deve utilizzare, le relazioni che deve intrattenere con soggetti terzi nell’ espletamento del lavoro, l’ organizzazione stessa di questo, configurino come totalmente dipendente un lavoro che il contratto sottoscritto definiva come autonomo; così come può accadere l’ esatto contrario. Ma il lavoratore che si ritiene danneggiato non avrà più interesse ad andare dal giudice per denunciare che le condizioni di lavoro effettive sono radicalmente diverse da quelle previste dal contratto iniziale. La nuova legge vieterà infatti all’ operatore di giustizia di indagare sui suddetti aspetti sostanziali del rapporto di lavoro.
    Salvo modifiche rilevanti da parte della Camera, ormai imprevedibili, il dl. n. 1167 a gennaio diventerà legge. L’ art. 3 della Costituzione perderà così gran parte della sua efficacia tutelare. Sussiste, è vero, il baluardo della Suprema Corte. Ma prima che essa arrivi eventualmente a dichiarare incostituzionali gli articoli in questione, alcune centinaia di migliaia di giovani e meno giovani dovranno comunque sottoscrivere, se vorranno essere assunti o vedere rinnovato il rapporto in essere, dei contratti di lavoro sottratti per legge al dominio della giustizia del lavoro.

    A parte i suoi contenuti, questa particolare iniziativa in tema di controversie di lavoro getta una luce cruda su una questione di portata generale. Mentre si discute placidamente di possibili intese bilaterali per compiere grandi riforme della seconda parte della Costituzione, riguardante l’ ordinamento della Repubblica, vi sono articoli fondamentali della parte prima, riguardante i principi, che quasi ogni giorno vengono erosi, elusi, smontati pezzo a pezzo dalla maggioranza a forza di piccole leggi dall’ apparenza innocua, incomprensibili o ignote ai più, ma irte di conseguenze sociali di rovinosa portata.
    (19 dicembre 2009)

  5. COMPRENDO CHE IL PROGETTO DI LEGGE E’ POTENZIALMENTE SPEREQUANTE DELL’ART 3 Cost. BALUARDO DI EGUAGLIANZA TRA I CITTADINI, E NON, VISTO CHE E’ ESTENDIBILE AD OGNI PERSONA DIMORANTE SUL TERRITORIO, MA E’ UN PROGETTO APPUTNO, CHE DEVE TROVARE CONSENSO NELLE CAMERE E DA QUI AD DIVENIRE LEGGE DELLO STATO NE PASSA! Ti voglio sottolineare che l’Arbitro e’ un vero e proprio giudice, ma privato, nel senso che ricalca il diritto pedissequamente, ma con tempi,1°grado, di molto ridotti, stabilisce torti e ragioni delle parti e di solito è collegiale e raramente monocratico. Il Conciliatore di contro, è quasi sempre monocratico, (ILCONCILIATORE PUO’ ESSERE ANCHE ARBITRO IN ALTRE OCCASIONI) assomiglia ad un mediatore che deve far incontrare le parti, tentando di salvare il rapporto come prima cosa, non è obbligato a seguire il diritto, può discostarsene con le avvedute cautele, ma ha il privilegio di CREARE,per equità la norma “ad hoc”, per il caso concreto, non stabilisce il torto e la ragione, preliminarmente propone una sua PROPOSTA alle parti, puo’ sentirle separatamente etc.Orbene per una migliore analisi e visione dell’ Istituto vai sul sito A.N.P.A.R.,e noterai come l’espansione delle materie civilistiche, fino a ieri facoltative, siano divenute obbligatorie ad oggi, tranne gli status personali,e ci sono progetti per estendere la conciliazione in altri campi, Penale per esempio, piccolissimi reati (bagatellari) come ingiuria diffamazione, per evitare il congestionamento della macchina Ordinaria della giustizia! Si tratta dunque di una abilitazione “in itinere” che si accredita ogni anno sempre maggiormente,e ritengo che in un futuro prossimo, sara’ anche difficile conseguirla….approfittane, fa sempre punteggio, sarai iscritto in un elenco presso il Ministero di giustizia,e dunque Abilitazione Pubblica a tutti gli effetti!P.S.Auguri sinceri a te ed ai tuoi cari, che il 2010 ci sia propizio…Marco Naponiello

  6. Stim/mo Dott. Naponiello,
    Ho letto sul sito dell’A.N.P.A.R. l’articolo “Consegnati a Bari i primi 30 attestati di Conciliatori professionisti” che qui di seguito le riporto; ed a tal proposito Le vorrei chiedere un chiarimento sulla frase conclusiva del suddetto articolo:
    “L’organismo dell’A.N.P.A.R. dove i neo conciliatori Baresi presteranno la loro opera sarà vigilato dal Ministero della Giustizia”.
    Ecco vorrei chiederLe questi neo conciliatori dove presteranno di fatto la loro attività? Saranno incardinati come dipendenti del Ministero della Giustizia, o presumibilmente sono dei lavoratori autonomi con uno studio proprio? E se è quest’ultima la loro realtà lavorativa, non saranno ovviamente privilegiati coloro che hanno già uno studio avviato per es. di Avvocato, o Commercialista, ecc. mentre il giovane laureato che magari ha fatto il Corso delle 40 ore come potrà cimentarsi e/o competere con i primi?
    Infine: se ancora tale figura non è prevista dalla legge, in quanto, se non erro, trattasi, allo stato attuale di un progetto di legge in itinere, in che modo scatta, dal mese gennaio 2010, l’obbligatorietà per le parti di farvi ricorso, prima di ricorrere al processo?
    Mentre La ringrazio dell’attenzione che vorrà prestare a questa mia, colgo l’occasione per formularLe i migliori auguri per un sereno e proficuo 2010.
    Cordialmente rag. Giuseppe
    * * * *
    Consegnati a Bari i primi 30 attestati di Conciliatori professionisti
    Il Presidente Pecoraro consegna gli Attestati di Conciliatori
    I conciliatori sono Avvocati, Commercialisti, e laureati in materie economiche e giuridiche
    BARI – Sono i primi trenta conciliatori specializzati – tra avvocati, dottori commercialisti e laureati in materie giuridiche ed economiche, che potranno essere altrettanti uffici di conciliazione di prossimità utili per dare una mano ai giudici ed alla giustizia al fine di deflettere l’enorme massa di processi pendenti – che hanno conseguito l’attestato per effettuare e divulgare il nuovo istituto giuridico della mediazione civile.
    I trenta neo conciliatori hanno ricevuto l’attestato dalle mani del presidente dell’A.N.P.A.R. (Associazione Nazionale per l’Arbitrato & la Conciliazione) Giovanni Pecoraro. La cerimonia si è svolta alla presenza dell’Avv. Isabella Ruggiero, che prima ancora di essere l’apprezzatissima curatrice e tutrice del Corso è anche la delegata provinciale dell’A.N.P.A.R..
    La cerimonia tenuta presso l’Hotel Palace di Bari, non si è fermata alla sola consegna degli attestati ma si è discusso dell’istituzione, sull’intera provincia di Bari, dei primi 30 uffici di conciliazione aperti al pubblico dove i cittadini, ma anche aziende società e chiunque abbia necessità di difesa dei propri diritti disponibili può rivolgersi e farsi spiegare tutti i vantaggi che gli possono derivare dall’avviare un procedimento conciliativo piuttosto che tentare un procedimento giudiziario.
    La mediazione- ha detto l’Avv. Ruggiero mira a persuadere le parti che possono ancora avere degli interessi in comune. In alcune materie particolarmente conflittuali la mediazione sarà obbligatoria prima di avviare un giudizio civile in tribunale (p. e., liti in materia di condominio e locazione, contratti bancari, finanziari e assicurativi). In tutte le altre materie, la mediazione civile sarà esperibile o su volontaria opzione delle parti, o su invito del giudice che, nel corso di un processo, ritiene possibile trovare, entro 120 giorni, una conciliazione tra le parti con l’aiuto di un mediatore. Qualora l’accordo non venga raggiunto, il mediatore farà una proposta finale di risoluzione della controversia: spetterà alle parti accettare o no.
    E’ da tener presente – dice ancora il presidente dott. Giovanni Pecoraro- che, se la sentenza del giudice, che interviene in mancanza di un accordo tra le parti corrisponde alla proposta finale del mediatore, le spese del processo saranno sopportate dalla parte che ha rifiutato la soluzione conciliativa. L’organismo dell’A.N.P.A.R. dove i neo conciliatori Baresi presteranno la loro opera sarà vigilato dal Ministero della Giustizia.

  7. L’Anpar e’ un organismo privato accreditato, nulla +, i conciliatori sono dei professionisti privati come gli altri, con un, per ora ma forse in seguito stabile, albo provvisorio, regole deontologiche etc! La conciliazione deve essere preventiva e obbligatoria in campo civile (come da ddecreto legislativo,a detta di Alfano). è già legge dello Stato! Si spera che la professione si strutturi maggiormente,e si considera che i conciliatori possano venire assunti da sindacati e associazione dei consumatori.Per ora le tabelle parcellari, sono basse nei valori, ma il futuro, risiede nella giustizia alternativa, ed è pur sempreun titolo spendibile ora e meglio fra qualche anno!!! Ormai le centinaia di migliaia di avv. e comm. fanno ben poco, si spera in tale sbocco!!! Augurissimi a LEI e TUTTi i SUOI CARI…Marco Naponiello

  8. Stim/mo Dott. Naponiello,
    Ricambio di vero cuore i suoi AUGURISSIMI… spero proprio che questo 2010 possa risultare foriero di successi e di lusinghieri risultati in tutti i campi ed in particolare dell’attività di Conciliatore professionista, da lei, fra l’altro, magistralmente esercitata. I suoi scritti ne sono un lungimirante esempio di professionalità e di onestà intellettuale.
    Buon anno a Lei ed ai gentili lettori.
    Rag. Giuseppe

  9. Grazie ragioniere!Sereno 2010 a tutti di cuore, specie in un momento cosi’ complesso, abbiamo bisogno di ottimismo per vincere le difficoltà tutti insieme!

  10. Stimatissimo Dott. Naponiello,
    le invio il seguente articolo relativo all’attuale sciopero dei Giudici di pace per i motivi in esso evidenziati.
    Mi permetto di chiederle se la situazione difficile lamentata e con cui operano i Giudici in argomento, potrà avere delle ripercussioni anche con gli adempimenti che i cosiddetti “Conciliatori professionisti” dovranno ottemperare in virtù dell’obbligatorietà, se non erro, dal 1 gennaio 2010, del tentativo ci conciliazione fra parti in contenzioso.
    Le chiedo, inoltre, considerato che mio figlio si appresta a frequentare un corso di 40 per il conseguimento del titolo di “Conciliatore professionista” Le sarei oltremodo grato se vorrà delucidarmi sul proseguo del suo status lavorativo dopo l’eventuale superamento del relativo esame di abilitazione alla professione, appunto, di “Conciliatore professionista”.
    Colgo l’occasione per ringraziarLa e porgerle i miei più distinti saluti.
    Rag. Giuseppe

    Dal sito http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=26171
    GIUSTIZIA. Contributo per contestare multa, scioperano giudici di pace
    19/01/2010 – 11:21
    Da oggi al 5 febbraio l’Unione nazionale dei giudici di pace (Unagipa) sciopererà contro quanto previsto dalla Legge Finanziaria 2010 che ha introdotto un contributo a partire da 38,00 euro per essere tutelato dalla Giustizia ordinaria. I giudici di pace parlano di una “aggressione del diritto fondamentale di ogni cittadino alla tutela giudiziaria dei propri diritti ed interessi legittimi (articoli 24 e 113 Costituzione), previa imposizione del contributo unificato per cause di valore economico minimo (la maggior parte delle sanzioni pecuniarie per violazioni al Codice della Strada), già in vigore dal 1° gennaio 2010, e previa imposizione dell’obbligo del tentativo stragiudiziale di conciliazione per buona parte delle cause a cognizione ordinaria, in vigore a partire dal prossimo anno, che comporterà, nella sostanza, un quarto grado di giudizio con costi per il cittadino addirittura più che decuplicati rispetto al tentativo facoltativo di conciliazione dinanzi al Giudice di Pace in sede non contenziosa, previsto dall’art. 322 c.p.c”.

  11. MOLTO SEMPLICEMENTE: TALE TASSA VUOL DISINCENTIVARE L’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA ORDINARIA, (OLTRE UNA SCUSA PER TASSARE DIFFUSAMENTE LA POPOLAZIONE E RIMPINGUARE LE CASSE STATALI), CUI IL GIUDICE DI PACE NE FA PARTE IN MISURA PREPONDERANTE, VISTA LA MOLE DI LAVORO A CUI SOTTOSTA’ DA ANNI, E FACILITARE IN TAL MODO UN ACCORDO EXTRAGIUDIZIALE!!! IL SUO FIGLIOLO FA BENE A FREQUENTARE IL CORSO, SIA PURE PER IL TITOLO ANCORA POCO INFLAZIONATO, DOPO SE SARA’ INTERESSATO ALLA PROFESSIONE, DOVRA’ ISCRIVERSI AD UN ALBO PROVVISORIO DI ORGANISMI DI CONCILIAZIONE PRIVATI (500 EU L’ANNO), CHE GLI INDICHERANNO AL MASTER, O ALLA CAM. COMM.. PER ONESTA’, LE TABELLE DEGLI ONORARI SONO ANCORA BASSE E CI VORRA’ QUALCHE ANNO AFFINCHE’ SIA REDDITIZIA LA PROFESSIONE, PERO’ PARTIRE IN TEMPO E’ POTENZIALMENTE UN VANTAGGIO….AUGURI DI CUORE.MARCO

  12. Preg/mo Dott. Naponiello,
    sono ancora io Giuseppe e questa volta la disturbo per poter avere la sua gentile ed autorevole parola in merito al contenuto di questi due siti:
    http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=26398
    http://www.autorita.energia.it/it/docs/10/007-10gop.htm
    dove si parla di progetti (Allegato A, ecc.) che hanno a che fare, se non ho capito male, con la Conciliazione. Pertanto, Le sarei grato se vorrà fornirmi qualche delucidazione sugli argomenti ivi trattati.
    Inoltre le sarei oltremodo grato se vorrà indicarmi il suo indirizzo mail, perché, fra l’altro, Le vorrei inviare degli allegati, sempre inerenti la materia della conciliazione, che credo importanti per le prospettive di chi vuole oggi intraprendere questa attività. Il mio indirizzo è il seguente: giuseppeprestipino2004@yahoo.it
    Mentre rimango in fiduciosa attesa del suo pregevole riscontro, Le chiedo scusa del disturbo della presente e colgo l’occasione per ringraziarLa e porgerLe i miei più cordiali saluti.
    Una serena domenica…
    rag. Giuseppe

  13. Sono la possibilità di estendere x la tutela dei consumatori codice consumo vedi le inibitorie ,( ma anche per tutto il diritto comune: finanziarie, banche,condomini, infortunistica , indennità sanitarie + altre)), la cultura della conciliazione stragiudiziale, senza passare agli organo dello Stato, presso adiconsum federconsumatori anche Cam.Comm. sindacati Eetc… Ci vorra’ tempo ma è il futuro, anch’io sto cercando di inserirmi stabilmente, e spero tanto che per il prossimo bando x Giudice di Pace il CSM metta l’abilitazione a conciliatore professionista tra i titoli preferenziali.- Email: marconaponiello@tin.it. – Buona Domenica e spero di essergli stato utile. P.S. Gli onorari sono ancora bassi, ma tale professione si sta estendendo, qualche tempo ancora.

  14. Stimatissimo Dottore,
    non ho parole per esprimerLe tutta la mia gratitudine per la solerzia (addirittura di domenica!) con cui ha riscontrato la mia lettera. Lei è una persona dalle qualità non comuni e che le fanno grande onore.
    La ringrazio di cuore (anche per l’Email) e Le invio i miei cordialissimi saluti.
    Rag. Giuseppe

  15. LEGGETE BENE QUELLO CHE HO SCRITTO (email), E RICORDATEVI L’IMPORTANZA DEL TITOLO NUOVO CUI VOSTRO FIGLIO ACCEDERA’ PRESTO,SCELGA L’ANPAR PER INIZIARE!!! AUGURONI E TANTE COSE BELLE A VOI ED AI VOSTRI CARI. MARCO

  16. LEGGETE BENE QUELLO CHE HO SCRITTO (email), E RICORDATEVI L’IMPORTANZA DEL TITOLO NUOVO CUI VOSTRO FIGLIO ACCEDERA’ PRESTO!!! AUGURONI E TANTE COSE BELLE A VOI ED AI VOSTRI CARI. MARCO,SCELGA L’ANPAR

  17. Preg/mo Dott. Naponiello,
    ritorno a Lei con questo articolo che riprendo da http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=26600 ; gentilmente può esprimerci il suo autorevole commento in proposito?
    La ringrazio e colgo l’occasione per porgerLe cordialissimi saluti.
    Rag. Giuseppe

    Mediazione civile, non c’è emendamento dei Consumatori
    19/02/2010 – 16:06
    Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo sulla mediazione civile. Approvate solo in parte le proposte delle associazioni. Landi: “Non sono arrivate al Ministero di Giustizia”.
    Mediazione civile, il Governo ha approvato il decreto legislativo. Come informa il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Giustizia Angelino Alfano, è stato approvato un decreto legislativo che, “in attuazione della delega conferita al Governo dalla legge n. 69 del 2009 in materia di processo civile, riforma la disciplina della mediazione finalizzata alla conciliazione di tutte le controversie in materia civile e commerciale, con obiettivi di deflazione dei processi e diffusione della cultura del ricorso a soluzioni alternative. Il decreto, inoltre, adegua la legislazione ad alcune norme comunitarie che disciplinano la mediazione. Il provvedimento ha ricevuto il parere favorevole delle Commissioni parlamentari”.
    Ma l’emendamento presentato dai Consumatori non c’è, anche se dall’applicazione della normativa approvata sono state escluse le conciliazioni paritetiche realizzate dalle associazioni.
    La riforma aveva infatti suscitato le critiche del CNCU, che lo scorso ottobre aveva elaborato e presentato un emendamento.
    Conferma a Help Consumatori il segretario generale Adiconsum Paolo Landi: “Ho parlato questa mattina con la responsabile dell’ufficio legislativo del ministero di Grazia e Giustizia per chiedere informazioni il merito al decreto sulla conciliazione. Mi ha confermato che oggi andava in Consiglio dei Ministri e che di innovazione su questo testo rispetto a quello discusso a suo tempo vi era l’estensione al settore assicurativo e inoltre la possibilità di portare in detrazione 500 euro nel caso di conciliazione positiva, e 250 euro nel caso di conciliazione negativa, mentre per quanto riguardo le nostre proposte, che avevamo elaborato come CNCU, lei mi ha confermato che non sono arrivate al Ministero di Grazia e Giustizia”.
    Quali erano le proposte? “La proposta era di inserire un comma nel quale si impegnava e si delegava al Ministero dello Sviluppo economico di attuare una normativa per il riconoscimento degli accordi di conciliazione diretta che abbiamo stipulato tra associazioni e imprese. Quindi il testo che è uscito dal Governo prevede la conciliazione obbligatoria, e a nostro avviso questo non è conforme alla legge delega, prevede la possibilità che nei vari contratti sia già indicato l’ente conciliatore, e a nostro avviso questo non è conforme alla terzietà, mentre mi ha confermato di avere corretto quella parte del decreto dove la conclusione della conciliazione veniva trasmessa al Giudice. Avevamo sollevato l’obiezione che era inopportuno influenzare il giudice rispetto alla conclusione della conciliatore. Lì mi ha fatto presente di aver corretto il testo”.
    “Per una valutazione più complessiva – conclude Landi – bisognerà vedere il testo definitivo. Tutto il lavoro che abbiamo svolto ha finito per essere inutile perché non abbiamo avuto né l’incontro con il Ministero di Grazia e Giustizia, né una audizione con la Commissione Giustizia la cui presidente, l’onorevole Bongiorno, si era dichiarata disponibile. Ritengo che qui ci sia una responsabilità anche da parte del sottosegretario Saglia, che si era impegnato ad attivare sia un incontro con il ministero di Grazia e Giustizia sia un’audizione in Commissione, e non abbiamo avuto né l’una né l’altra”.
    2010

  18. Gentilissimo dottor Naponiello,
    sono passati dieci giorni dalla nota di cui sopra, ma noto, con dispiacere, la mancanza di un suo riscontro. Come mai? In precedenza Lei è stato molto solerte ed addirittura anche di domenica ha avuto l’amabilità e la cortesia di dare una risposta ai miei quesiti. Questa volta nulla.
    Ripeto, come mai? Forse perché le ho comunicato che, purtroppo, (e con vero dispiacere, mi creda) il corso delle 40 ore mio figlio lo fa con CEPU e non con l’ANPAR come da Lei consigliato? Purtroppo quando ho scoperto il suo sito, l’iscrizione al corso con Cepu era stato già formalizzato per cui quando Lei mi ha segnalato di farlo con l’Anpar ormai era troppo tardi…
    Spero ancora in un suo gentile riscontro e soprattutto che il suo mancato riscontro non sia dovuto ai motivi sopraesposti.
    Sempre con la stima di sempre…
    Rag. Giuseppe

  19. mi scusi non ci ho fatto caso,lo leggo solo ora, l’emendamento non è stato approvato, ma sa, siamo in campagna elettorale,e i partiti son impegnati in ben altro!sarà bene vedere dopo il 28/marzo.posso consigliare a suo figlio di iscriversi ad un corso come Amm.re condominiale., è una attività in ascesa e in continua normazione, avviandosi verso delle specializzazioni sempre + specifiche.Veda l’A:N:FOR: salerno, e mandi una email, è un istituto onlus,finanziato dalla regione MI SCUSI DI NUOVO PER IL DISGUIDO

  20. egr. Dott. Naponiello
    sono avvocato da 19 anni, sono cassazionista e mi pare che per chi abbia oltre 15 anni di attività professionakle non sia necessario fare i corsi per conciliatore specializzato. Eppure nei vs moduli per richiedere all’iscrizione non vi è traccia di tale possibilità ,perchè?

  21. Gentile Dott.Naponiello,
    sono una ragazza di Bari,laureata presso la facoltà di Giurisprudenza.
    Mi sono incuriosita riguardo al corso per conciliatore professionista,
    volevo sapere se i corsi dell’A.N.P.A.R. vengono organizzati piu’ volte l’anno (ho visto che è appena cominciato uno nella mia città ma non sono in tempo per partecipare).
    Mi interessava inoltre sapere quali prospettive possono presentersi una volta terminato il corso per me che sono una semplice laureata magistrale e se quindi vale la pena davvero investire nel conseguimento del titolo.
    In attesa di una Sua risposta,
    Le porgo cordiali saluti!

  22. ORA LA CONCILIAZIONE E’ ORA,2010,OBBLIGATORIA IN TUTTE LE MATERIE CIVILISTICHE, TRANNE PER LO STATUS DELLE PERSONE, ERGO IL DIRITTO DI FAMIGLIA. DOVRAI SOSTENERE UN CORSO (ancora facile)CON TRE PROVE SCRITTE ED UNA ORALE, (io lo ho sostenuto a Salerno,1 mese 2009 con1.900 eu, ma i prezzi mi sembra siano scesi),E POI SE INTENZIONATA A ESERCITARE LA PROFESSIONE DOVRAI ISCRIVERTI AD UN ORGANISMO DI CONCILIAZIONE ABILITATO CON RELATIVO ALBO. LA RIFORMA DEL GIUDICE DI PACE CHE ANDRÀ AI VOTI CAMERALI PRESTO, PREVEDE CHE I GIUDICI DI PACE AVRANNO ANCHE I COMPITI DI CONCILIAZIONE X EVITARE LA CONGESTIONE PRESSO LA MAGISTRATURA ORDINARIA, E DUNQUE L’ABILITAZIONE DA CONCILIATORE, X ORA SEMPLICE RISPETTO ALL’AVVOCATO, SI STA APPREZZANDO E FORSE VERRA’ CONSIDERATA BENE COME TITOLO X LA DOMANDA SEMPRE COME GIUDICE DI PACE! IN PUGLIA, TRAMITE INTERNET CI SARANNO DEI CORSI MA ANCHE IN TUTTA ITALIA, ACCERTATI CHE L’ENTE PRIVATO SIA ACCREDITATO PRESSO IL MINISTERO, OPPURE ALCUNI TRIBUNALI ISTITUISCONO LORO TALE CORSO. ADESSO SON VINCOLATI, GLI AVVOCATI A DOVERE INFORMARE IL CLIENTE DELLA CONCILIAZIONE, MANDATO DA FAR FIRMARE, ED ANCH’ESSI A NORMATIVA VIGENTE NON POSSONO FARE DA CONCILIATORI E/O MEDIATORI, CHE SON SINONIMI, SE ABILITATI DA MENO DI ANNI 15. In limine litis,. RICERCA LA SEDE A TE + CONSONA E RICORDATI CHE SE NON SEI FIGLIA O PARENTE STRETTA DI UN BUON AVVOCATO SAPPI CHE IN ITALIA DI AVVOCATI ESERCITANTI CE NE SON CIRCA 240.000.T’AUGURO TANTE BELLE COSE.P.S. E’ SEMPRE UN TITOLO ABILITATIVO PUBBLICO, DA SFRUTTARE PURE NELLE DOMANDE E CONCORSI, NON E’ DETTO CHE SARESTI COSTRETTA A SVOLGERE LA PROFESSIONE, ANCORA in itinere,E QUINDI POCO REMUNERATIVA…X ORA!I.

  23. @AVV. MARZO, LEI E’ CONCILIATORE ope legis, SI LEGGA LA NORMATIVA, ED AUGURI.

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