Bilanci fuori tempo massimo, consuntivi approvati in ritardo. Una maggioranza ballerina. Scelte importanti rinviate. La Città è sospesa. Il Consiglio si tiene grazie al “responsabile”. Concreto il rischio commissariamento, se si “sveglia” il Prefetto. Mentre si impegna massicce risorse del Pnrr si gioca ai numeri, tra tatticismi, “soccorsi” e “ricatti”, con l’ombra di “inquietanti” pressioni.

di Massimo Del Mese & Marco Naponiello per POLITICADEMENTE
EBOLI – Il rendiconto della gestione è stato approvato, in realtà approvato l’11 dicembre, ben oltre il termine ordinario del 30 settembre, non è solo un dato tecnico. È un segnale politico. Un segnale emblematico che racconta di un’amministrazione in affanno e di un Consiglio comunale che, nella seduta del 29, ha mostrato tutta la sua fragilità: alcuni debiti fuori bilancio approvati, altri rinviati, una maggioranza rimasta in piedi grazie al voto di “responsabilità” del Consigliere Damiano Capaccio, che se lo poteva anche risparmiare, atteso tutta la responsabilità che si è assunto di prolungare l’agonia della “Maggioranza” che non c’è più e di contribuire alla ulteriore confusione politica di un’Amministtazione che delibera in Giunta ma non riesce a tenere un Consiglio comunale, figuriamoci a deliberare, tanto che in seguito il “responsabile” Capaccio, allontanatosi dall’aula ha fatto mancare il numero legale.
Il quadro normativo è noto a chiunque amministri un ente locale. Il Testo unico degli enti locali non è un’opinione. L’articolo 151 del TUEL fissa i principi della programmazione finanziaria e i termini per l’approvazione dei bilanci; l’articolo 163 disciplina l’esercizio provvisorio e la cosiddetta gestione a dodicesimi, consentita solo entro limiti rigorosi e per il tempo strettamente necessario; l’articolo 141 prevede, come extrema ratio, lo scioglimento del Consiglio comunale in caso di mancata approvazione degli strumenti fondamentali di bilancio e qui rientra in toto anche la “responsabilità” del Prefetto, il quale dall’alto del suo ruolo dovrebbe garantire il corretto adempimento delle leggi.
È pur vero che lo stesso Prefetto, pur essendo a conoscenza, può consentire con il suo intervento uno proroga, ma ignorando del tutto e non investendo lo stesso Consiglio comunale con una raccomandazione scritta, sembrerebbe non rispettare nemmeno il suo ruolo, che invero, avrebbe dovuto esercitarlo non consentendo una deriva istituzionale. Il silenzio del resto “consente” uno slittamento di fatto del termine ordinario fino a fine febbraio, e contribuisce ad una proroga che ha, ma solo per la maggioranza, solo il sapore di una strategia politica. Insomma una boccata d’ossigeno. Certo il Prefetto non può, con il suo silenzio, permettere che si possa immaginare sia consenziente a quel tirare a campare di un’Amministrazione che non ha più i numeri in Consiglio comunale per garantirne il suo corretto funzionamento. Purtroppo se anche quel termine dovesse essere superato, Eboli rischierebbe di trovarsi in esercizio provvisorio, con una gestione ingessata, fatta di spese obbligatorie, frazionate in dodicesimi, e con un drastico ridimensionamento della capacità di scelta e di indirizzo.
Una città come Eboli può permetterselo?
Difficile crederlo, specie per un Comune chiamato a governare scadenze cruciali del PNRR su edifici pubblici, scuole e patrimonio comunale, oltre al fatto che il suo territorio è attraversato da trasformazioni infrastrutturali di portata nazionale: alta velocità ferroviaria, con il ridisegno della viabilità e l’abbattimento del ponte di San Giovanni (San Vito); l’elettrodotto Terna, ancora non completamente definito; la questione mai risolta dall’ANAS, dello svincolo autostradale, uno dei pochi rimasti immutati sull’ex Autostrada, con effetti evidenti su traffico, inquinamento e congestione, soprattutto nei mesi estivi quando Eboli diventa porta naturale del Cilento, naturale snodo giornaliero di mezzi pesanti diretti nella zona industriale di Eboli. Tutti Progetti subiti dei quali poco e niente la Città conosce, per le dichiarate “accondiscendenze” piú volte attribuite all’Amministrazione, che tra l’altro ha subito senza incazzarsi un drastico ridimensionamento dei famosi “ristori” destinati alla Città per le devastazione di un territorio che non ha potuto decidere una sola virgola di tutte quelle opere, ritenute sicuramente di rilievo nazionale che l’attraversano, ma non di utilità per la Città.
A tutto questo si aggiungono i rebus della sanità pubblica e delle politiche sociali: Che fine hanno fatto i 22 milioni del famoso art. 20? L’ospedale di Eboli resta al centro di incertezze regionali, mentre il peso crescente della sanità privata rende sempre più difficile l’accesso alle cure per ampie fasce di popolazione. Sul fronte sociale, l’ex Piano di Zona con Eboli Comune capofila oggi Consorzio ASSI, struttura che gestisce servizi essenziali in una città sempre più segnata da fragilità economiche e sociali. Anche qui, senza certezze di bilancio, ogni programmazione rischia di diventare un esercizio teorico, visto che le scelte del comune capofila si riflettono su tutto l’ambito territoriale di cinquecento chilometri quadrati 8 comuni e circa 80.000 residenti.
E poi c’è la politica, quella vera. Il sindaco Mario Conte deve ancora completare il riassetto della Giunta e riattribuire le deleghe, sempre che riesca a ricomporre la sua maggioranza del tutto instabile, a giudicare dalle assenze croniche. Figuriamoci quando e se si troverà una quadra, come sarà difficile assegnare le deleghe seguendo pesi e contrappesi dei continui e nuovi assetti numerici dei singoli gruppi, senza scontentare qualcuno. Quale sarà il metodo che si seguirà? quali le richieste? Ci saranno ricatti politici? Sempre che si chiarisca chi, come, quando si sono appalesate “inquietanti pressioni” verso chi e perché?
Con la fine della consiliatura spostata più avanti, nella primavera del 2027, il rischio è quello di trascinare la Città in un lungo limbo: consigli comunali sempre più rari, decisioni rinviate, cantieri strategici appesi a un filo. L’inaugurazione della nuova aula consiliare rischia di restare la cornice elegante di un quadro astratto di una politica senza slancio. Con questi scenari si può mai immaginare che si possa continuare ad andare avanti senza affrontare pubblicamente ed in Consiglio Comunale, la crisi politica cronica che attraversa l’Amministrazione Conte?
Altre domanda, allora, sono inevitabili: il 2026 sarà l’anno della svolta o della definitiva resa a fronte di un immobilismo, questo si inquietante? Il Sindaco riuscirà a ricucire una maggioranza stabile e a restituire al Consiglio il ruolo che gli spetta, oppure vuole continuerà a vivere alla giornata, col fiato sospeso, sperando che basti un altro voto “responsabile” per andare avanti?
Per una città che ha già perso troppo tempo, l’eventuale gestione a dodicesimi – o peggio, un commissariamento – non sarebbe una parentesi tecnica, ma un danno politico e sociale enorme. Eboli non può permetterselo. E chi governa ha il dovere di dimostrarlo, non a parole, ma con i numeri, i bilanci e le scelte degne di quella politica “onorevole” che ha fatto per decenni della nostra cittadina un laboratorio politico modello per le comunità provinciali.
Eboli, 2 gennaio 2026






