Dalla Scuola Apparato alla Scuola di Servizio….

CULTURA SCUOLA & SOCIETÁ – N° 2 – Febbraio 2015

Coccaro: «Dalla Scuola Apparato alla Scuola di Servizio: Pratiche organizzative per La buona Scuola». Quello che per Coccaro c’é, quello che ci vorrebbe, quello che deve esserci perchè la Scuola possa essere fluida e adagiarsi ai cambiamenti della società.

rosario coccaro

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di Rosario Coccaro
da (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

ROMA – Con Febbraio 2015, esce il secondo articolo della rubrica “Cultura Scuola & Società il nuovo appuntamento di POLITICAdeMENTE, curato mensilmente dallo scrivente e che Massimo Del Mese ha brillantemente presentato sul suo Blog nella pubblicazione del 25.01.2015 .  Grazie di cuore.

Un sentimento di sincera gratitudine va ancora a Massimo per le lusinghiere parole usate nei miei riguardi. Caro Massimo noi facciamo parte di una generazione, ridotta oramai ad una sparuta schiera, nata e cresciuta alla Costituzione e ci vantiamo di tali origini elitarie e di una tale  ed incontenibile lievitazione le quali hanno tenuto e tengono ancora lontani da noi gli azimi di varia natura che invece, assai frequenti, si aggirano per l’epoca nostra e per le nostre contrade.

Continueremo così imperterriti e tenaci nel nostro caparbio andare (magari controcorrente) ma sempre libero, coerente e fiero che sin qui ha contraddistinto il nostro esser-ci nella scuola e nel  sociale come uomini liberi e di cultura.

E’ doveroso, poi, esprimerti sentiti apprezzamenti per il tuo Sito PoliticadeMente: un sicuro presidio di libero pensiero fra i tanti squallori e le tante miserie che spesso non ci fanno sentire fieri di essere italiani. Ma noi non molliamo!

Grazie ancora Massimo ed un convinto augurio di buon lavoro per il nostro comune impegno con gli auspici che il nostro pensiero e le modalità di comunicarlo possano coinvolgere un numero sempre crescente di persone e suscitare dibattiti e confronti in seno alla società civile.

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«Dalla Scuola Apparato alla Scuola di Servizio.

Pratiche organizzative per La buona Scuola»

L’articolo di Gennaio, dopo una rapida rassegna delle più evidenti contraddizioni della politica italiana, concludeva con un richiamo alla Riforma della Scuola e dunque a La Buona Scuola” che noi, per fortuna, già abbiamo. Una Buona Scuola, utilizzando saggiamente l’interpretazione, deve saper andare oltre le risposte corrette per guadagnare la flessibilità organizzativa. Non mancano, in tal senso, gli strumenti legislativi quali, ad esempio, l’Organico Funzionale: un gruppo professionale qualificato… con giurisdizione esclusiva da parte del D.S. Ne fa parte anche l’insegnante di sostegno, corresponsabile e contitolare, che usa le discipline per parlare al D.A. ma anche a tutta la classe. Organizzazione coraggiose ed illuminate appartengono a questo modello di scuola e, proiettandola oltre l’apparato, la esaltano come servizio al cittadino.

La scuola dell’Autonomia è innanzitutto scuola del territorio, scuola cioè che, certa nelle coordinate teoriche e normative, analizzate le risorse di cui dispone, vagliate le attese che sono intorno, si storicizza e fa della territorialità un fattore smagliante della sua sussidiarietà. Non il corpo qui e la mente altrove, ma il corpo qui e la mente qui con assunzione diretta di responsabilità nel rispetto del principio della doppia fedeltà : alla norma e al territorio. Da una parte vi è il corpus delle norme, dall’altro vi sono le scuole autonome/l’utenza/il territorio, in mezzo si colloca la responsabilità dirigenziale deputata a pensare e ad applicare le leggi, dopo averle interpretate, però. Dalla gestione di questa triade organizzativa scaturisce la managerialità che oggi non può difettare nel Dirigente pubblico, a meno che questi non voglia abdicare alla sua originaria ed alta funzione istituzionale per abbracciare un ruolo impiegatizio, morbido scendiletto per una inadeguata  burocrazia per la quale meno si decide e più si esegue e meglio è.

D’altro canto, l’Autonomia dell’Istituzioni Scolastiche assegna alle scuole un’esclusiva capacità di progettazione e di regolamentazione sempre nel rispetto sostanziale della norma, evitando, però, inutili quanto dannosi formalismi. L’interpretazione, infatti, è una categoria giuridica che -come sosteneva il Ministro emerito Luigi Berlinguer– saggiamente azionata, consente di fare tutto ciò che la norma espressamente non vieta.

Tale modello di scuola, ovviamente, ha bisogno di strumenti organizzativi flessibili che, per la verità, il legislatore da tempo rende disponibili.

Già verso la fine degli anni ’90 (L. 59/97; D.P.R. 233 e 251/98; D.M.71/99), quale strumento di flessibilità, viene introdotto l’Organico Funzionale: una quota di personale (d’Istituto e non di plesso) determinata su parametri flessibili che viene assegnata all’Istituzione nella sua interezza, per rispondere a tutte le esigenze e che sarà gestita dal Dirigente Scolastico. In questi anni e poi a seguire, si avviano  le prime iniziative di flessibilità organizzativa: classi articolate per gruppi di alunni, scavalchi, classi di strumento musicale con provenienze eterogenee, valorizzazione del ruolo dell’insegnante di sostegno con utilizzazione flessibile…anche sulle discipline.

E sul tema della flessibilità organizzativa ritorna con insistenza la normativa più recente (D.L. 5/2012, Linee Guida per La Buona Scuola/2014) che rilancia con forza  l’Organico Funzionale inteso quale gruppo professionale qualificato che si occupa di un ventaglio di attività…fra cui l’integrazione degli alunni disabili e la cui gestione dovrà essere delegata ai D.S. che ne rispondono in termini di risultati.

L’insegnante di sostegno fa parte di questo gruppo professionale qualificato e, come   previsto  da tutta la normativa di specie (dalla L.118/71 alle L.104/92 e 133/01), è insegnante di classe. Lungi dall’essere la sentinella dell’alunno D.A., fa parte del gruppo docente che ha la contitolarità e la corresponsabilità della progettazione e della realizzazione dei percorsi di integrazione e di apprendimento per tutti gli alunni. Sostiene il D.A., assiste alunni non certificati ma bisognosi, si rivolge  a tutta la classe:  e non può che farlo  per mezzo delle discipline di studio, ergo, è autorizzato, per legge, ad utilizzarle, avendone, magari, assegnate alcune.

E’ questo il senso alto della legalità, declinata sui bisogni e sui risultati.

Nonostante un certosino lavoro, faccio fatica a rinvenire una benché minima traccia di norma (primaria o secondaria che sia) che vieti all’insegnante di sostegno di parlare al D.A. e alla classe utilizzando le discipline! Tutta la normativa di specie, viceversa, sollecita proprio a che ciò avvenga sistematicamente.

Come pure può accadere che di due alunni D.A., entrambi certificati per gravi, uno non sia molto grave, l’altro sia gravissimo.

Il dirigente burocrate assegnerà 22 h all’uno e 22 all’altro. Parti uguali? Vuolsi così…

(Niente, però, è più discriminante che fare parti uguali fra disuguali, meglio sarebbe dare di più a chi ha avuto di meno, così come ci ha insegnato Don Lorenzo Milani).

Il dirigente manager  potrebbe assegnare al primo 17 h, al secondo 27. La legge non lo dice, però?

Ma la legge non viene dall’iperuranio, è fatta da uomini e deve servire altri uomini: è sempre e solo uno strumento e non può essere vissuta come obiettivo. A farlo, si corre il rischio di andare ad infoltire la schiera di coloro che, dinanzi al saggio che indica la luna, puntualmente, si fermano al dito che indica e non guadagnano la luna.

La presunzione, poi, che tali organizzazioni d’avanguardia possano avere una qualche incidenza su eventuali posizioni di soprannumerario, è un fermo indicatore di ignoranza delle procedure che producono esuberi e, dunque, perdenti posto.

E’ utile, inoltre, non trascurare che le procedure attinenti agli organici si snodano in due fasi.

Una prima fase, squisitamente amministrativa, si realizza, e deve realizzarsi: -sui dati numerici degli alunni e delle classi, per organico posto comune, – sul numero e sulla gravità/non gravità degli alunni certificati, per i posti di sostegno. Ove in questa fase vi fossero discordanze fra dati trasmessi-organici ottenuti e le situazioni di fatto, ricorrerebbe una responsabilità patrimoniale/erariale in capo al D.S.

La seconda è relativa all’utilizzazione delle risorse ottenute e può essere interpretata come puro adempimento amministrativo (scuola apparato), oppure può assumere i caratteri di conduzione manageriale che, sempre nel rispetto dei dati numerici, dà luogo ad un Progetto di utilizzazione delle risorse da deliberare in C.D. e C.I.    Ma questa è un’altra storia!

Qui non è di casa alcuna responsabilità erariale/patrimoniale; qui ricorre una responsabilità esclusivamente dirigenziale che marca la differenza fra il dirigente burocrate e il dirigente manager.

Qui non c’è posto per l’aria fritta o per dotte dissertazioni sul sesso degli angeli; non c’è posto per anguste ed approssimative interpretazioni, per pseudo-tutele o per tardivi quanto sospetti ravvedimenti.

Qui sono di casa organizzazioni coraggiose, illuminate, d’avanguardia che proiettano la scuola pubblica italiana oltre  le noiose ovvietà, oltre l’apparato, oltre i vincoli del corto pensiero o di una paralizzante burocrazia e la esaltano, sempre più, come servizio al cittadino  in odore di Lisbona e dell’Europa.

Affido questi pensieri al lettore, con l’auspicio che possano indurre serene riflessioni e ragionevoli dialettiche capaci di orientare l’agenda scolastica  e, dunque,  configurarsi come  modesto,  ma originale contributo per la realizzazione de La buona scuola.

Roma, 24 febbraio 2015

3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Ok, complimenti.
    La burocrazia blocca l’Italia. Nella scuola ed in tutta la P.A. c’è bisogno di una sana flessibilità, rispettosa dei bisogni e attenta ai risultati.
    La legge è legge e va rispettata, ma la sussidiarietà, voluta dalla Costituzione , impone sempre l’interpretazione.
    Possiamo salvare l’Italia eliminando formalismi e burocrazia.

  2. Ok, complimenti.
    La burocrazia blocca l’Italia; nella scuola e in tutta la P.A. è indispensabile una sana flessibilità.
    La legge è legge e va rispettata, ma la sussidiarietà, voluta dalla Costituzione, impone l’interpretazione.
    Possiamo salvare l’Italia eliminando la burocrazia e inutili formalismi.

  3. Condivido in pieno. L’insegante di sostegno è insegante di classe pertanto realizza interventi educativi e didattici rivolti al potatore di H. ma pure a tutti gli altri alunni della classe della quale è corresponsabile e contitolare come lo è delle duscipline di studio.

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