Chiusura Ospedali Psichiatrici Giudiziari: I Giudici lanciano l’allarme

Chiusura Ospedali Psichiatrici Giudiziari, via libera alle Residenze Esecuzione Misure Sicurezza. I giudici lanciano l’allarme: “In libertà persone pericolose”.

L’allarme è stato lanciato da un giudice del tribunale di Roma. La legge 81 del 2014 dispone che i soggetti socialmente pericolosi siano scarcerati senza prevedere misure sanitarie alternative.

ospedalepsichiatrico

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di Annamaria Forte
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

ROMA Le normative. La legge 81 del 2014 dispone che i soggetti socialmente pericolosi siano scarcerati senza prevedere misure sanitarie alternative. L’allarme è stato lanciato da un giudice del tribunale di Roma. Un piccolo comma approvato in Senato rischia di far uscire dal carcere decine di soggetti socialmente pericolosi. E’ il possibile effetto di una disposizione contenuta nella legge 81 del 2014 sul superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG). Un provvedimento che potrebbe avere gravi ricadute in termini di impatto sociale e di sicurezza.

“Le strutture psichiatriche, sono nate come strutture adibite alla cura delle malattie mentali e alla salvaguardia della sicurezza sia della società che dei malati stessi. I Italia sono state costruite a partire dal XV secolo, furono regolati per la prima volta nel 1904. Essi furono chiamati inizialmente “manicomi”, “frenocomi” o con altri nomi caratterizzanti. Da allora ad oggi numerosi  adeguamenti legislativi e sociali sono stati fatti, ma la sostanza non cambia. Oggi nel 2015 così come nel XV secolo”.

La disposizione normativa ha convertito in legge il decreto legge 52 del 31 marzo 2014 che ha prorogato al 31 marzo 2015 il termine ultimo per il superamento degli OPG e la conseguente entrata in funzione delle REMS (Residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza). Mettendo (forse) definitivamente fine ad un’altra delle anomalie italiane in tema di regime carcerario, gli ospedali psichiatrici giudiziari, sopravvissuti all’abolizione dei manicomi civili. Salvo casi di “conclamata pericolosità sociale dell’individuo” o laddove le cure non bastino ad evitare il rischio per la comunità, i magistrati dovranno adottare misure “alternative” rispetto agli ospedali psichiatrici giudiziari.

Ospedale psichiatrico giudiziario

Ospedale psichiatrico giudiziario

Il disagio. Ma la norma sta destando allarme negli ambienti giudiziari. In particolare c’è preoccupazione per la disposizione introdotta dal Senato, al comma 1 quater, che dispone che sia le misure di sicurezza detentive (provvisorie o definitive) che i ricoveri nelle REMS, non possono protrarsi per una durata superiore al tempo stabilito per la pena detentiva prevista per il reato commesso, fatta eccezione per i reati per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo. I giudici saranno così tenuti a revocare le misure di sicurezza per internati pericolosi che abbiano superato il limite massimo della pena edittale, senza che vi sia nessuno che se ne faccia carico in concreto. Il risultato è che soggetti ad alta pericolosità sociale potrebbero finire fuori dal carcere senza che siano state predisposte le necessarie misure sanitarie, sociali e giudiziarie. Con gravi conseguenze sia per la salute dell’imputato, che per la sicurezza della collettività. Ad oggi non sono noti i dati di chi è uscito e sono pochissime le Regioni che hanno predisposto strumenti di cura e controllo.

Le gravi ricadute della disposizione normativa sono state segnalate all’Associazione Nazionale Magistrati e alle autorità competenti dal giudice del Tribunale di Roma, Paola Di Nicola, fautore dell’allarmismo. Nella lettera, pur riconoscendo che la riforma è ispirata da giusti principi, si sottolinea che “sarebbe stato necessario che il legislatore si fosse fatto carico, per tempo, di un opportuno, efficiente ed adeguato sistema di approdo della riforma, specialmente sotto il profilo sanitario, che temo non sia stato sufficientemente realizzato in concreto sui territori su cui la riforma inevitabilmente ricadrà, con ciò che ne consegue in termini di impatto sociale e di sicurezza“.

Il movimento. Il 25 marzo, alle ore 14, si è tenuta  una conferenza stampa nella sede della Cgil di Venezia, in via ca’ Marcello, 10, a Mestre, dove è stata  presentata la campagna sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari che dovrebbero essere chiusi definitivamente il 31 marzo 2015.  Il 26 marzo, alle ore 17.30, sempre nella sede della Cgil, si è tenuto il convegno “Restituire un volto, un nome, dignità e diritti. Per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Durante questo appuntamento, è stato  presentato il libro di Angelo Lallo “Maladies, L’inferno degli ospedali psichiatrici e delle istituzioni totali in Italia”. Saranno presenti: Stefano Cecconi, responsabile welfare Cgil nazionale e comitato Stopopg: Annamaria Marin, avvocato Camera penale Venezia; Ugo Agiollo, della segreteria Cgil Venezia; Anna Poma, comitato Stopopg Veneto, Forum salute mentale; Gianfranco Rizzetto, comitato Stopopg Veneto.

La realtà. 10 le Regioni pronte a fare fronte alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari entro il 31 marzo: i 6 Opg in tutt’ Italia, sostituiti da Rems il 1 aprile, residenze non carcerarie, socio-sanitarie, senza sbarre nè presenza di polizia penitenziaria: nel mirino, la riabilitazione dei soggetti. Nelle regioni più piccole, unica Rems, mentre nelle più grandi,  da 3 a 4. Ogni struttura ospiterà fino a 20 persone. Altre regioni saranno pronte in autunno. Il Governo valuterà i commissariamenti laddove carente ogni piano a riguardo. Residenze funzionanti in: Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna, oltre a Bolzano. Potrebbero aggiungersi Abruzzo e Molise. Ad oggi sono circa 700 gli internati a riguardo. Veneto e Piemonte a maggior rischio commissariamento, in quanto ancora non hanno varato strutture alternative.  Certamente allocare disagiati mentali, non in ghetti o esperire soluzioni tampone, non rientra nello spirito della riforma.

Conclusioni. Ci si propone il cambiamento senza però far mutare nulla di fatto. Così si potrebbe sintetizzare l’allarme lanciato da Psichiatria democratica sul superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), previsto per il 31 marzo 2015 ma che, secondo l’organizzazione fondata da Franco Basaglia, potrebbe tradursi in un’operazione inutile. Gli internati ancora sottoposti alle misure di sicurezza rischiano di finire in strutture che non sarebbero altro che  una continuazione delle strutture precedenti sotto altro nome, del vecchio internamento. L’allarme riguarda però anche i cosiddetti “dimissibili”, ovvero quegli internati non più sottoposti alle misure di sicurezza e ormai esclusivamente sotto la responsabilità del Servizio sanitario nazionale: Una gran parte di loro finisce nelle grandi strutture riabilitative di lunga degenza psichiatrica. Istituzioni, quest’ultime, con un gran numero di posti letto dove, sono probabilmente finiti molti degli internati dismessi dal 2010, anno in cui è cominciata l’operazione di smantellamento degli Opg. E poi ci sono le strutture gestite dai privati, con un uso poco “sociale” delle strutture.

Roma, 27 marzo 2015

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. in Italia si fanno sempre le cose a metà.Ma anche in altre nazioni ed allora si verificano disastri aerei come il recente,a causa di un pazzo in libertà senza alcun controllo.

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