FIM-CISL. Crisi metalmeccanica in Campania coinvolge 10mila lavoratori

Il sistema metalmeccanico campano attraversa una fase di profonda trasformazione. La FIM chiede interventi urgenti per industria e occupazione. La crisi coinvolge 10mila lavoratori e impone interventi strutturali per non perdere capacità produttiva e occupazione”

Giuseppe De Francesco

POLITICAdeMENTE

SALERNO – Crisi metalmeccanica: in Campania quasi 10mila lavoratori coinvolti. La FIM chiede interventi urgenti per industria e occupazione e la FIM CISL Campania lancia l’allarme sulla situazione del comparto metalmeccanico regionale. I dati aggiornati al secondo semestre 2025 evidenziano un quadro di forte criticità industriale nella Campania, con 45 aziende coinvolte in situazioni di crisi e 9.852 lavoratori interessati da ammortizzatori sociali, riorganizzazioni o cessazioni di attività.

La crisi colpisce in modo particolare le filiere legate all’automotive e all’indotto industriale, con una forte concentrazione nell’area metropolitana di Napoli. Tra i principali poli industriali coinvolti vi è quello della Stellantis, insieme a numerose imprese della componentistica e dei servizi industriali collegati alla produzione. A questi elementi si aggiunge anche l’impatto delle scelte strategiche adottate negli ultimi anni dal gruppo automotive, che nella fase di gestione di Carlos Tavares ha concentrato in modo prevalente lo sviluppo industriale e la ricerca sulla transizione elettrica. Una strategia fortemente condizionata anche dalle decisioni dell’Unione europea di fissare al 2035 il termine per il blocco della vendita di veicoli con motorizzazioni endotermiche. Una direzione che, pur orientata alla transizione ecologica, ha determinato significative dispersioni industriali, sia all’interno del sistema produttivo sia lungo tutta la filiera dell’indotto, accentuando le difficoltà dei territori maggiormente dipendenti dalla componentistica tradizionale.

Secondo la FIM regionale, si tratta di una crisi strutturale determinata da più fattori concomitanti: riduzione degli ordinativi, costi energetici elevati, transizione tecnologica, delocalizzazioni, perdita di commesse e fragilità finanziaria delle imprese, in particolare dell’indotto.

“Il sistema industriale campano sta attraversando una fase di trasformazione profonda e complessa — dichiara Giuseppe De Francescoe la dimensione della crisi impone scelte politiche e industriali immediate. Non possiamo permettere che le transizioni in atto si traducano in perdita di capacità produttiva e occupazionale. Servono investimenti, politiche industriali mirate e strumenti di sostegno alle filiere strategiche”.

La FIM sottolinea come l’ampio ricorso alla cassa integrazione straordinaria e ordinaria, ai contratti di solidarietà e agli altri strumenti di sostegno al reddito rappresenti un segnale chiaro della natura strutturale della crisi, che richiede interventi non emergenziali ma strategici.

Tra le priorità indicate dal sindacato:

  • politiche industriali nazionali ed europee per l’automotive e la manifattura
  • riduzione del costo dell’energia per le imprese
  • sostegno agli investimenti e alla riconversione produttiva
  • programmi di reindustrializzazione dei siti in crisi
  • rafforzamento delle politiche attive del lavoro e della formazione

“La Campania — conclude la FIM — è uno dei territori più esposti ai cambiamenti dell’industria manifatturiera. Per questo chiediamo un confronto immediato con Governo e Regione per mettere in campo un piano straordinario per l’industria e l’occupazione”.

Salerno, 26 febbraio 2026

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