Il Sen. Cardiello denuncia: “Lo scandalo raccolta sangue in Campania continua”

“Lo scandalo raccolta sangue in Campania continua”. Il Sen. Franco Cardiello interviene e interroga il Ministro della Salute Lorenzin.

Cardiello: “La situazione è insostenibile. La raccolta delle sacche ematiche è ad appannaggio di una sola famiglia proprietaria di autoemoteche. I Centri Avis sono fermi e non possono operare a causa della burocrazia. La Regione ostacola e blocca il lavoro dei tanti volontari del settore“.

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da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

ROMA – «La situazione è divenuta insostenibile. – Scrive in una nota il Senatore di Forza Italia Franco Cardiello formulando in una interrogazione parlamentare una precisa e circostanziata denuncia – Nella nostra Regione, forse l’unica, la raccolta delle sacche ematiche è ad appannaggio di una sola famiglia proprietarie di autoemoteche.

I Centri Avis – fa notare Cardiello incolpando la burocrazia regionale – sono fermi e non possono operare a causa della burocrazia e dei lacciuoli della Pubblica Amministrazione regionale che ostacolano e bloccano il lavoro dei tanti volontari del settore.

A questo punto – prosegue il Senatore forzista – l’intervento del Governatore De Luca è necessario per sbloccare la situazione scandalosa che si protrae da mesi e sollecita l’intervento della magistratura affichè accerti se vi sia dolo da parte di alcuni Dirigenti dell’Ente che non ottemperano agli obblighi previsti dalla legge.

Per questi motivi – conclude la nota del Senatore Franco Cardielloho depositato anche un atto di sindacato ispettivo che allego in formato edittabile.

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Atto n. 3-03158 (in Commissione)

Pubblicato il 27 settembre 2016, nella seduta n. 686

CARDIELLO – Al Ministro della salute Beatrice Lorenzin

Premesso che:

in data 14 gennaio 2016, è stato pubblicato l’atto di sindacato ispettivo 4-05065, a firma dell’interrogante, con il quale si chiede di predisporre un’ispezione ministeriale in Campania, al fine di accertare le responsabilità ed i motivi dell’inerzia della Regione nell’accreditamento delle unità di raccolta sangue associative che, di fatto, ha determinato una disparità di trattamento tra i cittadini campani e quelli del resto d’Italia. L’atto non ha sino ad ora avuto risposta e la situazione non si è risolta;

come evidenziato, con decreto del presidente n. 50/2014, la Regione Campania ha inteso recepire la norma dell’accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010 che disciplina il rapporto tra le unità di raccolta sangue associative ed i servizi immunotrasfusionali (SIT), nonché le modalità operative delle unità di raccolta;

l’accordo ha inteso porre una data ultima per l’accreditamento delle strutture di raccolta del sangue già esistenti, senza impedire che ulteriori e nuove strutture potessero essere accreditate;

il decreto ha di fatto sovvertito le finalità dell’accordo, in quanto, contrariamente a quanto accade in tutte le altre Regioni d’Italia, in Campania non è possibile accreditare nuove unità di raccolta, fisse o mobili: conseguentemente, al momento, in Campania ci sono solamente 9 unità di raccolta sangue accreditate, contro, ad esempio, le 436 autorizzate nel Lazio;

la Regione Campania non ha dato spiegazioni in merito all’anomalia. Sulla vicenda si registra che un funzionario pubblico è stato esautorato dal suo ruolo, e vi è stato uno scarico di responsabilità tra i commissari ed il direttore del centro regionale sangue;

ricordato che:

le associazioni si sono fatte carico di segnalare ripetutamente alla Regione come la situazione generi un danno grave alla collettività in un settore, quale quello della salute, costituzionalmente tutelato: infatti, al momento in Campania ci sono unità di raccolta associative (fisse e mobili, nuove, attrezzate e funzionali) costrette all’inattività, nonostante siano in possesso di strutture ed apparecchiature all’avanguardia, e altre non dotate di strutture fisse ma solo di vecchie autoemoteche che continuano a svolgere la loro attività. Dal punto di vista sanitario, l’entrata in vigore del decreto ha inoltre prodotto effetti negativi sulla qualità delle donazioni di sangue e delle trasfusioni, ottenendo risultati esattamente opposti a quelli che erano nelle intenzioni dell’accordo Stato-Regioni e lasciando, tra l’altro, intere province senza unità di raccolta;

dalla documentazione tecnica di aziende farmaceutiche produttrici di emoderivati si evince come l’incidenza positiva sulle donazioni associative sia aumentata e le donazioni da parte di donatori abituali si sia ridotta, come logica conseguenza del fatto che le unità di raccolta private dei mezzi necessari hanno di fatto ridotto le donazioni dei propri associati, con la conseguenza di avere una disponibilità di sangue meno sicuro e donatori abituali fermi;

il decreto ha determinato quindi forti squilibri nella disponibilità di sangue ed emoderivati nelle province (la provincia di Salerno compra regolarmente sangue dalla provincia di Caserta, mentre i donatori volontari di Salerno non possono donare). La situazione è oggetto di un’inchiesta da parte della magistratura;

evidenziato che:

la capacità di raccolta del sangue della Regione si concentra in una società che fa capo ad un unico gruppo familiare che da solo conta un numero di automezzi superiore a quello delle altre 9 unità di raccolta accreditate. Il mancato accreditamento di nuove autoemoteche ha di fatto creato un monopolio del servizio in tutta la regione, situazione che ha penalizzato il volontariato (mettendo a rischio i posti di lavoro del personale delle unità di raccolta penalizzate e lasciando i donatori volontari privi di riferimenti) e ha suscitato l’attenzione dell’autorità giudiziaria. Infatti, uno dei mezzi della società è stato sequestrato in quanto condotto da un pregiudicato e con targhe contraffatte;

sul punto, i competenti uffici regionali non hanno preso provvedimenti,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno disporre tempestivamente un’ispezione ministeriale per accertare le responsabilità e i motivi dell’inerzia della Regione;

se non ritenga, essendo la situazione non mutata in 9 mesi, che vi siano le condizioni oggettive per intervenire, con potere sostitutivo, per superare il protrarsi dell’inadempienza della Regione;

se non reputi opportuno prevedere, per una questione di omogeneità procedurale a livello nazionale, che le associazioni del volontariato del sangue possano inoltrare la domanda di accreditamento durante tutto l’anno.

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Roma, 4 ottobre 2016

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