LA FINE DELLA CRISTIANITÀ di Marcello Veneziani

Riflessioni ad “alta voce” dei processi e dei risultati della “laicità” delle Nazioni e le conseguenze di una quotidiana islamizzazione dell’Europa.

Tratto da “Tramonti”, il nuovo libro di Marcello Veneziani (ed.Giubilei Regnani).

tramonti-Marcello Veneziani

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da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

di Marcello Veneziani

ROMA – Un’analisa lucida quella che Marcello Veneziani rappresenta nel suo libro “Tramonti“. Un’analisi che tocca la società, la politica, la religione. Un’analisi che affronta i vizi e le virtù del vecchio continente e dell’Europa. Un sogno politico quello dell’Europa, che ha messo insieme paesi e civiltà diverse che si sono combattuti e si sono guerreggiati nel corso dei secoli e che in nome di un progetto politico ed economico si sono messi insieme rinunciando progressivamente alle proprie identità e purtroppo finendo, come sostiene Veneziani, per rinunciare anche ai propri sentimenti religiosi, in nome di una laicità politica non ben definita, ma che ha comunque portato alla perdita di identità, delle proprie tradizioni e del proprio credo religioso.

Un sogno e un progetto politico di grande spessore che man mano ha ceduto il passo all’Europa dei burocrati e delle regole comuni estranee alle proprie realtà politiche e lontane dal quello slancio culturale che voleva unire le civiltà, le culture, le economie e dava inizio alla libera circolazione di uomini e cose. Un progetto frenato nelle premesse ma che è proseguito nei suoi intenti burocratici finendo per consegnare ogni iniziativa a fredde regole percepite come cappi alle singole libertà degli Stati membri, e se ai freddi calcoli corrispondevano i freddi numeri, ai valori, non corrispondeva altro che la fretta di liberarsene, e tra questi è toccato anche alla cristianità, ponendola in seconda fila e trattandola con distrazione e superficialità, si è ritenuto che i principi laici dell’unione mal si concilassero con i principi religiosi che accompagnavano le tradizioni dei singoli Stati, rinunciando così giorno dopo giorno alla cristianità e compiendo quella operazione che Veneziani nel suo libro individua come principale fonte di degrado culturale nella “scristianizzazione” dell’Europa senza che nessuno muovesse un dito e mostrasse un minimo ripensamento, una critica.

marcello_venezianiForse non si immaginava che il vecchio continente fosse interessato da una così massiccia immigrazione, soprattutto di extracomunitari di religione Islamica. Immigrazione che ha fatto il resto e che oggi tutti avvertiamo come pericolosa perchè mette in difficoltà le nostre ormai deboli radici cristiane, fino a farci avvertire un senso di smarrimento misto a paura, trovandoci soccombenti rispetto ad una forte radicalizzazione dei sentimenti religiosi che si richiamano all’Islam. Smarrimento, paura e impotenza che Marcello Veneziani ha individuato siano la conseguenza di tre fattori che stanno segnando il declino dell’Europa e con essa del nostro Paese: La Scristianizzazione; L’Europa dei burocrati e dell’economia; La pressione degli immigrati. E se l’Europa vive questo senso di smarrimento, l’Italia sembra essere perduta, e piuttosto che aggrapparsi a questa nuova realtà “laica” ma moderna,  forte e debole allo stesso tempo, sta scivolando verso il Sud del Sud, verso l’Africa, invasa com’è da milioni di immigrati senza regole, ma forti dei loro sentimenti religiosi, che con i loro modi di viverene stanno imbarbarendo luoghi e stili di vita, colpa anche di una cattiva politica delle emigrazione e dell’accoglienza “cristiana”.

«C’è un processo straordinario che sta avvenendo sotto i nostri occhi – scrive nel suo libro Marcello Veneziani e dentro le nostre menti di cui non cogliamo la portata, che è ben più importante, vasto e radicale della crisi economica: il cristianesimo sta lasciando l’Europa. O, più radicalmente siamo giunti alla fine della cristianità?

arabi aMilano in preghiera

arabi aMilano in preghiera

Tre fattori di natura diversa stanno spingendo in quella direzione.

Scristianizzazione dell’Europa

Il primo è l’ormai secolare scristianizzazione dell’Europa che accelera a passi da gigante. Un processo che non riguarda solo il sentimento religioso, la partecipazione ai riti e alle messe, il calo dei sacramenti, il crollo delle vocazioni ma investe il senso di appartenenza alla civiltà cristiana e va dalla cultura al sentire popolare, dagli orientamenti di fondo alla vita quotidiana.

Quel che appariva come naturale e civile, consolidato nei millenni, nei costumi e nei cuori, sta cadendo a una velocità sorprendente e investe in primo luogo la persona in rapporto alla vita e al sesso, alla nascita e alla morte; subito dopo travolge la famiglia in ogni aspetto. E la morale, i costumi, i linguaggi. Sconcertano e indignano persino, convinzioni comuni da secoli, in vigore fino a pochi anni fa, figlie della civiltà cristiana.

Non si comprende più il linguaggio del sacro, non si riesce più a viverlo e a rappresentarlo, tantomeno a figurarlo. L’esempio più lampante sono le chiese edificate negli ultimi decenni, che non sanno suscitare devozione, preghiera, contemplazione, ammirazione.

Il peccato originale dell’Unione europea

Al primo fattore sociale e culturale si è unito un secondo fattore istituzionale: l’Unione Europea non esprime una comune visione storica e strategica, culturale e spirituale ma è forte, evidente e prevalente la spinta a liberarsi, emanciparsi da ogni legame con la civiltà cristiana e il suo universo di valori e consuetudini.

la Moschea di Roma

la Moschea di Roma

Il peccato originale dell’Unione europea si rivelò già nel rifiuto di riconoscere, come chiesero invano San Giovanni Paolo II e Ratzinger, le radici cristiane dell’Europa, insieme alla civiltà greca e romana.

Quelle origini erano peraltro l’unica base comune su cui poter fondare l’Europa, che per il resto è divisa e lacerata da secoli. Ma le norme che sono poi seguite, tante decisioni assunte dai consessi europei e delle sentenze delle corti europee, sono state improntate a un’evidente scristianizzazione dell’Europa.

Ciò è avvenuto nonostante la presenza di un partito popolare europeo d’ispirazione cristiana per anni maggioritario in seno all’Europa, e nonostante la leadership europea di Angela Merkel, alla guida di quel partito e della nazione-egemone nell’Unione.

Il filo comune che ha tessuto l’Europa è stato affidato alla moneta e alle linee economico-finanziarie, sradicando ogni possibile richiamo all’unità di natura meta-economica, salvo un vago illuminismo imperniato sui diritti umani.

La pressione degli immigrati

Il terzo fattore è la massiccia pressione degli immigrati, in prevalenza di religione islamica che si ammassa sulle sponde del Mediterraneo e riempie le strade e le città europee. A parte gli evidenti traumi e disagi sociali e civili, in tema di accoglienza e ordine pubblico, quell’invasione produrrà un’ulteriore alienazione della cristianità in Europa.

La sorte degli immigrati sembra segnata da un bivio: radicalizzazione nell’islamismo o integrazione nel laicismo nichilista occidentale. Certo, avverrà pure l’inverso, la conversione di alcuni di loro al cristianesimo, anche per integrarsi nelle nostre società; ma più difficile sarà nei confronti di chi ha già una forte impronta monoteista di tipo islamico.

Gli immigrati si convertono all’ateismo pratico d’Occidente, che ha fede nella tecnica, nel mercato e nell’io. Ma accade anche il caso inverso, il radicalizzarsi nella fede originaria, islamica in particolare, quando si è a rischio di perderla, per affermare la loro identità in reazione al mondo circostante che sentono come estraneo e insensato.

Ai tre fattori imponenti del declino cristiano se n’è aggiunto dal 2013 un quarto, che da un verso risponde ai primi tre, dall’altro induce la Chiesa a non subire ma favorire questo “decentramento” del cristianesimo nelle periferie del pianeta: l’elezione di un papa ‘venuto dalla fine del mondo’ e il segno del suo pontificato tutto rivolto all’esterno, fuori dalla cristianità, aprendosi al mondo, accogliendo gli altri, a partire dagli islamici, rivolgendosi a chi è più lontano dalla fede cristiana e dai suoi luoghi.

Il suo tema principale è il pauperismo coi suoi corollari, l’accoglienza dello straniero senza riserve e il primato di cure e attenzioni alle cosiddette vite di scarto. I padri della chiesa a cui si ispira sono Bauman, don Milani e la sociologia della Liberazione.

Il cristianesimo sta ritirandosi dall’Europa e sta cercando di risalire dai bordi, visto che il portone principale è inagibile. Certo, è vano arroccarsi in una posizione di pura difesa del cattolicesimo romano e della sua tradizione.

Però la Chiesa di Francesco sembra tutta immersa nello spirito del tempo, che è permeato di ateismo pratico e di umanitarismo laico; e spesso ammicca ai temi, ai dogmi e alle fisime del politically correct. Reputa giusto ciò che è nuovo, ciò che smentisce l’esperienza dei secoli, la fede dei millenni, l’autorità dei padri.

Qualcuno dirà che è missione del cristiano non fermarsi solo al proprio gregge ma inseguire evangelicamente la pecorella smarrita. Il problema è che si è smarrito il Pastore».

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MARCELLO VENEZIANI
Laureato in filosofia all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, inizia la carriera di giornalista nel 1979 nella redazione barese del quotidiano Il Tempo. Giornalista professionista dal 1982, dopo il praticantato a Il Giornale d’Italia – il quotidiano romano diretto dal deputato democristiano Luigi D’Amato – assume nel 1981, all’età di 26 anni, la direzione del gruppo editoriale Ciarrapico-Volpe-La Fenice, incarico che mantiene fino al 1987.

Ritenuto uno degli intellettuali di destra più rappresentativi, Veneziani ha significativamente tentato di rivalutare, in diverse pubblicazioni, l’operato del pensatore tradizionalista Julius Evola.

Scrive a lungo su Il Giornale, collabora con Il Messaggero, La Repubblica, La Stampa, il Secolo d’Italia, L’Espresso, Panorama, Il Mattino, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Gazzetta del Mezzogiorno. Redattore del Giornale Radio Rai di mezzanotte, prende parte a vari programmi televisivi e da vent’anni collabora come commentatore della RAI.

Fonda nel 1981 il mensile Omnibus e dal 1985 al 1987 dirige il bimestrale Intervento. Nel 1988 fonda il mensile di cultura Pagine libere, che dirige fino al 1992.

Successivamente fonda e dirige settimanali come L’Italia settimanale (1992-1995) – periodo in cui parallelamente dà vita alla Fondazione Italia – e Lo Stato (1997-1999), che poi si fonde con Il Borghese del quale diventa direttore editoriale insieme a Vittorio Feltri. Il sodalizio con Feltri, iniziato con L’Indipendente e nel 1994 con Il Giornale, prosegue nel 2004 con Libero e dall’agosto 2009 di nuovo con Il Giornale fino a febbraio 2015.

È stato membro del Consiglio di Amministrazione della RAI durante la XIV Legislatura e membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà.Vive a Roma e affianca alla professione di giornalista e saggista un’«intensa attività di conferenziere». Dal 2016 è editorialista del quotidiano romano Il Tempo.

Roma, 26 ottobre 2017

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