Presentazione libro ‘Paisà, sciuscià e segnorine’ di Avagliano e Palmieri

Domani 31 maggio, ore 11.00, Salotto Comunale Battipaglia, presentazione del libro “Paisà, sciuscià e segnorine” di Mario Avagliano e Marco Palmieri. 

L’evento è organizzato dal Comune di Battipaglia e dall’assessore alla Cultura Silvana Rocco nell’ambito de Il Maggio dei Libri 2022 “Battipaglia Città che legge”. Un racconto corale del Mezzogiorno nei due anni sotto gli Alleati, con molti riferimenti al salernitano. 

Mario Avagliano-Libro-Paisà, Sciuscià e signorine

POLITICAdeMENTE

BATTIPAGLIAIl 31 maggio 2022, lo storico e giornalista Mario Avagliano presenta a Battipaglia il suo ultimo volume Paisà, sciuscià e segnorine. Il Sud e Roma dallo sbarco in Sicilia al 25 aprile (Il Mulino), scritto assieme a Marco Palmieri

L’evento è organizzato dal Comune di Battipaglia e dall’assessore alla Cultura Silvana Rocco nell’ambito de Il Maggio dei Libri 2022 e si terrà alle ore 11 presso il Salotto Comunale di Battipaglia, con la presenza dell’autore Mario Avagliano e introduzione e moderazione a cura della professoressa Sara Carbone. Sono previsti anche intermezzi musicali a cura del tenore Paolo Gloriante e della pianista Valentina Bruno, che eseguiranno alcune canzoni napoletane scritte proprio in quel periodo storico.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

Il libro

La caduta di Mussolini e l’armistizio lasciano l’Italia stremata e divisa, mentre gli Alleati e i tedeschi si contendono palmo a palmo la penisola con scontri violenti, bombardamenti, stragi, rappresaglie, stupri, rastrellamenti, saccheggi, sfollamenti. Fame, disperazione, macerie e morte la fanno da padrone. Anche l’assetto istituzionale è segnato da una profonda frattura, tra il Regno del Sud e la Repubblica Sociale Italiana. Gli Alleati sbarcano a Salerno e la linea del fronte avanza lentamente da sud a nord e in questo periodo alla feroce occupazione tedesca del centro-nord si contrappone la convivenza forzata con i liberatori anglo-americani nel Mezzogiorno.

Il peculiare percorso di uscita dalla guerra dell’Italia meridionale è il tema del libro Paisà, sciuscià e segnorine. Il Sud e Roma dallo sbarco in Sicilia al 25 aprile (Il Mulino), di Mario Avagliano e Marco Palmieri, che raccontano questo periodo attraverso una pluralità di fonti coeve: lettere, diari, corrispondenza censurata, relazioni delle autorità italiane e alleate, giornali, canzoni, film. 

Un racconto corale in cui le vicende istituzionali e militari – che sono più note – restano sullo sfondo, mentre viene ricostruito dettagliatamente quel clima che Curzio Malaparte in Kaputt esemplifica così nella frase citata nella quarta di copertina del volume: «Tutti fuggivano la disperazione, la miserabile e meravigliosa disperazione della guerra perduta, tutti correvano incontro alla speranza della fame finita, della paura finita, della guerra finita, incontro alla miserabile e meravigliosa speranza della guerra perduta. Tutti fuggivano l’Italia, andavano incontro all’Italia».

La ritirata e il breve periodo dell’occupazione tedesca del Sud lasciano sul terreno migliaia di morti e fino ad ora sono stati censiti 942 episodi di violenza e 2.623 vittime, per l’86% civili, cui si aggiunge l’altrettanto sanguinosa esperienza della popolazione nel Lazio, con 1.060 vittime in 169 atti criminali. Ma anche l’arrivo degli Alleati non è sempre pacifico, specie dove si abbatte la furia delle truppe che si abbandonano a stupri e violenze, passate alla storia come marocchinate, per il coinvolgimento dei reparti coloniali francesi.

I capitoli del libro di Avagliano e Palmieri dedicati a queste vicende sono ricchi di storie inedite o poco conosciute. La parte centrale del libro è dedicata a Salerno e alla provincia, prima oggetto dello sbarco e della battaglia tra Alleati e Tedeschi che porta alla liberazione del Mezzogiorno e poi dal febbraio 1944 capitale del Regno del Sud. Numerose le testimonianze di cittadini di Salerno, di Battipaglia (definita in un diario “la Guernica italiana”, in quanto pesantemente danneggiata dai bombardamenti), del Cilento e di altri centri della provincia citate nel libro. 

A partire dall’autunno-inverno del 1943 a Salerno, a Napoli e nel Mezzogiorno, e da giugno del 1944 a Roma e in Abruzzo, la popolazione gode dei primi sprazzi di libertà e di democrazia, ma al tempo stesso deve fare i conti con le ferite lasciate dal regime e dalla guerra ed è flagellata dalla fame, dalla mancanza di alloggi e di trasporti, dal caro-vita (aggravato dalla robusta emissione di am-lire da parte degli Alleati), dal mercato nero e dalla disoccupazione, soffrendo altresì per la lontananza dei reduci. Una disperazione diffusa che alimenta tensioni sociali, recrudescenze criminali e fenomeni di delinquenza minorile e di prostituzione. Inoltre, esaurita l’euforia della libertà riconquistata ed emersa la consapevolezza del carattere messianico e illusorio dell’aspettativa che l’arrivo degli anglo-americani, simbolizzato dal pane bianco, dalle caramelle e dalle chewing-gum, porti miracolosamente alla fine della miseria, col passare del tempo la presenza delle truppe alleate nella penisola diventa sempre meno gradita e più ingombrante per il degrado morale, sociale e anche economico di cui sono portatrici con i loro dollari e sterline e le violenze (anche di carattere sessuale) connesse al ruolo di conquistatori-occupanti. 

Il saggio di Avagliano e Palmieri dimostra che, in questi due anni, gli italiani del Mezzogiorno iniziano un percorso di discontinuità rispetto al passato. Nelle regioni del Sud si manifesta un primo «abbozzo di Resistenza», sia attraverso i numerosi casi di militari che, all’indomani dell’armistizio, rifiutano di consegnare le armi ai tedeschi e ingaggiano combattimenti con le truppe della Wehrmacht sia attraverso i tanti episodi di resistenza spontanea e popolare, molti dei quali riguardano il salernitano. Si costituiscono anche diverse bande partigiane, soprattutto in Campania e in Abruzzo. Questo libro per la prima volta propone un panorama completo di questi episodi, sempre con testimonianze dirette, che attestano che la Resistenza ha riguardato anche il Mezzogiorno. Anche il racconto delle Quattro giornate di Napoli, grazie ai diari e alle testimonianze, fa giustizia di certe rappresentazioni troppo oleografiche o che esaltavano principalmente l’eroismo dei cosiddetti scugnizzi.

C’è fermento anche in politica. Si tiene il Congresso di Bari, prima riunione dei Comitati di Liberazione Nazionale, in tutte le regioni del Sud i partiti dell’epoca pre-fascista e quelli nuovi iniziano a riorganizzarsi, aprendo sezioni nel territorio e tenendo affollati comizi nelle piazze, in Sicilia si sviluppa un esteso movimento separatista, in Sardegna soffia il vento dell’autonomia, e si ricostituiscono i sindacati e le associazioni, a testimonianza di una società civile vitale e della volontà di riaggregarsi attorno a strutture alternative al vecchio regime fascista. Durante il breve periodo del Regno del Sud matura la Svolta di Salerno di Palmiro Togliatti, che abbastanza sorprendentemente conduce i partiti antifascisti nella coalizione di governo. 

Al tempo stesso il Mezzogiorno, Napoli e Roma sono la culla dei primi gruppuscoli neofascisti che sorgono in clandestinità, spesso alimentati da giovanissimi, e organizzano contropropaganda in favore della Rsi e i primi attentati di matrice terroristica, cavalcando il malessere sociale e la protesta del «non si parte» contro i richiami alla leva, trasversale alla società meridionale. 

Dal punto di vista sociale, infine, il dopoguerra anticipato del Sud e di Roma, attraverso il confronto con l’agiatezza degli Alleati e gli usi e costumi in particolare degli americani (compreso quelli di origine italiana, i cosiddetti paisà), dal jazz agli occhiali Ray-ban, dalle jeep ai cibi in scatola, costituisce un primo assaggio, nel bene e nel male, di quell’american way of life che si sarebbe affermato negli anni Cinquanta con il boom economico e influenza in modo significativo l’opinione pubblica meridionale, che nelle elezioni del 1948 compirà una chiara scelta in favore del campo occidentale, consentendo alla Dc di sconfiggere il Fronte Popolare.

Battipaglia, 30 maggio 2022

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