Non si può morire nel traffico: Nei giorni scorsi e non solo, la via di accesso che porta al P.O. di Eboli è stata bloccata da un ingorgo stradale mettendo a rischio i pazienti in Autoambulanze dirette al Pronto Soccorso. Un congestionamento cronico aggravato da veicoli parcheggiati e da quelli in sosta selvaggia.
di Marco Naponiello per POLITICAdeMENTE
EBOLI – Non si può morire nel traffico. Certamente non nel XXI secolo, e soprattutto non a poche decine di metri da un Ospedale. Questo è quello che potrebbe succedere a seguito di un ingorgo Stradale, come sarebbe potuto accadere ieri mattina lungo la salita che conduce al nosocomio di Eboli. Quello che si è verificato, accade spesso è di certo non è un semplice “disagio” urbano, ma è il sintomo evidente di una criticità strutturale che da anni viene sottovalutata e se viene affrontata di certo non produce buoni effetti. Auto incolonnate, carreggiata ridotta, sosta lungo la striscia laterale di una salita a senso unico che, di fatto, diventa un imbuto. Ed è in questo contesto, che anche un’ambulanza può restare bloccata come è accaduto e, ironia della sorte, a pochi metri dall’ospedale, pochi metri e pochi minuti che in emergenza, fanno la differenza tra la vita e la morte.
È francamente scandaloso che non si sia riusciti, in tutti questi anni, a risolvere il problema dei parcheggi e della viabilità attorno a una struttura sanitaria strategica per un intero comprensorio. Ancora più grave è che si continui a occupare una porzione laterale della salita, sottraendo spazio vitale alla circolazione dei mezzi di soccorso.
Le soluzioni non mancano.
La discesa adiacente, già a senso unico, potrebbe essere trasformata in corsia preferenziale per le ambulanze, sul modello di quanto avviene sulle autostrade con il supporto della Polizia Stradale e delle altre forze dell’ordine, o al limite delle navette dedicate. Due misure semplici, immediate, a costi contenuti.

Nel medio periodo, è inevitabile aprire una riflessione più ampia: espropri mirati dei terreni limitrofi al parcheggio e all’ospedale per creare nuovi spazi di sosta e di manovra; una riprogettazione complessiva dell’accessibilità; un piano traffico che tenga conto non solo dei residenti, ma della funzione sovracomunale del presidio ospedaliero.
Resta poi il grande nodo, mai sciolto, dell’ospedale unico della Piana del Sele. Un progetto che prevedeva Eboli come sede baricentrica, a poche centinaia di metri da uno svincolo autostradale, finanziato per circa 300 milioni di euro dalla giunta Bassolino. Una scelta strategica che avrebbe evitato l’assurdità di un ospedale arroccato su una collina, raggiungibile solo attraversando il centro urbano di Eboli, con tutte le conseguenze sul traffico e sugli ingorghi quotidiani.
È vero: il sindaco non ha poteri diretti in materia sanitaria, per effetto della riforma del Titolo V della Costituzione, e non può incidere sull’atto aziendale dell’ASL Salerno. Né può, da solo, istituire una nuova azienda sanitaria ospedaliera per il distretto del Sele, del Cilento e del Vallo di Diano, che pure sarebbe una scelta razionale.
Ma il sindaco ha piena competenza sulla viabilità e sul piano traffico. Ed è da lì che bisogna partire. Perché la politica sanitaria non riguarda solo medici, infermieri, reparti aperti o chiusi.
La sanità comincia dall’accesso. Dalla possibilità concreta, reale, di arrivare in tempo in ospedale.
Lasciare che un’ambulanza resti intrappolata in un ingorgo, a pochi metri dal pronto soccorso, non è solo una cattiva gestione: è una sconfitta per le istituzioni. E una ferita per una comunità che merita risposte, non rassegnazione.
Eboli, 4 febbraio 2026






