Storie di Ordinario abbandono quella del sottopasso zona 167 – Rione Pescara, e un anno dopo la nostra denuncia tutto è fermo. Anzi peggio. È la triste storia di luoghi che non si possono raccontare ogni volta da capo: parlano da soli. Il sottopasso della zona 167, rione Pescara, via Romano Cesareo, è uno di questi.

di Massimo Del Mese e Marco Naponiello POLITICAdeMENTE
EBOLI – Un anno fa se ne parlava già, ma lo sdegno parte da lontano. Segnalazioni, denuncia pubblica, attenzione puntata su un’infrastruttura che avrebbe potuto — e sottolineiamo potuto — diventare un piccolo ma importante snodo per la viabilità della zona. Una valvola di sfogo. Un modo per deflettere il traffico nelle ore di punta. Quelle in cui la città si blocca sempre negli stessi punti, come se il tempo non avesse insegnato nulla.
Oggi, la fotografia è identica. Solo più sporca.
L’erba è cresciuta. L’incuria pure. Il resto è fermo. E quando dici fermo, non intendi “in attesa di progetto”, ma proprio lasciato lì, come se il problema si risolvesse da solo per stanchezza.
Naturalmente siamo nel popolosissimo rione Pescara, che tra i tanti problemi si deve sorbire anche questo spettacolo.
Il sottopasso è lì, inutilizzato, e si presta agli scatti dei cittadini indignati e della stampa come noi, sempre attenta sulle problematiche della collettività: non attraversabile in sicurezza, non pedonabile. E soprattutto non considerato più come parte di una possibile soluzione alla circolazione urbana. È diventato un non-luogo. Uno di quelli che esistono solo per ricordarti che qualcosa non è stato fatto. E la cosa più evidente, a distanza di un anno circa dalla nostra verbosa segnalazione, non è solo il degrado. È l’assenza totale di una visione.
Perché il punto non era — e non è — solo il cemento, le condizioni strutturali o la vegetazione che si riprende spazi che non dovrebbe avere. Il punto era e resta la funzione: quel sottopasso avrebbe potuto alleggerire il traffico, distribuire i flussi, evitare ingorghi sistematici nelle ore di punta.
Invece nulla. Il traffico resta dove è sempre stato. Le code pure. Le soluzioni alternative invece restano chiuse nella categoria delle occasioni mancate.
E così, mentre si continua a parlare di mobilità, sostenibilità e fluidità urbana, qui la realtà è molto più semplice: un’infrastruttura potenzialmente utile è stata lasciata andare fino a diventare invisibile. Non serve aggiungere molto altro. Quando un anno non cambia nulla, non è più un problema tecnico. È una scelta — anche quando non viene dichiarata.
Auspichiamo che l’amministrazione in carica in quest’ultimo percorso di consiliatura, abbia un sussulto, sfruttando se rimane qualcosa dei fondi post-
covid o qualche altra forma di finanziamento, per ristrutturare questo obbrobrio e far riacquisire in tal modo alla pubblica fruibilità, una infrastruttura che rappresenta tutt’oggi un’altra cicatrice, più specificamente, un altro eco-mostro “adornante” da anni la nostra disgraziata città.

Eboli 19 giugno 2026






