“Serata Antica” a Petina. 54ª Festa Internazionale del Folklore

Quando il Mondo danza sotto il Cielo di Petina. 54ª “Serata Antica”: il 14 agosto il borgo degli Alburni torna capitale internazionale del folklore. Sei Paesi, una piazza, infinite storie. E l’omaggio ad Antonio Notaro, uomo della memoria e ambasciatore della cultura popolare.

POLITICAdeMENTE

PETINA (SA) – La 54ª “Serata Antica” torna il 14 agosto: Ecuador, Stati Uniti, Georgia, Italia, Perù e Brasile insieme nel borgo degli Alburni. Una festa che da oltre mezzo secolo trasforma il folklore in incontro, memoria e futuro. E nel cuore della notte, il tributo ad Antonio Notaro, decano della divulgazione folklorica internazionale.

Ci sono luoghi che non hanno bisogno di essere grandi per diventare immensi.

Basta una piazza. Basta una musica. Basta qualcuno che arrivi da lontano portando con sé una storia. A Petina, quando agosto accende il cielo e la sera comincia a scendere lentamente sui Monti Alburni, può accadere qualcosa di simile.

Le strade si riempiono di colori. I costumi raccontano terre lontane. Le voci cambiano accento, ma il ritmo diventa improvvisamente familiare. Le mani applaudono prima ancora di sapere chi stanno applaudendo.

E per una notte un piccolo paese diventa mondo.

È questa la magia antica e sempre nuova della “Serata Antica”, il Festival Internazionale del Folklore che il 14 agosto 2026 celebrerà la sua 54ª edizione, organizzata dall’associazione “A’ Spiga Rossa”.

Cinquantiquattro anni. Più di mezzo secolo nel quale Petina ha aperto le proprie porte alle culture popolari del pianeta, trasformando una manifestazione in una tradizione e una tradizione in una precisa idea di comunità. Non è un caso, allora, che Petina abbia ricevuto il titolo di “Città del Folklore”.

È come se un nome fosse finalmente arrivato a raccontare ciò che questo paese sapeva già da tempo.

LA GEOGRAFIA DELLE EMOZIONI

Il 14 agosto a Petina arriveranno Ecuador, Stati Uniti, Georgia, Italia, Perù e Brasile. Sei Paesi, sei culture, sei modi di raccontare la propria appartenenza. E insieme a loro ci sarà la padrona di casa, l’Associazione Folklorica “A’ Spiga Rossa”, che da generazioni custodisce e tramanda la propria identità attraverso la danza, la musica e la cultura popolare.

È una geografia particolare quella del folklore.

Non si misura in chilometri. Si misura in emozioni. Perché può accadere che una danza nata dall’altra parte dell’oceano incontri lo sguardo di un anziano di Petina e, senza bisogno di una sola parola, gli dica qualcosa.

Può accadere che un ritmo sconosciuto diventi familiare. Che un costume lontano sembri improvvisamente appartenere alla stessa grande storia. È questo il miracolo delle tradizioni popolari quando si incontrano: non cancellano le differenze, le fanno risplendere.

LA FESTA COMINCIA PER STRADA

La “Serata Antica” non nasce sul palcoscenico. Nasce nelle strade. La parata folklorica sarà il primo grande momento di una giornata destinata a trasformare il borgo in un teatro a cielo aperto. I gruppi sfileranno tra la gente, portando con sé colori, musiche, costumi e gesti che arrivano da continenti differenti. Poi la Santa Messa Internazionale, momento di raccoglimento e condivisione. E infine la grande notte di Piazza Bottiglieria. Qui il folklore prenderà la forma dello spettacolo, ma conserverà la sua anima più autentica: quella della partecipazione. Musica. Canti. Danze. Applausi. E quella straordinaria sensazione che nasce quando una piazza intera smette, per qualche ora, di essere fatta di singole persone e diventa una sola comunità.

IL FOLKLORE NON È IL PASSATO

C’è un equivoco che i grandi festival folklorici continuano, ostinatamente, a smentire. Quello secondo cui il folklore sarebbe soltanto memoria. Non è così. Il folklore è memoria, certo. Ma è una memoria che cammina. Che cambia. Che incontra. Che si rinnova. In un tempo nel quale il mondo rischia spesso di assomigliarsi troppo, conservare le differenze culturali diventa una forma di ricchezza e, forse, persino una forma di resistenza.

Una danza custodisce la storia di una comunità. Un canto conserva la voce di chi lo ha cantato prima di noi. Un costume porta addosso il lavoro, la creatività e l’immaginario di generazioni. E un festival come quello di Petina fa qualcosa di ancora più importante: mette tutte queste memorie in dialogo.

Negli anni, la “Serata Antica” ha accolto gruppi provenienti da Messico, Armenia, Martinica, Panama, Brasile, Kenya, Colombia, Polonia, Taiwan, Costa Rica e da numerose altre realtà. Sono passati mondi. Sono rimaste emozioni.

QUANDO LA CULTURA DIVENTA PONTE

Forse è questo il senso più profondo dei festival internazionali del folklore. Essere ponti. In un’epoca nella quale si parla continuamente di confini, di distanze, di identità contrapposte, una piazza come quella di Petina propone una risposta diversa. Dice che si può essere profondamente legati alla propria terra e, nello stesso tempo, curiosi della terra degli altri. Che si può amare la propria tradizione senza considerarla superiore. Che la propria identità non perde forza quando incontra un’altra identità. Al contrario. Si arricchisce. E allora la festa diventa una piccola lezione di civiltà. Senza proclami. Senza retorica. Semplicemente attraverso la bellezza di una danza.

E POI ARRIVA ANTONIO NOTARO

A chi ha attraversato il mondo per raccontarne le radici; a chi ha riconosciuto nella danza di un popolo la sua anima e nel folklore non un ricordo del passato, ma una promessa di futuro. Ad Antonio Notaro, perché le tradizioni che oggi possiamo ancora ascoltare, vedere e condividere hanno bisogno di uomini capaci di custodirle, amarle e consegnarle alle generazioni che verranno.”

Ci sono premi che si consegnano. E ce ne sono altri che si restituiscono. Il riconoscimento ad Antonio Notaro, decano e divulgatore del folklore internazionale, appartiene a questa seconda categoria. Perché quando si premia una persona che ha dedicato la propria vita alla diffusione della cultura popolare, non si celebra soltanto un percorso individuale. Si rende omaggio a una missione.

A un’idea di cultura fatta di incontri, viaggi, conoscenza, ricerca, passione. A chi ha creduto che il folklore meritasse di essere raccontato. Che le tradizioni dei popoli non fossero materiale marginale, ma patrimonio umano. Che dietro ogni danza ci fosse una storia. E dietro ogni storia, un popolo.

Il premio ad Antonio Notaro sarà dunque qualcosa di più di un momento protocollare. Sarà il momento nel quale la “Serata Antica” guarderà dentro la propria stessa storia. Come se il festival, dopo aver raccontato per decenni il mondo, si fermasse per un istante a ringraziare uno degli uomini che quel mondo ha contribuito a raccontarlo. E forse sarà proprio allora che la piazza si farà più silenziosa. Per ascoltare. Per ricordare. Per dire grazie.

PETINA, 14 AGOSTO: UNA NOTTE CHE RESTA

Poi tornerà la musica. Le luci. I colori. Le danze. Il ritmo. E il cielo d’agosto sopra gli Alburni sembrerà forse un po’ più grande. Perché quando un paese accoglie il mondo, il mondo lascia sempre qualcosa. Un’immagine. Una voce. Un passo di danza. Un sorriso. Una memoria che qualcuno porterà con sé tornando a casa. Da 54 anni Petina fa questo. Non organizza semplicemente una manifestazione. Custodisce un rito. Un rito laico e popolare nel quale generazioni diverse si incontrano, nel quale gli anziani riconoscono il proprio passato e i giovani possono scoprire che la tradizione non è una porta chiusa, ma una finestra spalancata sul futuro.

È questa la grandezza della “Serata Antica”.

Avere compreso, molto prima che diventasse evidente, che la cultura popolare non divide il mondo in popoli: lo mette in comunicazione. E così, ancora una volta, il 14 agosto, Petina accenderà le sue luci. L’Ecuador porterà il proprio respiro. Gli Stati Uniti la propria energia. La Georgia la propria memoria. Il Perù i propri colori. Il Brasile il proprio ritmo. L’Italia la propria voce. E Petina offrirà a tutti una piazza. Una piazza dove il mondo potrà incontrarsi. Una piazza dove il passato non avrà paura del futuro.

Una piazza dove le radici non saranno catene, ma ali.

E quando la notte sarà ormai alta e l’ultima danza avrà lasciato nell’aria il suo ultimo movimento, resterà forse la sensazione che nessun programma ufficiale potrà mai raccontare davvero. La sensazione che, per qualche ora, il mondo sia stato un po’ meno lontano. E che tutto questo sia accaduto qui. A Petina. Sotto il cielo degli Alburni. Dove, da 54 anni, il mondo viene a danzare.

Petina (SA), 10 agosto 2026

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