Una proposta per i fondi europei: Si finanzino subito 50 progetti

E’ venuto il momento di governare. Ma si parta subito. Il patto di stabilità e le colpe della giunta precedente sembrano oggi solo giaculatorie.

Ci si concentri sul 2011, si finanzino 50 opere pubbliche capaci di incidere profondamente sul destino delle nostre comunità. Si finanzino tra quelli che si ritengono utili gli accordi di reciprocità.

Isaia Sales

di Isaia Sales

NAPOLI – Sta per finire un terribile 2010 per l’economia campana. Alla difficilissima congiuntura internazionale e nazionale si è aggiunta la decisione della nuova giunta regionale di bloccare ogni investimento, a partire dai fondi comunitari, revocando tutto quanto era stato finanziato dal governo precedente, fermando anche quei progetti che stavano per produrre spesa immediata. Su questa decisione di Stefano Caldoro si è scritto e detto moltissimo e non è il caso di tornarci.

Ma almeno possiamo convenire tutti che è un assurdo un “patto di stabilità” che ti impedisce di utilizzare soldi dell’Unione europea destinati agli investimenti?

Chi ha avuto la brillante idea di mettere su un meccanismo del genere se attiva questi paradossi?

Ma ora concentriamoci sul 2011, provando ad evitare gli errori dell’anno trascorso, sperando che a Roma e a Bruxelles si prendano decisioni coerenti in materia.

Nel 2011 bisognerà spendere quasi un milione e mezzo di euro, avendo certificato quasi zero per il 2010. Nel periodo  precedente gli obiettivi di spesa fissati da Bruxelles sono stati sempre raggiunti dagli uffici regionali:  si è avuta la capacità di rendicontare una cifra attorno ai  700.000 euro l’anno.

Come fare per recuperare? E’ un problema che dovrebbe essere posto al centro del dibattito politico in Consiglio regionale e del confronto con le parti sociali.
Lo si sta facendo? Non  risulta. E qualora lo si stia facendo, la giunta Caldoro ha presentato una sua proposta nel merito?  No, non risulta.
Non era meglio, dunque, al posto di specializzare gli uffici nella caccia alle delibere da revocare, di metterli al lavoro per predisporre un piano in grado di far fronte a impegni così gravosi per l’anno prossimo?

Per ora alcuni dei dirigenti di fiducia del presidente Caldoro hanno fatto cenno a due ipotesi: riprogrammare i fondi, andando ad una nuova trattativa con Bruxelles; affidare tutto ad un organismo nazionale (la cabina di regia) in grado di liberare la regione da questo “fardello”. Tutte e due le ipotesi sono inaccettabili. Andare ad una nuova trattativa con Bruxelles  per cambiare il programma di spesa vuol dire perdere dai tre ai cinque mesi , essendo questi i tempi minimi per l’approvazione di un nuovo programma. Ciò vorrebbe dire partire ad aprile-maggio dell’anno prossimo per cominciare a spendere, e non ce la faremmo mai a completare il tutto entro il 2011.

Nell’altra ipotesi (suggerita da Tremonti), non avremmo la certezza che i fondi vengano spesi in tempo perché i ministeri non sono più veloci delle Regioni nell’utilizzo dei fondi comunitari, come si può ampiamente dimostrare. Oppure i fondi verrebbero utilizzati per fare ripartire una forma  automatica di finanziamento alle imprese (il cosiddetto credito di imposta) che negli anni precedenti è stato a carico del bilancio del Ministero dello sviluppo economico (e delle risorse comunitarie  a sua disposizione), e invece adesso verrebbe messo a carico delle Regioni.

Vanno bene gli incentivi automatici alle imprese ma a condizione che non siano a discapito delle necessarie opere pubbliche in grado di in incidere sul contesto territoriale della nostra regione. E allora? La proposta che avanzo è semplice. Nell’attuale programma è stato posto il vincolo di spendere il 40% dell’intera cifra a disposizione della Campania in opere superiori ai 50 milioni di euro, il più efficace antidoto alla frantumazione della spesa. Si può portare questa cifra al 60-70% dell’intera spesa, se lo si ritiene. Ciò comporta che tutto l’apparato regionale si concentri su questo lavoro, cioè quello di presentare nel giro di un mese le 50 opere pubbliche (superiori ciascuna ad una spesa di 50 milioni di euro) in grado di ricevere un ampio consenso politico e sociale.

La giunta precedente già ne aveva indicato 15, altre si possono aggiungere. Che bel risultato se si raggiungesse in Campania una comune valutazione su 50 opere in grado di incidere radicalmente sul destino produttivo e civile della nostra comunità. Un passo avanti enorme nel dibattito politico. Chi è a conoscenza del meccanismo di funzionamento dei fondi sa che ogni qualvolta viene presentato a Bruxelles un “grande progetto” questo incide sula riduzione della spesa da rendicontare a fine anno. Inoltre, per accelerare la spesa bisogna ridurre necessariamente il numero ipotetico dei beneficiari;  più questo aumenta più si frammenta e si ritarda la spesa. Ciò è ancora più necessario sul fondo sociale (FSE) destinato alla formazione e all’istruzione, dove nel ciclo di programmazione 2000-2006 si è arrivati a ben 4862 attuatori.

Come fare? Basterebbe che una parte della spesa venisse affidata a pochi soggetti pubblici. Per esempio alle 7 università campane. Destinando loro il 25% dell’intero ammontare del fondo si eviterebbe che le stesse debbano partecipare ai bandi in concorrenza con istituti privati di formazione professionale e si darebbe una mano alle loro gravissime difficoltà economiche.

Se si calcolasse un riconoscimento per le spese di gestione per questa funzione pari al 7% (come ha fatto l’Abruzzo), le 7 università campane vedrebbero azzerati in parte i tagli ministeriali. Si tratterebbe sul FSE di spostare risorse dalla formazione all’istruzione.

Perché non si risponde concretamente a questa richiesta dei rettori? Ricordiamoci che nei cassetti della Regione giacciono migliaia di proposte presentate  quando qualche hanno fa si è dato vita al “parco progetti”. Si vada a vedere tra queste quali sono cantierabili e le si faccia partire subito. Si utilizzino poi le 20 città superiori ai 50.000 abitanti, già destinatarie di un apposito programma, e le si faccia veicoli di spesa immediata, a partire dagli interventi già predisposti per il centro storico di Napoli. Diversi territori, infine, hanno presentato proposte sotto la denominazione di “accordi di reciprocità”: si finanzino immediatamente quelli ritenuti validi.

Altre idee possono essere prese in considerazione. Ma si parta subito. Il patto di stabilità e le colpe della giunta precedente sembrano oggi solo giaculatorie. E’ venuto il momento di governare.

Isaia Sales
Già sottosegretario al Tesoro, Bilancio e Programmazione Economica, 1° Governo Prodi.
Napoli, 15 dicembre 2010

5 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Il contributo di Isaia Sales, indiscutibilmente è importante.
    Mi permetto di suggerire ad Isaia, che saluto, perchè sò che legge questo blog, che quando dice:
    “Altre idee possono essere prese in considerazione. Ma si parta subito. Il patto di stabilità e le colpe della giunta precedente sembrano oggi solo giaculatorie. E’ venuto il momento di governare”, evidentemete dice di arriicchire quanto da Lui detto. Ed allora, GLI
    RICORDO CHE PER IL NORD SONO STATI SBLOCCATI FONDI CIPE ( e al sud men che briciole)- superando in parte il noto blocco.
    Tenuto conto che nel cosiddetto Piano Sanitario Caldoro-Zuccatelli-Calabrò ( ed il consenso di Tremonti – Fazio) è stato prevista la costruzione del Nuovo Ospedale Unico della Valle del Sele, chiedo ad ISAIA se non ritiene urgente che nel rispetto dell’ex art. 20 della L.66/88, la Regione attivi tramite l’ufficio UTFP del CIPE anche per questa “IDEA” lo sblocco di almeno 150 milio di euro ? I tempi ERANO 60 mesi dalla pubblicazione sul BURC – (ottobre).Auguri per le prossime festività. A presto vederti Antonio Lioi

  2. Il momento di governare per la destra non viene mai, per intanto fanno man bassa di incarichi, come la Troup Cirielli, di assunzioni come il caso di Roma, di schifezze parentali come quelle di Bondi, un vecchio compagno del PCI.

  3. Purtroppo Onorevole Sales I suoi suggerimenti non credo che verranno presi in considerazione da questa destra populista, pasticciona, arrogante e presuntuosa.
    Stanno distruggendo ogni possibilità di dialogo, e lo stesso Caldoro, che comunque non è della stessa pasta degli altri, mal riesce a conciliare la sua diversità alla appartenenza e finisce per non fare nulla e per non incidere nulla. Non sono in grado di selezionare 50 progetti e se lo faranno dovranno fare prima l’analisi del sangue ai progetti, a chi li ha presentati, a chi li deve realizzare. peccato.

  4. Come si permette un comunista come tre di dare dei consigli. Solo il Compagno Putin lo può fare. I suoi consigli sono “disinteressati”.
    On. Sales questi devono cuocere nel loro brodo, anzi nella loro melma.

  5. Non credo che con 50 progetti si riesca a rilanciare un’economia che manca del coraggio. La qualità dei progetti poi è veramente molto bassa. Oggi si corre solo al maquillage e l’ultima moda poi sono i centri commerciali.
    Chi non ha il centro commerciale si deve vergognare. Ci fosse qualcuno che pensi a creare case per anziani, o asili per bimbi, oppure impianti sportivi di quartiere. Non ci pensate proprio. Tutti si devono fare il Palazzetto dello sport, costoso ma più grande della città vicina, costoso e difficile da gestire.
    Caro Sales i tempi sono cambiati, qua si parla di effimero, e chi non è bello e non è ricco è uno stronzo e può morire.

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