Quando lo sport arriva dove gli altri non possono

17 a 4, una vittoria eccezionale con Vincenzo, affetto dalla sindrome della X fragile, che ha realizzato una fantastica doppietta.

Lo sport dimostra che si può partecipare e “vincere” anche con una disabilità. il CRESH Eboli milita nel Campionato Nazionale di serie B di hockey su pista.

CRESH Eboli

EBOLI – Grazie al modello tecnico sportivo della CRESH Carb Lubes Service di Eboli (CRESH sta per Circolo Rotellistico Ebolitana Sporting Hockey), in provincia di Salerno, si può oggi affermare che i ragazzi con disabilità intellettiva e relazionale possano partecipare a tutti gli sport e a tutti i livelli, confermando quanto dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’ICF, la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della salute, definita nel 2001, ovvero che «abbattendo le barriere si riescono ad abbattere gli elementi che determinano la condizione di disabilità».

In questo senso, è un risultato storico quello che la citata CRESH Carb Lubes Service, società di hockey su pista, ha raggiunto il 12 febbraio scorso, durante la partita valida per la qualificazione alle semifinali del Campionato Nazionale di serie B, con la vittoria contro il Gocce di Sole Molfetta. Presumibilmente per la prima volta al mondo, infatti, un ragazzo con la sindrome dell’X Fragile ha raggiunto un risultato prima inimmaginabile, segnare cioè due gol in una partita del Campionato Nazionale di serie B di hockey su pista, risultato nato in particolare grazie alla professionalità dell’allenatore Berniero Gallotta e alla volontà di trasmettere e trasferire dal campo alla quotidianità l’esperienza dello sport come opportunità da garantire a tutti, nessuno escluso.

Questi teoremi condivisi gradualmente dai giocatori della CRESH hanno permesso a Vincenzo Bardascino di continuare a realizzare, al pari dei compagni di squadra, il suo grande desiderio di giocare a Hockey, segnare e vincere anche in un Campionato Nazionale di serie B.

Questo travolgente risultato conferma tra l’altro le conclusioni di una recente ricerca dell’IRCCS Fondazione Santa Lucia, svolta in collaborazione con l’Università di Roma del Foro Italico, sul cosiddetto sport open-skill (discipline sportive nelle quali l’atleta deve interagire con un ambiente esterno costantemente variabile e che richiede continue variazioni nella tattica e nelle strategie), che ha dimostrato per la prima volta – tramite tecniche elettrofisiologiche e comportamentali – l’effettiva capacità di una pratica sportiva di sviluppare anche in condizioni di disabilità le funzioni cognitive superiori, favorendo la plasticità cerebrale.

Lo studio si sviluppa sull’esperienza di atleti con disabilità motoria – in particolare con paraplegia -, che praticano basket in carrozzina, ma con l’esperienza decennale della CRESH Eboli, si può affermare con certezza che gli stessi risultati sono trasferibili anche alla disabilità intellettiva e relazionale, allorquando l’attività sportiva sia competente, pianificata e strutturata, permettendo in tal modo di stimolare un significativo potenziamento delle abilità cognitive superiori. Un risultato, dunque, che consente di aprire per lo sport orizzonti fino ad oggi inesplorati.

Alcuni aspetti tecnici possono essere utili per chiarire il percorso realizzato fin qui. Dall’inizio della sua avventura sui pattini, Vincenzo ha ottenuto costanti e graduali miglioramenti nell’apprendimento dei fondamentali della disciplina dell’hockey su pista, a cominciare proprio dal pattinaggio. Inizialmente erano presenti difficoltà e instabilità nella deambulazione, che appariva incerta su terreni sconnessi, con associata difficoltà nella coordinazione e nell’alternanza del passo, oltreché nello scendere le scale o nel superare piccoli ostacoli. E tuttavia, già dalle prime lezioni di pattinaggio, erano evidenti lenti, ma progressivi miglioramenti nell’equilibrio sui pattini, che hanno avuto positive ripercussioni anche nelle attività della vita quotidiana, nell’autonomia e negli spostamenti.

Dopo alcuni mesi, con l’introduzione dell’uso degli altri due attrezzi specifici dello sport – la stecca da hockey e la pallina da colpire – sono ulteriormente migliorati l’equilibrio, la coordinazione motoria, la coordinazione braccio-stecca-palla, con la progressiva capacità nella regolazione della forza impressa alla stecca e nella definizione della traiettoria della pallina.

Nel corso dei primi anni, dagli 8 ai 12, l’inserimento in squadra non è stato sicuramente facile e negli allenamenti pochi o nessuno volevano fare coppia con Vincenzo, in quanto tecnicamente scarso per il livello del gruppo. Con il passare degli anni, però, e con la crescita di tutto il gruppo, a 13-14 anni Vincenzo è stato completamente accettato, grazie ai graduali miglioramenti sia tecnici he relazionali ottenuti.

La squadra ha sempre giocato ai massimi livelli, vincendo costantemente i gironi zonali (Campania, Puglia, Basilicata, Lazio, Sardegna) nella categoria under 15 e raggiungendo sempre le finali nazionali.

La prima grande emozione di gioco si ebbe alle Finali Nazionali del 2006 a Correggio (Reggio Emilia), quando Vincenzo segnò una rete su rigore. Si era ai quarti di finale e fu il quarto gol della sconfitta per 8-4 rimediata contro il Roller Bassano, ma l’intera squadra esultò all’unisono, travolgendo e abbracciando il giocatore, tra l’incomprensione degli avversari che due giorni dopo si sarebbero laureati Campioni d’Italia under 15. Nemmeno i seicento spettatori del pubblico, attoniti, riuscivano a comprendere il motivo di tanti festeggiamenti per una rete della squadra ebolitana che stava perdendo la partita e che da quel gol così applaudito non sarebbe stata salvata.

In questi ultimi quattro-cinque anni, poi, il trend è stato sempre in costante ascesa, sino ad arrivare a un discreto livello tecnico e soprattutto a una maturazione tattica, che ha portato Vincenzo all’inclusione sempre più determinante nel gruppo i cui componenti comprendono gli sforzi del compagno e soprattutto ne apprezzano la forza in pista.

Fino così ad arrivare al 12 febbraio, con l’apoteosi segnata dalla doppietta di Vincenzo in una partita del Campionato di serie B, che ha confermato e consolidato la certezza dei risultati fin qui ottenuti, tenendo sempre conto anche dell’alto livello della categoria – la serie B, appunto – e del primato in classifica della CRESH Eboli.

La storia di Vincenzo dimostra, che nonostante sia affetto da una malattia genetica rara come la sindrome dell’X Fragile, milita con successo nel CRESH di Eboli, prima in classifica nel Campionato Nazionale di serie B di hockey su pista e che il 12 febbraio scorso ha realizzato la sua prima, fantastica doppietta. Una vittoria in campo, ma anche e soprattutto una vittoria lunga molti anni, per dimostrare che anche le persone con disabilità intellettiva e relazionale possono partecipare allo sport a tutti i livelli e che lo sport stesso rappresenta un’opportunità da garantire a tutti, per vincere anche nella vita.

Un 17-6 sul campo, quindi, contro la squadra di Molfetta, ma anche e soprattutto la vittoria in una sfida sulla quale la CRESH Eboli da oltre dieci anni investe le proprie energie, per dimostrare che lo sport arriva dove altri non possono; è la vittoria della grande determinazione dell’allenatore Berniero Gallotta, della presidente Angela Califano e dell’Associazione Italiana SuXfragile, per far comprendere che lo sport rappresenta un’opportunità da garantire a tutti, per vincere anche nella vita.

Vincenzo è un ragazzo che proprio nello sport, nell’hockey su pista, ha trovato la dignità e la parità e quando ha segnato la sua doppietta, il 12 febbraio, nessuno si è ricordato della sua sindrome dell’X Fragile, ma lo si è semplicemente festeggiato per i gol, per la vittoria in Campionato e per il primato in classifica.

*La sindrome dell’X Fragile è una malattia genetica causata da una mutazione sul cromosoma X, che si trasmette per via ereditaria e che è la causa più comune di ritardo mentale ereditario, seconda solo alla sindrome di Down. Al contrario però di quest’ultima, è ancora poco nota e sottodiagnosticata, anche se il gene responsabile (FMR1) è stato identificato nel 1991 e da allora diverse ricerche hanno permesso una conoscenza sempre più approfondita della patologia, iscritta dal 2001 nell’elenco delle Malattie Rare.

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Per ulteriori informazioni: Associazione Italiana SuXfragile, tel. 338 9186874, segreteria@suxfragile.org; CRESH Eboli, tel. 0828 365205, bernierogallotta@libero.it.

Eboli, 4 marzo 2011

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Dove si arriva con il cuore non si arriva in nessuna altra maniera.

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