Karol Wojtyla è Beato, per lui a Roma un milione e mezzo di fedeli

Papa Ratzinger per la beatificazione ha indossato i paramenti di Giovanni Paolo II in una piazza stracolma di fedeli (un milione e mezzo).

Nel giorno della beatificazione, una recensione di Gene Immediato per la recensione di poesie di Papa Carol Wojtyla.

Beato Papa Giovanni Paolo II

ROMA – Città del Vaticano –  Karol Wojtyla è beato: “il giorno atteso è arrivato” ha detto Papa Benedetto XVI nell’omelia della Santa Messa di beatificazione. Roma è stata invasa da pellegrini di tutto il mondo per la “festa della fede”,  (sembra di essere tornati a quel giorno che da tutto il Mondo gli vennero a dare l’Ultimo saluto), come l’ha chiamata Papa Benedetto XVI. Sabato sera la Veglia al Circo Massimo, con le testimonianze di chi ha conosciuto più da vicino Giovanni Paolo II, poi la “notte bianca” di preghiera in otto chiese e domenica la grande cerimonia della beatificazione.

Al termine del rito solenne celebrato sul sagrato della Basilica di San Pietro, Papa Benedetto XVI ha ufficialmente proclamato la beatificazione del suo predecessore polacco, Giovanni Paolo II. Oltre ai fedeli, sono giunte in Vaticano 90 delegazioni provenienti da tutto il mondo, tra cui 16 capi di Stato e cinque case reali.

Erano presenti tutte le più alte cariche dello Stato italiano dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a cui Benedetto XVI ha rivolto un saluto particolare, al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ai due presidenti della Camera dei Deputati e del Senato  della Repubblica, Gianfranco Fini e Renato Schifani. C’erano i cardinali Angelo Bagnasco e Dionigi Tettamanzi, l’ex segretario Stanislao Dziwisz, l’ex addetto stampa Navarro Valls, la religiosa miracolata suor Marie Simon-Pierre.

Benedetto XVI è arrivato con la Papamobile indossando i paramenti che furono di Giovanni Paolo II e ha salutato la folla. I varchi sono stati aperti alle due di notte, con tre ore di anticipo. La polizia ha deciso l’apertura per motivi di ordine pubblico, perché decine di migliaia di persone premevano ormai agli ingressi. Contemporaneamente seguendo la cerimonia da grandi schermi al Circo Massimo si è svolta la veglia di preghiera, primo atto della tre giorni di celebrazioni per Giovanni Paolo II beato. Molti pellegrini hanno poi dormito accampati per strada nelle vicinanze di San Pietro.

Sono accorsi a Roma da tutto il Mondo oltre un milione e mezzo di fedeli, per assistere alla Beatificazione più breve della storia della Chiesa.

Roma, 2 maggio 2011

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Papa Carol Wojtyla

Nella occasione della beatificazione di Karol Wojtyla, si ritiene di pubblicare il ricordo  del Santo padre nel suo aspetto umano e letterario.  Ricordo che attraverso una recensione letteraria che a suo tempo fece Gene Immediato, su un libro di poesie di papa Giovanni Paolo II, del 1987.  La recensione che qui appresso si pubblica integralmente, fu realizzata per  conto di un’Agenzia di Roma e in seguito venne pubblicata sull’Osservatore Romano.

E per noi è il modo più intimo di ricordare Papa Giovanni Paolo II, riconducendolo a noi attraverso il “contatto” diretto dei suoi tratti poetici colti da Gene Immediato.

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Poesie di Karol Wojtyla, Edizioni di San Marco, Venezia, 1986.
(pubblicato in ASSI, Roma il 24.1.1987 )

Lasciata la metonimia della prima di copertina e dopo aver attraversato la stazione prefatica di Franco Zagato il lettore affronta il cammino sprituale di Karol Wojtyla, in cui il linguaggio poetico è l’elemento di connotazione di topoi essenziali e immarcescibili: l’uomo e la terra.

Ridotto ad una problematicità biblica – senza la mediazione liberatrice del Vangelo – l’uomo Wojtyla si interroga sulle origini della propria natura e sulle mete verso cui è destinata. Al quesito pascaliano il poeta sostituisce lassione della condizione umana, fisica e spirituale, realizza l’agnizione dell’unicità dei rapporti col reale, umano e divino.

La natura fisica viene designata con un procedimento sillogistico, per cui mani mani braccia corpo si coniugano in attributi etici con lavoro sudore preghiera. La dignità dell’Uomo emerge con valore assoluto nella ricerca del rapporto con la Storia, vista sempre come percorso da sùture e il cui cammino è illuminato da cronache e da uomini del passato ai quali il poeta Wojtyla allude metaforicamente con immagini di floreale suggestività. Emerge così l’umanità nella lotta col proprio divenire, una sofferenza di cambio di pelle, raccontata attraverso le suggestioni bibliche di Giona e di Giacobbe le figure evocate diventano mediatrici di toni singolarmente profetici, giacché il poeta Papa sembra alludere. Agli anni precedenti il pontificato, alla wfunzione di quei valori innestati in nuovi rami, attraverso la metafora del Mieszko-Albero Fiorito.

Il cammino meditativo e lirico prosegue attraversando un corpus antico, la memoria storica e spirituale, tenuta sveglia attraverso il lavoro, descritto con drammatici toni lorchiani, senza tuttavia degradarsi nel sudore o nella morte, ma elevato come condizione etica dell’uomo.

L’altro topos di questa narrazione poetica, stilizzato nella memoria, è la patria polacca che scorre nel verde dalle primavere agli inverni nevosi , forte nella memoria ma fiume che scorre sotto i piedi del pellegrino che in un’ora l’aereo allontanerà da sé e divorerà quello spazio e chiuderà la patria nel suo quadrato.

La terra dove si è sofferto con la puoi dimenticare, essa dimora nella carne e nella memoria, in una continuità di rapporto amoroso che non conosce interruzioni, né cedimenti e si rafforza nella comunione mistica di sacerdotale intensità, quasi liturgica. Il connubio tra terra e chiesa è connotativo della cattolicità polacca e Karol Wojtyla nel dichiarare l’una evoca l’altra e viceversa: ne sostituisce i ruoli in un pathos emotivo di commovente partecipazione lirica, ma al tempo stesso evoca i sentimenti di una sollecità solidarietà, senza rivelarne la natura lessicale e politica, come quando evoca Cristo senza mai nominarlo, come in una sofferta e sollecitante profezia.

( Gene Immediato )

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Sulla tua tomba bianca
sbocciano i fiori bianchi della vita –
– o, quanti anni sono già passati
senza di te – spirito alato-.

Sulla tua tomba bianca
ormai chiusa da tanti anni,
la pace volteggia con forza insolita,
forza, come la morte – ineffabile.

Sulla tua tomba bianca
risplende luminosa quiete,
come se qualcosa ci sollevasse in alto,
come se confortasse la speranza.

Sulla tua tomba bianca
inginocchiato con la mia tristezza –
o, quanto tempo e’ passato –
eppure oggi mi pare poco.

Sulla tua tomba bianca
o Madre – amore spento –
la mia bocca sussurrava esausta:
– Dona eterno riposo -.
( Karol Wojtyla)

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Sulla Tua tomba

La tua mitria bianca
per diritto dell’elezione
e per sigillo regale la casula
per segno della rossa prigione
le sbarre non potranno occultare
nella visione e nel divieto.

Il pallio per l’annullamento della tomba
intestata e ratificata
delirante contratto vescovile
nel trascorrere del tempo
servile corpo donato
nato per la beatitudine materna
per le folle nei luoghi dove andavi,
a dire la commozione delle querce slave
e non delle betulle.

Collegavi le stradine tue collinose
ed estirpavi le erbacce
e preparavi le vie nitide
fino alla tomba bianca
della tua infanzia di preghiera
alla madre alla Madre.
(Gene Immediato)


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