Convegno Federmanager: “L’economia della provincia e il welfare del dirigente d’azienda”

Il ruolo fondamentale del dirigente d’azienda nello sviluppo dell’economia salernitana.

Patrocinato dalla cam,era di Commercio e dalla Banca di Salerno si è discusso degli effetti della crisi economica nazionale sullo sviluppo dell’economia salernitana e provinciale.

Camera di Commercio Salerno

SALERNO – Nei giorni scorsi la Camera di Commercio di Salerno, insieme alla Banca di Salerno, ha patrocinto  ospitandolo presso la sua sede di via  Roma il Convegno, organizzato da Federmanager Salerno, dal titolo “L’economia della provincia e il welfare del dirigente d’azienda“.

Sono stati diversi gli interventi che hanno offerto la propria visione degli effetti della crisi economica nazionale sullo sviluppo dell‘economia salernitana e provinciale.

Dopo il saluto del presidente della Camera di Commercio Guido Arzano, moderati dal giornalista Eduardo Scotti, sono intervenuti, tra gli altri il presidente nazionale di Federmanager, Giorgio Ambrogioni e il presidente del FASI nazionale Stefano Cuzzilla.

Nelle proprie relazioni i due presidenti hanno evidenziato le modifiche contrattuali a carattere nazionale per i dirigenti e i ruoli delle rispettive federazioni nei rapporti con le economie delle regioni. In particolare, infatti, il presidente Cuzzilla ha evidenziato come i recenti interventi al sostegno della spesa sanitaria del FASI abbiano consentito un sensibile risparmio per le economie regionali nel pieno rispetto della qualità dei servizi di assistenza.

Nella successiva relazione del prof. Tommasetti, ordinario di Economia Aziendale e Direttore del Dipartimento di Studi e Ricerche Aziendali dell’Università di Salerno, lo stesso ha fornito un’analisi completa dello scenario economico provinciale, per lo più caratterizzato da micro e nano imprese, individuando nelle reti di impresa uno dei principali strumenti di competitività locale prima, extra territoriale e internazionale poi.

Il dibattito ha consentito di evidenziare, all’interno di questo scenario, un nuovo profilo professionale del dirigente d’azienda e del manager in generale, attento ai moderni strumenti di competitività e alla necessità di mettere la propria esperienza e competenza al servizio non più della singola impresa quanto, piuttosto del “sistema imprese” che proprio dalle reti di imprese e non più solo dai consorzi (come giustamente ha anche evidenziato il presidente Ambrogioni) delle stesse.

La figura che deve emergere è quella di un nuovo dirigente “attivo” e responsabile, che non è più solo al servizio dell’imprenditore ma che tramite lo sviluppo della stessa impresa intende mettere in moto l’intera economia del territorio con reddito, posti di lavoro e appunto competitività.

Proprio in questa direzione la Federmanager di Salerno, come nell’ambito del convegno ha anche relazionato il suo presidente Armando Indennimeo, ha già avviato delle attività di supporto alle aziende attraverso la promozione della figura del Temporary Manager e del supporto all’internazionalizzazione aziendale in collaborazione con la società Intertrade della Camera di Commercio.

La scommessa è quella di ritrovarsi di qui a un anno ad affrontare un convegno analogo dove sia possibile valutare con efficacia risultati raggiunti e scenari economici mutati in positivo per l’intera realtà provinciale.

Email: procca@unisa.itinfo@federmanagersalerno.com

Salerno, 6 ottobre 2011

insieme alla Banca di Salerno,
3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Niente di nuovo purtroppo:
    Censis, patrimonio dei dieci italiani più ricchi come quello di 500mila famiglie.E’ incredibile quanta ingenuità in questo Paese ! nessuno si è accorto in decenni che la ricchezza veniva spostata dal basso in alto ,e che un sistema ben organizzato favoriva i furbi , e tutti i privilegiati, si fa per dire!il nome sarebbe un’altro!…. ed a pagare per tutti erano i soliti noti .Ed ora invece di prendere consapevolezza della situazione di ingiustizia che ha prodotto tanta nuova povertà ,si continuato per 20 anni,con il solito sistema di fumo negli occhi.
    Il capitalismo è fallimentare per antonomasia. L’importante è il consumo, ma al capitalismo non importa che siamo noi italiani a consumare. Basta che qualcuno consumi. Noi abbiamo consumato per 40 anni. Ora tocca a india, brasile e nuove realtà emergenti. E noi prenderemo il loro posto. Ora ci piace meno il capitalismo eh? 😉

  2. CENSIS e allora?
    Tutto già noto. Quello che non è noto è chi siano imprenditori, politici religiosi? Su questo andrebbe fatto un bell’ articolo non su cose che si sono già ripetute. Andiamo a capire COME questa ricchezza finisce nelle loro mani, legalmente, illegalmente? Oppure: viene da attività finanziarie e speculazioni o da investimenti sulla ricerca e sullo sviluppo? QUESTO SAREBBE UN PEZZO SERIO. Non una lista di numeri reperibili ovunque.

    “Tornando all’Italia, dallo spaccato dell’Ocse emerge anche quali sono i canali di guadagno dei cittadini più ricchi. Più si sale di livello, meno la ricchezza è legata ai redditi da lavoro: questi ultimi compongono il 70% degli introiti delle persone che stanno nel 10% più ricco della popolazione, ma scendono intorno al 20% per lo 0,01% più ricco. Aumenta invece la quota di redditi da capitale e – soprattutto – di profitti legati al business personale.”

  3. @ the dandy,Questi sono i frutti del capitalismo selvaggio, del liberismo, della politica di (falsa) destra. Gran parte degli italiòti ha votato con convinzione questa politica fallimentare e ancora oggi si stracciano le vesti per difenderla. Ecco…tranne pochi privilegiati, tutti gli altri godano appieno dei risultati.
    proposta shock, espropriamo i 75 miliardi a queste 10 persone, faremo infelici 10 persone (che fino adesso hanno vissuto in una spaventosa agiatezza) ma mettiamo a posto i conti di una nazione intera.
    sembra assurdo ma, se non fossimo abbagliati dalla forza delle differenze sociali, sarebbe la soluzione più logica equa e giusta..altro che Robin Tax

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