Il SISAF tira le somme di un anno di attività

Si è tenuto questa mattina a Palazzo di Città il convegno dal tema “Risultati e Prospettive”, organizzato dal Sisaf dopo un anno di attività.

La giornata è proseguita, a partire dalle 14.00 nella sede di Via La Carnale, con un workshop a cui hanno preso parte associazioni ed istituzioni che si sono concentrate in particolar modo sulla replicabilità del progetto nelle diverse realtà del sud Italia che l’hanno richiesto.

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SALERNO – Si è tenuto questa mattina a Palazzo di Città il convegno dal titolo “Risultati e Prospettive”, appuntamento organizzato dal Sisaf dopo un anno di attività e per festeggiare l’inizio della nuova avventura contraddistinta dall’autonomia gestionale del centro. E’ stata l’occasione per diffondere i dati definitivi del primo anno d’attività ma soprattutto per analizzare le prospettive che si aprono per una struttura ormai diventata punto di riferimento per i cittadini.

Hanno partecipato l’assessore alle politiche sociali del Comune di Salerno Nino Savastano; la responsabile di progetto Maria Patrizia Stasi; il presidente della Bcc di Sassano Enrico Calandriello; la professoressa Maria Rosaria Garofalo ed il presidente della Fondazione con il Sud Carlo Borgomeo. La giornata è proseguita, a partire dalle 14.00 nella sede di Via La Carnale, con un workshop a cui hanno preso parte associazioni ed istituzioni che si sono concentrate in particolar modo sulla replicabilità del progetto nelle diverse realtà del sud Italia che l’hanno richiesto. Fra queste Benevento, Latina, Campobasso, Caserta, Monza e Solofra.

Di seguito le dichiarazioni dei relatori.

Savastano-De Luca

Savastano-De Luca

Nino Savastano: “Il Sisaf è l’anello mancante che oggi ci consente di dare risposte sempre più puntuali, precise e specializzate alle esigenze del territorio in materia di politiche sociali. Cercheremo di accompagnare il Sisaf con le risorse che riusciremo a racimolare per evitare di disperdere un patrimonio ormai consolidato ed importante, costruito con grande fatica da tutti i rappresentanti del terzo settore che vi si sono impegnati in questo primo anno. Colgo l’occasione per annunciare che la piaga della violenza sulle donne ha spinto l’amministrazione comunale a creare un progetto importante: Spazio Donna sarà l’associazione capofila e tante altre realtà come Indiani d’Occidente saranno destinatari di una struttura confiscata alla criminalità organizzata per dare vita ad una vera e propria casa d’accoglienza”.

Maria Patrizia Stasi: “Oltrepassiamo i valichi regionali provando a riportare la nostra esperienza anche a livello nazionale perché riteniamo sia fondamentale dare massima divulgazione a un vero e proprio modello innovativo di welfare di comunità. Associazioni, medici solidali e professionisti del terzo settore hanno siglato un protocollo d’intesa con il nostro centro che vuole intercettare e dare risposta a tutti i bisogni che insorgono all’interno delle famiglie della nostra comunità. Alla base del nostro operato c’è il valore della sussidiarietà e la precisa volontà di offrire un  servizio di alta qualità a prezzi sostenibili e soprattutto di dare assistenza a tutto tondo a chi, in un mondo in piena crisi valoriale, si sente perso e scarsamente assistito. L’interessamento di altri comuni ed altre realtà universitarie ci suggerisce che siamo sulla strada giusta per instaurare un cambiamento culturale importante che giovi all’economia e alla socialità”.

Carlo Borgomeo: “Per sostenere progetti la nostra fondazione è costretta a fare bandi ed il tasso di approvazione, per evidenti limite economici, è del 7 per cento. Per questo motivo siamo molto felici che il Sisaf abbia ottenuto risultati così importanti. La percezione, purtroppo consolidata, è che il sistema del welfare sia saltato. Occorre una grande capacità di innovazione e ricombinazione di tre fattori sostanziali: pubblico, privato e terzo settore. Ed in particolare rispetto a quest’ultimo è opportuno che ne venga riconosciuto il forte ruolo politico. Rifiuti, volontariato, educazione giovanile contro la dispersione scolastica, beni confiscati alla criminalità organizzata e carceri, sono i temi a cui saranno dedicati i prossimi bandi di Fondazione con il sud”.

Enrico Calandriello: “Alla base della nostra collaborazione con il Sisaf c’è senza dubbio la volontà di condividere e collaborare per il benessere delle famiglie. Le patologie incidono sulla redditività familiare con il risultato che sempre più spesso, queste ultime, rinunciano alle prestazioni perchè non possono sostenerle economicamente. Tra l’altro non bisogna dimenticare che la sanità da’ lavoro a circa 800mila persone, quindi è un bene su cui bisogna puntare cercando interlocutori istituzionali che sappiano cogliere le rpoposte che vengono dal terzo settore”.

Maria Rosaria Garofalo: “Insieme a un gruppo di ricerca ci siamo interessati all’esperienza del Sisaf perché riteniamo sia un pezzo importante dell’economia sociale, dello sviluppo territoriale e delle politiche ad essi correlate. Abbiamo deciso di instaurare un rapporto di condivisione e riflessione con questa realtà su cosa può rappresentare del terzo settore nei processi di cambiamento e nella rimozione di ostacoli allo sviluppo in senso integrato e multidimensionale delle persone e di queste ultime all’interno della collettività. L’esperienza del Sisaf è un importante studio di caso in quanto attore dell’economia sociale, che insieme ai soggetti tradizionali dello stato del mercato, concorre a produrre beni e benessere al di là della distribuzione di beni privati e pubblici la cui caratteristica fondamentale è la relazionalità. Su questi temi abbiamo una riflessione aperta ed un focus particolare che riguarda la condizione delle donne nell’ambito della cooperazione sociale delle donne che lavorano e che sono allo stesso tempo beneficiarie dell’offerta in cui il Sisaf è attore di punta nel territorio locale e nazionale”.

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IL SISAF

Sistema Integrato SocioAmbulatoriale per la Famiglia

IL SISAF nasce  nel febbraio 2012, grazie al contributo della “Fondazione con il Sud”, da un progetto di collaborazione fra il Consorzio La Rada, l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Salerno, ARCI Salerno, Associazione Indiani di Occidente, Cooperativa sociale Kalimera, Associazione Italiana di Socioterapia, Cooperativa sociale In Cammino, Cooperativa sociale Luoghi per Crescere, Associazione Solidarietà e Sviluppo ONLUS, BCC Sassano. I Centri di Sassano e Salerno sono oggetto di due sperimentazioni differenti. Il centro di Sassano è un poliambulatorio specialistico, dove le prestazioni dei medici e dei consulenti vengono declinate in base ai parametri di una accessibilità alle cure e al sostegno psicologico aperta a tutti, grazie ai prezzi calmierati e rateizzabili. Salerno è invece un luogo aperto all’accoglienza, all’intercettazione e all’orientamento dei bisogni complessi delle famiglie, in un’ottica multidisciplinare e di normalità, e non solo a partire da condizioni di disagio conclamato, per un sostegno ed un accompagnamento personalizzato per la famiglia e per i suoi membri, nelle differenti fasi di transizione del ciclo di vita. Si è così cercato di dare vita ad un modello di welfare di comunità innovativo e stimolante che ha il suo punto di forza nella facilità d’accesso intesa come possibilità di avere a disposizione un’offerta integrata di servizi sia per il sostegno alla persona e alla famiglia, sia  di cura, in un luogo a cui ci si rivolge per bisogni anche differenti (sociali, sanitari, pedagogico-educativi). Offre quindi l’opportunità di fruire di prestazioni pedagogiche, psico-socio-sanitarie, di medicina specialistica a tariffe calmierate, fattore determinante per accogliere le necessità di famiglie in condizioni reddituali medie o medio-basse. Come già accennato, punto di forza del progetto è certamente la commistione tra la dimensione sociale, sviluppata all’interno del centro e quella sanitaria costituita da  medici specialisti selezionati e coinvolti nel progetto. L’integrazione tra discipline e professionisti diventa così la leva per garantire interventi mirati, attraverso la predisposizione di piani personalizzati e individualizzati predisposti ad hoc, per fare in modo che quelle che alla nascita sono fragilità educative “occasionali” o “parziali” si trasformino in “assolute” e “sistemiche”.

I DATI Fin da subito la modalità d’intervento ha suscitato l’interesse delle comunità, come rivelano le cifre di seguito riportate: 950 cittadini si sono rivolti ai Centri per problematiche diverse; 13 associazioni hanno siglato un protocollo di intesa e gestiscono all’interno del S.I.S.A.F. sportelli di ascolto e consulenza gratuita o corsi e percorsi nell’area “benessere”; 755 persone hanno intrapreso percorsi di sostegno e cura; 39 medici specialisti “solidali” hanno sottoscritto un protocollo d’intesa impegnandosi ad erogare la propria prestazione con un onorario da 20€ ad un massimo di 40€. In più ad oggi sono stati erogati, per le famiglie in estrema difficoltà economica, 35 voucher di cura per un importo di 7mila euro.

L’INTERESSE DEGLI ESPERTI DI WELFARE Il modus operandi del Sisaf ha suscitato interesse in ambito nazionale in molti settori, specializzati e non, sui modelli di welfare socio-sanitario. Nell’ambito del 10° Workshop sull’Impresa Sociale, tenutosi a Riva del Garda il 13 e 14 settembre 2012, a cura di Irisnetwork, il Sisaf è stata l’unica realtà del centro sud invitata a testimoniare la propria attività relativamente al settore di innovazione di servizi socio-sanitari. L’esperienza Sisaf era presente l’ 11 ottobre 2012 a Mantova, all’XI convention del Gruppo cooperativo CGM “Energie dai legami – Economie cooperative” in qualità servizio innovativo di buone prassi. Il 15 e 16 ottobre 2012 il ritorno a Riva del Garda per presenziare al secondo Congresso Internazionale sull’autismo, promosso da Erikson, nel corso del quale l’associazione Giovamente ha divulgato i risultati dello Sportello di ascolto e consulenza sull’autismo presente all’interno del centro. Il 18 gennaio 2013 è stato presentato a Palermo, nell’ambito dell’AGORA’ Regionale FQTS all’interno del seminario sulle buone prassi “Un esempio di secondo welfare: Sisaf Salerno”. Val la pena precisare che sono molte e diverse le tavole rotonde, di carattere regionale e nazionale, a cui il Sisaf è stato invitato avendo modo di diffondere un’esperienza che si è rivelata decisamente positiva.

L’INTERESSE DEL MONDO SCIENTIFICO A livello locale, a partire dal mese di aprile, il modello organizzativo ha suscitato l’interesse dell’Università degli studi di Salerno. La prof. Maria Rosaria Garofalo, ordinario della cattedra di economia dello sviluppo, facoltà di Scienze politiche, monitora il servizio riservando particolare attenzione ai seguenti aspetti: innovazione e sviluppo sostenibile, razionalizzazione organizzativa, prassi relative all’occupazione e alla qualità delle stesse. Si sta procedendo a ufficializzare lo scambio con un formale protocollo di collaborazione. In seguito a tale monitoraggio, nel mese di luglio è partita, con l’Università di Salerno e il dipartimento di Scienze Sociali dell’Università La Sapienza di Roma (dott.ssa Mary Fraire ordinario della cattedra di Scienze statistiche) un’indagine campione sul bilancio del tempo dei lavoratori/lavoratrici. L’indagine è ancora in corso e da notizie informali ricevute dalla dott.ssa Fraire sembra che l’ISTAT sia interessata ad assumerla come modello sperimentale di indagine statistica. Fra gli interessati al “modello Sisaf” c’è anche il professor Giorgio Fiorentini, Dipartimento di analisi delle politiche e management pubblico dell’Università Bocconi di Milano, per una collaborazione a titolo gratuito al monitoraggio del servizio a partire da gennaio 2013 per l’innovazione del modello operativo attivato dal servizio. Inoltre sarà ospite del centro salernitano anche un esponente di Iris Sas per toccare con mano l’esperienza Sisaf. Infine, nel mese di dicembre, l’Università di Trento ha inviato a Salerno due ricercatori per testare la possibilità di avviare una ricerca che potesse mettere a confronto il Sisaf e uno dei servizi più avanzati del panorama trentino per poter confrontare le modalità organizzative e gestionali delle esperienze avviate.

PROSPETTIVE Nonostante il periodo congiunturale non favorevole oggi il Sisaf, grazie all’investimento di tutti gli organismi pubblici e sociali delle comunità in cui vivono, ha raggiunto la piena autonomia gestionale. In seguito ai risultati ottenuti e anche grazie agli efficaci strumenti di comunicazione adottati, da diverse realtà è arrivata la richiesta di replicare quest’esperienza sempre secondo una modalità a “tridente”. L’interesse è stato manifestato da organizzazioni no-profit che hanno coinvolto nel percorso gli Enti pubblici ed alcuni illuminati piccoli imprenditori. Le motivazioni per cui il modello Sisaf stimola interesse sono: la capacità di accogliere richieste complesse di bisogno e costruire risposte organiche e non frammentarie; il modello a rete (impegno di medici specialisti esterni, associazioni che diffondono il servizio promuovendo attività per il benessere, il “dentro-fuori” che coinvolge e stimola);i bassi costi di sostenibilità del servizio che permettono autonomia in lassi di tempo medio-brevi; l’assenza di servizi analoghi sui territori che permettano l’accesso alla cura e al sostegno ma al contempo alle attività di ben-essere e di socialità; il coinvolgimento dell’Università che conferisce valore scientifico al modello assunto. Ad oggi sono sette le richieste di replicabilità ricevute, cui contiamo di dare il sostegno, da più regioni del nostro meridione.

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Salerno, 29 gennaio 2013

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