Al teatro Verdi di Salerno riprende la stagione lirica e di concerti 2009

Con la prima del “Rigoletto” per la regia di Riccardo Canessa si da inizio alla stagione teatrale 2009

La prima mercoledì 23 settembre alle ore 21.00

Vincenzo De Luca

Vincenzo De Luca

SALERMO – MUSICA & CULTURA – Mercoledì 23 settembre, alle ore 21.00 si alza nuovamente il sipario sulla stagione lirica  e concertistica del Teatro massimo Municipale Giuseppe Verdi. In programma è la prima del Rigoletto con la regia di Riccardo Canessa. Cinque le repliche previste: dopo la prima, “Rigoletto” poi ritorna in scena lunedì 28 settembre, giovedì 1 ottobre, domenica 4 ottobre, martedì 6 ottobre.

Il Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, come al solito, non ha voluto far mancare il suo saluto – “Il saluto più caloroso a nome della Città, al Maestro Oren, all’Orchestra e a quanti si prodigano per contribuire affinché Salerno si distingua anche nella cultura, nell’arte e nella musica” -.

Il tradizionale appuntamento “Tra Palco e Realtà” con la presenza del regista e degli interpreti del Rigoletto si terrà eccezionalmente domenica 20 alle ore 19.00 all’interno del Teatro Verdi. La presenza della stampa alla manifestazione ed alla prova generale è particolarmente gradita.

In scena il capolavoro verdiano il Rigoletto nella straordinaria messa in scena di Riccardo Canessa, a firmare le scene e i costumi è Alfredo Troisi. Sul podio del Massimo la bacchetta del maestro e Direttore del Verdi Daniel Oren, il quale dirige la compagine salernitana. Nel ruolo del Rigoletto un meraviglioso Renato Bruson. Tra i protagonisti: Celso Abelo, Laura Claycomb, Carlo Striuli, Francesca Franci, Angelo Casertano e Armando Gabba.

Orchestra Filarmonica del Teatro Verdi di Salerno

Orchestra Filarmonica del Teatro Verdi di Salerno

Rigoletto

Melodramma in tre atti
di Francesco Maria Piave
musica di Giuseppe Verdi
tratto dal dramma Le roi s’amuse di V. Hugo
prima rappresentazione:
Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851

In Rigoletto, prima opera della cosiddetta trilogia popolare cui appartengono anche Trovatore e Traviata, Verdi poté realizzare quella “fusione dei generi” (P. Weiss) che tanto ammirava nei drammi shakespeariani, offrendogli la possibilità di mescolare “comico e terribile” come nella migliore drammaturgia dell’autore inglese.
Il soggetto gli veniva dal dramma di Victor Hugo Le roi s’amuse dato a Parigi nel 1832, avente per protagonista il gobbo Tribolet, che, non senza scandalo, aveva portato sulle scene, secondo le tendenze più avanguardistiche dell’estetica romantica, il deforme, il grottesco e il triviale misti al sublime. A Verdi interessavano i risvolti umani e psicologici della vicenda che egli dovette trasferire, per problemi di censura, dalla corte del re ad un ducato italiano, quello di Mantova.
L’umanizzazione e il riscatto morale del buffone attraverso il dolore, nel momento in cui la sua stessa figlia è oggetto della malvagità del duca e dei cortigiani, gli consentiva quel tipo di scandaglio della complessità dell’animo umano, al di là delle discriminazioni di classe, che specialmente intorno agli anni Cinquanta era al centro della sua drammaturgia a partire dalla Luisa Miller(1849).
Per l’elaborazione del libretto Verdi si rivelò molto esigente nei confronti del librettista Piave mirando ad ottenere un lavoro altamente funzionale in senso drammaturgico. “A me pare che il miglior soggetto in quanto ad effetto che io mi abbia finora posto in musica (non intendo parlare affatto sul merito letterario e poetico) sia Rigoletto. Vi sono posizioni potenti, varietà, brio, patetico…”. Così scriveva ad Antonio Somma
retrospettivamente, in una lettera del 22 aprile 1853.
Questa “varietà di effetti ” di cui egli era entusiasta era data dalla ricchezza di contrasti della trama che gli permetteva di accostare e in alcuni casi sovrapporre comico e tragico, in maniera assolutamente nuova nel teatro musicale consentendogli spesso di utilizzare le forme convenzionali con un senso assolutamente rovesciato rispetto alla tradizione.
La dialettica di questi due livelli si protrae lungo l’intero svolgimento del dramma, culminando nel celebre quartetto vocale del terzo atto. Vanno segnalati tra gli altri pregi della partitura e del dramma la rapidità e concisione con cui si avvicendano le situazioni, la ricchezza di idee, una raggiunta compenetrazione di parola scenica e musica, il grande equilibrio tra elementi lirici e drammatici.
La critica dell’epoca ebbe subito la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. Così si esprimeva il critico della <<Gazzetta ufficiale di Venezia>>(12 marzo 1851): “[…]Ieri fummo come sopraffatti dalle novità: novità o piuttosto stranezza nel soggetto; novità nella musica, nello stile, nella stessa forma dei pezzi […]”.

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Ulteriori informazioni sul sito web del Teatro municipale “Giuseppe Verdi”

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