Salerno dedica una Strada a Giorgio Ambrosoli: “Eroe borghese”

Voluta dall’Amministrazione comunale di Salerno, su sollecitazione dell’Associazione “Giorgio Ambrosoli-Salerno”, viene dedicata “all’Eroe borghese” una strada a suo nome.

L’amministrazione comunale su sollecitazione dell’Associazione Giorgio Ambrosoli di Salerno, presieduta dal Dr. Raffaele Battista, ha dedicato una strada all’avv. Giorgio Ambrosoli assassinato a Milano, 11 luglio 1979.

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di Bianca Fasano

SALERNO “A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta”. Diceva un tempo il Foscolo. Oggi, alle “urne dè forti”, ben pochi accedono, che sia in Santa Croce, o altrove, mentre, per diverse ragioni, tutti i cittadini accedono alle strade della loro città.

Sembra divenuto quindi naturale, volendo che il nome di un nostro figlio d’Italia si perpetui nella memoria, anche di quelli che non hanno vissuto il suo tempo, “donargli” una più lunga e duratura rimembranza dedicandogli una strada della città dove sono nati, vissuti e morti, ma anche quella dove è stata la loro memoria storica ad accedere, per mezzo degli atti compiuti, meritevoli di essere continuativamente ricordati dai posteri.

inaugurazione-largo-giorgio-Ambrosoli

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Tanto è accaduto, in Salerno, nel momento che l’amministrazione comunale ha fortemente voluto, su sollecitazione dell’associazione Giorgio Ambrosoli di Salerno, presieduta dal Dr. Raffaele Battista (Capo di gabinetto presso la Questura di Salerno), che, in Salerno, appunto, una strada cittadina fosse dedicata, nel corso di una bella e calorosa manifestazione, all’avv. Giorgio Ambrosoli (Milano, 17 ottobre 1933 – Milano, 11 luglio 1979).

Ambrosoli è stato un avvocato italiano, assassinato l’11 luglio 1979 da un sicario americano, che nell’ucciderlo si scusò. Ingaggiato, secondo l’ottica più comune, dal banchiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività Ambrosoli aveva indagato, giungendo a chiare e oramai definite considerazioni, nell’ambito del proprio incarico di Commissario Liquidatore della Banca Privata Italiana, in crisi finanziaria.

Essere commossi, da cittadini d’Italia per il bel gesto compiuto a Salerno, ricordandolo con la dedica di una strada appare cosa “buona e giusta”. La cerimonia è stata condotta, in nome dell’amministrazione comunale, dall’Assessore alla Pubblica Istruzione, con funzioni di Vice Sindaco Eva Avossa, alla presenza del Presidente dell’Associazione Giorgio Ambrosoli, Salerno e dell’Avvocato Pasquale D’Aiuto (Professionista iscritto presso l’Ordine degli Avvocati di Salerno. Co-Fondatore e Segretario de L’A.G.A.S.), sotto gli occhi di un pubblico variegato di cittadini e personalità, nonché delle telecamere di molte emittenti.

vice sindaco Eva avossa

vice sindaco Eva avossa

Il Dr Battista ha detto tra l’altro:- “Oggi è un giorno di grande gioia, per noi ed esprimiamo gratitudine immensa all’Amministrazione Comunale che con questa intitolazione ha abbellito il volto della città migliorandone i profili ed i connotati di legalità e giustizia. Due considerazioni: è una strada frequentata quotidianamente da migliaia di persone, soprattutto giovani e studenti, per cui con questa intitolazione tanti ragazzi conosceranno la vita e l’azione dell’Avv. Ambrosoli, il senso, il valore del suo sacrificio e l’amore per la patria e potranno decidere di ispirare la loro vita ai valori ed agli ideali dell’Avv. Ambrosoli; seconda considerazione: speriamo che simbolicamente questa piazza, intitolata ad un eroe nazionale –l’eroe borghese- com’è stato definito da scrittori e da storici, possa divenire un luogo d’incontro, di riunione, di convegno, di tante persone, di tanti giovani per iniziative collegate alla giustizia ed alla legalità”

Raffaele-battista

Raffaele-battista

Il giovane Avvocato Pasquale D’aiuto, del foro di Salerno, socio fondatore e segretario dell’Associazione Giorgio Ambrosoli, Salerno, dopo avere brevemente ricordato la figura dell’illustre personaggio, specificando come sia morto nell’intento di perseguire, fino al sacrificio estremo della vita, quell’ideale di giustizia e di legalità che serbava nel suo animo, ha poi aggiunto:- “noi abbiamo davvero bisogno di esempi di questo tipo, che fungono da indicazione per un percorso verso quei valori da cui la società attuale può farci allontanare, quindi, il fatto che una città, tra le più belle d’Europa, una città così moderna, così bella ed in evoluzione (in cui, a breve, la metropolitana sarà una realtà tangibile e necessaria. N.d.A.), abbia mostrato la sensibilità istituzionale di ricordare questo grande uomo è sicuramente un bel messaggio che probabilmente oggi ci serve più che mai. Ambrosoli era coraggioso, virtuoso e giusto; credo sia stato realmente uno degli uomini più grandi della storia di questo paese”

Pasquale-DAiuto

Pasquale-DAiuto

C’è da augurarsi che un simile operato di comuni intenti tra l’Amministrazione Comunale ed associazioni come quella dedicata a Giorgio Ambrosoli trovino seguito in altre e numerose attività ed operatività future, precisando per la presente che la bella figura seria e orgogliosa di Ambrosoli merita di essere ricordata. Non lo si può negare: lo stesso Killer che lo uccise, dopo avere preceduto il suo atto da almeno un paio di telefonate intimidatorie, in quello strano dialetto americano che ricordava la Sicilia di cui era nativo Sindona (nato a Patti, piccolissimo centro siciliano e definito al suo paese “l’avvocaticchio”), provava rispetto e pena per lui e, dopo averlo atteso quel triste giorno, chiamatolo per nome, prima di ucciderlo “gli chiese scusa”.

Sindona ed Ambrosoli non s’incontrarono mai, benché il destino dell’uno e dell’altro fossero così strettamente intrecciati e neanche la morte del Commissario liquidatore, potrà salvare “lo squalo della finanza internazionale” dall’accusa di bancarotta fraudolenta e, in successione, da quella di mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli. Sindona: spregiudicato, ambizioso, senza scrupoli ed Ambrosoli, inflessibile, onesto, incorruttibile e di tredici anni più giovane, imboccarono assieme una “strada senza ritorno”. Il primo, soltanto due giorni dopo la sentenza di condanna del 18 marzo 1986, ossia alle 14.10 del 22 marzo 1986, morirà per avvelenamento di cianuro di potassio (per un tentativo di fare apparire il suo suicidio un omicidio di Stato –si asserirà poi-), a circa sette anni dalla morte del secondo. Ma nessuno gli dedicherà mai un pensiero d’imitazione, un affettuoso e commosso ricordo, né, tantomeno, una strada.

Salerno, 10 giugno 2013

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