Ai Barbuti con la Compagnia Avalon è in scena “Tre sette con il morto”

Domani, Venerdì 23 agosto, ore 21.15, largo S. Maria dei Barbuti, Salerno, la Compagnia Avalon porta in scena “Tre sette con il morto”.

La commedia “Tre sette con il morto” di Gerry Petrosino, per la regia di Gaetano Troiano, rientra nella XXVIII edizione della rassegna estiva di teatro “Barbuti Festival”. (Posto unico: 10 euro)

COMPAGNIA-AVALON-IN-SCENA
COMPAGNIA-AVALON-IN-SCENA

SALERNO – Scrive Troiano nelle note di regia: “Dopo “Parcheggio Custodito”, lavoro che ho diretto con grande piacere oltre che con soddisfazione, la “ditta” Petrosino – Troiano (autore e regista) ci riprova, consegnando nelle mani dei bravissimi attori della compagnia “Avalon” il nuovo lavoro teatrale dal titolo “Tre Sette Con Il Morto”. Più prolifico che mai, Gerry Petrosino, mi ha proposto questa nuova “prova” teatrale che conferma sicuramente il talento dell’autore, ma che  rappresenta anche un momento di maturità in termini di scrittura Teatrale.

GAETANO-TROIANO-IN-TRE-SETTE-CON-IL-MORTO
GAETANO-TROIANO-IN-TRE-SETTE-CON-IL-MORTO

Questa nuova commedia è permeata in modo sottile e quasi impercettibile di meccanismi precisi, meticolosi, ma nello stesso tempo fruibili e spontanei, immediati, e come un quadro di Kandinskij in cui i colori, le forme, sembrano non rappresentare nulla e invece sono tutto, così i meccanismi che i personaggi sono costretti ad affrontare, non recitando, sembrano un insieme di momenti confusi e disarticolati, sconnessi gli uni con gli altri e invece poi, si scopre che appartengono tutti alla stessa “magica tavolozza” e tutti seguono o hanno seguito lo stesso percorso per raccontarci una storia divertente, perché così la vorrebbe uno dei personaggi, ma che poi si trasforma, nella realtà, in una storia triste ed amara.

Tre Sette Con Il Morto, infatti, s’approccia e si confronta con un tema alquanto delicato: l’usura. Con garbo ed ironia, Gerry Petrosino, tratta l’argomento senza per altro affondare il coltello nella “facile” analisi Sociale, profonda e seria; Questo è compito delle istituzioni, ed il teatro a modo suo può fungere da cassa di risonanza e null’altro. Intreccio quasi da giallo per un cadavere che resuscita, usurai e vittime quasi da stereotipi, ma pieni di amara ironia che, spesso, colpisce più e meglio di una cruda realtà.

I personaggi, passano veloci in questa ambientazione, quasi a voler testimoniare la frenesia della vita, ognuno con il suo fardello di umani vizi. E così si osserva: L’infantile ironia di Alberto, che egli rappresenta in sogno, ed utilizza per nascondere a se stesso e agli altri una realtà che oramai è diventata “Oppressiva”; La fredda determinazione di Alfonso che non esita di fronte al suo problema ad adottare soluzioni estreme; La cinica Assunta, consapevole di essere la possibile “soluzione”; La normalità di Sebastiano che nasconde però un vizio privato al quale cede impotente non avendo il coraggio di reagire, e poi Dolores, Tassoni, il Notaio, Amalia, il Maresciallo, la Dottoressa Bellella, tutti personaggi che sembrano uno spaccato di una galleria Vivianea, che mette in risalto, con spietata precisione, luci ed ombre di ognuno. Il vero inizio di questa commedia, è nel finale…

Salerno, 22 agosto 2013

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