Sanità: Stop al salario accessorio, alimenta dequalificazione e demansionamento

Per la CISL FP, si smetta di elargite euro per compensare dequalificazione e demansionamento. La ridefinizione delle dotazioni organiche a partire dal fabbisogno assistenziale è l’opportunità per occupare più di un migliaio di professionisti sanitari.

Pietro Antonacchio CISL FP: “La dignità del lavoratore non si svende  e non si compra con salario accessorio oltre ogni tollerabile sopportazione”.

PIETRO ANTONACCHIO

PIETRO ANTONACCHIO

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

SALERNO – “La dignità del lavoratore non si svende – afferma Pietro Antonacchio Segretario Generale della CISL FP di Salerno –  e non si compra con salario accessorio oltre ogni tollerabile sopportazione. Purtroppo ai calcoli ragionieristici dei tagli si può rispondere solo con il senno e il buon senso e dobbiamo constatare che i filosofi della sanità, che ci stanno governando a partire dalla Regione Campania, che dettano le regole agli amministratori locali ormai hanno portato al collasso tutte le strutture sanitarie, sia pubbliche che private, poiché non hanno alcun progetto di riordino e di pianificazione che a partire dai bisogni della gente abbia l’obbiettivo di riorganizzare i servizi.

Allora è necessario che i  professionisti del settore comincino a fare sul serio e che smettano di accontentarsi delle poche centinaia di euro che vengono loro elargite per compensare dequalificazione e demansionamento. La ridefinizione delle dotazioni organiche a partire dal fabbisogno assistenziale aprirebbe opportunità occupazionali ad oltre un migliaio di professionisti sanitari.

E’ una opportunità che il territorio non può perdere. E’ l’unica strada percorribile per dare dignità agli operatori, ai cittadini, al territorio e un concreto futuro a strutture e servizi sanitari.”

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Codice Civile

Art. 2103 – Mansioni del lavoratore.

1. Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta, e l’assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

2. Ogni patto contrario è nullo.

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Salerno, 29 gennaio 2014

Ai delegati RSU/RSA CISL FP

A tutti i lavoratori interessati

Oggetto: Dequalificazione professionale art. 2103 c.c.

In riferimento all’oggetto, la scrivente si vede costretta a ritornare sull’argomento, poiché si continua ad assistere nelle nostre aziende sanitarie ad una sconsiderata politica di non adeguamento delle dotazioni organiche al fabbisogno assistenziale, trincerandosi dietro agli obblighi derivanti dal piano di rientro e dalla impossibilità di rideterminare gli organici, in attesa dello sblocco del turn over.

Questo dato di fatto, sta turbando oltre ogni limite la qualità di vita lavorativa della maggior parte degli operatori, per la qualcosa si invita a prendere in seria considerazione la possibilità di adire le vie legali, a tutela della propria dignità lavorativa, per dequalificazione professionale e demansionamento.

E’ forse una strada perseguibile che obbligherebbe nel breve periodo ogni livello di responsabilità diretta ad assumersi gli oneri derivanti da questa scellerata politica di smantellamento della sanità pubblica territoriale che, non ipotizzando altri fini se non la incapacità a perseguire coraggiose scelte di valorizzazione del lavoro del settore, finiranno per abbattere definitivamente il diritto costituzionale alla salute nel nostro territorio.

Ma essa stessa, oltre ad essere una battaglia di dignità, è nel contempo una lotta per riprendere una battaglia sul diritto al lavoro, sul diritto a non vedersi più garantiti le norme contrattuali relative all’orario di lavoro e alla qualificazione professionale, il diritto ad avere una vita che riesca a contemperare lavoro e famiglia, il diritto a poter sperare di avere un futuro per i propri figli e la propria gente in questo territorio.

E’ il diritto di poter avere per la comunità di riferimento ancora una speranza, che significa dignità del lavoro, dignità della persona, tanto più necessaria quanto più affetta da particolari e gravi patologie.

A tal fine si rappresenta che la violazione dell’art. 2103 cc, attraverso dequalificazione o forzata inattività del lavoratore, costituisce un atto illecito – anche quando si continua a corrispondergli, come di norma avviene, la retribuzione – perché il lavoro costituisce non soltanto un mezzo di sostentamento e di guadagno, ma anche un mezzo di estrinsecazione della personalità del lavoratore stesso.

Il danno da dequalificazione professionale, difatti, non si identifica con il danno derivante dalla mancata corresponsione del trattamento retributivo ma può consistere semplicemente nel mancato aggiornamento e nella mancata pratica della propria professione, la qualcosa avviene in ogni struttura sanitaria e servizio, allorquando i collaboratori professionali sanitari sono costretti a svolgere, continuativamente e quotidianamente, funzioni che sono in capo al personale di supporto.

Alla luce di quanto esposto, si invita ad un “rigurgito di orgoglio”, nel tentativo necessario di acquisire una dignità di una vita dedicata alla professione, attivando azioni legali, poiché allo stato è l’unica strada percorribile a tutela della dignità del lavoro e della propria indiscussa professionalità.

Non vi è più tempo da attendere.

Se non oggi…quando!?

Salerno, 30 gennaio 2014

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