“Sarò Dottore” e…. Vito Pompeo Pindozzi riceve la Laurea in Medicina

Ecco la lectio magistralis di Vito Pompeo Pindozzi nel giorno del conferimento della Laurea ad honorem in medicina.

L’ambitissimo riconoscimento della Laurea Honoris Causa in Medicina, Vito Pompeo Pindozzi, generoso come è, l’ha dedicata ai suoi maestri, alla sua famiglia: presenti in sala il fratello Vincenzo, la sorella Annamaria, il cognato Nello, i nipoti; ai non presenti se non nei suoi amorevoli ricordi, i genitori Fioralba e Luigi; a noi altri amici che lo abbiamo sempre sostenuto nei sui successi professionali. Ai tanti giovani che non smettano mai di sognare.

Vito Pompeo Pindozzi-Laurea Honoris Causa-Bari

Vito Pompeo Pindozzi-Laurea Honoris Causa-Bari

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

BARI – “Sarò dottore“, promise a se stesso il giovane Vito Pompeo Pindozzi, al mondo “Vitino”, quando lasciate le scuole dell’obbligo si iscrisse a quella superiore: Era solo un ragazzo, ma già sapeva quello che voleva. Era una aspirazione più che una promessa la sua, infranta dal destino e dalla realtà che ne seguì, allorquando giovanissimo perse il papà Luigi, per noi altri zio Giggino, e in seguito a quella perdita dovette fare una scelta diversa non più seguendo il cuore, e che aveva immaginato per se, da quel momento, sebbene fosse già responsabile e serio, affiancato dalla guida discreta ma autorevole di sua mamma Fioralba Capozzoli, divenne un uomo, e capì che era “obbligato” ad accorciare i tempi e concretizzare, con una scelta professionale diversa da quella immaginata, imboccando un percorso professionale e di lavoro che gli avrebbe consentito di poter assumere le “redini” della famiglia.

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E anche “Vitino” come tanti altri giovani della sua età o di poco più grandi, brillanti, responsabili, studiosi e di famiglie umili come lui, quella che fu chiamata la “meglio gioventù“, proseguì per un’altra strada e nonostante tutto diede il meglio di se. In quel meglio, svolgendo la professione di giornalista, ha orientato il suo impegno verso quel mondo scientifico che egli apprezzava e a cui avrebbe voluto appartenere, ideando una trasmissione radiofonica che avesse dei precisi compiti: quello di divulgare scientificamente una materia ai più ostica e spesso incomprensibile; quella di comunicare concetti scientifici con un linguaggio semplice e comprensibile ai radioascoltatori; e quello per nulla trascurabile di essere brevi ma concisi.

Si dice il destino passa solo una volta. Ma qualche volta evidentemente si lascia intenerire da chi ci mette tanta passione e tanto amore e magari offre una seconda change, e “Vitino” Pindozzi, senza accorgersene è riuscito ad agganciarsi a quella “sorte” che oggi lo ha portato, realizzando il suo sogno, a ricevere quell’ambitissimo riconoscimento del conferimento di una Laurea Honoris Causa in Medicina, che come al solito, generoso come è, l’ha dedicata a quelli che egli ha ritenuto siano stati i suoi maestri, alla sua famiglia: presenti in sala il fratello Vincenzo, la sorella Annamaria, il cognato Nello Farricella, i suoi nipoti; ai non presenti se non nei suoi amorevoli ricordi, i genitori Fioralba e Luigi; a noi altri amici che lo abbiamo sempre sostenuto nei sui successi professionali, ma anche subito nei sui irruenti interventi in favore, appunto della Sanità, per i nostri Ospedali; e per tante altre vicende che riguardavano e riguardano il nostro territorio, paladino come è dell’onestá, di quella lotta infinita contro il malcostume, il malaffare e tutte le conseguenze che questi mondi paralleli ci consegnano.

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E quel “sarò dottore” si è trasformato in “sono dottore”, ed è il miglior riconoscimento che gli si poteva tributare. Una Laurea in Medicina che “Vitino”, come ha tenuto subito a precisare, non eserciterà mai, convinto come è che nel corso di tutti questi anni in qualche modo l’ha esercitata, concedendo spazi e restituendo valori scientifici, che si può anche azzardare a dire: a portata di tutti. Questa Laurea in Medicina è anche quel riconoscimento che meriterebbero tutti i giovani di famiglie modeste, e per questo riteniamo sia anche nostra, e di tutti quelli come lui che hanno fatto questo Bel Paese grande, moderno, civile e democratico, ma è anche un incoraggiamento ai nostri giovani che oggi sono maltrattati, malpagati e senza un futuro certo.

E Vito Pompeo Pindozzi nel giorno più bello della sua vita in un discorso di 20 minuti rivolgendosi al: Chiar.mo Magnifico Rettore Prof. Antonio Felice Uricchio; Chiar. mi Componenti del Senato Accademico; Amplissimo Presidente della Scuola di Medicina Prof. Loreto Gesualdo; Chiar.mo Direttore del Dipartimento Scienze Mediche di Base, Neuroscienze e Organi di senso; alla Prof.ssa Maria Trojano; Chiar.mo e carissimo Prof. Carlo Sborgia; percorrendo tutta la sua vita professionale anche nelle slide che ha commentato, li ha ringraziati:

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«Grazie! Grazie per questo grande e raro onore che mi tributate!
Con il vostro permesso mando un saluto a tanti amici che ho a lungo frequentato, che operano in alcune delle più note Scuole di Medicina del Mondo e che non essendo in Italia – mi hanno comunicato il loro compiacimento (da Boston, Chicago, Miami, Rochester, Berlino ecc… ) e che io annovero tra i miei maestri; saluto in modo particolare tutti quelli che, oggi, hanno voluto essere presenti in questa bellissima aula magna della prestigiosa Università di Bari.

Magnifico Rettore, chiarissimi professori, Autorità e Carissimi miei amici, io sono qui oggi perché’ 70 anni fa Aldo Moro, con La Pira, Dossetti, Marchesi, Mancini, Togliatti ed altri Costituenti della Prima Sottocommissione per i Diritti Fondamentali scrissero l’Articolo 32 della Costituzione per garantire il diritto alla salute di tutti gli individui (….e – si badi bene, perché oggi è di grande attualità – tutti gli individui e non solo i Cittadini Italiani!) e vollero l’Articolo 34 che stabilì il diritto allo studio “…per i capaci e meritevoli”, indipendentemente dalle condizioni economiche… “. Fu il Governo Fanfani, nel 1963, a varare la LEGGE SUL PRESALARIO… senza quell’idea di Moro e dei suoi Colleghi e senza l’iniziativa di Fanfani io non mi sarei mai laureato… e come me tanti altri nel nostro Paese. Ecco perché — Magnifico Rettore Uricchio apprezzo molto il suo costante impegno (che leggo sui giornali) e per reclamare l’aumento dei fondi per l’Università, diminuiti del 210/0n, negli ultimi 6 anni mentre in Germania sono aumentati del 250%. Nelle Università italiane, (nell’anno 2014-2015), 40mila studenti – un quarto degli aventi diritto non hanno ricevuto la borsa di studio che pur meritavano… …siamo ormai al “DISCENSORE SOCIALE”!… …Altro che promozione della cultura!… …e la cultura fa mangiare, contrariamente a quanto sosteneva un ormai passato consulente tributario! Perciò sono ancora più fiero di ricevere questo ambitissimo riconoscimento concessomi dall’Ateneo che porta proprio il nome di Aldo Moro, che io ebbi anche la fortuna di conoscere in anni ormai lontani.

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Era per me doveroso questo riferimento ai Padri della Repubblica che praticarono sempre (… Loro!) la politica della concretezza! E ora non abuserò della vostra attenzione, con il vostro permesso leggerò per 15 minuti e poi commenterò alcune slides.

La paura della morte, evitare il dolore ed il desiderio di vivere senza malanni ci accompagnano dalle origini dell’umanità, ma – come sosteneva Cicerone 21 secoli fa – “Non c’è essere mortale che non sia colpito dal dolore e dalla malattia “MORTALIS NEMO EST QUEM NON ATTINGAT DOLOR MORBUSQUE”. – Il DOLORE – SINTOMO sono il campanello di allarme che quasi sempre ci spinge ad andare dal medico… Ma per superare la medicina che cura soltanto dopo l’allarme è fondamentale una diffusa “cultura della prevenzione”.

La PREVENZIONE (cosiddetta) SECONDARIA è compito dei medici perché essa non è altro che una diagnosi precoce,… e prima si fa e maggiori sono le possibilità di curare e guarire. Già Seneca ribadiva che “Una parte della salute sta (proprio) nel voler essere curati”: “PARS SANITATIS VELLE SANARI FUIT’. Ma per essere curati e conservarsi in salute bisogna andare dal medico anche e soprattutto quando non si hanno sintomi…ed ecco che siamo arrivati al nostro ruolo di “amplificatori” delle regole del “buon vivere”, al nostro compito (per così dire) di “predicatori” dei “modelli e degli stili di vita” da seguire.

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La PREVENZIONE PRIMARIA, che è quella più difficile da realizzare (ma che è anche la più “produttiva” e la più “economica” per le finanze pubbliche e private) non può essere resa attuabile se non dagli organi di informazione. Perché più le persone sanno e più possono far ricorso all’opera del medico. Solo in tal modo ci si può curare quando ancora (diciamo così) “stiamo bene”, cioè quando non avvertiamo sintomi… soprattutto oggi con l’allungarsi della vita.

E qui si pone il grande problema della capacità e della responsabilità di chi fa informazione scientifica: con l’orecchio e gli occhi rivolti a quanto giunge dal mondo della scienza e con la bocca (per parlare) e le mani (per scrivere) rivolte agli ascoltatori ed ai lettori… cioè a milioni di persone! La scienza comunica! I giornalisti “traducono” in termini comprensibili ed informano il grande pubblico.

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La comunicazione della medicina in ambito medico è “trasmissione” di scoperte, di invenzioni, di nuove metodiche… è la trasmissione di un corpo dottrinario che è “arte interpretativa”, tecnica diagnostica, tecnica terapeutica medica, tecnica chirurgica. D’altra parte saper parlare alla gente comune è la vera missione del medico quando esce dalle “cattedrali della scienza”, dai laboratori e
dalle biblioteche e va nei corridoi clinici, negli ambulatori /… e poi esce pure dall’ospedale e va nelle piazze, nelle strade e nelle case della gente.

E come ci va il medico nella Società civile? (…ma ciò vale per ogni branca del sapere!…). Come fa il medico a parlare a milioni di persone? Come fa l’uomo di scienza a comunicare a tutti i suoi potenziali pazienti quali suggerimenti e quali precauzioni seguire per conservarsi in salute? Il medico non lo può fare senza gli organi di informazione che sono, appunto, mezzi di comunicazione di massa, quindi non è possibile senza i giornali, senza la televisione, senza la radio… ed oggi senza internet (…ma a questo punto sarebbe necessario un discorso ben più specifico ed articolato sui rischi della “rete”…). Ecco l’importanza del ruolo del “comunicatore” divulgatore della salute: (con Piero Angela) dalla parte dello specialista per i contenuti e dalla parte della gente per il linguaggio… ed io (dopo cronaca sulla carta stampata, le inchieste televisive ed i reportage) da quasi quaranta anni ho scelto la radio. Ed ho scelto la radio perché con il solo ausilio delle parole bisogna saper attirare l’attenzione di chi in quel momento fa altre cose, è necessario spiegargli la notizia ed a volte ripeterla con altre parole. Per questi motivi è fondamentale far parlare, cioè intervistare, lo specialista che sappia seguire un codice linguistico chiaro e comprensibile: tutto in un minuto o poco più! (per dare un’idea spaziale: 14/15 righe dattiloscritte)… è molto difficile, ma quando si riesce la soddisfazione è grande e la gioia è appagante… e il riscontro sono le telefonate alla redazione (…o le lettere) di chi vuol sapere di più su quell’argomento. La radio è il mezzo più ”complesso”: solo le parole, solo prosodia (che è un cambio di tono), senza l’ausilio di immagini, senza linguaggio mimico o pantomimico; solo chiarezza e nettezza con sfumature minime; senza rinvii ad altri appuntamenti perché l’ascolto cambia e non è mai lo stesso, e – soprattutto – non c’è il replay; si comunica e si deve capire immediatamente e non c’è possibilità di ripetizione.

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Li ho praticati tutti i media: la Radio è il mezzo certamente più difficile, più affascinante e più penetrante!… e poi obbliga allo studio ed all’aggiornamento continuo… oserei dire ossessivo, minuto per minuto! O si fa così o si resta indietro, mentre il mondo avanza! E le notizie si susseguono! Altro che burocratici ECM!

In tanti anni quante telefonate! (…e fra qualche minuto esporremo i numeri,… perché i numeri – affermò Pitagora -spiegano ”la ragione di tutte le cose”) dicevo: quanti consigli …ovviamente non terapeutici! (Perché non ho mai fatto il medico al microfono)… ma di orientamento, SI’… perché’ quando si soffre o si vede soffrire una persona cara si perde l’orientamento, non si sa dove andare, che cosa fare, a chi rivolgersi’ e chiamavano anche i medici per avere consigli! Pure loro cercavano l’Istituto più accreditato e il clinico con maggior casistica.

Per decenni, tutti mi chiedevano indirizzi di ospedali della Svizzera, della Francia, di Milano, di Roma, perché erano conosciuti solo quelli! …ed io (scusatemi la immodestia) rivendico il ruolo di essere stato il primo giornalista italiano a far parlar alla radio non soltanto i medici del “SAN RAFFAELE” o del “GEMELLI” che negli anni ottanta erano considerati come la “Cassazione della Sanità” …anche loro – e non tutti – ma non solo loro!

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È stato faticoso. (Ho dovuto prima superare pregiudizi tra i miei colleghi di redazione, ma poi mi sono imposto con la forza degli argomenti: le pubblicazioni, le relazioni ai congressi in Italia ed all’estero hanno avuto ragione anche di insinuanti interrogazioni parlamentari sulla scelta dei miei interlocutori promosse da petulanti ed insistenti “aspiranti ospiti” alle mie trasmissioni… rimasti, però, sempre e solo aspiranti! E poi a distanza di qualche anno la cronaca nera (anche di qualche mese fa!…) mi ha dato ulteriormente ragione.

E debbo dire qui pubblicamente che in 40 anni (tranne qualche timido tentativo sempre respinto da parte di “capetti” di passaggio) la RAI mi ha sempre consentito di svolgere il mio compito di “servizio pubblico” in assoluta libertà: non è stato sempre agevole ma posso dire di esserci riuscito! Basta non essere servo!

Hanno partecipato alle mie trasmissioni clinici e ricercatori di tutte le regioni italiane: medici che spesso si meravigliavano di essere contattati; e quegli stessi specialisti sono stati successivamente “conosciuti” ed intervistati anche da colleghi di altre Testate; Si! Possiamo dire che abbiamo fatto anche i talent scout: Sassari, Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Catanzaro, Bari, Napoli, e poi Perugia, Ancona, Pescara, L’Aquila, Chieti, e poi a salire, Firenze, Pisa, Siena, Bologna, Parma, Modena, Genova, Padova, Verona, Trieste, Udine, Torino, Brescia, ed ovviamente anche – ma non solo – Roma e Milano.

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Certamente per andare ad imparare ed a “scoprire” tanti bravi medici (non per gratificare il loro narcisismo o per far lievitare la loro parcella professionale) bisogna impegnarsi di più; ma per dare informazioni più ricche e più aggiornate a milioni di ascoltatori bisogna essere convinti di contribuire anche a fare “politica della salute” in favore del Servizio Sanitario Nazionale, denunciandone i limiti e le manchevolezze senza timori e resistendo al “canto delle sirene” che è sempre pronto ed alle lusinghe ed alle “captationes”, ma anche facendo conoscere tanta ‘buona sanità” che è fatta da professionisti seri ed impegnati anche nel nostro SUD, anche in provincia.

Il metodo è sempre lo stesso: andare, sul posto verificare di persona!… La verità non teme le querele! Quante ore in sala di attesa – in incognito a parlare con i pazienti che aspettavano il loro turno… andavo nei bagni per capire se il Reparto era ben tenuto ed organizzato… poi mi presentavo al Professore… per i malati il bravo medico che li sa ascoltare è sempre “professore”! Ho così conosciuto medici e ricercatori che dopo alcuni anni sono balzati alla ribalta della medicina mondiale; li ho visti poi applauditi nelle sale dei congressi internazionali quando nel nostro Paese – a volte – erano stati mortificati e superati nelle graduatorie concorsuali da altri che – come dire – pur meno “dotati” erano più “appoggiati”!

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E grazie al mio “mestiere” sono stato fortunato ad aver incontrato tanti illustri personaggi della medicina mondiale degli ultimi decenni: qualcuno non c’è più e con molti di loro c’è ancora oggi un ricco rapporto umano… voglio citare qualche nome: Renato Dulbecco, Rita Levi Montalcini, Louis Ignarro, Luc Montagnier, Paul Nurse, Barri James Marshall… per i citare i NOBEL.. …e poi un gigante della comunicazione semplice ed efficace: Umberto Veronesi; — al quale dedico questa Lectio — e che oggi sarebbe stato qui in questa splendida aula magna… me lo aveva promesso!… e me lo ha confermato qualche settimana fa suo figlio Paolo questa sera non presente perché impegnato a Milano proprio per la annuale “giornata” della Fondazione “Umberto Veronesi“. E poi tantissimi altri che voglio ricordare per rinnovare la mia gratitudine per tutto ciò che mi hanno insegnato: Gaetano Manzione, Carlo Croce, Judah Folkmann, Gunther Stock, Marco Salvatore, Silvio Garattini, Mauro Moroni, Bob Gallo, Anthony Fauci, Andrea Ballabio, Camillo Ricordi, Giovanni Paganelli, Antonio Longo, Pasquale Spinelli, Cesare Gridelli, Ignazio Marino, Ferdinando Dianzani, Mario Condorelli, Giuseppe Ippolito, Giuliano Moretti, Giuseppe Montagna, Francesco Crafa, Stefano Signore, Paolo Bianco, direttore del Servizio Sanitario della RAI e da 28 anni mio medico (sommerso da una valanga di miei quesiti), Caterina Catricalà, Ferruccio Bonino, Ivan Miceli, Giancarlo Frigerio… medico e giornalista plurilingue; Giancarlo amico carissimo è stato la mia guida per 30 anni nei congressi scientifici nei cinque continenti: senza di lui avrei faticato molto a capire quanto veniva detto in tedesco, in inglese o in spagnolo. L’elenco di tutti i mei 315 “maestri” che ho “tartassato” di domande lo “lascio” agli atti, ma veramente ognuno di loro meriterebbe di essere ricordato non fosse altro per avermi arricchito di nuovi contenuti e per la pazienza mostrata a sottoporsi a continue e ripetute esercitazioni per imparare a parlare alla radio, accettando i miei suggerimenti per farsi capire senza mai banalizzare… E la capacità di parlare in modo semplice li avrebbe in seguito aiutati anche nei rapporti con i malati,… così come spesso mi confermano quando mi capita di incontrarli.

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E da ultimo soltanto perché’ è l’autore della LAUDATIO di poco fa il professore Carlo Sborgia. Oltre alla totale gratitudine per aver voluto quattro anni fa (quando io ormai ero un ex giornalista Rai) proporre questo ambitissimo riconoscimento, Egli è l’esempio della “non resistenza al cambiamento” (come si definisce in psicologia): abituato alle lezioni universitarie è diventato – diciamo così un “ottimo allievo”.

Carlo Sborgia negli anni è stato capace di rispondere in diretta a centinaia di ascoltatori che nella loro semplicità – ponevano i quesiti più complessi e più insidiosi e mi ha dato anche la possibilità
di realizzare (…teniamolo presente: per radio!, senza immagini, e solo con le parole!) un “viaggio dentro l’occhio” in cinque puntate… per un totale di quindici domande e quindici risposte in sei minuti: dalla presbiopia in 50 secondi al cheratocono in un minuto e quindici secondi, spiegando anche le motivazioni di una particolare presenza in Puglia di questa patologia: il riascolto delle registrazioni delle interviste fatte a Carlo Sborgia sono il mio ausilio “di elezione” quando vengo chiamato nelle università ad insegnare COMUNICAZIONE DELLA SCIENZA. Parlare in modo semplice ed efficace è di gran lunga più difficile di parlare ai colleghi o alle platee dei congressi medici! Ma per fare prevenzione bisogna saper parlare alla gente comune.

E… pensate… io ho conosciuto di persona il professor Sborgia dopo cinque anni di rapporti e “consigli radiofonici” solo via telefono!.. Lo avevo visto – da lontano – su un podio congressuale e – colpito dal suo parlar chiaro – poi contattai il Professore, chiedendo il suo numero di telefono ad un generale medico che era stato suo allievo di specializzazione.

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Consentitemi questa sola venatura presuntuosamente polemica; che differenza con quanto abbiamo letto in questi mesi su – diciamo così “stretti rapporti’ e sulle “ospitate” in trasmissioni
pagate da qualche Azienda per alcuni pseudo-superspecialisti! Ma avviamoci alla conclusione!

È ben vero – ribadire con Catone – “REM TENE VERBA SEQUENTUR”: se conosci l’argomento poi le parole ti vengono spontanee… ma alla radio, per farsi capire da milioni di persone (oltre alla conoscenza dell’argomento) bisogna essere chiari e brevi e la brevità è difficilissima, anche perché costringe alla nettezza… a volte quasi apodittica! Blaise Pascal – nelle sue Lettere Provinciali – diceva in modo ineguagliabile: “SCUSAMI SE TI HO SCRITTO UNA LETTERA LUNGA PERCHE NON HO AVUTO IL TEMPO Dl SCRIVERLA PIU’ CORTA” Eravamo nella seconda metà del 17° secolo… ed oggi è ancora più vero! …nel secolo della velocità!

E così – per fare solo alcuni esempi – abbiamo sempre detto:

  • Si e non “assolutamente si”
  • Decidere e non “prendere una decisione”
  • poter e non “avere l’opportunità di …
  • bisogna e non “si rende necessario…
  • notevole diminuzione dei decessi e non “drammatico crollo dei dati della mortalità attesa”
  • Otto parole al posto di ventidue!
  • Sei secondi al posto di 16 secondi… che sono un quarto del servizio radiofonico “tipo ” di Un minuto.
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Ed inoltre abbiamo usato sempre e solo la congiunzione “E” e mai l’avversativo “PIUTTOSTO” …oggi tanto scorrettamente
di moda. Quindi sintesi e non velocità nel parlare perché la fretta rende incomprensibile il testo! Per ottenere questi risultati bisogna conoscere la materia (La Rem di Catone) bisogna avere ricchezza di vocabolario, capacità ideativa… ma ci vuole anche tanto esercizio e tanta umiltà nell’affidarsi a chi è più esperto nella tecnica di informare. E fra qualche minuto vedremo alcuni esempi di questa opera di traduzione in un codice linguistico a tutti comprensibile praticato con illustri rappresentanti della scienza medica mondiale.

Io persi mio padre e non avevo ancora sedici anni e capii che non avrei potuto realizzare il mio sogno di fare il medico, cominciato quando ero boy scout e (come ha caramente ricordato il professor Sborgia) facevo l’ambulanziere, cioè quello che portava la cassetta di pronto soccorso per disinfettare le ferite durante le nostre “uscite” di “branco” o di “reparto” (…si chiamano così nel mondo di Baden Powell…). Mia madre (pure lei scomparsa… ieri trent’anni) con tre figli non poteva mantenermi agli studi alla facoltà di medicina di Napoli, ma in quell’anno a Salerno il grande storico Gabriele De Rosa inaugurava una nuova Università dove (senza alcuna discriminazione ideologica), chiamava tutti i cosiddetti “NUMERI DUE” che erano bloccati nella loro carriera dal “tappo baronale” di Roma o di Napoli: siamo nel 1967…

Come ho ricordato, grazie all’ASSEGNO DI STUDIO (si chiamava così il presalario… che rappresentò il primo vero ed efficace “ASCENSORE SOCIALE”) mi iscrissi all’Università ed ho avuto la fortuna di avere GRANDI MAESTRI, di essere “interno” a 19 anni dell’Istituto di Storia e Storia della Filosofia con Renzo De Felice, Gaetano Arfè, Fulvio Tessitore, Antonio Cestaro, Alfredo Sabetti, Roberto Mazzetti, Lucio Colletti, e poi allievo di Valerio Tonini, Carlo Salinari, Gioacchino Paparelli, Carlo Mongardini, Giulia Villone, Mena Barbiero, mia relatrice per la tesi di laurea in Psicologia sulla “Dissocialità Minorile”, ed infine di Mario Napoli, l’archeologo che mi introdusse allo studio della Scuola Eleatica, a Novi Velia, ove Parmenide ed il suo allievo-amante Zenone, aprirono nel VI secolo avanti Cristo quella che – tra l’altro – viene considerata la prima Scuola di Medicina del mondo occidentale.

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Dopo la laurea – a 23 anni – avviai una collaborazione con Il Mattino che è stata la mia vera “accademia” di giornalismo, (e qui saluto i miei cari colleghi Antonello Velardi, Antonio Manzo e Nicola Simonetti che per anni ha pubblicato i suoi pezzi sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” ed anche su Il Mattino)… Appena laureato – come dicevo – fui chiamato dall’Università per sei anni a coprire il ruolo di assistente esercitatore alla Cattedra di Psicologia Generale… e contemporaneamente mi iscrissi alla Facoltà di Medicina di Napoli:… nella storica sede di Via Mezzocannone e nel Vecchio Policlinico sostenni (…anche con
successo) alcuni esami… ma poi abbandonai perché non potevo reggere: troppe cose… anche per un giovane che dormiva 5/6 ore al dì! Sono stato fortunato: ho studiato, ho insegnato, ho fatto l’operatore volontario di protezione civile dopo il terremoto del 1980, ho fatto il giornalista (carta stampata, televisione e soprattutto la radio!). Ho viaggiato per centinaia di migliaia di chilometri in tutti i continenti, ho conosciuto non solo scienziati e grandi clinici ma anche tanti personaggi della storia degli ultimi decenni: da Ted Kennedy a Clinton, da Giscard d’Estaing a Chirac, da Khol a Pertini, da Blair a Nelson Mandela… Aldo Moro l’ho già citato! non mi sono mai fermato in superficie ed ho sempre cercato di approfondire e di apprendere… Ho incontrato in Italia e nei più prestigiosi Policlinici del mondo tanti medici italiani che onorano il nostro Paese ed ho fatto di tutto (…pur nei limiti delle mie possibilità) per farli conoscere perché è giusto che la Gente sappia che non esistono soltanto gli Ospedali che hanno efficienti Uffici Stampa con bravi addetti che sanno fare “promozione”.

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Ho imparato da tutti gli specialisti che ho intervistato, ma consentitemi di ringraziare in modo speciale quelli che io considero i miei TUTOR: per tutti ci vorrebbe un libro; vi proporrò soltanto alcune foto e sono certo che per ognuna di essa torneranno anche alla vostra mente episodi che hanno lasciato una traccia mnestica indelebile perché hanno accompagnato la nostra vita in questi decenni tra vecchio e nuovo secolo.Profitto della vostra pazienza ancora per pochi minuti;

Magnifico Rettore, Chiarissimi Professori, Cari Amici, non un formalistico rituale, ma la Legge e lo Statuto di questa Prestigiosa Università mi imponevano di svolgere questa Lectio.

Vi ringrazio per l’ascolto e per l’onore concessomi: spero di aver — per così dire — riempito quel segmento di motivazione (per questo prestigiosissimo riconoscimento) che non poteva essere coperto soltanto dalla vostra stima e dalla vostra benevolenza. Ancora grazie per avermi donato questa radiosa giornata.

Viva l’Università di Bari “Aldo Moro»

………………….  …  …………………..

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Montillo-Pindozzi-Montemarano-Sparano

Montillo-Pindozzi-Montemarano-Sparano

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Armando De Martino-Vito Pompeo Pindozzi-Massimo Del Mese

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De Martino-Pindozzi-Cariello-Manzo Manzo

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Gigliotti-De Martino-Pindozzi-M. Del Mese

Vito Pompeo Pindozzi-Bari-Laurea Honoris Causa

Vito Pompeo Pindozzi-Bari-Laurea Honoris Causa

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Laurea Homoris Causa-Vito Pompeo Pindozzi-drink

F. Del Mese-Pindozzi-Pesticcio

Franco Del Mese-Vito Pompeo Pindozzi-Anna Pesticcio

Vito Pompeo Pindozzi-Sindaco di Eboli-Massimo Cariello

Vito Pompeo Pindozzi-Sindaco di Eboli-Massimo Cariello

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Sparano-Giordano-Montillo-Gigliotti

M. Del Mese-Vito Pompeo Pindozzi

Massimo Del Mese-Vito Pompeo Pindozzi

Giordano-D'angelo

Giordano-D’angelo

Sparano-Pindozzi-Montemarano

Sparano-Pindozzi-Montemarano

Manzo-Montemarano

Manzo-Montemarano

Patrono-Montillo-Cariello-Sparano-De Martino

Patrono-Montillo-Cariello-Sparano-De Martino

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Bari, 12 giugno 2017

4 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Ciao, caro Vito Pompeo Pindozzi,
    sono sinceramente compiaciuta della tua prestigiosa e meritata Laurea in medicina conferitati dall’Università di Bari. I miei complimenti più affettuosi e sinceri perchè il tuo lavoro che, ti ha sempre premiato per il tuo serio impegno così che ti ha fatto avere quanto era il tuo grande ideale desiderio: essere anche Medico!
    Un grande abbraccio con i miei auguri più affettuosi.
    lucia del mese

  2. “Vitino” sei Grande!

  3. Bravo!!! Complimenti …. anche Laureato… Bravo!!! … da questa Laurea ho avuto ulteriore conferma che di “medicina” un po’ ci capisci!!!… grazie X le numerose “consulenze”… devo dire che il piu’ delle volte ci azzecchi! 😀👍

  4. Uomo di straordinaria bravura giornaliste attento alle reali esigenze degli ascoltatori quindi laurea e giustissimo riconoscimento!! Dottor Pindozzi grazie del suo impegno

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