“Il Sud al tempo degli italiani” Carmelo Conte presenta il suo nuovo libro

Si è tenuta nell’Aula magna del Liceo Classico E. Perito di Eboli, la presentazione del libro di Carmelo Conte “Il Sud al tempo degli italiani”.

Il Libro di Conte mette al centro la questione della questione: quella Meridionale, essenziale ed attuale per il paese, fondamentale per l’economia, indispensabile per il futuro politico del Paese, ma da affrontare con una nuova classe dirigente di qualità.

Presentazione-Libro-Conte

EBOLI – Si è tenuta nella mattinata di oggi, 31 marzo 2012, nell’Aula magna del Liceo Classico Enrico Perito di Eboli, la presentazione dell’ultimo libro di Carmelo ConteIl Sud al tempo degli italiani.

Riflessioni a “cielo aperto” ma con un orizzonte diverso, lo spaccato di un’Italia e dei suoi processi unitari visti in maniera diversa, sia per il Sud che per il Nord. Una diversità anche nella visione della Patria, della cittadinanza, della nazionalità. Un processo unitario segnato da limiti che non rispondessero solo a quelli territoriali, fisici, ma organizzati e rivalutati secondo una visione che rispondesse ad un federalismo politico, restituendo, per contro anche un modello organizzativo che pone al Centro lo Stato, rivalutato da una grossa spinta che viene dal basso.

Il libro di Conte è un’analisi attenta, vera, amara, sulle origini della questione meridionale, questione mai risolta e che ripercorre in lungo e in largo la storia dell’unità d’Italia, ivi compreso i personaggi politici che l’hanno segnata indissolubilmente. E’ un contributo lucido e attento al futuro, che non può però registrare nell’immediato, in tutta la sua attualità, come la questione meridionale sia attuale e vada rilanciata partendo da un nuovo protagonismo. Protagonismo che deve vedere necessariamente attori principali i territori, proprio per favorire quella spinta dal basso, di cui lo Stato moderno ne ha straordinariamente bisogno. Ma affrontare la questione meridionale attualizzata, non può non tenere conto della pratica di una buona politica e soprattutto quella di mettere in gioco una nuova classe dirigente di qualità, che sia in grado di interpretare i cambiamenti senza imboccare strade avventuristiche e distorte dei bisogni primari della società.

Carmelo Conte come al solito affronta questi temi con la familiarità che lo contraddistingue, senza nessun “complesso”, e con la disinvoltura propria del suo carattere di uomo politico di primo piano dell’ex Partito Socialista, come se il tempo non fosse per nulla trascorso a quando egli negli anni Novanta era Ministro dello Sviluppo alle Aree Urbane del Governo Craxi. I suoi detrattori lo descrivevano come una macchina di voti e clientele, i suoi ammiratori gli attribuivano doti politiche straordinarie, i suoi amici “compagni” più intimi qualità umane, politiche e capacità non indifferenti da Statista, che solo una “violenza”, quella subita dai suoi vari processi, finalmente conclusi, ne ha fermato la sua marcia vittoriosa. Tutti condividevano il giudizio di uomo di cultura, di grande intelligenza politica, e di grandi doti umane.

Il Libro di Conte mette al centro della discussione la questione della questione: quella Meridionale, essenziale per il Paese, fondamentale per l’economia, indispensabile per il futuro che fa sorgere un altro interrogativo che pure si tocca: il Nord senza il Sud sarebbe lo stesso? Il Sud dall’Unità d’Italia ad oggi ha ottenuto quello che gli spettava rispetto alle altre aree del Paese? Ha dato veramente più di quanto ha ricevuto?

L’intelligenza politica e culturale, dei più grandi sostenitori della Questione meridionale vuole che questi interrogativi non possono e non devono più avere risposte, si deve girare pagina.Ne hanno parlato con lui dopo i saluti del Dirigente scolastico Giuseppe Sorrentino che come padrone di casa ha introdotto i lavori, condotti da Angelo Di Marino Direttore de “La Città di Salerno“, interloquendo con gli ospiti e l’autore dando un taglio giornalistico, fluido, attivo, interessante all’incontro letterario, inframmezzando tra un intervento e l’altro domande e considerazioni che hanno legato in un solo filo conduttore quello che il Libro di Conte voleva si mettesse sul tavolo, la questione meridionale, il rapporto Nord-Sud,  la schiacciante supremazia politica del nord e dei suoi uomini da Cavour, passando per De Gasperi, per arrivare a Berlusconi e in ultimo a Monti.

“Il Sud è l’Italia. - Dice il Direttore Di Marino in uno dei suoi frammezzi – Non ci può essere un meridione senza l’Italia, da oltre trent’anni la questione meridionale è attuale. Il Sud è anche problematico ma non è arretratezza, in ogni circostanza  e nonostante capacità e bravure, ogni realizzazione deve superare ostacoli di natura burocratici, temporali, economici e di fiducia – e per descrivere quello che è il Sud, porta ad esempio la Torre Cardiologica e chiama in causa Di Benedetto – ad esempio, la Torre cardiologica quanto è costata in termini di sacrifici e di credibilità”.

Di questione meridionale irrisolta ne ha parlato anche Maria Rosaria Sgroia nella sua relazione a commento del Libro di Conte: “I temi che tratta il Libro evidenziano quelle profonde radici storiche ed economiche tra il Nord e il Sud, aggravata dalla ‘piemontesizzazione’ dell’Italia. Passando dai primi passi che hanno portato all’Unità d’Italia fino all’attualizzazione della storia, si comprende come la Questione Meridionale da problema centrale  sia diventato un argomento ‘minore’, e le riflessioni di Conte introducono, pagine da meridionalista convinto e attento, che si intrecciano alla Storia d’Italia”.

E Giuseppe Di Benedetto rivolgendosi ai suoi interlocutori ma soprattutto ai giovani, ricorda che pur avendo studiato, lavorato e vissuto in tutto il mondo, lavora nella sua terra e quotidianamente ce la mette tutta per accorciare quelle distanze anche in termini di credibilità tra il Nord e il Sud ha offerto una personale e calzante riflessione: “Il nostro è un Paese a due velocità. Può paragonarsi ad un treno con tante carrozze (Le Regioni), quelle di testa eleganti, moderne, tecnologiche che corrono a tutto spiano, e quelle di coda vecchie, rovinate e tecnologicamente superate, che per reggere la velocità del convoglio ha bisogno di una locomotiva di supportoe di qui la considerazione - Per evitare un collasso il convoglio più veloce deve cedere qualcosa a quello più lento”.

Di Marino poi rivolge a Conte, entrando nel vivo della discussione, alcune domande che sollecitano considerazioni storico-politiche, che tra l’altro sono alla base della lettura che l’autore da della storia meridionale in particolare e quella del Paese più in generale.

Carmelo Conte sollecitato, a “domanda risponde”: “Il libro offre una lettura della storia meridionale da tre punti di vista, dell’economia, del potere e della politica, nel contesto delle quattro grandi fondazioni che l’Italia ha visto in 150 anni. Lo Stato monarchico liberale nato nel 1861; lo Stato della dittatura fascista (1822-25); lo Stato della democrazia repubblicana (1943 -47); e lo Stato dell’involuzione della seconda repubblica.

Offre la prova che il divario Nord – Sud si consolidato dopo l’unità d’Italia per responsabilità dei Governi e che il mezzogiorno ha dato all’Italia più di quanto ha ricevuto, mentre il Nord ha preso più di quanto ha dato. E da queste basi che deve partire la prospettiva del federalismo politico, di cui quello fiscale rappresenta una degenerazione.

Discutere di questo libro nelle scuole – secondo l’autore - aiuta a rileggere la storia del Risorgimento dal punto di vista della ragione e non solo del sentimento: i meridionali parteciparono al Risorgimento con passione e senza fare calcoli, i piemontesi si posero e realizzarono anche obiettivi pratici e questo ha fatto la differenza.

I meridionali – per Conte – sono responsabili per essersi fatti emarginare nel momento delle grandi decisioni: L’unità si è fatta su Cavour grande statista piemontese che parlava francese e non era mai sceso al di sotto di Firenze; la dittatura su Mussolini, espressione del qualunquismo romagnolo; la democrazia Repubblicana sul trentino De Gasperi; e la seconda Repubblica sul bolognese Prodi e il milanese Berlusconi.

Non è casuale - secondo Carmelo Conte il parallelismo con la situazione attuale - che anche per governare la crisi in atto sia stato chiamato il milanese Monti. Per non dire del parlamento, costituito da nominati e non da eletti, vale la definizione che Massimo D’azzeglio diede della Camera dei deputati dello Stato unitario: “Questa assemblea rappresenta l’Italia come io rappresento il sultano turco”.

Il momento più interessante di tutto l’incontro, sicuramente è stato quando Il Direttore Di Marino ha chiesto ai giovani liceali presenti in sala di porre delle specifiche domande sui temi trattati, domande alle quali Carmelo Conte non si è sottratto. E così Gianfranco De Nigris ha chiesto: “Da dove devono partire i giovani del Sud e in base a quali soddisfazione aspirare a traguardi politici per riscattarsi dalla condizione di comparse”. Mario Venosa ha chiesto: “Come è possibile che vi è una così tale diffidenza verso lo stato”. Anna Blasi ha chiesto: “Da attento e competente osservatore delle questioni politiche ed economiche, non sarebbe il caso tornasse alla vita politica come attore, atteso che i politici di hoggi non sono preparati”. Lucia Longo infine ha fatto la domanda delle domande: “Come è possibile risolvere la crisi dei valori”.

A queste domande ingenue ma profonde in tutta la loro semplicità, sebbene l’ex Ministro Carmelo Conte abbia risposto esaurientemente, bisognerebbe rispondere in una serie di seminari

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Sabato 31 marzo 2012 ore 10.30 Aula magna
Liceo Classico E. Perito Eboli

Presentazione del libro

“Il Sud al tempo degli italiani”

di Carmelo Conte

Ne discutono con gli studenti e l’autore:

Prof. Giuseppe Sorrentino
Dirigente scolastico

Prof. Maria Rosaria Sgroia
Docente Storia e Filosofia

Prof. Giuseppe Di Benedetto
Cardiochirurgo

Coordina:

Angelo Di Marino
Direttore Quotidiano “La Città di Salerno”

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Foto gallery

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Eboli, 31 marzo 2012

6 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Carmelo Conte é sicuramente un personaggio controverso, ma interessante. La questione meridionale non sarà mai affrontato swriamente e risolta, i politici del sud non hanno le basi culturali e politiche pwer affrontarla, gli intellettuali da soli non ci’riescono. Peccato

  2. Se per eliminare il “qualunquismo e populismo del ventennio fascista” abbiamo dovuto subire i danni ed i morti della seconda guerra mondiale e ringraziare la “Parte ( partigiani) ” buona dei ” nordisti” per avere una Repubblica Libera e Democrtaica, quanto tempo dovrà passare e quanto dovrà costare agli italiani, l’eliminazione del ” qualunquismo e populismo ” che il neo-ventennio ( berlusconiano) ha costruito nelle “nostre” coscienze ? Basterà un governo “pseudo-tecnico ?”
    ALLORA nelle scuole oltre ad un cartello in cui vi era scritto ” NON SI BESTEMMIA E NON SI SPUTA IN TERRA” vie era uno più caro ai fascisti di ieri : QUI NON SI FA POLITICA !. OGGI, è passata invece l’allocuzione che “I POLITICI SONO TUTTI DEI LADRI, LA POLITICA E’ UNA COSA SPORCA etc..
    Quello che abbiamo oggi è stato realizzato con la complicità di noi “anziani” e SCAGLI LA PRIMA PIETRA CHI E’ SENZA PECCATO………..
    L’iniziativa segnalata ha un valore politico-culturale importante. Io ci sarò e spero che abbia successo.

  3. Gia’ il titolo del libro è una grande offesa per coloro che sono dissenti e liberi di pensiero.La questione meridionale meglio insoluta che come ha tentato lui di affrontarla negli anni novanta,con forme dittatoriali mai viste a d eboli. ma è anche vero che 6000 ebolitani i voti che conta ancora oggi ad eboli presi per la gola del bisogno hanno contribuito alla carneficina politica sociale che invase eboli la tentata soppressione di liberta e pensiero.Infatti i dissanti all’epoca erano fuori dalla logica occupazionale perche ribelli.La storia tra nord e sud dal 1860 ad oggi è un perpetuarsi perenne quando il popolo risponde ai politici del momento con accondiscendenza e complicita di una setta sfociando in un qualunquismo azzerando gli ideali.
    Sono perplesso anche nella scelta del luogo da parte delle istituzioni consentire una promozione politica e non per niente culturale perche senza interlocutori dello stesso calibro ma di pensiero diverso. le promozioni anche se di cultura avendo dei costi non si fanno in strutture pubbliche destinate per altre cose a dicenti in questo caso per niente socialisti .

  4. Io penso di essere un dissente e libero di pensiero e ci vuole ben altro che il titolo di un libro per offendermi. La questione meridionale mi appassiona da sempre anche perchè faceva trend e penso che oggi sia stata superata dalla globalizzazione. La vera questione meridionale ormai è la criminalittà organizzata. Pure quella,intendiamoci , è globalizzata ma al sud raggiunge livelli di indecenza mai visti e non sostenibili anche per la commistione inestricabile con gli interessi e la partecipazione di gran parte del potere politico. Risolta quella, quando ci sarà la volontà politica di farlo,per noi cambierà tutto.Il nodo vero quindi è un cambiamento serio dello stato delle cose, quello che solo i nostri ragazzi possono garantire se non si faranno contaminare troppo da chi non ha nulla da insegnare se non come portare alla rovina una nazione intera, neonati ed embrioni compresi.Questo succintamente è quello che penso, ma ho comprato il libro solo questa mattina e devo ancora leggerlo un appunto però all’ex ministro lo faccio subito:il prezzo non è popolare.
    Ritornando al motivo vero del mio intervento caro Giancarlo io capisco che con chi sa parlare,scrivere ed argomentare l’ostracismo è più facile di un civile confronto ma l’ostracismo non è esattamente uno strumento democratico e vorrei ricordare a chi ha la memoria corta che il primo regalo che questo paese ha ricevuto dall’ostracismo è stato bassolino e la sua monnezza. Vorrei ricordare inoltre che al peggio non c’e’ mai fine se è vero come è vero che da 20 anni a questa parte siamo amministrati da maestri dello scaricabarile e del magna magna, che in questi giorni il paese registra il record nazionale di immersione nella merda dagli anni 50 a questa parte, che il paese è stato consegnato nelle mani di berlusconi da chi ha messo al bando i socialisti,ha diviso la sinistra,ha nascosto la falce e martello e si è alleato con gli ex democristiani e al grido di noi abbiamo le mani pulite e si è costituito nella premiata società della gioiosa macchina da guerra dilapidando un patrimonio politico ereditato da gente che si chiamava Gramsci,Gobetti,De gasperi fino a berlinguer tanto per fare qualche nome ma anche Matteotti,nenni saragat e pertini tanto per fare qualche altro nome socialista. In democrazia si usa confrontarsi e lo studio è un diritto ma soprattutto un dovere perchè tutti si sentano “dello stesso calibro” e non abbiano paura del confronto,l’ostracismo è l’arma dei vigliacchi e degli ignoranti indegni di vivere in democrazia e,specialmente qui a Eboli, è la madre di tutte le nostre disgrazie.

  5. Il problema del sud resta sempre lo stesso, da una parte la svogliatezza e la rassegnazione dall’altra la spoliazionw che si é avuta sistematicamente dall’unità d’Italia ad oggi. Cosa si può dire, ormai l’Italia é fatta, ora facciamo gli italiani, ma questo già lo disse qualcuno, intanto gli italiani ci sono, hanno più di un problema di questi tempi, ma quello più importante e che tutti hanno sottovalutato dal primo momento, resta sempre quello della lega di Bossi, specie adesso che é rabbiosa avendo perso i banchettamenti.
    parlare oggi di quello che é stato Conte, mi sembra veramente esagerato, specie dopo che abbiamo verificato da noi stessi che siamo caduti dalla padella alla brace, se valutiamo il personale politico di cui oggi i partiti dispongono.
    In tutta coscienza ti senti caro giancamillo di dire che stai meglio oggi che ieri? Io sinceramente no e credo che andremo sempre peggio.
    Conte oggi é un signore ultrasettantenne che ha da dire ancora qualcosa, e noi ascoltiamo, certo se non ci ha condizionato allora, non credo ci riuscirà oggi, ma quello che dice, confrontandolo con quello che dicono gli altri protagonisti di quell’epoca contribuisce ad arricchire le nostre idee.

  6. disse Andreotti, 1° Repubblica in 60 anni” noi sappiamo dove abbiamo portato l’Italia” 7° potenza industrializzata. La cosidetta nuova classe politica ci ha portato nel CESSO porgiamo tutti i nostri ringraziamenti.

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