Porta a Porta:De Luca spiega a Vespa e Fontana la gravità dell’epidemia

Confronto De Luca-Fontana a Porta a Porta sulla fase 2. Niente sangue ne scontro Nord-Sud. Vespa è rimasto deluso.

Fontana si è guardato bene dall’alzare i toni, Bruno Vespa nemmeno ha affondato sull’ecatombe lombarda, la strage di anziani e il fallimento della Sanità ospedalocentrica lombardo-veneta. De Luca (un gigante) con garbo ma fermezza ha spiegato a Vespa e Fontana la gravità della situazione con i mille contagi al giorno e 526 morti, il 40% solo in Lombardia.

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

ROMA – Chi si aspettava una sfida all’ultimo insulto è rimasto deluso, abituati alle chiassate, alle professorate dei Burioni, Galli, Rezza, alle provocazioni dei Feltri, Sallustri, alle ignorantate dei Salvini, Meloni, alle vulgate e ai confronti da bulli e sfessati da Bar dello Sport dove tutti ne sanno più di tutti, specie dopo una cassa di birre e un fiasco di vino.

Lo scontro non c’è stato e quello più visibilmente deluso è stato proprio Bruno Vespa, che si aspettava il sangue per fare audience e forse per questo ha subito chiuso i collegamenti senza fare domande imbarazzanti sulla strage degli anziani a Fontana e non potendo alimentare una tensone Nord-Sud. Questo però non ha significato che in quel confronto pacato non si siano dette cose interessanti, e seppur con molto garbo De Luca ha ribadito con fermezza la sua posizione, spiegando sia a Vespa che al suo interlocutore e omologo Governatore della Lombardia Attilio Fontana, quale fosse la gravità della situazione, specie alla luce degli ultimi rilevamenti, i quali, sebbene indichino un aumento delle guarigioni e una diminuzione dei pazienti sottoposti a terapia intensiva, ci fa tenere alta la guardia il ritmo dei contagi che ieri ancora è stato di un migliaio senza contare che i decessi sono stati 526 dei quali il 40% solo in Lombardia gli altri prevalentemente in Veneto, in Piemonte, in Emilia.

Attilio Fontana_Vincenzo De Luca

Con questi numeri si può pensare ad aprire o si deve riflettere?

Questa è la domanda che il Governatore della Campania De Luca ha posto ai suoi interlocutori, ribadendo che si aspetteranno misure e indicazioni nazionali, per la fase due ma non indiscriminate, ai quali nel frattempo si è aggiunto un imprenditore lombardi della moda e il Prof. Rezza, che come al solito ha detto tutto e il suo contrario, confermando quanto sia stata deleteria la sua figura in questi due mesi, e confermando come da quel “tranello” utile ad alimentare lo scontro Nord-Sud e contestualmente generalizzare gli

errori e il fallimento della Sanità Ospedalocentrica del lombardo-Veneto,

De Luca ne sia uscito da GIGANTE e per questo il deluso Vespa ha subito chiuso i collegamenti “graziando” Fontana, “assolvendo” i Rezza evitando di contribuire all’ingigantimento di De Luca.

Intanto molti di quei morti gridano vendetta e il domani, il dopo la “Fase2“, fase 3 e fase 4, non sarà come prima e necessariamente deve fare i conti con le politiche sbagliate e truccate che hanno consegnato la Sanità ai privati a detrimento di quella pubblica, regalando loro un business miliardario (in Lombardia la sanità per il 60% è in mano ai privati). E mentre utilizzando il commissariamento della Sanità delle Regioni meridionali Campania, Lazio ecc, e si limitava loro sviluppi ed investimenti per contro si gonfiava a suon di miliardi quella del Nord e in 10 anni hanno determinato orientamento e i così detti viaggi della speranza, (i famosi 15mila campani “curati” in Lombardia) alimentando le casse del SSR lombardo.

Ma perché dalla Campania si va al Nord e in Lombardia?

Una domanda da un miliardo di dollari. Perché in Campania a parità di condizioni ha il 30% di Ospedali in meno e perché, non è che non si ha fiducia nella sanità locale, ma perchè proprio per carenza di strutture le liste di attesa sono lunghe, sono un po’ meno lunghe anche in Lombardia per le strutture ospedaliere pubbliche, lo sono molto di meno per quelle private convenzionate con il SSN, immediate per la sanità a pagamento.

Il dopo Covid non sarà più lo stesso in Itakia, e non perché si avverte da lontano il tintinnio delle manette che parte proprio da quel Pio Albergo Trivulzio come accadde per la prima tangentopoli italiana, ma perché ci costringe a rivedere tutto, proprio tutto equilibrando quelle differenze forzate e rivedendo anche il ruolo dell’Aifa, dell’ISS  e delle rappresentanze negli Organismi mondiali della Sanità nelle complete mani dei “baroni” della Sanità Lombardo-Veneto. Ci si dovrà chiedere come mai e chi ha voluto si smantellasse la rete di medicina territoriale e di base e perché mai la Sanità privata lombarda pur detenendo il 60% degli Ospedali avevano solo poco più di 200 posti di Terapia intensiva a fronte degli 800 (pre Covid) dell’intera Regione.

Non sarà più la stessa cosa quando ci dovranno spiegare perché mai si è buttati 21milioni di euro per il Covid Hospital della Fiera di Milano lontano da tutti gli Ospedali e che al momento ospita solo una 10cina di ammalati a fronte dei 600 posti millantati e perché si è abbandonata la formula dei policlinico come invece in una settimana si è fatto al Cardarelli di Napoli e al Gemelli di Roma assicurando Covid Center con percorsi differenziati ma facenti parte dell’intero Ospedale con pochissimi soldi.

Non sarà come prima e non dovrà essere come prima, e se per i privati il business è guadagnare un fottio di soldi, per il sistema sanitario pubblico l’utile è garantire servizi e prestazione e soprattutto guarire gli ammalati e garantire loro la migliore salute: Questo è l’utile e questo utile non ha prezzo.

In ultimo, ci piacerebbe sapere la mortalità dei ricoverati Covid al Sacco di Milano.

Roma, 22 aprile 2020

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