Il Ministro Scajola, i siti e i problemi "nascosti" delle Centrali Nucleari

Quello che Scajola non dice: Spieghi la razionalità e l’utilità a fronte di costi, rischi e scempi ambientali.

di Erasmo Venosi

Centrale di Caorso

Centrale di Caorso

ROMA – La “lotteria” dei siti nucleari è iniziata sulla base di congetture e riutilizzo di vecchie liste di 30 anni fa. La scelta del sito di una centrale nucleare, è conseguente alle seguenti  indagini: geologiche, sismotettoniche, geognostiche, idrologiche, meterologiche, demoscopiche. L’indagine geologica valuta le caratteristiche degli strati del terreno, sui quali non viene esercitato l’effetto diretto delle fondazioni della centrale. Lo scopo  è stabilire la presenza di faglie (superfici rocciose spezzate che possono muoversi l’una sull’altra, causando spostamenti del terreno), di fenomeni vulcanici potenziali, di strutture cavernose, di possibilità di bradisismi e infine di rocce solubili in acqua. Secondo la normativa americana , le indagini sismotettoniche  vanno condotte entro un raggio di circa 320 Km e la distanza minima della centrale nucleare da una eventuale faglia attiva deve essere di 8 km.

Le indagini geognostiche servono  a valutare  gli strati del terreno che risentono dell’effetto diretto delle fondazioni della centrale, per poterne valutare la capacità di resistenza. Altra indagine di estrema importanza è quella idrologica che serve a verificare la disponibilità di acqua. I 4 reattori scelti dal governo italiano sono  ad acqua in pressione ed “evolutivi dei reattori “Konvoi” ed “N4”. Il loro fabbisogno è di 100.000 litri al secondo. Ragione per cui è prioritaria l’analisi idrologica, che serve ad acquisire i dati della falda acquifera e consentire il dimensionamento delle difese contro il rischio di allagamento e infiltrazione. La scelta vicino a un fiume implica la valutazione della portata minima  per le esigenze di raffreddamento , la variazione della temperatura del fiume indotta dal funzionamento della centrale (l’acqua di uscita è mediamente superiore di 10 gradi a quella di entrata) e il rischio di piena per la rottura degli argini e l’eventuale allagamento del sito.

A Piacenza, la piena del Po del 2008, ha fatto registrare il massimo storico di 10,60 m e  la portata massima registrata  è stata pari a circa 3,7 milioni di litri al secondo,  inferiore ai 12 milioni di litri di 50 anni fa. L’esempio serve a dimostrare che i superficiali  annunci di siti da riutilizzare come quello di Caorso, cozzano contro la necessità di acqua di raffreddamento occorrenti all’EPR (superabile solo con costosissime e imponenti torri di raffreddamento che “uccidono”il microclima locale). Caorso poteva andare bene con un reattore di potenza pari alla metà dell’EPR e con una disponibilità di acqua del Po’ tre volte superiore all’attuale.

Occorrono poi le indagini metereologiche per studiare le modalità di allontanamento degli effluenti gassosi. Contrariamente a quanto si pensa, una centrale nucleare scarica gas radioattivi come kripton, xeno e iodio in atmosfera, ed elementi radioattivi nell’acqua di raffreddamento scaricata. Considerata la mappa sismogenetica del 2006, la ridotta portata dei fiumi, l’inadeguatezza dei 4 i siti delle vecchie centrali (dimensioni insufficienti di Garigliano e Latina per  EPR , condizioni idrauliche problematiche del Po-Caorso e Dora Baltea -Trino Vercellese ), 560 terremoti tra l’ottavo e l’undicesimo grado della scala Mercalli negli ultimi 3000 anni, 4500 Kmq di coste italiane inondate dal sollevamento dell’Adriatico, e del Tirreno (fonte  relazioni di IPCC), una antropizzazione spinta delle coste. Infine un rischio del 5% di incidente grave, considerando i 13 mld di Kw ipotizzati e 60 anni di funzionamento. Rischio  elevato senza considerare , costi, scorie, assicurazione, militarizzazione e incidenza energetica  a potenza complessiva installata per meno del 5% sul bilancio energetico nazionale. Il primo Kwh non prima del 2022 ! Scajola  spiegasse la razionalità di tutto questo e l’utilià per il Paese.

dal quotidiano Terra del 30 dicembre 2009
5 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Siamo alle solite, tutti le vogliono, ma nessuno sul propio territorio! Poi le scorie da smaltire, i tempi bibblici, le altre nazioni che non ne costruiscono da anni di nuove centrali, le quali ultime sono di 4° genarazione, mentre le nostre saranno tra 2-3 lustri ancora di terza. Solo demagogia di modernismo efficentista, ma non si farà niente, investiamo invece in altre forme di energia ,invece di arricchire l’amico Putin e il nuovo sodale Gheddafi! Buon Anno,Marco Naponiello.

  2. Scajola la centrale nucleare se la deve mettere nel suo giardino. Hai ragione Marco.

  3. magari la costruisse nel suo giardino, viste le conseguenze nei territori contaminati, e tutti i siti di produzione e stoccaggio lo sono!
    Ecco le conseguenze: http://www.greenpeace.it/mayak/foto.html

  4. Credete di essere al sicuro avendone circa un centinaio tra Francia, Austria e Germania?
    Le fonti alternative per il momento sono una grande promessa ma non danno sufficienti garanzie e sono antieconomiche. Cosa e pensereste se tra una anno o due la vostra bolletta di luce, gas e acqua aumentasse del doppio? Ma a parte ciò, le ns aziende vedrebbero lievtare i costi di produzione. Insomma non è conveniente. Risulta ancora più conveniente acquistare l’energia dalla Francia. Fate un pò voi,

  5. @ Morpheus
    il tuo commento e’ la prova provata e provante di come la propaganda lavora, dal momento che riproponi tutti i soliti luoghi comuni:
    1) il fatto che altri stati confinanti abbiano seguito questa via scellerata mettendo a rischio altre popolazioni, non vuol dire che dobbiamo seguirli, ma dovremmo anzi pretendere, con trattati di non proliferazione anche per il nucleare cosiddetto civile, che limitino e smantellino. Ancora oggi in italia si pagano le conseguenze di chernobyl (una citta’ di 49mila abitanti evacuata in due giorni, zona di esclusione ad oggi di 300km di raggio, contaminazione su scala mondiale), avvenuto nel 1986 a diverse migliaia di km.
    2) le energie rinnovabili hanno raggiunto punte di eccellenza e l’abbatimento dei costi di produzione del materiale per nuovo impianto corre a livelli dell’8% in piu’ ogni anno. Certo ci sono molti speculatori e ditte poco serie, ma chi fa queste cose seriamente sa quanto produce in termini reali.
    3) a parte il fatto che nessuno crede che la bolletta energetica cali con il nucleare, quando si fanno i conti per farlo sembrare conveniente, si omette sempre l’altissimo costo dello smaltimento delle scorie. Inoltre i costi sociali della contaminazione di territori e della loro militarizzazione, il fatto che il segreto di stato sia potenziato ed i cittadini espropriati della serenita’ come si quantificano? Che prezzo si puo’ mai dare a cose come quelle riportate nel link proposto da Piero? L’incidente piu’ serio, li a Mayak, fu dovuto all’esplosione di un contenitore di scorie: scaldano ed hanno bisogno di un sistema di reffreddamento, in funzione 24/7, per millenni. E tutto questo nel paese di pulcinella…

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