8 marzo Giornata Internazionale della Donna: Tra diritti sperati e negati

8 marzo 2021, “Festa” della Donna: Origini e significati simbolici legati alla pianta della mimosa, ai diritti ancora negati. 

Questa pianta, nonostante l’aspetto fragile è eccezionalmente robusta e vitale e potrebbe evocare anche l’energia celata nella femminilità. La Mimosa indica il passaggio dalla morte a uno stato di luce nella luce, simboleggia come tutte le acacie la rinascita, le resurrezione. Ma dal quel “8 marzo” 1908 all’8 marzo 2021 è cambiato qualcosa per le donne? 

Donne in fabbrica-Mimosa

di Eloisa Morel* e Massimo Del Mese per POLITICAdeMENTE

8 MARZO 2021 – Il ricordo di quel drammatico “8 marzo” 1908, in cui persero la vita 129 operaie, in un terribile incendio appiccato dal proprietario di un’Industria Tessile di New York, a seguito di uno sciopero che avevano portato avanti le coraggiose vittime, quella ricorrenza è diventata la celebrazione della Giornata internazionale a favore delle donne.

Infatti, quell’8 marzo del 1908 ha segnato il punto di partenza della lotta da parte delle donne verso la conquista dei diritti che gli uomini gia avevano, come uguali condizioni nei posti di lavoro o uguali opportunità nelle scelte di vita.

Cleopatra-Elisabetta d’Inghilterra

E’ iniziato, così, da allora un graduale processo di rivendicazione della condizione femminile, volto al riscatto di quel ruolo subalterno, che la donna ha dovuto, appunto, subire nel corso dei secoli. Del resto, il processo civile che rinnovò dalle fondamenta la società nella prima metà del secolo scorso, non poteva non determinare effetti innovativi in una dimensione umana, come quella femminile, che più intensamente subì i condizionamenti della società forte di quei tempi: arretrata, rigida e oppressiva; risultando ancorata a schemi vecchi e tradizionali, che neppure l’evoluzione, in senso democratico, di una realtà sociale più libera e dinamica aveva modificato, lasciandola sostanzialmente intatta.

Pertanto, a partire dagli anni ’70, nacquero dei veri movimenti femministi, che si rifiutarono di imitare i modelli di vita maschili, ma si impegnavano per l’emancipazione della donna. In altre parole, essere alla pari con l’uomo non era più lo scopo principale, perché non era detto che i valori maschili: il successo, la carriera, il denaro, dovessero interessare anche l’universo femminile. Naturalmente, le donne giunsero a queste conclusioni attraverso una profonda riflessione su se stesse e, in questo modo, cercarono nuovi modelli di vita da proporre anche agli uomini.

madre Teresa di Calcutta-Santa Caterina

Negli ultimi decenni, la posizione sociale della donna è diventata addirittura oggetto di indagine storiografica, considerando che, nelle diverse epoche storiche, fino ad arrivare ai giorni nostri, si sono espresse straordinarie figure di donne: regnanti (da Cleopatra alla Regina Elisabetta), Sante (da S. Chiara a Madre Teresa di Calcutta) o protagoniste della vita artistica e sociale (da Giovanna D’Arco, a Maria Callas, a Rita Levi Montalcini), o impegnate nella società civile come Liliana Segre attivista e politica italiana, superstite dell’Olocausto e testimone vivente della Shoah italiana minacciata e derisa sui social solo per quello che rappresenta e quel che ricorda.

Prima il Paganesimo, con la rilevante figura di Giunone, e poi il Cristianesimo glorificando il modello di Maria, diedero risalto alla figura femminile. Grandi figure di donne contribuirono a farne la storia fin dall’antichità, come Caterina da Siena, oltre a donne di alto livello culturale; e non a caso la stessa natura del nostro pianeta è stata attribuita al genere femminile, denominandola Gea.

Giovanna D’Arco-Maria Callas-Rita Levi Montalcini

Alle donne, dunque, cultura e professionalità non sono valse solamente per una collocazione più qualificata e meno svantaggiata sul mercato del lavoro, ma anche per una conoscenza autonoma della propria realtà esistenziale, per una maggiore e più motivata consapevolezza della propria condizione nella società. Il dato fondamentale della dimensione femminile contemporanea è costituito, infatti, da una presa di coscienza che, anche in virtù del maggior livello di istruzione, le donne hanno acquisito dei propri diritti alla parità umana e civile con gli uomini solo recentemente.

Pertanto possono esigere con un’originale rivendicazione teorica e un vasto movimento di contestazione, sia della cultura maschilista, sia dell’oppressione e della discriminazione che ne discendono, il riconoscimento effettivo, concreto, della loro piena dignità di creature umane e di soggetti sociali di uguale rango e valore rispetto ai maschi dominanti.

E che dire? Insomma, tutto questo per dire che?

La giornata dell’8 Marzo, iniziata come celebrazione di un triste ricordo, non può finire, come spesso accade, per trasformarsi nella “festa” delle donne, che si ritrovano per uscire e festeggiare, scambiandosi mimose, diventate simbolo di questa giornata, attesa esclusivamente come pretesto meramente consumistico. Anche se forse, purtroppo, per alcune rimane uno dei pochi giorni di “evasione”, per allontanarsi da una realtà non sempre piacevole.

Non dimentichiamo che la donna sa essere lavoratrice, oltre che sposa, madre, amica, figlia, ma soprattutto, condividendo il noto assunto: dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.

Ma dal quel “8 marzo” 1908 all’8 marzo 2021 è cambiato qualcosa per le donne?

Liliana Segre

Una cosa è certa l’8 marzo è il giorno dedicato alla donna: Mamma, figlia, sorella, moglie, fidanzata, amante, amica, e una festa è sempre una festa, e si dovrebbero tenere lontane tutte le cose tristi, proprio perché diventi una giornata allegra e spensierata, ma anche nei festeggiamenti è opportuno agganciarsi alla realtà, quella realtà che supera di gran lungo la fantasia e che segna le vite ed i percorsi di ognuno di noi di episodi e di ricordi spiacevoli, che appunto diventano anche appuntamenti di ricordo: ricorrenze, commemorazioni, feste.

Una giornata, nel corso della quale si ricorda tutte le conquiste sociali e politiche che hanno ottenuto le donne, ma che diventa anche l’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento particolare per riflettere sui passi ancora da compiere, e da questo punto di vista ogni giorno dovrebbe essere l’8 marzo. La Giornata Internazionale della Donna, serve a comprendere determinati percorsi, per fortificarli e renderli universalmente praticabili e riconoscibili da tutti e da tutte le società.

In tutto il Mondo, in Italia, in Provincia, nelle Città e in ogni piccolo borgo, sono migliaia le iniziative che in questo giorno si organizzano per celebrare “La Giornata internazionale delle donne” divenuta la Festa della Donna e ricordare le lotte e le conquiste che ancora oggi sembrano lontane e che non possono appagare quel mondo femminile le recenti leggi che obbligano la presenza e quindi la rappresentanza di genere, quasi a conferma che la Società non è capace di riconoscere e dare il giusto rilievo e le giuste rappresentanze alle donne se non in presenza di una legge, rappresentando di per se una sconfitta morale, civile e sociale della società democratica.

Mimosa

Cosa è cambiato nel corso dei secoli? Poco o niente. Le donne continuano ad essere bersaglio di molestie sui luoghi di lavoro, vengono ancora oggi licenziate perché attendono un bambino, sono pagate di meno, sono oggetto di discriminazione sui luoghi di lavoro, vengono violentate per strada, seviziate in famiglia, picchiate, uccise, pagano prezzi altissimi ancora oggi nella ipocrisia più totale.

Oggi accade anche che per affermare l’uguaglianza di genere si debba ricorrere ad una legge che obblighi: i Partiti a formulare le liste equamente composte tra i generi; Le giunte ad inserire le donne; I governi a inserire le donne; Fino a finire ad obbligare i Consigli di amministrazione delle Società a rispettare la parità di genere. Ed è proprio quell’obbligo di legge che ci fa comprendere come siamo ancora distanti anni luce rispetto ad una parità di genere che non può e non deve essere affermata con un obbligo ma solo e semplicemente nel principio.

E le donne? Quelle che fanno finta di aver risolto il problema sono soddisfatte: sono Ministri, sono membri di CDA ecc. quelle donne invece che vivono la vita quotidiana continuano rassegnate a soffrire il loro isolamento e la loro condizione di: discriminate, violentate, seviziate in famiglia, picchiate, uccise, pagano prezzi altissimi ancora oggi nella ipocrisia più totale.

P.S.- *Eloisa Morel è uno pseudonimo, non è un vero nome. Lo ha scelto una donna eccezionale che ha voluto dare, come è nel suo stile discreto, dolce e delicato, un contributo insieme allo scrivente a questa ricorrenza, passando attraverso alcune figure femminili, che hanno lasciato il segno nel tempo, pensando a tante altre, che nella loro semplicità e quotidianetà, hanno “scritto” e “scrivono” pagine straordinarie, mai lette e mai ricordate, ma anche alle condizioni ancora immutate che ancora oggi vivono le donne.

8 marzo 2021

3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. C’e ancora moltissimo da fare…la storia e’ piena di grandi donne…ma la maggior parte vive nell’ombra ,sopporta mariti ( spesso incapaci) figli distratti, datori di lavoro bruschi e prepotenti….ecc ecc..la lista sarebbe lunghissima…..e vogliono dedicarci un solo giorno???? Ma noi dobbiamo essere festeggiate tutti i giorni!

  2. BUON CENTENARIO DELLA VOSTRA FESTA! Ci vogliono venti anni a una donna per fare del proprio figlio un uomo, venti minuti a un’altra donna per farne un idiota. C. Dickens
    – Non si nasce donne: si diventa. Simone de Beauvoir
    – Una donna che vuole scendere al livello di un uomo manca di ambizione. Anonimo
    – Certe donne amano talmente il loro marito che per non sciuparlo, prendono quello delle loro amiche. A. Dumas
    – Le donne possiedono un istinto meraviglioso: hanno la capacità di scoprire tutto tranne l’ovvio. O. Wilde
    – Le donne ricordano solo gli uomini che le hanno fatte ridere. Gli uomini le donne che li hanno fatti piangere. H. de Regnier
    – Le donne, come i sogni, non sono mai come tu le vorresti. L. Pirandello

  3. “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, difficilmente si verificherà il contrario.

    Carino il sunto sulle origini della “Festa” dell’otto marzo (in realtà, Giornata Internazionale delle Donne”), però, a 100 anni dall’istituzione della giornata e a 102 dal tragico rogo, mi sarebbe piaciuto leggere/commentare/argomentare un post sulla condizione della donna nella società italiana di oggi. Da quel che leggo e sento in giro, e vivo sulla mia pelle, mi pare che ci sia poco da festeggiare.

    L’otto marzo e le donne oggi

    “Amaro Otto Marzo. Proprio quando le donne sembravano finalmente trovare spazi mai avuti prima d’ora nella vita politica di questo paese, dirompe una devastante crisi politica che scuote le fondamenta istituzionali della repubblica.
    Due giorni fa Alfredo Reichlin sulle pagine de l’Unità, ha citato un’altra data storica, l’Otto di Settembre, per descrivere la crisi attuale, che non è solo politica, ma è crisi d’identità, sono le ragioni stesse del nostro vivere in comune ad essere minate alla base dal continuo tourbillon di scandali pubblici e privati, dalla corruzione soverchiante, dalla cronica stagnazione economica, dalla precarizzazione radicale del mondo del lavoro, da oscure pulsioni sovversive e disgreganti, da quindici anni di involuzione globale che hanno fortemente impoverito l’Italia, oggi fanalino di coda di tutti i più importanti indicatori economici e sociali del mondo occidentale.
    Dati noti, occultati dai media, specie quelli televisivi, che continuano a perpetuare realtà virtuali ed anestetici di massa ad un pubblico sempre più assuefatto e addomesticato alla logica del “tanto sono tutti uguali”. Alle luci di una ribalta sempre più cloroformizzata.
    Incalzano incessanti sotto le paillettes di veline e varietà i tarli del degrado.
    “L’Italia è donna”, “La repubblica è donna” proclamava qualcuno in tempi recenti di celebrazioni ed anniversari, e certo sono stati proprio questa repubblica e la sua costituzione, e prima ancora la lotta delle donne partigiane, delle esuli antifasciste, a garantire innanzitutto il voto alle donne. Conquista di democrazia per la quale si erano battute tre generazioni di italiane.
    A sessant’anni di distanza, nel centesimo anniversario dell’istituzione della Giornata Internazionale della Donna, voluta a Copenaghen nel 1910 dall’Internazionale socialista di Clara Zetkin e Rosa Luxemburg, che bilancio possiamo tracciare, noi donne italiane?
    Un dato è certo, più ombre che luci segnano l’attuale rapporto tra i diritti formali e la loro sostanziale applicazione. Tasso di occupazione femminile tra i più bassi dell’area Ocse e le prospettive non fanno che peggiorare. Eppure siamo tra quelle che lavorano di più: la media delle ore lavorative delle italiane è inferiore solo a quelle di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Messico.
    Lavoriamo tanto, lavoriamo in poche e continuiamo ad essere discriminate: solo il 46% di noi infatti ha un lavoro ed i nostri redditi risultano minori rispetto a quelli degli uomini del 18%. Nella fascia di età lavorativa più rilevante (25-54 anni), il tasso di occupazione femminile (59,6%, ma a sud sprofonda ad un’intollerabile 30%) è il più basso d’Europa e complessivamente il terzo peggiore dato di tutti paesi Ocse: soltanto Messico e Turchia fanno peggio di noi.
    Che futuro ci attende? Se guardiamo alle più anziane, le più fragili, sono loro a maggiore rischio di povertà rispetto agli uomini. Se infatti complessivamente l’indice di povertà nella penisola per gli ultra 65enni e’ in linea con la media Ocse (13,3%), c’è una significativa differenza tra uomini (sotto il 10%) e donne (oltre il 15%) che non fa che confermare il quadro generale di una radicale ineguaglianza di genere, all’interno di un contesto generalizzato di povertà, sfruttamento e recessione.
    Amaro otto marzo. Come non considerare oggi, ed in tutti gli altri giorni dell’anno, la questione femminile cartina di tornasole della crisi che attraversa il nostro Paese…, crisi d’identità culturale, oltre che economica e politica. Le angosce quotidiane delle disoccupate e delle precarie di ogni età e ceto sociale, tra nuova povertà e cronica discriminazione, evidenziano il declino generale e lasciano poca voglia di festeggiare.
    Piuttosto in questa giornata chiediamo alla politica un concreto sforzo di rinnovamento, di cultura della politica innanzitutto, che dia sostanza e concreta applicazione ai principi costituzionali ed ai valori di uguaglianza e non discriminazione che fanno di questa data dell’otto marzo, l’Otto Marzo della Repubblica, non una giornata da celebrare, ma un richiamo di democrazia da realizzare.”

    articolo di Nella Condorelli, Women in the city, coordinatrice della Rete delle Giornaliste del Mediterraneo

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