6 settembre 1860: GARIBALDI a EBOLI e il dibattito NORD-SUD

150 anni fa il passaggio di Garibaldi ad Eboli. Una data da non dimenticare.

Per come sono andate le cose per il Sud, accoglieremmo allo stesso modo Garibaldi e i Piemontesi?

Giuseppe Garibaldi

EBOLI – Nel Centocinquantenario del passaggio di Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, si ricorda la sosta ad Eboli nella casa dell’avv. Francesco La Francesca. Un evento storico importante. Una data da non dimenticare, e come potremmo per la nostra storia cittadina.

Assume ancora più importanza questa data e questo passaggio, non per festeggiarlo, come propone Mariano Pastore, ma per puntare una lente di ingrandimento su quel periodo storico, che oggi un poco tutti fanno finta di scoprire e di interpretare in chiave revisionistica. Quegli eventi storici, hanno segnato i destini dell’Italia, ma ancor più hanno segnato quello inesorabile del Mezzogiorno, che da quel momento ha registrato un lento e sistematico regresso, non possono non essere una base di partenza per discutere e ridiscutere sull’Italia, sul Sud e sul tema più scottante che la Lega di Bossi ne ha fatto “cavallo di battaglia” con la secessione come minaccia, ma con l’accaparramento delle risorse economiche, a scapito di altre aree del Paese, come obiettivo, inventando addirittura uno Stato,  la Padania e una “Questione settentrionale“.

Palazzo La Francesca e lapide a garibaldi

La discussione che oggi si pone a livello nazionale tra “NORD e SUD“, è più rivolta a far emergere  ad arte differenze che a risolvere i problemi, che ci sono, e che non appartengono solo al Mezzogiorno d’Italia, bensì a tutti i Sud del mondo, intendendo per sud anche quelle regioni che non sono a Sud rispetto ai punti cardinali, ma a Sud rispetto agli investimenti, alle strutture, ai servizi, alla distribuzione equa della ricchezza.

Quindi NORD-SUD per discutere ed affrontare i problemi per quelli che sono, leggendo le pagine della storia, e facendo i ragionieri, guardando i Bilanci dello Stato, per fare emergere le differenze, non in termini  di lamentele,  ma per cercare di aggiustare il tiro, e in questo caso per fare revisionismo non storico ma socio economico, e dare ragione alla discussione che vede un Sud  poco inserito nella ordinarietà dell’agenda politica dei Partiti, dei Governi, della società economica che conta e un Nord che è impegnato a dare l’immagine di un un Sud fannullone e sprecone per indirizzare altrove flussi di danaro “ordinari” e giustificare razzie politiche sul mezzogiorno, e un Nord responsabile, operoso, parsimonioso e su cui grava tutto il peso del Paese.

Il dibattito che anche POLITICAdeMENTE ha voluto aprire rispetto al Nord e al Sud, è a conferma che esiste e come una “Questione meridionale“, e che per risolverla si deve per forza partire da questo periodo storico e si deve tenere conto passo passo di tutte le politiche e di tutti gli investimenti che lo Stato ha messo in essere. Quindi una “Questione meridionale” intesa come fatto culturale, sociale e politico, e non come un fatto politico-economico che invece vedrebbe il sud sistematicamente danneggiato dall‘intervento ordinario, e danneggiato anche da quello pseudo “straordinario“.

A 150 dell’Unità d’Italia, a 150 anni del passaggio di Giuseppe Garibaldi, potrebbe esserci una occasione di festeggiamento, ma alla luce di quella reale visione, cruda e fintamente dimenticata, di uno Stato Piemontese che occupa un Meridione stanco, nella “distrazione” degli equilibri politici delle Potenze europee dell’epoca, e questo Stato Piemontese che ha occupato il Sud e si è comportato da vincitore facendo razzie, depredando risorse, indirizzando investimenti al Nord, scegliendo la peggiore classe dirigente in cambio del mantenimento dei loro privilegi e di altro, accoglieremmo con lo stesso entusiasmo festoso Garibaldi e le sue camice rosse e i piemontesi?

Questo interrogativo deve avere una risposta. La mia, NO.

………….  …  ……………..

GIUSEPPE GARIBALDI a EBOLI il 6 SETTEMBRE del 1860

I mille

di Mariano Pastore

Dalle notizie giornalistiche di quel tempo, dagli scritti di Gennaro De Crescenzo (1) abbiamo un racconto nei minimi dettagli della sosta effettuata dall’Eroe dei due mondi ad Eboli nella sua memorabile marcia da Quarto al Volturno per la liberazione d’Italia. Il 6 settembre del 1860 nelle prime ore del mattino mentre l’artiglieria che stanziava a Salerno schierata lungo la via della marina, con due fregate a vapore che bordeggiavano nel golfo, il Generale Garibaldi entrava trionfante ad Eboli, dove con grande gioia apprendeva la notizia della fuga del Re di Napoli.

Garibaldi era stato preceduto nella nostra città da uno dei suoi luogotenenti il generale Fabrizi, che fu ospite dei fratelli Genovese nella loro dimora in piazza San Francesco, il Fabrizi appena Garibaldi aveva varcato la porta principale di EboliSanta Caterina”, a cavallo, seguito dall’eroiche “Camice Rosse”, corse all’ufficio telegrafico, costringendo il telegrafista Angelo Maurino a spedire a Napoli un dispaccio annunziante che Garibaldi era arrivato ad Eboli con dodicimila uomini.

La popolazione ebolitana accolse l’Eroe con grande entusiasmo, un nutrito gruppo di cittadini che l’anno prima aveva congiurato contro il governo facevano bella mostra alla sua presenza. Erano tra essi: Donato Caniato, Vito Bianco, Raffaele Cavaliere, Vincenzo Caputo, Vito Druella, Enrico Maurino, Vito Melillo, Leonardo Nigro, Luigi Pindozzi, Luigi Postiglione, Francesco Principale, Cosimo Scarpa, Gerardo Scocozza, Orazio Antonio Sica, Vito Santoro, Nicola Selvaggio, Vincenzo Pisciotta, Pasquale Santimonie.

Lo ricevette con grande affabilità invitandolo a casa sua l’avvocato Francesco La Francesca. Il Generale accettò volentieri l’invito e fu ospite della famiglia La Francesca che gli offrì un sontuoso pranzo, e nell’occasione furono ammazzati un gran numero di polli, giacchè sedette a pranzo tutto lo Stato maggiore Garibaldino. Finito il pranzo, il Generale mostrò desiderio di scrivere, e si appartò in una stanza. La sedia su cui sedette fu conservata gelosamente per molti anni dalla famiglia La Francesca, finchè un giorno, per lo scoppio di un incendio che, non domato a tempo, bruciò i mobili della camera e con essi la sedia, questo è stato raccontato dalla figlia del patriota Francesco marchesa Mary Gri Falletti La Francesca che a questo volle aggiungere un particolare: che Agata La Francesca, sorella dell’avvocato, presentò al Generale dei fichi secchi, e costui sorridendo, esclamò: Un bravo a questa bella ragazza! Questi sono i fichi che mi piacciono!. In casa La Francesca a ricevere Garibaldi, oltre il sacerdote Vito fratello di Francesco, la famiglia Genovese, i fratelli Giudice, Francesco e Raffaele Romano. Garibaldi si affacciò al balcone per ringraziare la folla che da ore si era accalcata nei pressi e sotto il palazzo poche parole in un discorso di una decina di minuti dove assicurò che la penisola dalle Alpi al Lilibeo tra poco sarebbe stata unificata per dare inizio finalmente all’era di libertà, e perciò occorreva prepararsi ad ultimare l’opera magnifica già iniziata. Il popolo applaudì con grida entusiaste, ascoltando avidamente quel linguaggio che produsse grande entusiasmo e, ventidue anni dopo, quasi a suggellare le profetiche parole, la città volle apporre una lapide all’ingresso di quel palazzo.

L’epigrafe, scolpita sul marmo fu dettata da un Garibaldino nostro concittadino Francesco Paolo Cestaro (2) che recita:

l'Epigrafe a Garibaldi

IL FAUSTO ANNIVERSARIO
DELLA VIGILIA DEL GIORNO
MEMORABILE
VII SETTEMBRE MDCCCLX
RICORDI IN PERPETUO
IL GIUBILO DEL POPOLO
EBOLITANO
ACCLAMANTE TRA LE SUE
L’EROE LIBERATORE
MURA
GIUSEPPE GARIBALDI
E LA FORTUNA DI QUESTA
CASA
DI AVERLO OSPITATO
NELLA MARCIA GLORIOSA DA
MARSALA AL VOLTURNO
VI SETTEMBRE MDCCCLXXXII

Eboli tenne sempre un ricordo vivido per l’Eroe dei due mondi gli dedicò il corso più importante della città e per l’occasione del centenario della sua nascita il poeta ebolitano Felice Cuomo con una poesia volle consacrare il giorno della grande esultanza di Eboli per la conseguita libertà ed i nomi dell’Eroe di Caprera e del patriota nostro concittadino Francesco La Francesca:

Da queste mura memori che Tu varcasti, o Grande,
che l’orma tua qual tempio fè sacre e venerande
nel transito fatal,
che, Duce ai Mille intrepidi, tra il plauso dei redenti,
vibravi, rosso Arcangelo, sui despoti sgomenti
la spada trionfal;
da queste mura libere, l’odio al servaggio, l’ira
contro viltà, di Patria l’amor divina spira
nella novella età
degna del tuo retaggio, figlia del tuo pensiero,
a lei, divina fiaccola splenda la pace, il vero
la pura Umanità.
E salve a Te, che vigili su noi, nume presente,
o La Francesca, o nitido astro di nostra gente,
d’Eboli vanto e amor.
A Te, che del borbonico mostro sfidando il morso,
qui salutavi in giubilo, nel trionfal suo corso,
il biondo Dittator.
Salve! Nel degno ossequio oggi a’ tuoi Lari rende
la tua Città, magnifica la tua figura splende
con Lui che quì posò.
Chè del fedel manipolo fosti di quegli eletti,
che di pensier, di liberi sensi scaldando i petti,
a Lui il cammin segnò.
Tu che molcesti l’ansie d’un popolo in catene,
che fosti il genio provvido di verità, di bene,
nel lungo tuo dolor.
Veglia su  noi benefico, schiudi la tua parola
a ridonarci il fremito che suscita e consola
a grandi affetti il cor.
Degli oligarchi lividi, dei foschi tigellini,
che sorte rea precipita sui nostri alti destini,
sperdi il mal seme Tu.
Rendi la schietta e vivida Idea che irraggia e tuona,
e guida in alto i popoli: nè speri altra corona
l’itala gioventù.
(3)

1)      Gennaro De Crescenzo – “ L’epopea Garibaldina del 1860 nelle memorie salernitane” Tpografia Saverio Jannone 31 dicembre 1959 Salerno.

2)      Francesco Paolo Cestaro* – ( Storico) – Ebolitano giovanissimo si arruolò volontario nelle Camice Rosse Garibaldine, partecipando alla spedizione dei mille. Studioso e valente storico percorse una luminosa carriera dedicata all’insegnamento, divenne preside del liceo Classico di Cremona, del Liceo Torricelli di Faenza (1907), e del prestigioso Liceo Classico Galileo Galilei di Firenze ove morì e fu sepolto.

3)      Felice Cuomo – (Eboli 1874 – 1957) – Poeta e compositore di pregevoli opere, scisse questa poesia nel 1907, quando Eboli ricordò il centenario della nascita dell’eroe di Caprera. La poesia è tratta dal canto “ Nel transito fatale del Liberatore”. Lo stesso don Felice –come veniva affettuosamente chiamato dai suoi concittadini raccolse e parafrasò una conversazione tra un filo borbonico (zio Antonio) e un filo liberale (compare Berniero) in dialetto ebolitano, dandole il titolo: “ Galibbarde a Jevole u sei settembre ru sissant”.

…………………………….  …  ……………………………..

* FRANCESCO PAOLO CESTARO

Val la pena di aggiungere a questo articolo qualche cosa in più riguardo a Francesco Paolo Cestaro, prima perché ebolitano e poi per i suoi familiari che orgogliosamente ne conservano affetto e memoria.

Le note che si aggiungono qui di seguito, sono state fornite dal Prof. Vincenzo Cestaro, già preside del Liceo Scientifico “Gallotta” di Eboli, professionista serio e scrupoloso, nonché amico affettuoso e sincero.

…………..  …  ………….

Francesco Paolo Cestaro ( Eboli 1845- Ancona 1909)

Francesco Paolo Cestaro nacque in Eboli il 2 gennaio 1845. Compì a Salerno, dal 1854 al 1860, gli studi che ora si dicono classici e che allora  eran detti di grammatica, umanità e retorica, oltreché di matematica e filosofia. Il resto fece da sé. Cominciò a venti anni la carriera di insegnante. Insegnò dapprima nelle scuole primarie, tecniche e classiche del suo Comune dal 1866 al 1883.

Nel 1883, in seguito a concorso, fu nominato reggente e, l’anno seguente, titolare di Storia e Geografia nel R. Liceo di Cesena, dal quale nel 1886 fu trasferito a quello di Brescia, ove rimase dieci anni, dal 1886 al 1896, ricevendo dall’ Ateneo Bresciano, del quale fu socio effettivo, impulsi a studi e lavori. Nel Settembre 1890 tenne a Vicenza, per incarico ricevuto dal Ministero della P. I., venti conferenze sulla storia del Risorgimento Nazionale ai maestri di quella provincia. Furono quelli – come dichiarò il Nostro nel suo stato di servizio depositato presso la Segreteria del Liceo-Ginnasio “Galileo” di Firenze – gli anni migliori; della sua vita di insegnante e di studioso, durante i quali scrisse i suoi due fondamentali volumi: Frontiere e nazioni irredente (Torino, 1891) – dedicato a Giustino Fortunato “in segno di amicizia fraterna” – e  Studi storici e letterari (Roma, 1894). In quegli anni fondò, con Massimo Bonardi, il Comitato bresciano della Dante Alighieri, uno dei primi in Italia.

Nel 1894 gli fu offerto dal Ministero della P.I.  l’incarico della presidenza del R. Liceo di Fermo, ma egli chiese di essere dispensato e fu esaudito. Nel settembre 1896 fu nominato Preside del R. Liceo di Cremona e l’anno seguente, con la medesima qualifica, fu trasferito al R. Liceo-Ginnasio” Galileo” di Firenze.

Nei due anni che stette a Cesena raccolse molti materiali per uno studio di storia e topografia classica e medievale sui paesi tra il Savio e la Marecchia.  Di questo studio fu pubblicato un piccolo saggio negli Atti del Congresso Geografico Italiano, tenuto a Firenze nel 1898, col titolo Antichi nomi di fiumi di Romagna.

La vasta opera storica e pubblicistica di  F. P. Cestaro richiederebbe una più lunga nota che ci porterebbe molto lontano dal nostro iniziale intento. Ci limitiamo, qui, in attesa di farne, in opportuna sede, un più lungo  discorso, a riportare un elenco delle sue opere :

  • I pellegrinaggi nel Medio-evo (Treves, 1873)
  • Le rivoluzioni napoletane nei secc. XVI e XVII, Studio delle loro cause ed indole (Firenze, 1878).
  • G. Avezzana: parole dette il 4 gennaio 1880 nella sala del Palazzo Comunale di Eboli. In “Il Miglioramento”,  a. VI n. 16
  • Un viaggiatore del sec. XVIII . Il fondatore del R. Collegio Asiatico di Napoli (in” Nuova Antologia”      l° Sett. 1882).
  • F. De Sanctis: discorso letto il giorno della Festa Nazionale in Cesena (Cesena 1884),
  • La Costituzione politica di un Comune medioevale (Repubblica di 8. Marino) Brescia, 1890.
  • Frontiere e nazioni irredente (Torino, 1891).
  • La storia nei Promessi Sposi” (in” Nuova Antologia”. 19 maggio 1892).
  • Commemorazione della decade del 1849: discorso (Brescia, 1894).
  • Studi storici e letterari (Roma, 1894).
  • Antichi nomi di fiumi di Romagna (Firenze, 1899).
  • Il R. Liceo-Ginnasio” Galileo Galilei” in Firenze (1878-1899). Relazione corredata da prospetti e specchi statistici (Firenze, 1899).

Assemblato dal Prof. Vincenzo Cestaro

……………….  …  ………………..

Lapide apposta sulla tomba di Francesco Paolo Cestaro

(Eboli, 1845-Ancona1909) nel cimitero di Ancona:

…..  …  …..

Quindicenne appena

combatté volontario con Garibaldi al Volturno

Da semplice Maestro Elementare

Per forza di studi e per virtù d’ingegno

Fu insegnante e preside nei Licei del Regno

Scrisse con mirabile acume di critica storica

Meritò rappresentare la Scuola laica italiana

Alla Mostra mondiale di Parigi del 1900.

I nipoti Maria e Benedetto Romano

Con memore devoto animo

PP.

………………….  …  ………………..

Il presente articolo è stato aggiornato il 16 maggio 20011 alle ore 15,30

12 total pingbacks on this post
Lascia il tuo commento

Inserisci il tuo nome

Il tuo nome

Inserisci una email valida.

Inserisci una email valida (non viene pubblicata)

Inserisci il tuo commento

POLITICAdeMENTE – Il blog di Massimo Del Mese © 2022 All Rights Reserved

2009-2016 Fluidworks Web & Media Solutions

2009-2012 by Fluidworks Web Agency Eboli (Salerno)

PoliticaDeMente