Per Vassallo come per Falcone, ci saremo noi a difendere le stituzioni

Landolfi: “Come l’omicidio di Giovanni Falcone. Ci sentiamo così e lo sarà sempre di più, quando la luce dei riflettori si spegnerà”.

Lutto nel Partito democratico per la morte  dell’amico Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, barbaramente ucciso la notte di lunedì, 6 settembre us.

Angelo Vassallo

SALERNO – All’indomani della fiaccolata in memoria di Angelo Vassallo e nell’attesa dei solenni funerali, in programma per domani, venerdì 10 settembre p.v., il segretario provinciale del Partito democratico di Salerno, Nicola Landolfi, pubblica sulle pagine del sito ufficiale del Partito (www.pdsalerno.it) una nota con la quale esprime il suo stato d’animo su un omicidio ritenuto ‘simbolico’.

Un omicidio simbolico, esemplare. Deciso ai “piani alti” della criminalità organizzata. La nostra è oggi una terra senza “oasi”, dove ci sono rappresentanze istituzionali di collusi e condannati e, quindi, nessuno più può stare tranquillo. Lo Stato non c’è e dove c’è è già anti-Stato.

Negare perfino lo “stile”, lo “stampo” dell’esecuzione, come tentano di fare maldestramente i “provinciali” del PDL è paura, mancanza di analisi, illusione? O c’è dell’altro? Negare la realtà consola, ma non serve. La camorra è qui, chi ne ha il tabù ci deve spiegare perché non ne vuole parlare e non chiama le cose per nome. E’solo l’unità di intenti che supera le bandiere quella che ci fa guadagnare il rispetto della gente e che ci fa vedere la realtà così com’è.

Corteo per Vassallo

Come l’omicidio di Giovanni Falcone. Questa Italia somiglia a quella Italia. E dalle nostre parti ci sarà un “prima” e un “dopo”. E niente più sarà come prima. E’come un terremoto. Un evento che non ti spieghi, pur essendo naturale, finchè non succede.

Ma quando saranno spente le luci, proveremo a esserci noi. Con tutte le nostre forze. A chiedere giustizia per Angelo. Moventi e esecutori. A capire “perché” e “da dove”. A difendere la legge e le Istituzioni democratiche. A chiedere la presenza dello Stato, delle forze dell’ordine, a prendere coscienza di quello che c’è intorno a noi, a fare politica partendo dalla realtà, che è dura e può fare paura. Ma è la sola terra su cui camminiamo”.

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. E’ possibile sconfiggere la criminalità organizzata? Io credo di sì, perché non è pensabile e nemmeno accettabile, prima di tutto eticamente, che alcune migliaia di persone tengano soggiogate milioni di esseri umani.
    La sconfitta del crimine organizzato, però, non può basarsi soltanto su un’attività repressiva, magari svolta da singoli stati. Questi ultimi devono adottare una strategia di contrasto comune. All’attività repressiva svolta dalle forze dell’ordine e dalla magistratura occorre affiancare contemporaneamente un’azione sul terreno preventivo, lavorando sul territorio, nelle scuole, promuovendo percorsi educativi che diffondano una cultura della legalità, in grado di responsabilizzare i cittadini, aiutandoli a conoscere i loro diritti e le modalità per garantirli.
    Occorre che le istituzioni, le ONG (Organizzazioni non governative), la Chiesa, la scuola lavorino in rete, insieme, sulla base di progetti orientati al raggiungimento di obiettivi comuni. Occore unire la denuncia alla proposta. Non basta, anche se è importantissimo, accogliere; è necessario costruire condizioni di piena cittadinanza per tutti.
    La battaglia contro la criminalità organizzata è una questione che deve riguardare tutti i cittadini che credono nei valori di un sistema democratico. Sconfiggere la criminalità organizzata, le mafie significa garantire la giustizia, che è sinonimo di equità ed imparzialità.
    Concludo con le parole di Rita Atria, una giovane ragazza siciliana di Partanna, appartenente ad una famiglia mafiosa, che un giorno decise di rompere il cerchio della violenza, della paura e dell’omertà, iniziando a collaborare con il giudice Paolo Borsellino. Rita, ad una settimana dalla strage di via d’Amelio a Palermo, presa da uno sconforto incolmabile per la morte del suo “giudice e secondo padre”, si suicida (26 luglio 1992) gettandosi dal balcone dell’appartamento romano in cui la polizia per ragioni di sicurezza, la teneva nascosta. Rita, lo abbiamo scoperto dopo, teneva un diario. Qualche giorno prima di morire scrisse questa frase: “Prima di combattere la mafia devi farti un’autoesame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”.

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