Qualità dell’aria: Italia in maschera

Gli obiettivi riguardano: la difesa, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente, la protezione della salute umana, l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali.

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Qualità dell’aria: Italia in maschera

inquinamento dell'aria

di Erasmo Venosi

ROMA – Altro che qualità dell’aria, vivibilità e salute. Il governo, con il provvedimento sulla qualità dell’aria in sede di conversione di una direttiva europea, approvato il 13 agosto, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre scorso, ha certificato ancora una volta da che parte sta: quella della logica economica a discapito del diritto alla salute.

Ma vediamo come questa deregulation ecologica, grazie alla quale si potrà derogare dai limiti di emissioni di pericolose sostanze inquinanti, ha preso forma. Gli obiettivi della politica comunitaria sono fissati nell’art. 174 del Trattato sull’Unione (Trattato di Amsterdam) e riguardano: la difesa, la tutela e il miglioramento della qualità dell’ambiente, la protezione della salute umana, l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali.

Una posizione centrale nel Trattato è occupata dai Principi dell’azione preventiva e da quello di precauzione. Il primo impone che un’efficace azione di tutela ambientale consista nell’evitare di creare inquinamento, piuttosto che cercare di contenerne o rimuoverne gli effetti dopo. Il Principio di precauzione consiste nell’intervenire anche in assenza di una piena certezza scientifica, e di prove atte a dimostrare l’esistenza di un nesso causale tra emissioni e degrado ambientale.

Il corollario del Principio di Precauzione è il Principio A.L.A.R.A. (As Low As Reasonable Achievable), secondo cui l’esposizione agli effetti potenzialmente nocivi deve rimanere al livello più basso ragionevolmente ottenibile. Gli strumenti operativi per raggiungere le finalità fissate dal Trattato sono dati da: la Valutazione d’Impatto Ambientale (sui progetti), la Valutazione Ambientale Strategica (su Piani e Programmi), l’Autorizzazione Integrata Ambientale (sul processo industriale), i Piani di Tutela e Risanamento della Qualità dell’Aria e dell’Acqua. L’Unione Europea, con la direttiva 50 del 2008, ha dell’acqua. L’Unione  ha voluto fortemente garantire una migliore qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno.

Il Governo ha recepito la direttiva attraverso il DLgs 155 del 13 agosto 2010, in una coerente e poco originale continuità metodologica con tutti i provvedimenti di parte, che storicamente sono stati assunti per evitare contestazioni e pubblicizzazioni. Il decreto definisce come valore obiettivo per alcuni inquinanti quel “livello fissato al fine di evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana o per l’ambiente nel suo complesso, da conseguire, ove possibile, entro una data prestabilita”.

Inquinanti come: biossido di zolfo (circa l’85% deriva da processi di combustione nelle centrali termoelettriche e negli impianti industriali), ossidi di azoto (prodotti per il 50% da autoveicoli e per il 40% da processi di combustione nelle centrali e negli impianti industriali), benzene, monossido di carbonio  (prodotto in tutte le combustioni), piombo (impianti d’incenerimento, centrali a carbone o a olio combustibile), polveri sottili (PM 10 e PM 2,5), arsenico, cadmio, nichel e benzo(a)pirene (cancerogeno) possono derogare ai limiti imposti, ai sensi dell’art 9 del decreto 155, se gli interventi di riduzione comportano “costi sproporzionati”.

Appare evidente che la mera e generica formula di “costi sproporzionati” comporterà, in pratica, una disapplicazione dei limiti di emissione. Gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, e che non rientrano nei limiti di emissione, anche utilizzando le migliori tecnologie disponibili (applicate se i costi non sono sproporzionati!), possono legalmente continuare con le emissioni d’inquinanti.

Le norme a tutela dall’inquinamento dell’aria, e quindi della salute, risalgono al DPR 203/1988, emanate 22 anni dopo la prima legge cosiddetta antismog: la 615/1966. Intervengono in seguito le varie direttive: la 62 del 1996, la 30 del 1999 sugli ossidi di azoto, di zolfo, piombo e PM10, la 69 del 2000 su benzene e la 107 su arsenico, cadmio, mercurio, nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).

E’ sufficiente una comparazione dei dati di alcuni pericolosi inquinanti con il dato dell’Europa a 15, tra il 1990 e il 2007, (fonte European Community emission inventary report 1990-2007 under the UNECE Convention on Long –range Transboundary Air Pollution –LRTAP 2009), per valutare l’azione inesistente del legislatore italiano nella tutela dell’aria dall’inquinamento, ai fini della salvaguardia della salute. Calano in Europa le emissioni di cadmio (32%), mercurio (26%), arsenico (13%), IPA (22%), diossine (60%). In Italia il cadmio si riduce del 5% e aumentano mercurio (4%), arsenico (70%), cromo (37%), IPA (26%) mentre le diossine diminuiscono del 25%. Ed ora sarà festa per chi avvelena il Belpaese

Erasmo Venosi
da Terra del 23 settembre 2010

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Dal rapporto Mal’aria 2010, emerge come quasi tutti i capoluoghi di provincia in Italia abbiano superato per molti giorni i livelli consentiti di Pm10. Ma non solo. Perché la storica campagna portata avanti già da anni da Legambiente, affronta non solo il discordo delle polveri sottili ed i problemi della mobilità urbana come il traffico o la scarsa efficienza dei mezzi pubblici, ma anche quello legato all’inquinamento acustico e, in generale, tutto ciò che riguarda la produzione di smog, anche a livello industriale.Dal rapporto Mal’aria 2010, infatti, emerge come quasi tutti i capoluoghi di provincia in Italia abbiano superato per molti giorni i livelli consentiti di Pm10. Ma non solo. Perché la storica campagna portata avanti già da anni da Legambiente, affronta non solo il discordo delle polveri sottili ed i problemi della mobilità urbana come il traffico o la scarsa efficienza dei mezzi pubblici, ma anche quello legato all’inquinamento acustico e, in generale, tutto ciò che riguarda la produzione di smog, anche a livello industriale.Più del 24% delle malattie nel mondo sono causate da fattori di rischio ambientale e potrebbero essere facilmente evitate mendiante interventi di prevenzione più incisivi. Il rapporto che l’OMS Europe ha presentato lo scorso 16 giugno a Ginevra stima che più del 33% delle patologie in bambini sotto i cinque anni è causato da fattori ambientali. Prevenendo tali rischi, si potrebbero salvare almeno quattro milioni di vita all’anno, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.La Commissione Europea aveva già bocciato quasi tutti i Piani Regionali e Comunali di risanamento dell’aria, constatato l’inesistenza di un Piano Nazionale e avviato una procedura di infrazione nei confronti del Governo italiano. Si rischia così di condannare l’Italia a pagare una salatissima multa per inquinamento, che pagheremo con le nostre tasse. Nel documento finale della Commissione, oltre alla Lombardia, che fa da capofila dei bocciati, troviamo anche l’Emilia Romagna, il Piemonte, il Veneto, la Provincia Autonoma di Trento, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, la Toscana, l’Umbria, le Marche, il Lazio, l’Abruzzo, la Campania, la Puglia e la Sicilia.

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