Battipaglia celebra la sua gioventù, Eboli dimentica la sua antichità

È un problema di memoria o di memoria storica? È mentre Battipaglia celebra i suoi giovani anni e festeggia i 97 anni, Eboli, la Città più antica della Piana del Sele, dimentica se stessa, le sue origini, i suoi incontri con le storie patrie e non ha mai dedicato una giornata ufficiale alle proprie radici millenaria

Eboli e alcuni suoi munumenti
di Massimo Del Mese e Marco Naponiello per POLITICAdeMENTE
EBOLI– C’è un dato che dovrebbe far riflettere tutta la comunità ebolitana: Ieri Battipaglia ha festeggiato i suoi 97 anni di autonomia comunale. Una comunità giovane che si dà con il ricordo e le celebrazioni, una sua dignità. Ed è giusto sia così. Perché quella è una data precisa, sancita da un atto ufficiale dello Stato e legata alla propria nascita amministrativa di una città giovane altresì dinamica, diventata in pochi decenni il motore economico di tutto il comprensorio e riconosciuta per il suo attivismo economico e produttivo, tanto da essere indicata tra le 100 città che si sono distinte nella nostra nazione nel dopoguerra per: crescita di residenti, sviluppo economico e quasi una piena occupazione. Insomma una vera e propria “Eldorado” moderna capace di attrarre quanti volevano iniziare una nuova vita.
Ma proprio mentre una realtà relativamente giovane celebra con orgoglio la propria nascita, Eboli continua a non celebrare neppure la propria storia, e non stiamo parlando di qualche decennio o di qualche secolo: stiamo parlando di una città che era già municipio romano con il nome di Eburum, traslato nel Medioevo in Evoli, e che rappresentava un centro strategico della Piana del Sele.
Non solo. La città vanta un patrimonio storico e monumentale straordinario: il Castello Colonna, fondato dai Longobardi intorno all’anno Mille; le Fornaci romane, una vera e propria zona industriale ante litteram; e complessi monumentali come San Francesco, i Cappuccini, San Pietro a Limari e Sant’Antonio. Per secoli, Eboli è stata la capitale storica della Piana del Sele e in alcuni momenti persino più importante di Salerno stessa.
Basterebbe guardare agli ebolitani illustri per capire quanto sia profonda questa storia. Il nome più conosciuto è certamente Pietro da Eboli, poeta e cronista della corte sveva, intellettuale legato alla corte dell’imperatore Federico II e figura centrale della cultura medievale europea come narratore delle gesta Federiciane, e grazie a lui la Città fu risparmiata da Federico II al contrario delle altre e principalmente Salerno.
Ma non è l’unico.
C’è Gherardo Degli Angioli, poeta e uomo di cultura nato proprio a Eboli, oggi quasi dimenticato ma in realtà parte di quella tradizione culturale che dimostra quanto questa città abbia inciso nella storia ben oltre i confini della Piana del Sele.
E soprattutto c’è Matteo Ripa, nato a Eboli nel 1682, missionario, artista e uomo di cultura che fu protagonista di uno dei più straordinari ponti tra Europa e Cina. Dopo anni trascorsi alla corte imperiale cinese, tornò in Italia portando con sé giovani studenti e fondò a Napoli il Collegio dei Cinesi, da cui nascerà poi l’attuale Università Orientale.
E allora la domanda è inevitabile: com’è possibile che una città con una storia così profonda non abbia mai deciso di celebrare ufficialmente le proprie radici?
Non si tratta di fare polemica per il gusto di farla, attribuendo le giuste attenzioni all’attualità e alla modernità dei nostri giorni, ma si tratta di identità e soprattutto di memoria, quella che deve essere coltivata, tenuta viva per rafforzare appunto i tempi moderni, compiendo un esercizio importante e fondamentale quello di non confondere la modernità come nuovo e la storia come vecchio, e in questo esercizio correre il rischio di tenersi il nuovo perché è “nuovo” e disfarsi della storia e delle radici perché “vecchie”. Una comunità che dimentica la propria storia rischia di perdere anche il senso di appartenenza. E oggi per quello che accade nel Mondo già ne stiamo pagando le conseguenze. Ed è forse proprio questo il problema più grande: una mancanza diffusa di cultura storica e di coscienza civica, nonostante Eboli, in questo caso, sia una delle città più antiche e prestigiose della Piana del Sele.
Battipaglia fa bene a festeggiare i suoi 97 anni e noi festeggiamo con lei e con i suoi cittadini per riconoscerle spazio e meriti, edit qui Una considerazione Politica che conservi i “campanili” ma nel contempo immagina di unificare I propri sforzi in un progetto che veda ed immagini un futuro comune di Città-Territorio che comprenda tutti i municipi realizzando quella che è divenuta di fatto la Città Metropolitana della Piana del Sele. In questa nuova è moderna visione che ingloba Storie e tradizioni, la Città di Eboli farebbe ancora meglio se smettesse di ignorare se stessa e iniziasse finalmente a ricordare quello che è stata per offrire il suo contributo di storia e di cultura da pari sua come antica Eburum, crocevia di civiltà, centro monumentale e capitale storica di una delle zone più importanti del Sud.
Non sarebbe solo un gesto simbolico dedicare una sorta di “Giornata delle Radici” da trasmettere come legato alle nuove generazioni. Sarebbe un atto di rispetto verso la propria storia. E soprattutto verso gli ebolitani ospitali, generosi e “padri” di antiche esperienze storiche.
Fotogallery
Stele-Eboli Municipio Romano
Centro Storico Eboli-Chiesa San Francesco
Castello Colonna Eboli 2
Acquedotto_medievale_Eboli
fornaci Romane Eboli
Villa Romana Eboli
Museo Eboli-guerriero
Museo Eboli
Basilica di san Pietro alli Marmi Eboli
Eboli, 29 marzo 2026

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