
ROMA / SALERNO – L’Italia corre sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma il passo non è uniforme. Se i dati nazionali raccontano un Paese tra i più avanzati in Europa, è nei territori che emergono con maggiore evidenza ritardi, criticità e difficoltà operative che rischiano di compromettere la piena attuazione degli investimenti.
Secondo l’analisi del Centro Studi di Federcepicostruzioni, basata sui dati ufficiali di monitoraggio del PNRR, l’Italia ha raggiunto il 63,7% dei traguardi e degli obiettivi previsti, superando la media europea ferma al 54,5%. Anche sul fronte finanziario il quadro appare solido: sono già stati erogati 153,2 miliardi di euro, pari al 78,8% delle risorse complessive, su una dotazione totale di 194,4 miliardi.
IL VERO QUADRO DIETRO I NUMERI: SPESA FERMA A 113,5 MILIARDI
I numeri che confermano una performance positiva, ma non restituiscono appieno la complessità del quadro reale. Dietro l’avanzamento nazionale si nasconde infatti una marcata disomogeneità tra le regioni italiane. Le aree del Nord mostrano una maggiore capacità di trasformare le risorse in cantieri e opere, mentre nel Mezzogiorno, dove il PNRR rappresenta una leva economica ancora più decisiva, emergono con maggiore forza le criticità strutturali legate alla gestione amministrativa.
Il peso del Piano sull’economia italiana è significativo. Con un’incidenza pari al 9,12% del PIL, il PNRR rappresenta una leva macroeconomica senza precedenti, soprattutto se confrontata con altre economie europee. In molte regioni del Sud, questa incidenza è ancora più rilevante, rendendo il successo del Piano un fattore determinante per lo sviluppo territoriale e per la riduzione dei divari.
Sul piano operativo, i numeri raccontano un sistema in movimento ma non ancora pienamente efficiente. «I progetti attivati sono oltre 632 mila, per un valore di 166,8 miliardi di euro, e più del 60% risulta formalmente concluso – commenta il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi – Tuttavia, la spesa effettivamente sostenuta si ferma a 113,5 miliardi, evidenziando uno scarto significativo tra risorse disponibili e capacità di utilizzo. È proprio questa distanza a rappresentare il segnale più evidente delle difficoltà attuative».
Le cause sono ormai note e diffuse lungo tutto il territorio nazionale. La stratificazione normativa rende i processi complessi e spesso poco lineari, mentre la sovrapposizione di competenze tra enti genera rallentamenti e incertezze decisionali. A questo si aggiungono tempi autorizzativi difficilmente prevedibili, una carenza cronica di personale tecnico nelle amministrazioni locali e una difficoltà strutturale di coordinamento tra livello centrale e territoriale.

IL PROBLEMA NON è PROGETTARE, MA REALIZZARE
«Il problema non è progettare, ma realizzare», aggiunge il presidente Lombardi. «L’Italia dimostra di avere capacità progettuale e visione, ma la vera sfida è trasformare rapidamente le risorse in cantieri e opere completate. Oggi il sistema amministrativo non è adeguato a sostenere un piano di questa portata. Le imprese si trovano a operare in un contesto in cui ogni passaggio autorizzativo può diventare un ostacolo, con tempi che spesso si allungano in modo imprevedibile».
In questo scenario, la Campania rappresenta un banco di prova particolarmente significativo. Da un lato, il volume delle risorse e l’impatto potenziale degli interventi ne fanno uno dei territori chiave del Piano; dall’altro, persistono criticità che riflettono problemi più ampi del sistema italiano. La frammentazione amministrativa tra enti locali, i ritardi nelle autorizzazioni, la complessità delle procedure di gara e la carenza di personale tecnico continuano a incidere sulla capacità di trasformare i progetti in interventi concreti.
La Campania non è un caso isolato. Dinamiche simili si registrano anche in altre regioni del Mezzogiorno, come Calabria e Sicilia, e in diverse aree del Centro Italia, dove i tempi amministrativi e la gestione operativa rappresentano ancora un ostacolo significativo.
«Il paradosso è evidente – conclude il presidente Lombardi – le risorse ci sono, i progetti anche, ma manca la capacità di tradurli in risultati concreti e in tempi certi. Il PNRR è una sfida nazionale che si gioca nei territori. Senza una semplificazione reale e una governance più efficiente, il rischio non è solo quello di rallentare il Piano, ma di perdere un’occasione storica per il Paese».
Roma / Salerno, 29 aprile 2026






