Devo necessariamente intervenire rispetto alla vicenda che vede protagonista il FdI locale che ha lamentato ora per allora in difesa di una “Sacralità” compromessa della Chiesa, di aver concesso all’associazione Cameo la Parrocchia di Sant’Antonio di Eboli per la presentazione di un libro di Sigfrido Ranucci.

Massimo Del Mese POLITICAdeMENTE
EBOLI – Ecco il Mondo all’incontrario. Quello che taluni vorrebbero fosse. Quello che alcuni, sempre gli stessi, vorrebbero cambiare imponendo anche alla Chiesa la loro visione di “Sacralità” e magari anche a chi dare o meno la comunione.
La chiesa nei millenni è resistita a tutti i tentativi di delegittimazione o di sottomissione, anche nei suoi momenti più bui, figuriamoci se non riesce a superare la stupidità.
Intanto la Chiesa in tutto il Mondo mantiene le porte dei luoghi di culto aperte a tutti, al contrario di chi invece vorrebbe chiuderle in faccia a tutti, tranne a coloro i quali siano portatori “sani” dell’italianità.
A quale italianità ci si riferisce? di certo non a quella che nei millenni ha accolto tutti e “catturato” anche chi vi è giunto da occupatore, e al contrario poi ne è stato attratto. Attratto dal fascino di questa terra e di chi la abitava, fino a poi restarci mescolandosi, contribuendo così alla straordinaria bellezza di questo Paese, di sicuro il più bello del Mondo e il più accogliente del Mondo anche se in questo momento è governato da uomini e donne che hanno tutta un’altra visione della italianità fino a farci vergognare della dispensazione di questi “verbi”. ignoranti.
Tornando alla vicenda dell’utilizzo ritenuto “improprio” che ha accolto un appuntamento culturale, a dire il vero, estraneo al popolo della italianità capovolta, ero presente e ho partecipato con piacere a quell’evento che vedeva protagonista Sigfrido Ranucci, ora sotto i riflettori per quella brutta storia che lo vede protagonista e vittima, si, vittima ricordiamoci di un attentato da parte di alcuni, guidati da altri che invero brigavano con gli amici dei portatori di “italianità” e che corrompevano a pagamento Deputati e Senatori in perenne attesa di vendersi al miglior offerente, in quel caso Berlusconi. Ranucci è finito così nelle maglie dei giornali e di giornalisti irregimentati, questi ultimi che imperversano a pagamento tutte le reti televisive e scrivono su giornali che nessuno legge, esistenti solo grazie al “reddito di giornalanza”.
E di questo, oggettivamente, come giornalista LIBERO sono indignato, pur essendo consapevole che nella narrazione della vicenda Ranucci ci sono diverse zone d’ombra che di certo la Magistratura contribuirà a riportarle alla luce e smontare quella impalcatura di quella canea mediatica che al momento ha invece come obiettivo solo quello di demolire una trasmissione che si occupa di inchieste e decapitarla del suo conduttore. Punire uno per educarne cento.
Come giornalista LIBERO sono indignato nel momento in cui si è a conoscenza di come il servizio pubblico paga milioni di euro (da 300mila a 1milione e mezzo di euro) a giornalisti asserviti e miliardi di euro a Giornali asserviti ma finanziati con Fondi pubblici, come nel caso di quelli facenti capo al gruppo Angelucci (50 milioni di euro e più circa in 5 anni) che alimentano “opinionisti” alla lagane e ceci che parlano, anzi, sparlano e con i soldi nostri avvelenano il clima politico e alimentano la cattiva informazione, mentre gli italiani arrancano e 6milioni di loro si puzzano di fame. Mi indigno sapere che a fronte di 1milione e 400mila quotidiani venduti al giorno in Italia la stampa finanziata con i nostri soldi copre solo il 3,7%. Cifre ridicole ma a costi esorbitanti.
Ritornando al caso Ranucci, ai portatori dell’italianità capovolta non è sembrato vero contribuire ad assaltare con ogni mezzo e con i nostri soldi Ranucci e la trasmissione Report: Una vera e propria resa dei conti ancor prima che la magistratura faccia chiarezza sui fatti accaduti. E a scoppio ritardato rispetto alla concessione della Chiesa di Sant’Antonio di Eboli per la presentazione di un suo libro, ai Fratelli d’Italia locali non è parso vero dare il proprio contributo alla causa nazionale della italianità buttando acqua sul fuoco, perché evidentemente non bastava solo abbatte Ranucci ma si vorrebbe anche il suo scalpo, e per averlo si chiama in causa la “Sacralità” della Chiesa.
Intanto va detto che la Chiesa apre le sue porte anche a Vannacci, e l’immensa bontà del Signore, quando questi sarà in punto di morte, saprà anche perdonarlo.
Eboli, 27 agosto 2026






