Costi della politica? Ecco i 6 “facili” modi per ridurli da subito

Province, vitalizi, trasparenza: gli interventi possibili e doverosi. Il taglio dei parlamentari: l’intesa è solo a parole.

Onorevoli e basta: un deputato può fare solo il deputato e porte aperte al cambiamento spalancandole  ai cittadini su tutte le spese del Palazzo.

Sergio_Rizzo_Gian_Antonio_Stella

ROMA – Si propone quest’articolo interessantissimo pubblicato sul Corriere della Sera, a firma di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, che come al solito con la loro capacità espositiva, riescono a rendere l’idea e ad interpretare il pensiero degli italiani, stufi di questa morsa senza uscita a cui ci hanno sottoposto i vari Governi e per ultimo quello dell’asse delle sofferenze Silvio Berlusconi-Umberto Bossi-Giulio Tremonti.

Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, sono diventati il tormentone del Palazzo, hanno colpito un’altra volta nel segno, e bravi come sono, come con “La Casta”, hanno elencato i punti salienti, i “6 comandamenti”,  che altri non sono quello che servirebbe da subito per ridurre gli sprechi, non tanto a risolvere il debito pubblico ma a ridare l’onore perduto ad una classe politica che lo ha perso da tempo e che ci chiede in continuazione sacrifici oltre ogni sacrificio.

……….  …  ………

Guida ai risparmi:

  1. Dimezzare il numero dei parlamentari;
  2. Equilibrare le pensioni ai contributi versati;
  3. Rendere trasparenti i costi della Politica;
  4. Non esercitare altre attività durante il mandato parlamentare;
  5. Affidare alle Camere la gestione dei portaborse;
  6. Abolire le Province più piccole.

Costi della politica? Ecco i 6 “facili” modi per ridurli da subito.

Camera dei Deputati

ROMA – Vogliono la fiducia dei cittadini in questo momento nero? Se la guadagnino. Il governo, la maggioranza e la stessa opposizione non possono chiedere un centesimo agli italiani senza parallelamente (anzi: prima) tagliare qualcosa di loro. Conosciamo l’obiezione: non sarà un taglio di 1000 euro dallo stipendio reale (l’indennità è solo una parte) di deputati e senatori a risolvere il problema. Perfino se tutti fossero condannati a lavorare gratis risolveremmo un settemillesimo della manovra. Vero. Ma stavolta non hanno scelta: è in gioco la loro credibilità.

Per partire devono aver chiaro un punto: il perfetto è nemico del bene. In attesa di una ridefinizione generale dello Stato (campa cavallo) certe cose si possono fare subito. Alcune simboliche, altre di sostanza.

Sono stati presentati nove progetti di legge, dall’inizio della legislatura, per ridurre o addirittura dimezzare il numero dei parlamentari. Da destra, da sinistra… Dove sono finiti? Boh… Sono tutti d’accordo, a parole? Lo facciano, quel taglio. Senza allegarci niente. Sennò finisce come sempre finisce: la sinistra ci aggancia una cosa inaccettabile dalla destra, la destra ci aggancia una cosa inaccettabile dalla sinistra. E tutto resta come prima. Esattamente il giochino della riforma bocciata al referendum del 2006, che vedeva sì una modesta riduzione da 630 a 518 deputati, da 315 a 252 senatori (non il dimezzamento sbandierato: quella è una frottola) ma anche uno svuotamento dei poteri del Quirinale e un aumento dei poteri del premier. Dettagli che garantivano la bocciatura: la sinistra non l’avrebbe votato mai. Vogliono ridurre davvero? Trovino un accordo e lo votino tutti insieme: non servirà neanche il referendum confermativo. Sennò i cittadini sono autorizzati a pensare che sia solo propaganda. Come propaganda appare per ora la mega-maxi-super-riforma votata dal Consiglio dei ministri il 22 luglio. Se era così urgente perché non risulta ancora depositata e non se ne trova traccia neanche nel sito di Palazzo Chigi? Era sufficiente l’annuncio stampa? Forse erano più urgenti le vacanze.

Non si possono abolire subito le province senza ripartire parallelamente le competenze e i dipendenti? Comincino a toglierle dal tabù della Costituzione e a sopprimere quelle che hanno come capoluogo la capitale regionale destinata a diventare area metropolitana o non arrivano a un numero minimo di abitanti.

Vogliono inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione? Inizino col riconoscere, concretamente, che la cosa oggi più lontana dal pareggio sono le pensioni dei parlamentari: alla Regione Lazio i contributi versati sono un decimo di quanto esce per i vitalizi. Alla Camera e al Senato un undicesimo. Al netto dei reciproci versamenti addirittura un tredicesimo.

Immaginiamo la rivolta: non si toccano i diritti acquisiti! Sarà, ma quelli dei cittadini sono già stati toccati più volte.

Deve partire una stagione di liberalizzazione? Partano introducendo una regoletta esistente nei Paesi più seri: un deputato pagato per fare il deputato può far solo il deputato. Un caso come quello di Antonio Gaglione, il parlamentare pugliese espulso dal Pd per avere bucato il 93% delle sedute e così assenteista («preferisco fare il medico»), da bigiare addirittura il passaggio chiave del 14 dicembre scorso che vide Berlusconi salvarsi per pochissimi voti dalla mozione di sfiducia, in America è impensabile. E così quelli dei tanti avvocati (uno su sette alla Camera, uno su sette al Senato) e professionisti di ogni genere che pretendono di fare l’una e l’altra cosa. Dice uno studio de «lavoce.info» che un professionista che continua a fare il suo lavoro anche dopo l’elezione «bigia» in media il 37% in più degli altri parlamentari. Basta.

Negano di intascare i soldi destinati ai collaboratori non messi in regola e pagati in nero? La riforma è già pronta e depositata: il deputato o il senatore fornisce al Parlamento il nome del collaboratore di fiducia e questi viene pagato direttamente dal Parlamento. Ed ecco che l’«equivoco infamante» su certe furbizie sarebbe all’istante risolto.

Il vero cambiamento, però, quella rivoluzionario, sarebbe la decisione di spalancare finalmente le porte alla legittima curiosità dei cittadini. Massima trasparenza: quella sarebbe la svolta epocale. Se un americano vuole vedere se «quel» deputato che si batte per la ricerca farmaceutica ha avuto finanziamenti, commesse, incarichi professionali da un’azienda di prodotti farmaceutici va su Internet e trova tutto. Se un tedesco vuol sapere se «quel» deputato ha guadagnato dei soldi fuori dal Parlamento e in che modo, va su Internet e trova tutto. Se un inglese vuole conoscere i nomi di chi quel giorno ha viaggiato su quel volo blu dal 1997 ad oggi o quanto spendono a Buckingham Palace per le bottiglie di vino va su Internet e trova tutto.

Da noi per avere le sole dichiarazioni dei redditi dei parlamentari un cittadino di Vipiteno o di Capo Passero deve andare a Roma, presentarsi in un certo ufficio della Camera o del Senato, dimostrare di essere iscritto alle liste elettorali e poi accontentarsi di sfogliare un volume senza manco la possibilità di fare fotocopie. Per non dire del Quirinale dove ogni presidente, per quanto galantuomo sia, pur di non smentire la cautela del predecessore, mantiene riservato il bilancio del Colle limitandosi a dare delle linee generali. Che magari sono sempre meno oscure ma certo sono lontanissime dalla trasparenza britannica.

Cosa risparmieremmo? Moltissimo. Un solo esempio: sapere che il passaggio dato su un volo di Stato a una ballerina di flamenco finirebbe all’istante sui giornali, spingerebbe automaticamente a ridurre se non a eliminare del tutto certi «piacerini». Lo stesso vale per certi voli elettorali vietati, come ricorda una dura polemica sui giornali, anche in Turchia. Il governo, la maggioranza e l’opposizione (per quanto possa incidere) ritengono di avere, sui costi della politica, la coscienza a posto? Pensano di avere tagliato il massimo del massimo e che non si possa tagliare di più? Mettano tutto online. Con un linguaggio non inespugnabile. Ma soprattutto, vale per la destra e per la sinistra, la smettano una volta per tutte di gettare fumo fingendo di fare confusione (confusione voluta, ipocrita, pelosa) tra il qualunquismo, la demagogia e il diritto di sapere dei cittadini. Che sudditi non sono.

Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

Milano, 8 agosto 2011

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Con i libri di scuola Renzo Bossi, soprannominato dal padre stesso «il Trota», ha ancora parecchie difficoltà. Superato finalmente, dopo vari tentativi, lo scoglio dell’esame di maturità (nel 2008 aveva tentato inutilmente per due volte, facendo ricorso al Tar, al liceo scientifico del Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate), ora l’aspirante «delfino»del Carroccio( sempre pesce è, ma è meglio non offendere i delfini) si scontra con gli esami della facoltà di Economia. E ha bisogno di aiuto, al punto tale che il patron del Cepu ha organizzato per lui una formula ad hoc, con i tutor che gli fanno lezione a domicilio. Inoltre, per l’illustre allievo, è tutto gratis. Vorrei dire al PATRON DEL CEPU che se è questa la pubblicità che fa alla sua Azienda sarà bene che cambi mestiere e dia senza nessun esame la laurea AD ONORIS ( anzi AD PERSONAM)al giovane TROTA cosi risparmia tempo e denaro , che comunque paga il contribuente. Complimenti per la scelta ,siamo veramente italiani anzi….padani tanto da farmi vergognare.
    “La mia voce si alza volutamente senza diplomazia, perché noi padani rifiutiamo di essere coinvolti nell’astuzia della palude romana che non si accorge che così tutto muore. Noi vogliamo il cambiamento”.Così appare scritto sul sito della Padania ,che purtroppo ho votato, alla faccia di tanti ragazzi che si sono dannatamente sudate e strapagati quei pezzi di carta, alias LAUREA , e che guadagnare devono espatriare . Invece in Italia a gestire le porcate restano i peggiori.

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