Convegno: “Discorso intorno alla morte”

Sabato 03 novembre 2012, ore 10,00, Chiesa di San Nicola de Schola Greca, Eboli: convegno: “Discorso intorno alla morte”.

Il convegno “Discorso intorno alla morte” è stato organizzato dal Centro Culturale Studi Storici, in collaborazione con il Comitato “1 Hospice per Eboli ed Amici dell’Ospedale Maria SS.Addolorata” di Eboli. Per gli studenti è previsto un attestato dei crediti conseguiti.

EBOLI – Sabato 03 novembre 2012,  alle ore ore 10,00, nella Chiesa di San Nicola, nel bellissimo Centro Storico di Eboli, si terrà il convegno: “Discorso intorno alla morte”, voluto e organizzato dal Centro Culturale Studi Storici di Eboli, in collaborazione con il Comitato “1 Hospice per Eboli ed Amici dell’Ospedale Maria SS.Addolorata” di Eboli.

Un incontro per riflettere sul concetto della Morte nella religione, ma facendo anche un parallelo sulla Morte nella medicina, e la vita dopo la morte, seguendo alcune considerazioni dal punto di vista biblico riportate nei libri dei morti, e completando con la Morte e i suoi rituali nel tempo e nell’antica Grecia.

La Morte protagonista? Assolutamente no. La Morte come evento naturale nel processo della vita, rispetto alle sue implicazioni con la vita, con gli affetti, con il ricordo, con tutti gli aspetti legati alla realtà, all’accettazione, alla ritualità per arrivare ad una esaltazione della vita. Un discorso intorno alla morte, per l’esaltazione della vita in tutti suoi momenti, da quelli più intimi a quelli sociali, dai momenti più semplici a quelli che si avverte siano importanti. La morte per apprezzare la vita, la natura, gli esseri viventi, i sentimenti, il creato e tutte le sue magie, per apprezzare la pioggia, il vento, l’aria, il sole, la vita. Ogni momento della vita è prezioso, e quindi cercare di vivere ogni istante in maniera completa per apprezzarne nella sua semplicità il suo valore.

E se la morte per noi è legata al dispiacere, al distacco dalle persone a noi vicine, per la medicina, per la scienza, è legata alla sconfitta per non aver saputo fare di più, quando questa morte sopraggiunge improvvisa e strappa con quei mali orrendi quei pazienti alle cure. Di quì la pietà ma anche quel valore umano e scientifico che si traduce in un solo quesito: è giusto far soffrire le persone ben sapendo che si può alleviare quelle sofferenze, e potendo accompagnare alla fine della vita quei pazienti, senza farli soffrire? o essere legati a determinate morali che al contrario intravedono nella pratica delle cure palliative un accanimento terapeutico?

Da questo convegno, dai suoi relatori, oltre aparlare di questa “Signora” in nero, ci si aspetta anche di parlare anche della “Signora” in bianco.

Il convegno prevede, per gli studenti, il rilascio di un attestato di partecipazione per i crediti formativi.

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Chiesa di San Nicola de Schola Graeca in Eboli

CONVEGNO

Discorso intorno alla morte

Saluti del Rettore della Chiesa di San Nicola e breve introduzione del relatore

don Alfonso Raimo
Il concetto di morte nella religione

dott. Mastrangelo
La morte nella medicina dott. Mastrangelo

0re 18,00

Vittorio Campagna
La vita dopo la morte dal punto di vista biblico nei libri dei morti

dott. Benedetto Giacobbe
La morte e i suoi rituali nell’antica Grecia

Domenica 04 novembre 2012, Ore 10,00

dott. Armando De Martino
Le cure palliative e la morte: etica dell’Accompagnamento

dott.ssa Barbara Giacobbe
Il concetto di morte nella psicologia

Ore 18,00

prof. Ignazio Farina
La rappresentazione della morte nella letteratura e nella filosofia

prof. Gerardo Pecci
Il senso della morte nell’iconografia artistica. Un percorso di lettura

La registrazione degli interventi formerà oggetto di pubblicazione

Programma della serata di sabato 3 novembre 2012

ore 10,00 :  Saluti del rettore della chiesa di San Nicola e breve introduzione del moderatore;
ore 10,20 :  canzone di Branduardi (Vanità di Vanità)
ore 10,25:   Il concetto di morte nella religione (relatore don Alfonso Raimo)
ore 11,00 :  parole di una ragazza dopo un incidente stradale       
ore 11,05 :  La morte nella medicina (relatore dott. Mastrangelo)
ore 11,45 :  poesia (1) (video Gassman)

ore 18,00 :  breve introduzione del moderatore
ore 18,15 :  poesia (2)
ore 18,20 :  La vita dopo la morte dal punto di vista biblico nei libri dei morti (relatore Vittorio Campagna)
ore 19,00 :  canzone Battiato (Di passaggio)
ore 19,05 :  La morte e i suoi rituali nell’antica Grecia (relatore dott. Benedetto Giacobbe)
ore 19,45 :  poesia (3)

ore 19,50 :  canzone di de Andrè (La morte)

Domenica 04 novembre 2012

ore 10,00 :  breve introduzione del moderatore
ore 10,15 :  canzone Guccini (Canzone per un’amica)
ore 10,20 :  Le cure palliative e la morte: etica dell’Accompagnamento (relatore dott. De Martino)
ore 11,00 :  epitaffio (1)
ore 11,05 :  Il concetto di morte nella psicologia (relatrice dott.ssa Barbara Giacobbe)
ore 11,45 :  epitaffio (2)
ore 11,50 :  canzone di Battiato (La canzone dei vecchi amanti)

ore 18,00 :  breve introduzione del moderatore
ore 18,15 :  canzone Branduardi (Ballo in Fa Diesis Minore)
ore 18,20 :  La rappresentazione della morte nella letteratura e nella filosofia (relatore prof. Ignazio Farina)
ore 19,00 : poesia (4)
ore 19,05 : Il senso della morte nell’iconografia artistica. Un percorso di lettura (relatore prof. Gerardo Pecci)
ore 19,45 : epitaffio (3)
ore 20,00 : canzone di De Andrè (La collina)

poesia (1)  VIDEO GASSMAN

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Cesare Pavese

poesia (2)

Sulla morte, senza esagerare

Non s’intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.
Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.
Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.
La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno fin ora, insufficiente.
I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.
Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
La morte
è sempre in ritardo di quell’attimo.
Invano scuote la maniglia
d’una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.

Wislawa Szymborska

poesia (3)

In una città, Trieste o Udine,
per un viale di tigli,
quando di primavera
le foglie mutano colore,
io cadrò morto
sotto il sole che arde,
biondo e alto,
e chiuderò le ciglia
lasciando il cielo al suo splendore.

Sotto un tiglio tiepido di verde,
cadrò nel nero
della mia morte che disperde
i tigli e il sole.
I bei giovinetti
correranno in quella luce
che ho appena perduto,
volando fuori dalle scuole,
coi ricci sulla fronte.

Io sarò ancora giovane,
con una camicia chiara,
e coi dolci capelli che piovono
sull’amara polvere.
Sarò ancora caldo,
e un fanciullo correndo per l’asfalto
tiepido del viale,
mi poserà una mano
sul grembo di cristallo.

Pier Paolo Pasolini

Poesia (4)

La morte è la curva della strada

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento il tuo passo
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
La menzogna non ha nido.
Nessuno si è mai perduto.
Tutto è verità e via.

Fernando Pessoa

epitaffio (1)

Non restare a piangere sulla mia tomba.
Non sono lì, non dormo.
Sono mille venti che soffiano.
Sono la scintilla diamante sulla neve.
Sono la luce del sole sul grano maturo.
Sono la pioggerellina d’autunno.
Quando ti svegli nella quiete del mattino…
Sono le stelle che brillano la notte.
Non restare a piangere sulla mia tomba.
Non sono lì, non dormo.

Canto Navajo

epitaffio (2)

C’è una ragione per ogni cosa. Anche alla morte c’è una ragione. E anche all’amore perduto. Se la morte ce lo porta via rimane sempre un amore. Assume una forma diversa, nient’altro. Non puoi vedere la persona sorridere, non le porti da mangiare, non le arruffi i capelli… Ma quando questi sensi si indeboliscono, un altro si rafforza. La memoria. Essa diviene tua compagna. Tu l’alimenti, tu la serbi, ci danzi assieme. La vita deve avere un termine, l’amore no.
Mitch Albom, Le cinque persone che incontri in cielo

epitaffio (3)

La morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita.
Ricordarsi che si muore presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per prendere le grandi scelte della vita. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
Steve Jobs

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Eboli, 31 ottobre 2012

3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Premesso che la mia non vuol’essere una critica (ci mancherebbe altro) e detto con profondo rispetto per gli organizzatori e i partecipanti, la mia opinione fermo restando l’ineluttabilità e le altre complicate considerazioni di stampo filosofico che non di rado giungono a conclusioni alquanto banali, è che su questo argomento è impossibile essere pragmatici se è vero, com’è vero, che non siamo perfetti. Anzi, penso che nel momento stesso in cui ci si prepari o si accetti l’idea della morte si è già un pò morti dentro.Questo è uno di quegli argomenti, quello principe, così legato alle nostre più segrete e intime sensibilità e ad una molteplicità di soggettivi fattori e in continua perenne evoluzione ( in proposito ieri avevo un’altra opinione e domani probabilmente ne avrò una diversa ),da rendere difficilissimo anche il solo timido approccio al tema come si evince da queste mie modestissime considerazioni che ,seppur estemporanee e superficiali,riescono a mala pena comprensibili a me che l’ho appena espresse,figuriamoci agli altri.

  2. Gentile compaesano, sono tra gli organizzatori dell’evento.

    Con questo convegno non ci prefiggiamo alcunché, l’obiettivo è quello di far partecipare la gente, ormai disabituata a “pensare”, ad un dibattito “forte” e lo abbiamo voluto non per terrorizzare la gente ma per infrangere un tabù, perché i tabù sono cose da uomini primitivi. E’ un momento per stare insieme e per riflettere sul vero senso della vita e sul reale valore di essa: parlare di morte pensando alla vita, insomma.
    A volte dimentichiamo di non essere eterni e facciamo cose tipiche di chi pensa di esserlo. Non pensare alla finitezza della nostra esistenza ci ha reso egoisti e violenti verso il prossimo, ci ha resi miopi per cui ogni azione guarda solo al futuro prossimo, possibilmente coincidente con la propria aspettativa di vita. Le scelte dei singoli individui, ma soprattutto di coloro ai quali sono state affidate le sorti di una comunità, agiscono in questo modo: idee povere di costrutto, dagli effetti immediati e poco lungimiranti. Scarsa attenzione per il mondo che ci circonda e nessuna remora a distruggerlo. Chi agisce in questo modo non ha rispetto per le future generazioni ed è indegno di ritenersi un essere umano.
    La vita è un lampo di luce tra due immensità di buio. Partire da questo concetto ci permette di essere migliori di come siamo, di guardare al prossimo con maggiore empatia, immedesimarsi nei suoi dolori e nei suoi problemi e, per quanto possibile, dare una mano (fare del bene o, se non è possibile, almeno non fare del male).
    Questo convegno è un INNO ALLA VITA. Spero vivamente, caro compaesano, di averti tra il pubblico.
    Saranno dei momenti di grande riflessione, un momento CATARTICO che solleverà ognuno di noi dalle paure e ci farà guardare al nostro destino con maggiore consapevolezza, in un mondo ormai ridotto ad un vuoto pneumatico di idee e di pensieri.
    Cordialmente
    Armando Voza

  3. Sicuramente non mi aspettavo nulla di buono dai miei concittadini ma vi assicuro SIGNORI MIEI che vi siete persi un convegno di valore culturale molto elevato. I relatori sono stati tutti magnifici i quali, al di là dell’argomento trattato, hanno accompagnato i presenti (non elevato ma sufficiente) all’interno di un mondo che solo gli stolti tentano di sfuggire (e ce ne sono tanti). Per quel che mi riguarda il nostro intento è riuscito in pieno, la soddisfazione dei relatori e del pubblico presente mi appaga dello sforzo fatto. Agli altri dico “Continuatevi a crogiolarvi nelle vostre invidie ed indifferenze, alla fine non sarete certamente voi a vincere!”.
    Una nota di biasimo alle scuole: pur informati i licei ebolitani (veniva riconosciuto un credito formativo agli studenti) nessun alunno di nessuna scuola è stato presente per l’indifferenza assoluta dei ripsettivi dirigenti. Io al loro posto mi vergognerei a ridurre il loro ruolo ad un mero esercizio di “alta” burocrazia.
    Ma questo è. Ad Eboli o ti rassegni o te ne vai!!!
    Armando Voza

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