La fabbrica di Nichi e l’ISES: Non è un Carrozzone inutile

L’ises non è un carrozzone inutile. Per qualcuno la vergogna, la compostezza, la moralità, l’onestà  non sono più valori su cui fondare il proprio agire quotidiano.

L’amministrazione comunale metta a disposizione una delle sue strutture, opportunamente ristrutturata e adeguata agli scopi, con i costi a carico dell’ISES, in attesa della definitiva delocalizzazione nella zona ospedaliera.

ISES

EBOLIL’ISES non e’ un carrozzone inutile – Scrive Alfonso Del Vecchio a nome della Fabbrica di Nichi, e infatti sicuramente alla pari delle altre strutture Sanitarie private presenti sul territorio cittadino, che pure sono “carrozzoni” politici e nemmeno sono inutili, è una struttura che opera in condizioni che non sono affatto rispondenti se non dequalificanti, sia rispetto ai requisiti minimi di legge, sia per gli stessi operatori che vi prestano i loro servizi. Ma soprattutto è una Struttura Sanitaria privata che utilizza danaro pubblico e opera in un settore delicatissimo, quello della riabilitazione di persone portatrici di disabilità fisiche e sensoriali.

L’intervento di Del Vecchio e della Fabbrica di Nichi nasce sicuramente da un “servizio” televisivo, proprio un bel “servizio”, che ha messo un’altra volta sotto i riflettori questa struttura, che a quanto pare, ancora deve risolvere i suoi problemi e ancora opera in condizioni precarie, ma che in ogni caso è appetibile, e pare vi siano su di essa interessi particolari, che a giudicare dalle movimentazioni politiche in corso, potrebbero fiancheggiare questa lotta di potere che ha preso in “ostaggio” la Città e che non perde occasione per mostrare tutta la sua aggressività nella speranza da una parte di conservare il “territorio”, dall’altra di conquistarlo o almeno condividerlo come per il passato.

Alfonso Del Vecchio

Preoccupa il silenzio dell’amministrazione, – si legge nella nota politica della Fabbrica di Nichi – delle forze politiche e persino delle organizzazioni sindacali sulla questione ISES. Spaventa lo spazio che molti media nazionali, il quotidiano Libero, qualche trasmissione “di grido” di canale 5 e il servizio realizzato da La 7, hanno dedicato all’intera vicenda. 

Preoccupa perché la cosa è stata presentata in maniera scandalistica, come un banale fatto di mala amministrazione, come uno spreco di denaro pubblico dato ad un carrozzone inutile. 

Per qualcuno la vergogna, la compostezza, la moralità, l’onestà  non sono più valori su cui fondare il proprio agire quotidiano. 

Esprimiamo la totale solidarietà ai 130 operatori – scrive Del Vecchio per la Fabbrica di Nichi, e non può essere diversamente, sempre che si avvii ad un processo che riporti il tutto in un quadro di legalità da offrire le più ampie garanzie, prima agli ospiti che ricevono le cure, che ai dipendenti che le forniscono, bocciando categoricamente il managemant che in circa 40 anni non ha aggiunto una sola cuiiaiata di calce a quell’edificio –  che lavorano all’ISES e agli altrettanti che appartengono al cosiddetto  indotto. Per quanto ci si sforzi è difficile immaginare il loro stato d’animo. Non deve essere facile mantenere la calma, continuare a svolgere la loro opera con serietà e professionalità di fronte a questi attacchi e al pericolo di perdere il posto di lavoro. 

Non deve essere facile – aggiunge la Fabbrica di Nichi – neanche per le famiglie dei 28 disabili a convitto nella struttura, delle 70 persone disabili a semiconvitto che si sottopongono quotidianamente a terapie e cure, delle oltre 200 persone, provenienti dall’intera provincia di Salerno, che settimanalmente vengono ad Eboli per sottoporsi alle cure prestate dal personale ISES e di quelle che ricevono assistenza presso la loro dimora. 

Per queste persone e per le loro famiglie la fiducia nella struttura e nelle persone che vi lavorano è rimasta immutata, da quando è nata ovvero dalla metà degli anni 80. Altrimenti non si servirebbero più dell’ISES. Non c’è articolo o servizio televisivo che le potrà convincere del contrario. 

Infine, ci dispiace e siamo arrabbiati – aggiungono i vendoliani della Fabbrica di Nichi –  per l’immagine della nostra città. Passare dalla città degli abbattimenti alla città che consente di svolgere attività legate ai disabili in una struttura abusiva, come qualcuno ha scritto e filmato,  è un brutto colpo. E se qualcuno si è prestato a questo gioco al massacro, sottovalutando gli effetti, gli auguriamo, dal punto di vista politico, di renderne conto, prima o poi.

Tutto questo rende non più procrastinabile la discussione della delocalizzazione dell’ISES. Per il suo  futuro. Non è più immaginabile continuare l’attività nel centro storico, anche se ci fosse tutto lo spazio necessario. E questo, va detto, è una responsabilità non solo della politica ma anche del gruppo dirigente che non è stato capace di valutare e prevedere l’evolversi della situazione. 

E’ necessaria e urgente una riflessione seria, approfondita e trasparente che porti ad una soluzione perseguibile  ed efficace, che coinvolga l’Amministrazione comunale, le forze politiche, le organizzazioni sindacali, l’ASL, i dirigenti e i lavoratori dell’ISES. – di quì Del Vecchio e la Fabbrica di Nichi a conclusione della nota politica avanzano una ipotesi, che a giudicare da chi si scontra, sicuramente non andrà bene, perché sarà solo sulle ceneri dell’ISES si potrebbe attuare l’azione speculativa, che al momento approfitta delle condizioni precarie della stessa struttura, per poi ofrire una soluzione che sembrerà una manna dal cielo. – Noi ci permettiamo di lanciare un’idea banale, forse troppo semplice, per tamponare la situazione. 

L’amministrazione comunale potrebbe mettere a disposizione una delle sue strutture, opportunamente ristrutturata e adeguata agli scopi, con i costi a carico dell’ISES, in attesa della definitiva delocalizzazione nella zona ospedaliera.  Ciò consentirebbe, da un lato, di dare respiro e sicurezza all’ISES e ai suoi utenti, di programmare seriamente gli interventi futuri e, dall’altro, di recuperare spazi inutilizzati sul nostro territorio e di “fare cassa”. 

Eboli ha bisogno di ripartire. Questa potrebbe essere l’occasione giusta. Diamo un segnale forte di fiducia e speranza che l’amministrazione e, soprattutto, la politica si interessa veramente ai problemi della città e dei propri cittadini.

Eboli, 8 dicembre 2012

13 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. soffia il vento urla la bufera……….. toccherà anche alle altre strutture sanitarie ….

  2. io penso che non sia una questione di carrozzone.
    Ma e mai possibile che in tutti questi anni non abbiano provveduto ad un piano di sviluppo ed un’altra location? mentre l’Elaion si è sviluppata è cresciuta ed è un fiore all’occhiello per tutta la provincia di Salerno

  3. La crisi finanziaria ed economica preoccupa tutti, nel nostro paese, ma il volontariato e il terzo settore rischiano di,(molto a breve nel giro di mesi)
    esserne coinvolti doppiamente: perché
    crescono i bisogni e le richieste di servizi,
    e perché calano i fondi a disposizione.
    Temo che come al solito,i dipendenti e gli ospiti con gravi patologie,paghino il conto della crisi e di errori manageriali passati,ma è tutto il comparto in crisi,le coop sociali o terzo settore,subiranno tagli di trasferimenti dallo stato molto pesanti e difficilmente cammineranno solo con le loro gambe.
    Occorre a mio avviso superare la cultura e la logica dell’individualismo imperante, purtroppo egemone da alcuni anni, per tornare a meditare e progettare insieme, rigenerando voglia di fare e spirito di cooperazione, ed infine mettendo lo sviluppo umano al centro dei pensieri e delle azioni collettive.
    La crisi economica e finanziaria che
    stiamo vivendo mette in discussione il
    Terzo Settore proprio nella sua stessa definizione di “terzo”, nel suo futuro e nelle
    sue priorità di intervento.
    . Servono invece ampie aggregazioni, reti
    aperte e pronte, network tra enti non-profit di scopo trasversale e networking intersettoriale (non-profit/profit).
    Concludendo,L’idea è dunque di ripensare all’identità
    non considerata come un fattore nostalgico, ma come un fattore di coesione sociale.

  4. @ massimo giusti
    oh ma tu gurda c’è qualcuno che pensa!!!! e riesce a mettere insieme soggetto, predicato e complemento coniugando anche il condizionale!!!! una pecca c’è nella tua espressione , ossia “location”; effettivamente potevano pensare ad un’altra location, tipo un lido, una discoteca etc. Caro si dice DELOCALIZAZIONE no!!! “un’altra location” impara a parlare

  5. errata corrige DELOCALIZZAZIONE vs DELOCALIZAZIONE

  6. Per l’estensore dell’articolo …” MA…MI FACCIA IL PIACERE !……………………………………….

    Per “avvelenata”… Ipocrita, Ridicola e Scostumata…!

  7. @ totò
    …..nomen omen… fai davvero ridere

  8. Posso testimoniare che l’Ises ha presentato un progetto (moderno e funzionale) per una nuova struttura, da delocalizzare a Santa Chiarella. Melchionda ha detto no malgrado il parere postitivo della commissione urbanistica ed il parere positivo dell’ing. Rossi e di alcuni dell’opposizione (tra cui io) in relazione alla legge 219 per la delocalizzazione in deroga al PRG.
    Melchionda non ha ancora spiegato perchè abbia voltato le spalle all’ISES dopo essersi fregato i voti.
    Alla fine della consigliatura del 2010 dovevamo andare in consiglio comunale per votare.
    Melchionda non aveva i numeri ma sapeva benissimo che alcuni di noi erano disponibili a votare per salvaguardare quei 130 posti di lavoro e per avere una struttura nuova e funzionale e…magari altri posti di lavoro….
    MISTERI DELLA POLITICA EBOLITANA !!!!!!

  9. @ Corsetto…. ma tu o ci sei o ci fai !
    vedi che Melchionda si e’ cresciuto in via E. Mattei, dove Mandia e il fu’ padre di Melchionda, insieme ad altri 7/8, crearono una coop, ove credo ancora abitano. Percio’ Mandia e Melchionda sono Inscindibili, anche nell’ISES…uno “factotum” e Presidente, l’altro nel CDA o Sindaco revisore.
    La farsa della delocalizzazione va’ avanti da anni, questi aspettano momenti migliori, per ottenere lo scopo, sfruttando, senza rimetterci un euro, canali istituzionali. Essi hanno tutti i “canali” aperti…POLITICA, CHIESA, MAGISTRATURA, PREFETTURA E I VERTICI DELLO STATO. Ecco perche’ stanno ancora aperti in uno stabile fatiscente e nel centro storico, ove bloccano tutto il quartiere e nessuno mai.!….contro ricorsi vari, ha preso provvedimenti. Oggi fanno come la barzelletta dei due compari….o meglio ” il comico e la spalla. ” Tu proponi la cosa…tanto per tacitare qualcuno…ed io che debbo decidere la boccio….e andiamo avanti felici e contenti ?
    Percio’ caro Corsetto le tue ” testimonianze ”
    seppure vere, denotano ” scusami ” tanta “bonaria” ingenuita’?

  10. IO CREDO CHE IN TUTTO QUESTO CI SIA ESCLUSIVAMENTE INTERESSE SOLO PER I NUMERI DELLA STRUTTURA. IO CREDO CHE EFFETTIVAMENTE CI SONO ERRORI DA PARTE DI CHI HA GESTITO LA STRUTTURA IN TUTTI QUESTI ANNI PER LA MANCATA DELOCALIZZAZIONE O NUOVA LOCATION. OGGI IO CREDO CHE LA SITUAZIONE E’ DRAMMATICA PER IL LAVORO E IL MANTENIMENTO OCCUPAZIONALE, IO CREDO CHE, CHI DENUNCIA, DOVREBBE STARE ATTENTO, SCATENARE UNA REAZIONE A CATENE OVVERO UN “BOOMERANG” NON GIOVA A NESSUNO. EBOLI IN QUESTO MOMENTO NON HA BISOGNO DI LOTTE DI QUARTIERI E DI NUMERI DA CONQUISTARE MA DI STABILITA’ OCCUPAZIONALE E SOPRATUTTO SERENITA’.

  11. @sergio
    saggio e bravo, ma soprattutto saggio. il soggetto dal glabro cranio ha la panza chiena e sta conducendo una battaglia pur sapendo di far del male a tanti impiegati. ma febbraio/marzo è vicino e allora….soffia il vento urla la bufara…..

  12. x totò…vada per la mia bonaria ingenuità…….ci sono cose che io conosco….e forse tu non puoi sapere…ma se togli la maschera posso anche dirtele di persona………
    ciao

  13. @avvelenata
    IL CHIRURGO CON LA PANZA CHIENA CHE CONDUCE solo per scopi politici questa stupida BATTAGLIA gli dico solo che pirma poi sta panza POTREBBE SCOPPIARE.

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