Nucleare? Una questione centrale: Zollino e Venosi a confronto

DIECI DOMANDE E VENTI RISPOSTE. A confronto un esperto universitario che si occupa di reattori anche per l’Ue e un tecnico che ha studiato anche il problema scorie

Zollino: «Insostenibile rinunciare a questa energia».Venosi:«Meglio quella futura: non sarà radioattiva»

VICENZA – Per dare un contributo al tema del nucleare e a tutte le sue problematiche si è voluto replicare questa intervista a due massimi esperti nazionali che si occupano del Nucleare, pubblicate sul “Giornale di Vicenza”: Erasmo Venosi, che collabora con l’università “La Sapienza” di Roma per le ricerche sul fotovoltaico di 3a generazione; Giuseppe Zollino, Professore di “Tecnica ed economia dell’energia”e di “Plasmi e fusione nucleare” alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova e ricercatore del consorzio Rfx di Padova; i quali hanno dato con il loro intervento, rispondendo a 10 domande, un notevole contributo.

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Erasmo Venosi

Erasmo Venosi

Erasmo Venosi

Dal 2006 al 2008 è stato vice-presidente della commissione Ippc del Ministero dell’ambiente (per l’istruttoria tecnica ai 200 più grandi impianti industriali italiani: grandi centrali Enel, rigassificatori, raffinerie, industria chimica e siderurgica per concedere l’autorizzazione integrata ambientale). Durante il Governo Prodi al Ministero dell’ambiente è stato responsabile per l’energia della segreteria tecnica e si è occupato del problema delle scorie nucleari. Attualmente è collaboratore del prof. Brown dell’università “La Sapienza” di Roma per le ricerche sul fotovoltaico di 3a generazione. È stato segretario provinciale dei Verdi di Vicenza per 7 anni.

1 – Il fabbisogno energetico mondiale aumenta continuamente: si calcola che nel 2030 raddoppierà la necessità di energia elettrica,nel contempo bisogna limitare le emissioni di Co2. Potremo fare a meno dell’energia nucleare?

1 – Il nucleare sul bilancio energetico mondiale incide realmente per il 2,1%. L’uranio 235 basterà fino al 2030. La scommessa si fonda sui reattori di IV generazione del 2030, con uranio 238 che basterà solo per i successivi 30 anni…

2 – La scelta è: o nucleare o energia da fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse, idroelettrico) oppure entrambe? E perché?

2 – Il nucleare serve per produrre energia elettrica che incide in Italia per meno del 18% e i reattori italiani produrranno”elettricità” che inciderà per meno del 3%. Meglio puntare su risparmio, efficienza, fonti rinnovabili e ricerca sul nucleare con ultrasuoni che non utilizza materiali radioattivi ma ferro e produce tre volte più energia. Ma interessa alle lobby che debbono rientrare dai costi del nucleare con uranio?
3 – L’Italia ha rinunciato al nucleare nel 1987 con un referendum dopo il disastro di Chernobyl. Altri Paesi hanno fatto la stessa scelta?

3 – Delle 35 centrali in costruzione al mondo (13 bloccate) 20 sono nei Paesi emergenti, 5 in Paesi industrializzati, niente in costruzione in G.B, Germania, Canada, Spagna, Belgio, Olanda e Svezia, mentre ne gli Usa l’ultima centrale è del 1978. Il nucleare italiano è morto nella guerra industria pubblica/privata: Chernobyl seppellì un nucleare già morto.

4 – E delle 10 nazioni più industrializzate del mondo quanti oggi non hanno centrali nucleari in funzione?

4 – Le uniche idee che mi vengono sono: nel 2010 iniziala revisione del “Trattato di Non Proliferazione” e forse il Paese vuole sedersi a quel tavolo dimostrando di essere nelle condizioni di produrre uranio arricchito o plutonio per comporre bombe. L’altra è che il nucleare sarà finanziato dal pubblico,dalle multiutility bloccando liberalizzazioni e privatizzazioni per le nobili motivazioni che il nucleare rende indipendenti da aree geopolitiche a rischio.

5 – La rinuncia del nucleare ha avuto conseguenze economiche per il nostro Paese?

5 – La produzione elettrica da nucleare era al massimo nel 1986: il 4,5%. L’oligopolio è restato negli Usa tra General Electric, Areva e Westinghouse. La Ansaldo costruendo i2 reattori in Romania e la messa a punto del reattore AP 1000 poco ha perso. Le Università italiane hanno continuato a far ricerca. La perdita è nelle professionalità che dovrebbero formare l’Autorità di Controllo.

6 – Dall’incidente di Chernobyl sono passati 23 anni. Ma oggi si può ragionevolmente dire che le centrali nucleari siano sicure?

6 – Indipendentemente dalla tecnologia utilizzata la probabilità di un incidente cresce con il numerodei reattori ed è pari a 1 ogni 10milaanni di funzionamento.

7 – L’Italia dipende per il16% dall’energia nucleare prodotta in altri Paesi comelavicina Francia che è intesta per la produzione di energia nucleare (78%). Solo nella vicina Francia ci sono 58 centrali nucleari, in Svizzera 5. Se vi si verificasse un incidente lì, l’Italia non ne avrebbe comunque delle conseguenze?

7 – Le importazioni di energia elettrica sono pari al 5% dei consumi primari. Importiamo energia non perché ci manca la potenza – che è superiore di un terzo alla massima richiesta-ma perché le centrali nucleari non possono essere spente di notte! Il sistema elettrico francese ha necessità di vendere ai Paesi confinanti per garantire la stabilità del proprio sistema elettrico. Quanto ai rischi di un eventuale incidente nucleare, più si abita vicino alle centrali più le conseguenze sono gravi.

8 – Ancora oggi nelle bollette dell’Enel gli italiani pagano il contributo per il nucleare di impianti chiusi dopo il referendum del 1987 (e si parla solo oggi di demolire e decontaminare la centrale di Caorso). Considerati i costi di costruzione degli impianti e il loro smantellamento, il costo dei depositi delle scorie e della sicurezza, l’energia nucleare resta con veniente?

8 – Negli Usa si è calcolato che la spesa effettiva di costruzione è stata  trevolte quella prevista. Poi vanno aggiunti costi finanziari, remunerazione del capitale investito, smantellamento e responsabilità civile limitata dalla Convenzione di Bruxelles a 700 milioni di euro. Il resto lo paga il Governo. Le 4 vecchie centrali italiane a fine smantellamento avranno prodotto 150 mila metri cubi di scorie e la società incaricata dello smantellamento ha già speso 800 milioni di euro in 8anni per il 6% dei lavori.

9 – Nel febbraio scorso Italia e Francia hanno siglato una ccordo per la realizzazione di 4 centrali nucleari, la prima delle quali dovrebbe entrare in funzione nel 2020. L’accordo Enel-Efd ci garantirà la migliore tecnologia possibile?

9 – Il 75% del portafoglio ordini della francese Areva che vende la tecnologia a Edf è italiano. Anche per la sicurezza io tifo per l’industria nazionale Ansaldo che ha partecipato alla progettazione e costruzione – in joint-venture con Westinghouse – dell’ Ap1000, reattore a sicurezza passiva.

10 – Il governatore Galan ha aperto alla possibilità di una centrale nucleare in Veneto. C’è un sito che riterreste adatto?

10 – L’area veneta che più “tende” ai tre parametri necessari al nucleare e che sono assenza di movimento di faglia negli ultimi 35mila anni, sismicità inferiore al settimo Mercalli negli ultimi 500 anni e disponibilità di acqua è la zona di Mestre. Nel medioevo gravi terremoti hanno però colpito Brescia,Verona e Vicenza. Il problema sismico italiano si chiama faglia “Gloria”.

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Giuseppe Zollino

Giuseppe Zollini

Giuseppe Zollino

E’ professore di “Tecnica ed economia dell’energia”e di “Plasmi e fusione nucleare” alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova e ricercatore del consorzio Rfx di Padova dove studia i futuri reattori a fusione. Dal 2001 al 2006 è stato membro del segretariato della Commissione industria ricerca ed energia (Itre) del Parlamento europeo a Bruxelles, occupandosi tra l’altro di aspetti di sicurezza e gestione nucleari secondo il Trattato Euratom. Dal 2006 è membro della delegazione italiana nel Comitato Energia del 7˚ Programma Quadro di ricerca e sviluppo tecnologico dell’Unione europea, incarico che ricopre tuttora.

1 – Il fabbisogno energetico mondiale aumenta continuamente: si calcola che nel 2030 raddoppierà la necessità di energia elettrica,nel contempo bisogna limitare le emissioni di Co2. Potremo fare a meno dell’energia nucleare?
1 -Oggi, nei Paesi sviluppati, l’energia elettrica copre il 20%degli usi finali di energia ed assorbe il 40%del fabbisogno primario. L’elettricità nucleare ha emissioni di Co2 confrontabili con le fonti rinnovabili e costo del kilowattora inferiore alla maggior parte di esse; rappresenta oggi il15% della produzione mondiale edil 30% in Europa. Rinunciarvi a priori sarebbe dunque globalmente insostenibile.
2 – La scelta è: o nucleare o energia da fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse, idroelettrico) oppure entrambe? E perché?

2 – Il tema dell’approvvigionamento energetico è cruciale: pregiudizi e demagogia nuocciono. Serve il giustomixdi fonti e tecnologie, che assicurino i servizi energetici necessari e contengano l’impatto ambientali entro i limiti prescritti, al minimo costo.

3 – L’Italia ha rinunciato al nucleare nel 1987 con un referendum dopo il disastro di Chernobyl. Altri Paesi hanno fatto la stessa scelta?

3 – I numerosi Paesi europei, interessati dalla nube radioattiva di Chernobyl, reagirono rafforzando i controlli ed elevando gli standard dei loro impianti. La chiusura improvvisa fu decisa solo in Italia, che dei primi 10 Paesi Ocse per Pil è l’unico a non produrre elettricità da nucleare, ma ne fa buon uso: la importa.

4 – E delle 10 nazioni più industrializzate del mondo quanti oggi non hanno centrali nucleari in funzione?

4 – Credo che in Germania l’urgenza di contenere le emissioni di Co2 consiglierà presto di ridurre il contributo del carbone convenzionale prima che del nucleare. In Italia si sta definendo la normativa che consentirà agli operatori interessati di richiedere le autorizzazioni per la costruzione di centrali nucleari, in linea con le convenzioni internazionali. Quanti saranno operatori e centrali è presto per dirlo.

5 – La rinuncia del nucleare ha avuto conseguenze economiche per il nostro Paese?

5 – Per 10-12 anni dal 1987il basso prezzo del petrolio consentì la generazione di elettricità da idrocarburi a costi competitivi. L’impennata degli ultimi anni ci ha penalizzati: unici tra i maggiori Paesi Ocse, siamo giunti a produrre oltre il 60% dell’elettricità da metano, subendo fortemente la volubilità dei prezzi.

6 – Dall’incidente di Chernobyl sono passati 23 anni. Ma oggi si può ragionevolmente dire che le centrali nucleari siano sicure?

6 – Quell’incidente fu causato da gravi violazioni delle procedure operative e da serie mancanze progettuali. Già allora nei Paesi occidentali le centrali erano più sicure; oggi quelle di 3a generazione avanzata lo sono ancora di più: un incidente estremo è probabile quanto la caduta di un meteorite sulla testa del mio peggior nemico.

7 – L’Italia dipende per il16% dall’energia nucleare prodotta in altri Paesi comelavicina Francia che è intesta per la produzione di energia nucleare (78%). Solo nella vicina Francia ci sono 58 centrali nucleari, in Svizzera 5. Se vi si verificasse un incidente lì, l’Italia non ne avrebbe comunque delle conseguenze?

7 – Le normative vigenti in quei Paesi rendono assai improbabili anomalie o incidenti con impatto significativo sulla popolazione. Nella remota ipotesi che ve ne fossero, essi non sarebbero distruttivi -per intenderci, tipo terremoto-ma potrebbero eventualmente richiedere trattamento sanitario, nelle ore successive, della popolazione entro una certa distanza, indipendentemente – come è ovvio -dai confini.

8 – Ancora oggi nelle bollette dell’Enel gli italiani pagano il contributo per il nucleare di impianti chiusi dopo il referendum del 1987 (e si parla solo oggi di demolire e decontaminare la centrale di Caorso). Considerati i costi di costruzione degli impianti e il loro smantellamento, il costo dei depositi delle scorie e della sicurezza, l’energia nucleare resta con veniente?

8 – Gli oneri in bolletta sono conseguenza della chiusura anticipata degli impianti, dopo il referendum. Una centrale nucleare ha oggi elevati costi di impianto e modesti costi di esercizio (incluso il ciclo del combustibile). I primi possono costituire una barriera di ingresso, se le condizioni al contorno sono tali da comportare un elevato costo del denaro per il titolare della licenza. Se ben gestito, tuttavia, il nucleare è oggi tra le tecnologie a bassa emissione di Co2 con costi reali del kwh più competitivi.

9 – Nel febbraio scorso Italia e Francia hanno siglato una ccordo per la realizzazione di 4 centrali nucleari, la prima delle quali dovrebbe entrare in funzione nel 2020. L’accordo Enel-Efd ci garantirà la migliore tecnologia possibile?

9 – Edf è il maggior operatore nucleare al mondo, a garanzia di qualità e sicurezza.Quanto alla tecnologia, le tipologie di 3agenerazione avanzata disponibili sono l’Epr di Areva e l’AP-1000 del consorzio Westinghouse – Toshiba. D’altra parte lo sviluppo tecnologico procede: sono allo studio reattori di 4a generazione, che sfrutteranno meglio l’Uranio naturale ed è in fase di realizzazione il reattore sperimentale a fusione Iter. L’accordo Enel-Edf fa riferimento a reattori Epr.Un’ottima scelta, oggi: in futuro ci sarà di meglio, come in tutte le tecnologie.

10 – Il governatore Galan ha aperto alla possibilità di una centrale nucleare in Veneto. C’è un sito che riterreste adatto?

10 – Le procedure per l’individuazione dei siti idonei,secondo parametri oggettivi, saranno regolate dalla normativa in via di definizione, che dovrà includere una fase significativa di consultazione pubblica, secondo le convenzioni internazionali. Meglio

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