Enti Locali e Titoli tossici: Una “bomba” pronta ad esplodere?

Negli USA, i titoli tossici furono la pandemia finanziaria del 2007, eppure nell’ultimo trimestre del 2014 il Pil è a 5%, in Europea invece appena al 3%.

I Media nazionali maliziosamente  tacciono, intanto molte regioni si “ricomprano” i debiti contratti coi derivati, si parla di oltre centinaia di  mld nella “pancia” degli enti locali e il governo del decisionista Matteo Renzi fa spallucce.

 Mardoff-Renzi-Standard& poor s-Lemon e Brothers.

Mardoff-Renzi-Standard& poor s-Lemon e Brothers.

di Marco Naponiello
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

Roma – Era il 2007, e il crollo di Wall  Street portò agli onori della cronaca la denominazione di derivato ovvero ogni contratto o titolo il cui prezzo sia basato sul valore di mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante (come, ad esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d’interesse) sinteticamente a copertura di un rischio finanziario – borsistico (detta hedging), l’arbitraggio, ossia l’acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato) e la speculazione. Nulla di male in tutto questo, contratti legali in tutto il globo ma che avevano subito una stortura, infatti rivelatisi di scarsa qualità o dal valore completamente azzerato a causa dalla sottostima del rischio a cui esponevano questi strumenti finanziari, da parte degli operatori e delle agenzie di valutazione (cosiddette agenzie di rating), una sequela di scatole cinesi ove al fondo si trovava il nulla, zero valore I titoli tossici sono i protagonisti dunque dell’attuale crisi finanziaria mondiale, la cui data d’implosione significativa è il  15 settembre 2008, si può generalmente far risalire al fallimento della banca d’affari Lehman Brothers, della quale presidente ed amministratore delegato è stato Richard S. Fuld, Jr, che li ha inventati, al centro di un’indagine estesa e chiacchierata indagine federale,nell’Ottobre 2008, volta a stabilire se i dirigenti della Lehman hanno ingannato gli investitori circa lo stato della società, definita zombie bank, perché continuava a stare in piedi malgrado non avesse più soldi.

BernardMadoff

BernardMadoff

Anche nel nostro Paese  si attivò la magistratura, Antonio Savasta, della Procura della Repubblica di Trani, ha messo sotto inchiesta Anna Maria Tarantola e altri 7 ispettori della Banca d’Italia, tra cui Simonetta Iannotti e il capo Stefano Mieli, coinvolti nell’indagine che ha portato al sequestro dei prodotti finanziari “tossici” messi sul mercato dal Banco di Napoli, oggi nel gruppo Intesa Sanpaolo, e in un solo caso dal Monte dei Paschi di Siena[.Sotto inchiesta anche le agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s, per aver manipolato il mercato con dati falsi sui titoli tossici, ma era solo l’inizio. Al grande pubblico iniziarono a diventare “familiari” i nomi di Bernard Madoff accusato di aver truffato i suoi clienti causando un ammanco pari a circa 50 miliardi di dollari e molti clienti del jet-set internazionale, ama in aggiunta beffando la SEC, l’organo di controllo della borsa statunitense già dal lontano ’92, solo dopo accortasi che la sua (Maddoff) società si è infatti rivelata come un gigantesco schema Ponzi (modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi “investitori”, a loro volta vittime della truffa ) ma anche i nomi della nipponica banca Nomura, e le giganti creditizie continentali come HSBC, Natxis, Royal Bank of Scotland, banche di affari come JP Morgan, le nostre Unicredit e Bancopopolare.

Ma il gioco finanziario, fatto di garanzie reciproche e investimenti ingenti a lungo raggio aveva anche risvolti pubblici, purtroppo gli enti locali di svariate nazioni occidentali nella speranza di ottenere facili guadagni avevano investito tramite intermediari internazionali ingenti somme, con il surrettizio beneplacito delle agenzie di controllo globali, le quali, come più volte sottolineato hanno omesso la loro mission istituzionale, colpevolmente anzi forse con dolo, aprendo il dibattito sulla loro effettiva utilità e credibilità.

Matteo-Renzi

Matteo-Renzi

Il pensiero va subito agli indebitati comuni italiani e ai circa 200 miliardi di euro di derivati contratti da svariate amministrazioni locali, le quali, per esigenze elettoralistiche , o per fronteggiare passività con le banche, a partire dagli anni ’90 hanno intrapreso la fatale via del credito tossico (voluta dall’impennarsi dei tassi di interesse sui prestiti di Cassa Depositi e Prestiti a partire dal 2003). Questi titoli hanno permesso infatti agli amministratori locali di avere nei primi mesi liquidità forte a breve termine e a tassi di interesse convenienti rispetto a quelli praticati normalmente.

Un buon affare per un sindaco e giunta, che non ha avuto bisogno di aumentare le tasse ai propri cittadini, anzi immettendo nuovi servizi pubblici, ma che con il passare del tempo ha ottenuto un risultato amaro, il proprio comune avviluppato da debiti che continuano a tutt’oggi ad aumentare in maniera esponenziale. Speculare discorso vale per le regioni, Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte e Puglia, a cui potrebbe aggiungersi la stessa Sicilia. e altri sei enti hanno avviato le pratiche per ricomprare i propri debiti e smettere di pagare per i prodotti tossici rifilati dagli istituti di credito. Queste regioni hanno inoltrato la richiesta al Ministero dell’Economia e delle Finanze per ottenere un finanziamento di importo analogo ai mutui e prestiti obbligazionari che hanno in corso, in modo da regolare i conti e chiudere una volta per tutte la questione dei derivati tossici.

I famosi prodotti finanziari derivati, infatti, erano stati venduti agli enti locali come un toccasana, un modo per guadagnare dai propri debiti facendo sì che si auto-pagassero, troppo facile troppo ingenuo per non destare in un amministratore pubblico provvido l’ombra di un legittimo consilium fraudis da parte di chi erogava tanto allegramente il credito. A ciò si aggiunga il fatto che molti dei debiti contratti dai nostrani Enti pubblici, vengono pattuiti con banche estere (vedasi comune di Milano con la condanna ai nove dirigenti dei quattro istituti Deutsche Bank, Depfa, JP Morgan e Ubs), e sono costituiti da derivati, che non cessano, a livello mondiale, di aumentare la loro cartolarizzazione, espandendosi in senso virale. Quindi mentre si aspetta una vera regolamentazione internazionale, alle calende greche sospetta qualcuno, su questi prodotti truffaldini, sarà compito devoluto ai sindaci di buona volontà, come pure ai cittadini ed associazioni di essi, di dar vita ad azioni legali collettive, per quanto meno chiarire la situazione contabile e le eventuali responsabilità dei singoli.

schema derivato

schema derivato

E la nostra istituzione più alta, il Governo della Repubblica, come si comporta? vi è in concreto, il rischio di detonazione dei titoli tossici?

Il decreto legge in materia di fisco licenziato lo scorso 24 dicembre dal governo ha spinto il Premier a rinviare il testo al Consiglio dei Ministri del 20 di questo mese per trasmetterlo poi alle commissioni parlamentari. Ci sono degli aspetti non bene evidenziati della legge si stabilità che potrebbero avere amare ripercussioni sulla cittadinanza. Difatti testualmente «il Tesoro è autorizzato a stipulare accordi di garanzia bilaterale in relazione alle operazioni in strumenti derivati» con gli Istituti di credito L’esecutivo sottolinea che è una possibilità non un dovere. Sta di fatto che come consumatosi in altri paesi UE, gli Iberici e l’Irlanda per esempio, l’Italia a garanzia delle banche, sarebbe costretta a garantire i derivati stipulati con le Merchant Banks, mettendo cosi da parte considerevoli somme o riserve auree a garanzia di questi titoli. Una vera anomalia,ne l sistema dei contratti bancari internazionali

Alcune fonti parlano di esposizione per derivati, nella amministrazione del debito pubblico di 160 mld di €, che non ricomprendono quelli “in pancia” agli enti locali, ovvero Regioni, Provincie e Comuni!!!

In finanza, lo si sa, è naturalmente tutto momentaneo, ovverosia  i mercati potrebbero subire un rialzo di tali titoli e di conseguenza migliorare le sorti dell’erario da un giorno all’altro, ma davvero è auspicabile che l’economia si “riprenda “ su tali strumenti melliflui? o non sarebbe  forse meglio che il danaro tornasse ad essere investito in cose concrete, tangibili e non in questa specie di “scommesse”, vedi  fra tutti contratti swap, future, i quali hanno inquinato tutte le economie avanzate. Constatiamo con amarezza la mancata regolamentazione legislativa di tali prodotti, che sono da tutti considerati nocivi, ma che manca una vera volontà sanzionatoria in tutto il mondo occidentale, che come nel caso drammatico della Grecia può portare facilmente una nazione nel breve lasso di un anno, al fallimento.

Standard & Poor 's

Standard & Poor ‘s

La finanza creativa ha partorito mostri, come pure i falsi contabili delle nazioni, rimarcando delle situazioni non veritiere, sono stati strumenti di intorbidamento dei mercati con le relative ripercussioni. Il Debito Statale, non possiede necessariamente connotazioni negative,anzi al contrario, ma se finalizzato allo sviluppo economico della nazione e ad un miglior welfare collettivo, diventa  di contro,strumento mortifero, se finalizzato a “far soldi con i soldi” con improbabili oltre che amorali catene di S. Antonio, rivisitate in chiave globalizzata. Al gentile lettore vorrei ricordare come il nostro Stato non conoscesse il debito pubblico fino agli inizi degli anni settanta, ove il processo di indebitamento fu messo in atto per fini nobili, con la finalità di implementare strutture ed infrastrutture pubbliche, dal centro nelle periferie, ma tale politica economica entrò in una fase patologica nei mirabolanti anni ottanta, ove si fece un uso disinvolto e per fini clientelari dell’indebitamento pubblico, al fine di agevolare i vari ras di partito locali, e cosi di seguito negli anni dei governi Bettino Craxi, il rapporto debito PIL passo dal 60% al 120%, innescando quella mina contabile che stiamo pagando ai giorni nostri.

lehman Brothers

lehman Brothers

Orbene, ritornando ai giorni odierni, il rischio di questa tipologia di finanza allegra, a fini speculativi, dei governanti nazionali e degli amministratori locali, ricade sul cittadino, molti economisti e da tempo, non parlano più di crisi che ha il sapore del momentaneo, ma di un nuovo Status Quo, a cui dovremmo da ora in avanti abituarci e l’uso distorto della divisa europea,ha aggravato di molto la situazione cogente, difatti la sovranità monetaria è indispensabile per uscire dalla crisi economica. Ricordiamoci che senza sovranità monetaria non c’è sovranità nazionale, e senza sovranità nazionale non c’è sovranità democratica, ma in contrapposizione si deve anche dire che privati del nostro euro, sono le grandi banche d’affari internazionali e i paesi più forti  extra UE a dirigere il gioco. Non possiamo negare di vedere una ripresa, per quanto sia prudente, esitante e incostante. È inferiore al previsto, anche per via dei risultati inferiori alle aspettative dei mercati emergenti, ma c’è. Bisogna continuare però a dare le risposte giuste, per evitare che l’uscita dalla crisi di alcune categorie sia fatta a spesa delle altre. Il mercato del lavoro, in questo, è un esempio classico: non possiamo proteggere chi ha un lavoro alle spese di chi non c’è l’ha. Alla fine, lo si sa bene, su cui ricadono le pessime conduzioni finanziarie di uno Stato: sul cittadino, il “percosso dall’imposta”come si dice in gergo tributario, l’ultimo anello della società ove gli errori di gestione si materializzano,e tali scorrettezze si vivificano per l’uomo della strada in una pesante maggiorazione dei tributi appaiata ad una diminuzione dei servizi, finendo in tal modo per sopprimere qualsiasi tentativo di ripresa economica, in una triste stagflazione perenne.

Roma, 9 Febbraio 2015

5 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Pezzo interessante,media reticenti e correi, servi del potere?

  2. Prima o poi scoppia, abbiamo pietà per la Grecia, la futura Grecia siamo noi

  3. VERREBBE DA CHIEDERSI EBOLI, LA NOSTRA PROVINCIA E LA REGIONE INTERA QUANTI DI QUESTI TITOLI SPAZZATURA POSSEGGONO E COME INTENDONO ONORARE LE SCADENZE?

  4. Prepariamoci a molte altre sorprese.
    Siamo in default, ma non lo dicono e di conseguenza piano piano zompano tutti.
    In passato mettevamo la spazzatura sotto il tappeto, adesso non è più possibile il grave è che ancora la classe politica e dirigente pensa di tenere lo stesso andazzo dei tempi Andreottiani

  5. Ciò che l’articolo non spiega è come mai in Italia nei primi anni del 2000 Regioni, Province e Comuni CORREVANO presso banche come DEXIA a stipulare contratti derivati. Anche la città di Milano all’epoca (sindaco Albertini) fece dei contratti di questo tipo. COME MAI?
    Questa è la vera domanda. Perché i contratti si firmano sempre in due. Nessuna pubblica amministrazione è mai stata obbligata a comprare derivati. Già all’epoca era noto che in altri paesi come la Gran Bretagna per esempio alle pubblica amministrazioni era proibito stipulare questo genere di contratti, in quanto altamente pericolosi e incompatibili con una gestione prudente di soldi pubblici.
    Non sono scandalizzato dal comportamento della banca (chiunque sa che la banca punta al suo massimo profitto) mi scandalizza molto di più quello dei ns. pubblici amministratori. Che interessi avevano? Si può sapere? Possibile che fossero tutti degli sprovveduti, come oggi vogliono farci credere, da non capire quello che stavano firmando?
    Regioni e città come Milano per esempio dispongono di uffici finanziari con dirigenti ben retribuiti ed inoltre non hanno mai lesinato a pagare “consulenti” (scelti tra gli amici dei partiti). Anche loro tutti incompetenti?
    Ripeto non sto difendendo la banca ma come cittadino e come contribuente vorrei capire perché i ns. pubblici amministratori di quegli anni hanno firmato questo genere di contratti

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