Eboli: In memoria di Peppino Manzione per… gli “smemorati”

Per chi suona la campana: Onore alla memoria di Peppino Manzione oltre il tenebroso oblio

Coccaro: “E la campana continua a suonare: per il prossimo, per l’amico, per l’anziano genitore e, un giorno, suonerà pure per me“.

Giuseppe Manzione-Foto POLITICAdeMENTE

Giuseppe Manzione-Foto POLITICAdeMENTE

di Rosario Coccaro per POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

EBOLI – «La settimana scorsa, – scrive l’ex Dirigente Scolastico della Scuola Media Giacinto Romano di Eboli, Rosario Coccaro, in un lungo articolo che pubblichiamo, con il quale egli sebbene rammaricandosi del silenzio proprio di quella scuola che è stata anche quella che ha diretto Peppino Manzione,  in qualche modo sopperisce rendendo onore alla memoria del suo collega scomparso – ha suonato per il compianto amico Peppino Manzione, esempio di integrità morale e di raffinata sensibilità. Alcuni, alcuni pezzi dello Stato, però, non l’hanno sentita…

rosario coccaro

rosario coccaro

Il problema dell’oggi, non riguarda tanto la sonorità della campana, quanto la capacità o la volontà di sentirla: troppo frastuono, troppe sirene, troppe pochezze, di dentro e nei dintorni, distraggono, distorcono danno spazio al non sentire o, peggio, al non voler sentire quei mesti e cadenzati rintocchi che per millenni hanno marcato il sacrale confine fra la vita e la morte.

Dalla notte dei tempi, infatti, tutte le culture hanno riservato al culto dei morti una notevole rilevanza: a chi varcava l’Acheronte e si avviava verso il regno di Dite, sulla Terra, veniva tributato un religioso rispetto fino a considerare santo il luogo dove veniva adagiato: il campo-santo, appunto.

“All’ombra dei cipressi e dentro l’urne
Confortate di pianto è forse il sonno
Della morte men duro?”

giuseppe-manzione-funerale

giuseppe-manzione-funerale

Mutuando da Foscolo e nel rispetto delle diverse antropologie, parrebbe proprio di si: la certezza di poter vivere nella memoria di chi resta ed avere la meglio sul tenebroso oblio rendono al mortale, ancor prima di morire, men duro il sonno della morte che verrà. Celeste è questa /corrispondenza di amorosi sensi / … e spesso / per lei si vive con l’amico estinto / e l’estinto con noi…

Celestiale dote degli umani che fa della sensibilità la cifra della loro umanità, la cifra del loro essere belle persone: dote che non è data una volta per tutte e per tutti ma che abbisogna di essere coltivata, tramandata, direi quasi vezzeggiata.

I.C.-Giacinto-Romano-Eboli

I.C.-Giacinto-Romano-Eboli

E qui intervengono il gruppo di appartenenza, la famiglia, la scuola che fabbricano identità, appartenenza, modi di pensare, di sentire, di fare: plasmano la mente e il cuore delle nuove generazioni.

Purtroppo, sui crepuscoli della postmodernità, insieme al liquefarsi della morale, si va liquefacendo anche quell’umana pietas che ha indotto, nei secoli, i vivi ad onorare la memoria dei morti celebrandone impegno, virtù, meriti.

E qualche giorno fa, la fatidica campana ha suonato per l’amico e collega Peppino Manzione: già Sindaco della Città di Eboli, uomo di grande cultura, Dirigente di partito, Consigliere provincia di Salerno, Presidente Comitato gestione USL di Eboli, protagonista della storia ebolitana e, come scrive il Sindaco Massimo Cariello, esempio di una generazione… che, con grande sacrificio e dirittura morale [ricostruì] la città nel dopoguerra, consegnandola alle generazioni successive.

Preside stimato della Scuola Giacinto Romano (una scuola di frontiera) dove operò con impegno e dedizione dal 1978 al 1983 (sono anni difficili a ridosso del terremoto) e dove concluse brillantemente la sua carriera di D.S. Qui è ancora visibile la sua impronta di uomo di cultura dagli ampi orizzonti, sensibile e sempre attento ai bisogni dei più deboli.

Doveri istituzionali ed umana sensibilità volevano una doverosa presenza. Ma i vertici della scuola, indifferenti alla campana e alla memoria, silenti si assentavano. C’era, invece, la società civile, c’era tutta, ad onorare la memoria dell’Uomo, del Politico, del Dirigente. Presenze che esaltano, assenze che pesano: ancor più nell’ora dei rintocchi».

……………  …  …………..

Articolo aggiornato e corretto alle ore 19.48. Incomprensibile non si è riportato il terzultimo capoverso, ce ne scusiamo con Rosario Coccaro.

Eboli, 17 settembre 2016

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