L’ICATT di Eboli: Un Carcere “troppo” attenuato?

Droga all’I.C.ATT di Eboli. L’avrebbe portata una Psicologa! Ma non è che questo carcere è troppo attenuato? 

Come sarebbe entrata la droga? E se si considera anche la circostanza dei telefonini? Come si fa ad evadere i controlli? Non è che tutte queste lezioni di teatro servono ai carcerati per “recitare” un ruolo finalizzato a ridurre la loro permanenza per poi, una volta usciti, ritornare a delinquere, nonostante tutte le strutture di supporto esistenti? Con il “Sistema carcerario dell’attenuazione” quanti di quei carcerati che vi soggiornano si sono veramente recuperati?

Castello-Colonna-Eboli-sede ICATT

Castello-Colonna-Eboli-sede ICATT

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

EBOLI – La notizia diffusa dai giornali locali che riguarda la Psicologa che prestava servizio all’ICATT di Eboli interdetta per 12 mesi dal servizio, con l’accusa di aver fornito sostanze stupefacenti ai detenuti ospiti della struttura carceraria di Eboli, sollecita alcune considerazioni, ma ancor prima di esporle è opportuno spiegare ai lettori che cosa è l’ICATT.

L’I.C.ATT di Eboli è un Istituto a Custodia Attenutata per il Trattamento delle Tossicodipendenze e/o Alcoldipendenze. L’Istituto accoglie mediamente circa 50 detenuti con caratteristiche ben definite: giovani di età compresa tra i 19 e 45 anni, tossicodipendenti e/o alcoldipendenti provenienti dalla provincia di Salerno o dal territorio della Regione Campania, con un basso indice di pericolosità sociale. La struttura carceraria “attenuata” è allocata nel Castello di Eboli dei Principi Colonna e oltre ai carcerati ospita una decina di Amministrativi, una 40ntina di poliziotti (pare anche sottodimensionati) e alcune figure professionali come sociologi e psicologi, con l’apporto anche di altre figure professionali da parte dell’ASL, e un gruppo di insegnanti ex CTP alle dipendenze del Ministero dell’Istruzione, questi ultimi, senza nessun costo per l’ICATT tranne che una diaria di 1€ o poco più per ogni lezione (due a settimana), e oltre svariati gruppi esterni che organizzano eventi e progetti vari compatibili con i programmi e le finalità come ad esempio, teatro, musica e altro….

Ciò premesso, prendendo atto della misura cautelare applicata dal Procuratore Capo della Repubblica Corrado Lembo, che su proposta del Gip ha disposto per 12 mesi di sospensione alla Psicologa, affidando l’esecuzione al Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, ci auguriamo che il processo si concluda in questo lasso di tempo e si stabilisca la verità, tuttavia tornando indietro con gli anni, si da il caso che all’ICATT, come docente CTP, insieme ad altri 4 colleghi, ho insegnato ai detenuti, che volevano conseguire il diploma di Licenza Media, e invero non ho mai avuto, e dico mai, un buon giudizio di quella struttura.

Senza entrare nel merito delle accuse mosse alla psicologa e senza mettere in discussione la “mission” che il legislatore ha voluto attribuire alla carcerazione “attenuata” e al valore del recupero di quella popolazione contribuendo anche al loro reinserimento nella società, in rapporto alla mia esperienza, val la pena evidenziarne le impressioni. Partendo dalla considerazione che l’apporto logistico e tecnologico oltre che dei presidi aggiuntivi tecnici e di studio sono stati sempre zero da parte dell’ICATT, ospitando il corso di studi in una stanza piena di polvere, più deposito che aula scolastica, con computer non funzionanti, assenza totale di una biblioteca o di qualsiasi altro ausilio tecnico e/o tecnologico, se non le cose che gli stessi insegnanti se ne munivano per assicurare un minimo di istruzione agli allievi, sempre che questi non fossero impegnati in attività teatrali esercitate in abbondanza, e anche nelle ore che la struttura carceraria aveva programmato  le lezione, sembrerebbe che sia solo il frutto di una scelta che darebbe più valore ad altro, relegando la formazione di base in second’ordine.

Attività teatrali con le varie associazioni, accompagnate spesso da incontri e dibattiti interni con la partecipazione di ospiti come: personalità varie del mondo della cultura; delle organizzazioni carcerarie; della magistratura; della politica; con, ovviamente, partecipazioni esterne delle varie attività programmate e preparate con in aggiunta, sempre i partecipanti di cui sopra, accompagnati magistralmente dalla Direttrice del Carcere dott.ssa Rita Romano, pare in partenza per un’altra destinazione. “Promoveatur ut amoveatur“, dicevano i latini, quando una “punizione” si trasformava in una promozione per evitare il peggio e difendere la “casta”, pensando a quello che è avvenuto circa l’accusa alla psicologa per la somministrazione di sostanze stupefacenti ai detenuti, oppure era già previsto? Si spera si tratti della seconda ipotesi.

C’è da aggiungere che nonostante tutte le varie attività teatrali dei carcerati, spessissimo in coincidenza con le lezioni, mai, i docenti del CTP hanno partecipato e mai sono stati coinvolti, sebbene questi fossero specializzati, ricordando che oltre ad insegnare: italiano, storia, geografia ecc.; insegnano anche drammatizzazione, conseguendo con gli alunni delle scuole medie risultati straordinari. Allo stesso modo negli anni di permanenza all’ICATT, non ho memoria di un incontro con la direttrice, pochi e sporadici con i collaboratori.

Rovistando nella memoria, val la pena ricordare che all’ingresso dovevamo depositare telefoni e oggetti che non erano ammessi nella struttura carceraria, (eppure ho visto che alcuni carcerati utilizzavano telefonini, come mai? Nessuno se ne accorgeva? I controlli si facevano ai detenuti in entrata e in uscita?), non lo sapremo mai. Tornando ai Docenti CTP, la nostra permanenza era limitata, con accompagnamento, solo alla pseudo aula destinata agli allievi saltuari destinati alle attività teatrali. Pensando poi all’accusa di somministrazione di sostanze stupefacenti ai carcerati, val la pena ricordare anche, che nelle ricorrenze di alcune festività (Natale e Pasqua) noi altri docenti, per introdurre qualche dolce e qualche bibita per festeggiare con gli alunni, dovevamo fare delle specifiche richieste e reiterarle nel tempo, per poterne ottenere il permesso. Di qui, la domanda: si usa la stessa attenzione anche per tutti gli altri che a vario titolo da esterni lavorano nell’ICATT? Se è si come è possibile? E se è possibile questo carcere, attese tutte le circostanze non sembra sia troppo “attenuato” se si considera anche la circostanza dei telefonini? Come si fa per evadere i controlli?

Andando sempre indietro con la memoria, rispetto alla popolazione carceraria che viene ospitata dall’ICATT di Eboli, vi è da dire che i più disciplinati e osservanti detenuti, erano proprio quelli che erano i più delinquenti, quelli che erano consapevoli che se avessero fatto i “bravi”, avrebbero ottenuto da riduzione, in aggiunta ad altri “bonus”, della permanenza all’ICATT consapevoli di raggiungere il doppio obiettivo di aver evitato anche il Carcere, quello vero, tant’è che uno di quelli sognando una immediata uscita, non si fece scrupolo di raccontarne uno ad occhi aperti, che appena uscito, riguardava l’immediata apertura di una “drogheria”, dimostrando in pieno, se ce ne fosse bisogno, di come la permanenza all’ICATT non avesse reciso il collegamento con il mondo del malaffare da cui proveniva, eludendo anche ai colloqui con gli specialisti della struttura. Di qui è legittimo porre un altro quesito al quale certo non possono rispondere gli attuali dirigenti o sorveglianti della struttura, ma il “Sistema carcerario dell’attenuazione”: Tralasciando l’enorme investimento finanziario per la realizzazione e il mantenimento di queste strutture, quanti di quei carcerati che vi soggiornano si sono veramente recuperati? Altra domanda che aspetta una risposta coerente all’enorme sforzo che il Paese e i cittadini sopportano.

Va da se che in aggiunta a tutte quelle belle iniziative, teatro in testa, è da sottolineare l’impegno e la dedizione che i tanti volontari, animati di buona volontà, impiegano nel collaborare alla “mission” originaria della attenuazione della pena, per il recupero di quei carcerati, e ovviamente a loro va un plauso per il tempo “a gratis” che impiegano, tuttavia sorge spontanea un’altra domanda, questa veramente inquietante: ma non è che tutte queste lezioni di teatro servono a molti dei carcerati per “recitare” un ruolo finalizzato a ridurre la loro permanenza per poi, una volta usciti, ritornare a delinquere, nonostante tutte le strutture di supporto esistenti?

Ebbene, pur ammettendo che le carceri non debbano essere solo luoghi di “punizione” per le pene inflitte ma anche un luogo di recupero degli stessi carcerati reintroducendoli nella società, ma questo deve avvenire nel rispetto di quella società che ha pensato, ha realizzato e continua a mantenere queste strutture, ricordando a chi se ne dimentica che, proprio per tutte le distorsioni che questi sistemi fanno registrare, i cittadini onesti, leali, corretti e rispettosi delle leggi si sentono traditi fino a non riconoscersi nelle Istituzioni.

Eboli, 27 maggio 2018

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Caro Massimo,
    ho letto con attenzione più e più volte questo articolo, e ho dovuto finanche stamparlo per meglio comprenderne ogni contenuto.
    Premetto da subito che l’assenza di qualsiasi replica o risposta, da parte dei tanti che a vario titolo frequentano il castello, è la prova provata, ove mai ce ne fosse bisogno, che hai raccontato fatti, verità, e non chiacchiere.
    E’ sconcertante che nessuno, ad oggi, si sia sentito in dovere di spendere una parola sull’argomento.
    Per sette volte hai fatto riferimento al teatro, troppe per essere una coincidenza.
    Ti riferisci alla direttrice usano il termine magistralmente, per definire il modo con il quale faceva gli onori di casa, e con chi. Non mi sembra proprio, ma è una mia personale opinione, un elogio.
    E allora scavando anche io nella memoria, come avvolti in una nube (di tempo ne è passato), riaffiorano ricordi di eventi, feste e festini, magistralmente autorizzati, o tollerati, da altri reggenti, o regnanti. Eventi rigorosamente a numero chiuso, ma tra ragazzi la voce correva presto, e dunque a volte c’era vera calca per accedere. Alcuni erano minorenni, ma sì, c’era la benedizione di chi contava, allora.
    Ciò che hai raccontato non ha scosso alcuna coscienza, né qualcuno si è sentito piccato. Eppure hai affermato di aver visto detenuti con il telefonino! E questa storia del teatro?
    Resto basito da questo silenzio che però illumina di verità terza quanto hai saputo dire….ma forse era solo una fola, o uno sfogo, o è proprio questo che si vuol far credere.
    O forse hai scoperchiato un brutto calderone anche perché, io penso, che in certi posti certe cose non si possono fare da soli.
    Non voglio tediarti oltre. Un abbraccio e onore al merito.

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