Governance Poll 2019: Ecco i Governatori più amati dagli italiani.

ROMA – È stato reso noto il risultato dei sondaggi di cui alla Governance Poll 2019, la tradizionale classifica commissionata dal Sole24Ore, che indica il gradimento da parte degli elettori nei confronti dei loro Governatori. Dai sondaggi, emerge il pieno di consensi per Zaia e per i governatori leghisti. L’unico in crescita del Centrosinistra è Zingaretti, forte dell’effetto del Congresso Pd ma anche perché viene individuato come un leader in crescita.

Primo del Centrosinistra ma al 6° posto è risultato il PD Bonaccini, seguito da Rossi e Zingaretti. De Luca il “panzer” della Campania, perde il 5.7% (ma Noto fa il confronto con le elezioni del 2015), non tiene conto che il risultato del sondaggio è stato fortemente influenzato dalle ultime elezioni e in più non tiene che i candidati non sono stati messi a confronto con altri concorrenti. Non tiene conto inoltre che al momento vi sono tre poli a fronte dei due tradizionali presenti nei precedenti confronti elettorali, e pertanto una percentuale che supera o si avvicina al 35%, sicuramente in un quadro politico che vede tre blocchi elettorali pone il candidato in una zona vincente.

Vincenzo De Luca Governatore

Vincenzo De Luca Governatore

Con un gradimento pari al 35,7%, il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca è al quartultimo posto in Italia nella classifica sul gradimento dei governatori elaborata da Noto e IPR Marketing, del Sondaggio commissionato per Il Sole 24 Ore. Il presidente De Luca (PD) perde 5,4 punti ma Noto pone il risultato rispetto a quello otenuto alle regionali del 2015. Il sondaggio di Noto e’ stato formulato intervistando mille elettori di ogni Regione a cui e’ stato chiesto se sarebbero disposti a votare la conferma del presidente attuale in caso di elezioni ma ovviamente senza che vi fossero i candidati alternativi.

È evidente che questo sondaggio è stato fortemente influenzato dai flussi elettorali che hanno disegnato un nuovo assetto politico. Assetto che vede ormai tre grandi blocchi politici che hanno stravolto i tradizionali orientamenti politici, in precedenza orbitanti sul Centrodestra e il centrosinistra. È altrettanto evidente che vi è stato anche un altro forte condizionamento dal risultato elettorale del voto alle ultime regionali, così come vi è un ulteriore condizionamento essendi nelle imminenze di un altro appuntamento elettorale: Quello europeo.

Pertanto se la domanda che Noto ha posto agli intervistati fosse stata: “Secondo lei ha governato bene il suo Governatore?” La risposta sarebbe stata sì o no. Se poi avesse aggiunto una ulteriore domanda: “Lo rivoterebbe il suo Governatore? In quel caso la risposta sarebbe stata variegata e avrebbe seguito l’orientamento politico prevalente. Se avesse poi messo a confronto i vari possibili candidati allora si sarebbe potuto avere una indicazione più o meno corrispondente alle possibili percentuali dei singoli candidati e dei tre Poli che si mettevano a confronto.

Allo stesso modo se la domanda fosse stata formulata in relazione al gradimento amministrativo si sarebbe dovuto confrontare con i risultati dei sondaggi dell’anno scorso e non con le elezioni Regionali. È come si fa un’analisi mettendo insieme melanzane  peperoni e zucchine? In questo caso facciamo una ciambotta non un’analisi politica. Sembrerebbe insomma, anche se non era nelle intenzioni di Noto, un Sondaggio “orientate” piuttosto che “fotografante” una realtà. Ma si sa. Un sondaggio non si nega a nessuno e ormai in Italia si fanno a giorni, commettendo l’errore di riportare gradimenti di pancia, ma orientando di fatto gli elettori, i quali seguono i flussi, ma seguono anche quella bella abitudine italiana di “buttarsi” dalla parte giusta. Purtroppo i sondaggi talvolta si sostituiscono alla realtà, come avviene ormai da anni quando in ogni elezione, attendendo i risultati elettorali i sondaggisti ci intrattengono con i loro performanti risultati, con quelle forbici tanto larghe quanto non rispondenti alla realtà, ma nelle quali ci rientrano tutti, senza parlare degli exit pool, anche quelli regolati da “forbici”. Insomma, degli addetti ai lavori ormai nessuno ci crede più nei risultati dei sondaggi, a crederci sono solo gli elettori. Ovviamente il risultato di questo sondaggio non è convincente, e se in talune realtà sembra ricercare attraverso l’intenzione di voto una conferma ad una situazione di fatto, in altre invece sembra seguire la scia dei “desideri” piuttosto che la realtà che si presenta. Gli esempi sono il Veneto e la Campania. Dai sondaggi si comprende come si adagivil insultato sull’onda di un orientamento politico del Governo schiacciato su Zaia e la richiesta di accelerare sull’autonomia differenziata. La vicenda di De Luca invece è diversa, innanzi tutto per come si profila la prossima campagna elettorale regionale, i poli saranno 4: Il Centrosinistra con De Luca, il Centrodestra con Lega, FI e FdI, il M5S, e il raggruppamento che si sta organizzando intorno al Sindaco di Napoli De Magistris. In un quadro del genere il 35.7% di gradimento, indipendentemente dalle domande è uno straordinari risultato.

Ecco l’articolo di Gianni Trovati dal Sole24Ore

L’autonomia differenziata si è impantanata nell’intreccio sempre più fitto dei nodi politici irrisolti che in questi mesi si è ingigantito fra Lega e Movimento 5 Stelle. Ma i suoi alfieri più attivi volano nel consenso degli elettori. Spinti anche da un idillio fra il Carroccio e una fetta importante di italiani che le difficoltà quotidiane del Governo non accennano a rompere. Il risultato è che nella nuova edizione del Governance Poll 2019 troneggia un podio tutto leghista.

Luca Zaia

Luca Zaia

Sullo scalino più alto svetta Luca Zaia, che sabato prossimo festeggerà l’ottavo compleanno da presidente del Veneto, ma non conosce logorio nel favore popolare. Anzi: è ormai un habitué del primo posto nel Governance Poll, ma continua a crescere e sono ormai 11 i punti che lo separano dall’inseguitore. Inseguitore che questa volta è il confinante a Est Massimiliano Fedriga, con il 51,1 per cento. Bisogna guardare a Ovest per incontrare il terzo classificato, Attilio Fontana della Lombardia. Il centrodestra dominante occupa anche il quarto e quinto posto in graduatoria con i due neoeletti in Abruzzo (Marco Marsilio) e Sardegna (Christian Solinas) che ancora sfruttano l’effetto luna di miele.

I RISULTATI DELL’INDAGINE

Il Governance Poll è un sondaggio che punta a misurare l’indice di gradimento dei presidenti delle Regioni. La domanda, riprodotta qui sotto, chiede al campione di elettori se sarebbero disposti a votare la conferma

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Il primo presidente targato Pd è l’emiliano Stefano Bonaccini, presidente della conferenza delle Regioni. E anche lui tifoso dell’autonomia, pur in forma decisamente più morbida di quella in voga nel lombardo-veneto.

La Sicilia di Nello Musumeci non riesce a spostarsi dall’ultimo posto che occupava già in modo più o meno stabile ai tempi di Rosario Crocetta, perché il disastro amministrativo che si è sviluppato negli anni attraverso le maggioranze di ogni colore partorite dalla poliedrica politica isolana sembra aver alzato un muro invalicabile tra Palazzo dei Normanni e i cittadini. In Calabria ha pesato la vicenda giudiziaria di Mario Oliverio, per un presunto abuso d’ufficio su un appalto. La storia è stata puntellata anche da tre mesi di obbligo di dimora per il governatore a San Giovanni in Fiore: e il consenso ne ha risentito, sprofondando al 38,1%, con il crollo record del 23,3% rispetto al super-bottino elettorale.

Nicola Zingaretti segretario nazionale PD

Nicola Zingaretti segretario nazionale PD

Piuttosto spenta anche la performance di Luca Ceriscioli nelle Marche, Catiuscia Marini in Umbria e Vincenzo De Luca in Campania, tutti Pd. Qualche buona notizia per i democratici arriva per il neo-segretario Nicola Zingaretti: favorito anche dall’effetto-popolarità delle primarie, raccoglie il 38,8%, quasi tre punti in più dello scorso Governance Poll e quasi sei oltre il 32,9% che gli ha garantito la rielezione alla Pisana lo scorso anno.

Ma bisogna fare attenzione. Il Governace Poll è un animale particolare nel mondo dei sondaggi, e ne va capito il meccanismo per poter leggere correttamente i risultati. La domanda, riprodotta qui a fianco, chiede agli elettori se sarebbero disposti a votare la conferma del presidente attuale in caso di elezioni. Ma ovviamente non ci sono i candidati alternativi (e per questa ragione non è stato sondato il gradimento del piemontese Chiamparino, in corsa alle elezioni del 26 maggio); per cui le risposte sono figlie di un giudizio che mescola politica, giudizio sui risultati dell’amministrazione e valutazione sulla persona del governatore.

La miscela non è particolarmente piacevole per i governatori in generale, che nonostante il protagonismo regionale crescente su molti temi vedono in media scendere i livelli di gradimento. Il voto complessivo per i governatori in carica si ferma al 41,9%, percentuale che garantirebbe l’elezione nella maggior parte dei casi perché nelle regionali a turno unico basta un voto in più per vincere la posta; ma rispetto alla scorsa edizione del Governance Poll la flessione media è di 1,4 punti, e continua un percorso in discesa che il sondaggio registra da anni. Solo due presidenti, invece dei sette della passata rilevazione, superano il 50% di giudizi positivi, e a Fedriga basta il 51% per raggiungere un secondo posto che la scorsa volta era occupato da Enrico Rossi con il 57 per cento.

In questo bradisismo del consenso risalta ancora di più la controtendenza di Zaia, che con il suo 62% cresce di due punti rispetto all’ultimo check up. Le notizie sono buone anche per Fedriga, ma in questo caso il confronto è con Debora Serracchiani che nel Governance Poll pre-elezioni si era fermata al 16° posto con un leggerissimo 33%: quadro poi confermato alle urne il 29 aprile 2018 quando Fedriga travolse il candidato del centrosinistra Sergio Bolzonello raccogliendo il 57,1% dei voti contro il 26,8% dello sfidante.

Il vento leghista sembra spingere anche il presidente ligure Giovanni Toti, sempre più critico con la “sua” Forza Italia e sempre più vicino al Carroccio: sale all’ottavo posto con il 39,2%, 4,8 punti in più rispetto all’edizione scorsa quando si era fermato al 13° posto.

Roma, 9 aprile 2019

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