Il ricordo dei Moti di Battipaglia 57 anni dopo

9 aprile 1969 – 9 aprile 2026. Giovedí ricorrono 57 anni dai moti di Battipaglia. Una data, uno sciopero, la sommossa Popolare, due morti, centinaia di feriti, un fatto storico: il ricordo di una protesta popolare a difesa del lavoro. Oggi a 57 anni da quei moti lo scenario politico e le prospettive del lavoro sono drammatiche. La differenza? Allora, almeno, c’era la speranza.

La stazione occupata
La stazione occupata

POLITICAdeMENTE

BATTIPAGLIA – Sono trascorsi ormai 57 anni da quel fatidico 9 aprile del 1969. E nell’anniversario dei moti di Battipaglia è doveroso un ossequioso ricordo, non tanto per noi che lo abbiamo vissuto, ma per le giovani generazioni, e soprattutto per far nascere in loro un sentimento vivo di appartenenza per una Città benché giovane, nuova, come Battipaglia piena di speranza e piena di volontà di quei cittadini che con lo spirito di sacrificio vollero porre le basi di una comunità che si è saputa meritare un ruolo straordinario e prevalete, nella Piana del Sele, in Provincia di Salerno, nel mezzogiorno d’Italia.

Allora ero un giovane studente del “Fabio Besta” e in quei giorni o meglio in quel fatidico giorno, c’ero anche io. Scendemmo in piazza con la solita generosità dei giovani e ci schierammo a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici, che scioperarono contro la  chiusura del Tabacchificio e dello Zuccherificio.

La chiusura di quelle Aziende, anche considerandone l’indotto, metteva in crisi oltre che i territori circostanti, l’intera città, tenuto conto che circa la metà della popolazione di Battipaglia traeva dalle fabbriche di allora, per il proprio lavoro, la loro unica fonte di guadagno.

Lo Sciopero Generale fu l’unica conseguenza possibile e fu sentito e partecipato da tutta la città, anche dagli studenti, e molti di noi benché non fossimo di Battipaglia, avvertimmo la necessità di partecipare attivamente a quella protesta, in quanto riconoscevamo l’importanza per l’economia cittadina di quei due opifici.

Lo Sciopero Generale era sentito anche per un’altra ragione, era l’occasione per dare la solidarietà alle tabacchine che da

Carmine Citro e Teresa Ricciardi.

ben una decina di giorni occupavano lo stabilimento di S. Lucia. Sulla Città aleggiava lo spettro di una crisi, che preannuncia un effetto a catena, avendo già toccato di fatto, con la chiusura, alcune industrie di trasformazione conserviere e quindi preannunciava drammaticamente che migliaia di lavoratori inevitabilmente avrebbero perso il loro posto di lavoro.

L’occupazione dello stabilimento di S. Lucia, e lo Sciopero Generale con la mobilitazione di tutta la Città, dagli operai, ai commercianti, agli studenti, furono una risposta straordinaria ma ben presto vi furono momenti di tensione e, come spesso accade, successivamente sfociarono in veri e propri moti. Battipaglia divenne un teatro di violenti scontri, si alzarono le barricate e si bloccarono tutte le vie di uscita e di accesso, si arrivò all’occupazione della Stazione ferroviaria. La Polizia caricò, e quella che doveva essere una grande giornata di solidarietà verso chi voleva mantenere il proprio posto di lavoro si trasformò in una insurrezione popolare.

La rivolta “popolare” del 1969 ha segnato per sempre ed in modo indelebile il destino della comunità locale; fu una giornata di fuoco, morirono due giovani: Carmine Citro e Teresa Ricciardi. Gli scontri tra le forze dell’ordine e i dimostranti furono violentissimi, ci furono centinaia di feriti sia da una parte che dall’altra. Quando ci rendemmo conto della tragedia era già tardi. Piansi.

Ricciardi-Citro-Moti_di_Battipaglia

La città lottò per vedersi riconoscere quel diritto al lavoro sancito costituzionalmente. La paventa chiusura del Tabacchificio e l’ordine di trasferire altrove lo Zuccherificio scatenò l’ira dei battipagliesi. Un popolo che già negli anni precedenti aveva subito grosse perdite nel campo economico, e l’effetto fu quello che si persero migliaia di posti di lavoro.

L’eco della violenta reazione, per la manifesta incapacità dell’allora classe dirigente, di saper fronteggiare la crisi economica incombente che coinvolse tutto il mondo e tutto il territorio nazionale ne aggravó la portata e prolungó gli effetti. Effetti e portata che ci riconducono alla situazione di crisi che si attraversa oggi, sotto il profilo politico ed economico, è analoga se non addirittura peggiore, specie se si tiene conto di quel che accade nel Mondo con 55 guerre ormai dimenticate e due altri scenari di guerra che riguardano il conflitto che coinvolge gli Stati Uniti, Israele, Iran, la Palestina, il Libano e l’intero Medio Oriente, conflitti molto vicini a trasformarsi in una Guerra Mondiale. Scenari drammatici che ci suggeriscono quanto sia opportuno non dimenticare, facendo tesoro delle battaglie di libertà fatte nel passato dalla nostra comunità e più in generale da interi Paesi; e pertanto sarebbe opportuno che l’attuale classe dirigente incapace, ignorante e arrogante, anziché di rincorrere gli uomini soli al comando diano risposte ferme ed adeguate ai tempi e diano risposte ai tanti giovani senza lavoro (oltre 600mila che nell’ultimo anno hanno lasciato l’Italia) prima che sia veramente troppo tardi.

Ed è veramente sconfortante che 57 anni dopo i moti di Battipaglia, lo scenario politico non è per niente dissimile a quello di allora. La crisi politica sta lasciando sul terreno a Battipaglia, decine di aziende costrette a chiudere o a trasferirsi, e conseguentemente migliaia e migliaia di lavoratori hanno perso o perderanno il lavoro e con esso ogni speranza, ma oggi non c’è più quella carica che animò allora i battipagliesi e quelli come me che sposarono la loro causa. Dei moti di Battipaglia, ricordiamo una data, uno sciopero, la sommossa popolare, due morti, centinaia di feriti, un fatto storico: il ricordo di una protesta popolare a difesa del lavoro. E purtroppo a 57 anni da allora lo scenario politico e le prospettive del lavoro sono drammatiche. La differenza? Allora, almeno, c’era la speranza. 

Battipaglia, 7 aprile 2026

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